ALZO ZERO 2012

 

La caduta del «Caro Leader» Padano

 

di Dagoberto Husayn Bellucci (*)

 

La notizia delle dimissioni di Umberto Bossi dalla segreteria della Lega Nord, arrivata al termine di una due giorni terribile che ha investito come un treno in corsa le ultime velleità ‘barricadere’ del movimento padano “di lotta e di governo”, non deve sorprendere nessuno.

 

É la fine di un’epoca. Sigillo che, archiviato – e si spera per sempre – il rampantismo berlusconista, non può far altro che certificare come l’italietta della seconda Repubblica si appresti a voltare definitivamente pagina.

 

Le conseguenze saranno probabilmente di portata storica, paragonabili al biennio terribile che vent’anni (1992-93) or sono investì la vecchia casta dei politicanti della prima Repubblica democristiano-socialista e, proprio come allora, all’albero che cade dagli addosso, come allora la crisi delle istituzioni ed il tracollo dei partiti viene avvertito come l’avvicinarsi verso un baratro dal quale non sembra possibile fare alcun ritorno, come allora si levano alti gli appelli di quelli che restano a preservare le istituzioni e che si arrogano il titolo di difensori della democrazia.

 

Glielo lasciamo più che volentieri – ai vari Casini, Bersani, Di Pietro, Fini, Rutelli, Alfano e compagnia ‘cantante’ – il titolo onorifico di “baluardo” delle istituzioni democratiche.

 

Bella roba la democrazia italiana. Nata sotto il segno della resistenza antifascista e coccolata per decenni all’ombra del potente padrone americano questa istituzione risultò già marcia dopo pochi anni di vita ed i suoi esponenti degli inetti, incapaci di gestire la cosa pubblica con un minimo, non diciamo di dignità, ma quantomeno di decenza e irresponsabilmente chiamati ad assolvere le funzioni di amministratori locali degli interessi statunitensi (la DC probabilmente il partito più mafiosamente ladro dell’intera Europa occidentale sopravvisse ad una ingloriosa fine soltanto ed esclusivamente perché non ci fu qualcosa di meglio da contrapporre al PCI) e di quelli delle oligarchie economico-finanziarie che in sede di capitalismo europeo dettavano tempi e regole, leggi e programmi all’agenda politica italiana.

 

Washington fece buon viso a cattivo gioco e in tanti, fino alla fine, continuavano a sostenere che fosse legittimo “votare DC” foss’anche “turandosi il naso”.

 

La caduta del leader della Lega Nord ricorda sotto molti aspetti la parabola discendente dell’ex segretario socialista Bettino Craxi. Si, proprio di colui contro il quale i leghisti erano in prima linea a manifestare nelle piazze ed in parlamento – cappi alla mano – in nome di una presunta/pretesa “verginità” ideologica e di una altrettanto presunta/pretesa “superiorità” morale.

 

Oggi che anche all’interno della Lega Nord si scoprono (ma perché qualcuno credeva forse vero l’opposto? … poveri illusi…In una nazione di ladri non esiste, non potrebbe esistere, nessuna forza politica ‘casta’ che riesca – soprattutto dopo vent’anni di puttaneggiamenti più o meno occulti con “Roma” ladrona…vent’anni di spartizioni più o meno palesi del potere…vent’anni tra cariche parlamentari, incarichi di governo – locali e nazionali – e accordi sotto e sopra i banchi dell’emiciclo di Montecitorio dove tutto si vende e si svende sull’altare della nobile ‘causa’ dell’arte di arrangiarsi e dell’italianissimo tirare a campare) gli altarini e l’intero gruppo dirigente appare per quello che è (un piccolo, piccolissimo, segmento del potere) nessuno dovrebbe meravigliarsi.

 

Potranno meravigliarsi i soliti gonzi della base militante leghista, forse.

 

Potranno ‘scandalizzarsi’ i soliti imbecilli del “Io a Pontida c’ero” e gli altrettanto demenziali cacciatori di “ampolle” dell’acqua sacra del “dio Po”, forse.

 

E infine potranno rumoreggiare di ‘pulizia’ e di ritorno alle origini tutti coloro, immaginiamo siano pochi, che pretenderebbero con un colpo di ramazza di scopare via d’un colpo le mele marce presenti ai vertici, attorno al “caro leader” padano ovviamente giudicato innocente e assolto prima ancora di essere sottoposto a giudizio da una base caprona che continua a bersi qualunque idiozia proveniente da Ponte di Legno e dintorni.

 

E ci sarebbe assai poco da ironizzare sul fatto che “le colpe dei figli ricadono sui padri”: il figlio di Bossi in politica, a svolgere il ruolo di consigliere regionale in Lombardia, non ce l’abbiamo certo messo noi ma suo padre con il tacito consenso/assenso dell’intera base leghista.

 

Crolla, agli occhi della base militante leghista, il mito – peraltro posticcio – del “caro Leader” padano.

 

Avete presente cosa accadde in Corea del Nord alla scomparsa del vecchio leader comunista Kim il Sung? Lacrimose cerimonie di lutto contrassegnarono per giorni e giorni il paese.

 

Tutt’altro che avvenenti speaker del telegiornale nazionale versavano lacrime di apparentemente commossa devozione verso il “leader massimo” , il padre-padrone della nazione ultimo baluardo dell’intransigenza e dell’ortodossia marxista più radicale – seppur ‘rivista’ in salsa Juche e conformata al nazionalismo coreano – e milioni di persone, assolutamente disumanizzate e ridotte allo stadio robotico-burattinico del peggior automatismo di matrice comunistica, rispondevano all’imput prestabilito lacrimando in coro….

 

Rispettiamo le altrui ‘tradizioni’, anche quelle imposte, e ci fermiamo qui.

 

A via Bellerio, sede della Lega Nord, per fortuna l’ordine di lacrimare non è stato dato ai militanti padani assiepati nei giorni scorsi in attesa di notizie, di conferme o smentite. Almeno quest’ultimo atto i dirigenti leghisti ce l’hanno risparmiato.

 

Dunque? Dunque chi è causa del suo mal pianga se stesso e non ci si venga domani a sbriciolare i coglioni su una inesistente “diversità” di un movimento, nato probabilmente come l’anti-partito per eccellenza venticinque anni or sono (ed emerso vent’anni fa dal cataclisma indotto della stagione di Tangentopoli nella quale la Lega cavalcava – assieme all’allora Msi poi AN infine PdL e FLI – le inchieste e invocava a gran voce “mani pulite” per la politica nazionale) e finito in maniera meschina a dilapidare come tutti gli altri partiti denaro che, a quanto risulta dai primi accertamenti giudiziari, serviva esclusivamente per sollazzare i vertici dirigenti..anzi, direttamente, “The Family”….la famiglia del Capo, capo in testa….

 

Molto poco padana la fine dell’era Bossi. Molto molto clientelar-mafiosa…in stile “Cosa Nostra” ( o “Casa Nostra”…in fondo i panni sporchi si sa, si lavano in famiglia… ) per intenderci.

 

Un “complotto” della magistratura per sconfessare la Lega in vista delle imminenti elezioni amministrative?

 

Teoricamente, in un paese fondato sul complotto e sull’uso politico della cosiddetta ‘giustizia’, potrebbe anche rispondere al vero se non fosse che il rubaruba – alter ego del bungabunga di berlusconiana memoria – ed il ‘fottifotti’ siano gli sport preferiti dagli italioti ci potrebbe pure stare…

 

La realtà, a quanto emerso fino ad oggi, è alquanto diversa.

 

Altro che “complotti” di “Roma ladrona”. I ladroni stavolta sono tutti ‘padani’ , senza ‘se’ e senza ‘ma’.

 

La Lega Nord dunque al capolinea? Francamente non è di questo che ci interessiamo (anche se potremmo desiderare per più di un motivo la definitiva scomparsa e la frantumazione modello socialista-craxiano dei resti del Carroccio ‘lumbard-padano’) nè tantomeno che riusciamo ad ‘entusiasmarci’ (ammesso ci sia poi qualcosa di cui e su cui riuscire a provare un minimo di ‘entusiasmo’) ma degli esiti di decomposizione sempre più evidenti in cui versa l’intera politica italiana e di cui il movimento di Bossi conferma di essere a pieno titolo una semplice espressione , una delle tante, e neanche una tra le più pulite.

 

Siamo alla fine dell’impero o poco ci manca… E se non si vedono ancora i barbari alle porte – alcuni probabilmente sono già entrati e stazionano, anzi bivaccano, allegramente tra le mura amiche indisturbati perfino dalla retorica raffazzonata dell’anti-immigrazione d’accatto in salsa leghista – c’è da dire che i limiti del tollerabile e quelli dell’inverosimile sono già stati superati da un pezzo.

Ma gli italiani, pecoroni tra i pecoroni (“Uomini siate e non pecore matte si che di voi tra voi ‘l giudeo non rida” ….), continueranno a subire muti e silenziosi anzi mazziati, cornuti e contenti perchè questo è il loro ineludibile destino di servi sciocchi e contenti.

 

Questa è la realtà della colonia italiota del terzo millennio.

 

Un popolo privo di dignità non ha alcun diritto di invocare orizzonti di gloria né può permettersi alcunché all’interno del panorama internazionale di per sé sottoposto ai riflessi di una crisi economica globale che tarda a finire – ammesso e non concesso che ci sia una fine – e sommerso dalle contrapposizioni, vere o fittizie, create ad arte dalla vorace fame di conquiste della superpotenza a stelle e strisce che guarda interessata alle agitazioni che contrassegnano il mondo arabo e che sono fomentate ad hoc da abili burattinai ed esperti agit-prop del Mondialismo.

 

L’Italietta post-tutto si ritrova così schiacciata tra la crisi che continua a mietere vittime e gli alti e bassi di uno spread borsistico impazzito, tra i miasmi di una classe politica sempre più sotto accusa e le rassicurazioni provenienti dagli ambienti imprenditoriali e industriali incapaci però di dare seguito al vaticinio di promesse su una ipotetica quanto irreale ripresa economica.

 

La barcarola italiota – sempre più somigliante ad un melanconico vaporetto di cui la figura iconica di un capitan Schettino qualsiasi si staglia gigantesca a livello planetario ricordando al mondo chi siamo, e cosa siamo capaci di fare, noi italiani – continuerà a navigare a vista sospinta a fatica dal governicchio tecnocratico di un premier, Mario Monti, l’uomo della Goldman Sach’s e il fiduciario della finanza internazionale chiamato a risistemare i conti dell’azienda-Italia, che si fa forte del consenso elargito a piene mani dalla Plutocrazia internazionale e la cui azione rimane ogni giorno sempre più estranea, quando non dichiaratamente avversa, agli interessi del paese.

 

Il “salviamo il salvabile” al quale fa affidamento l’esecutivo serve solo ed esclusivamente a prolungare artificialmente e a tenere in vita il cadavere in decomposizione di una nazione senza più alcuna identità, senza senso, senza presente e senza futuro.

 

Seppelliamo il cadavere. Quello dell’Italia resistenzial-democratico-repubblicana.

 

Quello della Padania escrescenza mefitica e prodotto essa stessa delle tante bassezze di un popolo un tempo di “eroi, santi e navigatori” ridottosi ad insieme disarticolato e multiforme, autentico magma caotico ontologico disorganico all’interno del quale si muovono senza meta un insieme di detriti sub-razziali deambulanti nella vuota contemporaneità occidentale, di squallide presenze, composto da ladri, ruffiani, pezzenti e prostitute (e non solo intellettuali).

 

(*) Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

11/04/2012


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