ALZO ZERO 2012

 

La Siria ancora nel mirino del terrorismo internazionale

 

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

I recenti avvenimenti che hanno nuovamente visto la capitale siriana Damasco al centro di un nuovo vasto attacco terroristico dovrebbero (il condizionale purtroppo è d’obbligo visto il modo di disinformare attuato ormai da oltre un anno dai principali media internazionali) far riflettere i tanti scribacchini di regime che in Occidente sono asserviti alle logiche del potere.

 

La classe giornalistica dei servi del potere giudaico-mondialista che si diverte a sparare cifre da contabilità cimiteriale "olocaustica" alzando quotidianamente il totale delle presunte vittime subite dalla pretesa "opposizione" siriana (rifiuti e rottami del peggiore terrorismo d’ispirazione integralista sunnita-wahabita) e dimenticandosi di sottolineare, anche di riportare, i morti causati dagli attentati, dagli agguati e dalle azioni vigliacche condotte dai nemici del popolo siriano contro forze armate, forze di sicurezza, polizia, cittadini inermi e istituzioni.

 

Evidentemente questa ‘contabilità’ non fa notizia. O più semplicemente non deve farne per non turbare le coscienze addormentate dell’Occidente pesantemente narcotizzate da settant’anni di democratica lobotomia ideologica.

 

Il potere che la stampa e le tv internazionali ossequiosamente riveriscono è quello sionista-americano che impone forme odiose di censura su tutti quei fatti ritenuti scomodi inventandosi poi di sana pianta le notizie, alternando gli avvenimenti, ingigantendo i numeri delle vittime come ormai appare evidente dalla strategia adottata contro la Siria dalla connection Us-raeliana/salafita col concorso di altri attivissimi attori.

 

L’escalation terroristica che ha colpito nuovamente per due volte nel giro di 72 ore il cuore della capitale siriana deve far riflettere le anime belle democratiche – anche se queste certamente se ne fregheranno bellamente e in cuor loro ‘tiferanno’ per un ulteriore recrudescenza degli attentati e delle violenze contro le istituzioni siriane – sempre pronte a stracciarsi le vesti quando si tratta di difendere veri o presunti "diritti umani" di minoranze o di interi popoli e altrettanto leste a cominciare vere e proprie crociate mediatiche quando si tratta di demonizzare regimi scomodi o ostili ai desiderata atlantico-sionisti.

 

Ricordiamo che nell’ultimo attentato compiuto da mani rimaste ignote ma certamente riconducibili al fronte americano-sionista dei nemici dell’indipendenza e della sovranità nazionale siriana è stata presa di mira una folla di fedeli mentre usciva dalla funzione religiosa collettiva del venerdì e ciò senza che questo crimine abbia prodotto alcuna indignazione, alcuna critica, alcun genere di protesta.

 

I conigli della carta straccia sistemica occidentale non hanno dedicato che poche righe al nuovo attentato terroristico per poi ricominciare a tuonare i loro strali contro il "regime" rilanciando vuote stime su pretese vittime subite dal fronte degli oppositori.

 

Nessuno che abbia il coraggio di chiamare questi signori con il loro nome: TERRORISTI.

 

Terroristi armati, equipaggiati, addestrati e finanziati dall’America con l’aiuto ed il sostegno dei suoi alleati locali e dell’Europa sempre accondiscendente e servile di fronte all’impero a stelle e strisce del quale è ormai colonia da 70 anni.

 

Gli avvenimenti che caratterizzano da più di un anno le vicende della Repubblica Araba Siriana meritano ben altra trattazione dopo il fuoco di fila di menzogne inventate ad arte per scatenare un conflitto sul modello di quello iracheno o libico.

 

Una nazione, la Siria, che certamente non gode dei favori della classe giornalistica occidentale e che si è ritrovata suo malgrado al centro di un programma di destabilizzazione abilmente ordito dalle centrali dell’intelligence statunitensi con il concorso e la complicità di tanti interessatissimi partecipanti.

 

L’armada del terrore eterodiretta dietro le quinte dall’amministrazione Obama che è stata così lanciata contro la Siria del Presidente Bashar al Assad ha progressivamente arruolato tutta la feccia possibile ed immaginabile al solo scopo di abbattere il regime rivoluzionario ba’athista che da oltre 40 anni detiene il potere a Damasco.

 

Elementi dell’integralismo salafita, mercenari al qaedista reclutati nei diversi teatri di guerra (Iraq, Afghanistan e soprattutto Libia) dove il network del terrore in salsa americana e vesti islamiche ha esportato tutta la sua violenza producendo stragi e portando morti inutili e – non da ultimi – i mass media arabi specialmente al Jazeera ed al Arabijah mai come in questo conflitto, così come già sperimentato in Libia fin dalla presunta "rivolta" popolare di un anno or sono, autentiche macchine di controinformazione schierate unilateralmente contro la Siria e funzionali al fronte terroristico sostenuto oltretutto dai paesi europei, dalla Turchia e dagli stati arabi moderati (Giordania, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein ovvero i ruffiani di Washington sempre pronti a sostenere qualunque iniziativa a stelle e strisce nella regione e di fatto alleati oggettivi del sionismo internazionale).

 

Contro questo vasto fronte di forze sovversive, determinate a portare a termine il loro programma che mira ad abbattere lo Stato rivoluzionario del Ba’ath siriano e destituire la dirigenza del Presidente Assad soltanto poche eccezioni hanno osato schierarsi al lato della Siria e, tra queste, fin dall’inizio di quella che era chiaramente una riedizione delle "rivoluzioni colorate" – già viste in azione nel recente passato in Yugoslavia, Georgia, Ucraina e, per rimanere al mondo arabo, Libano (2005), Egitto, Tunisia e Libia (2011) – la Repubblica Islamica dell’Iran tradizionale alleato regionale di Damasco, il movimento sciita libanese di Hizb’Allah, il governo di Beirut e Russia e Cina che grazie ai loro niet alle risoluzioni occidentali presentate nei mesi scorsi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di New York hanno, finora, impedito il ripetersi di una nuova escalation militare contro una nazione sovrana sul modello di quanto già visto in Libia un anno or sono ed in Iraq e Yugoslavia qualche anno fa.

 

Gli apprendisti stregoni del nuovo (dis)ordine mondiale, questi moderni alchimisti della geopolitica taglia e cuci che intende ridisegnare confini e frontiere ai danni degli Stati e dei popoli che rifiutano di piegarsi alle logiche del turbocapitalismo neoliberista che tanti danni continua a provocare con le sue politiche fallimentari, intendono frantumare l’unità politica, ideologica, sociale e militare della Repubblica Araba Siriana portando ad una "libanesizzazione" – o balcanizzazione se preferite – della situazione siriana da sfruttare per i propri fini ponendo comunità etniche e religiose le une contro le altre soffiando sul fuoco di vecchi attriti legati all’appartenenza della leadership ba’athista alla confessione alawita e favorendo l’estremismo salafita di derivazione sunnita contro lo sciismo.

 

Vecchie strategie, vecchi programmi già visti abbondantemente all’opera in tutto il Vicino Oriente che qualcuno, oltre Atlantico, intende rimodellare a suo piacimento e a favore delle multinazionali petrolifere.

 

La Siria al contrario non cede, Assad ed il Ba’ath resistono.

 

E’ una intera nazione, orgogliosa della propria storia e delle sue tradizioni quella che continua a resiste al di là delle strategie atlantiche che mirano a fare dell’ultimo baluardo del nazionalismo panarabo rimasto nella regione una servile colonia degli interessi statunitensi sottomessa ai diktat stranieri.

 

La Siria resiste alle pressioni internazionali che continuano a piovere quotidianamente dai più disparati organi sostenute da una campagna diffamatoria condotta da mass media che definire compiacenti al potere sionista-statunitense sarebbe un semplice eufemismo: trattasi di prostituzione intellettuale e politica di fronte ai potentati internazionali dell’Alta Finanza sionista e di compiacente atteggiamento di soggetti ufficiosamente ‘arabi’ cooperanti con il nemico a stelle e strisce e sostanzialmente alleati del regime d’occupazione sionista.

 

La Siria infine resiste contro il terrorismo senza volto che continua ad insanguinare le strade e le piazze della sua capitale. Un terrorismo visto più volte in azione nel passato recente: dall’Iraq al Libano dall’Afghanistan all’Egitto.

 

01/05/2012


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