ALZO ZERO 2012

Nel nome di Dio

 

TESTO DELL’INTERVENTO dell’Ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran in Italia sull’embargo e le sanzioni contro l’Iran tenuto presso Link Campus University a Roma

 

Università Link – Martedì 16 Ottobre 2012

 

 

Gentili Signore e Signori,

desidero innanzitutto porgere i miei sentiti ringraziamenti agli organizzatori dell’incontro di oggi e complimentarmi per la scelta dell’argomento, che senz’altro fornirà l’occasione di riflessioni interessanti. L’Embargo viene definito spesso uno strumento sostitutivo della guerra ovvero uno strumento che tenta di cambiare l’atteggiamento di un determinato governo nella direzione auspicata dai governi promotori dell’embargo. Le potenze mondiali ignorano le sanzioni unilaterali, regionali o internazionali contro vari paesi, mentre in questi stessi paesi centinaia di migliaia di persone subiscono le sofferenze politiche, economiche e psicologiche derivanti dalle sanzioni.

Gli Stati Uniti d’America tra il 1992 e il 1996 hanno imposto 61 sanzioni unilaterali di cui 23 contro 35 paesi che comprendono il 42% dell’intera popolazione mondiale. Alla luce dell’esperienza vissuta negli ultimi due decenni sull’uso delle sanzioni con rammarico si deve dire che oggi purtroppo si parla di uno strumento nelle mani di alcuni governi, che lo utilizzano per imporre le proprie politiche talvolta illegittime nei confronti di altri paesi attraverso organismi internazionali come il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ritengo quindi che non sia tardi per chiederci chi paga davvero il costo delle sanzioni? L’utilizzo delle sanzioni per mettere sotto pressione gli altri, sia con legittimi obiettivi o meno, sia compatibilmente con il diritto internazionale o meno, a mio avviso è assimilabile ad una forma di terrorismo soft.

Signore e Signori,

dal mio punto di vista il costo sanzioni è di due tipi materiale e non materiale (spirituale):

 

1-   La Pace e la sicurezza internazionali

L’esperienza delle sanzioni internazionali dimostra che mentre i loro promotori hanno usato come pretesto la salvaguardia della pace e della sicurezza internazionali, le conseguenze delle loro azioni non hanno fatto altro che minare pace e sicurezza nella regione; gli eventi in Iraq, Sudan, Somalia e Costa d’Avorio, dimostrano l’inefficacia delle sanzioni e l’inizio di una lunga stagione di scontri, conflitti e guerre che hanno generato rancori e odio. Come si può immaginare di costruire un mondo in cui regnino pace e armonia, ignorando le leggi internazionali e il naturale dinamismo dei paesi, nonché gli ideali e aspirazioni dei popoli e adottare invece strumenti duri e coercitivi come le sanzioni? Seminando rabbia e violenza è possibile forse raccogliere altro che rabbia e rancore?

 

2-   Valori e norme internazionali come Diritti umani, democrazia e buon governo

Le norme e i valori internazionali quali i diritti dell’Uomo, la democrazia e il buon governo.

Con il depositarsi delle polveri che erano state sollevate negli ultimi due decenni intorno alle parole e alle azioni dei paesi promotori delle sanzioni, si è potuto chiaramente notare che norme e valori come i diritti umani e la democrazia rappresentano solo strumenti per cambiare gli equilibri geopolitici e geostrategici nel mondo al fine di pervenire a quell’ordine regionale ed internazionale più confacente ai loro interessi.

 

3-   Diritto Internazionale

 

Uno sguardo alle sanzioni internazionali degli ultimi due decenni mostra che mentre i loro promotori le hanno imposte ispirandosi al diritto internazionale in sostanza esse lo violano. L’imposizione di sanzioni contro un paese non è forse la violazione del principio di non ingerenza affermato dallo Stastuto delle Nazioni Unite, del principio dell’autodeterminazione dei popoli, affermato nel “ Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici “ e del principio della coesistenza pacifica tra i pilastri fondamentali del nuovo Statuto delle Nazioni Unite. Come si può pretendere il rispetto del diritto internazionale se lo stesso è sovente sacrificato dalle mire illegittime di alcuni paesi? Non sono forse questi atteggiamenti che creano il presupposto di un caos internazionale? Mentre nelle risoluzioni decise contro la R. I. dell’Iran dietro le pressioni politiche statunitensi, si è ribadita la necessità da parte dei paesi di osservare le questioni umanitarie, il rispetto dei diritti e degli impegni assunti nel commercio internazionale e l’adesione alle leggi e ai regolamenti internazionali marittimi e della Convenzione 1982 dei Mari, nella pratica si assiste ad una violazione sostanziale di tutti questi ribaditi principi e nelle sanzioni europee contro l’Iran non sono rispettate nemmeno queste indicazioni di massime.

Le risoluzioni emesse contro il mio Paese da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in ambito nucleare non sono legittime per almeno 5 motivi:

-          Sulla base del TNP e il relativo Codice la relazione dell’Agenzia deve essere predisposta dagli ispettori della stessa e presentata al Direttore generale e da questi portata dinnanzi al Consiglio di Sicurezza. Nel caso dell’Iran questo iter non è stato rispettato.

-          In base ai regolamenti, nel caso esistesse una deviazione nei programmi in senso militare, sarebbe necessario farne rapporto al Consiglio di Sicurezza: AlBaradei e Amanu non hanno presentato Rapporti di questo genere al Consiglio di Sicurezza.

-          Nel caso in cui venga impedito agli ispettori l’accesso in un Paese e l’Agenzia dichiari di non essere in grado di procedere con le verifiche di competenza, dovrebbe esserne fatto rapporto al Consiglio di Sicurezza, e anche in questo caso ciò per l’Iran non si è verificato.

-          L’Articolo 12 del TNP cita ”i paesi riceventi materiali“ mentre l’Iran non è stato mai “paese ricevente materiali” dall’Agenzia. Ovvero qualora fosse riscontrata una deviazione nel programma di un Paese cosiddetto ricevente materiali dall’Agenzia , la questione andrebbe portata innanzi al Consiglio delle Nazioni Unite.

-          Nonostante la collaborazione prestata dall’Iran, la sospensione dell’arricchimento e l’accettazione del protocollo aggiuntivo, l’EU3 ha approvato una risoluzione in cui viene affermato che “la sospensione da un punto di vista legale non è obbligatoria, bensì volontaria e volta alla costruzione di un clima di fiducia”. Ciò nonostante, la decisione iraniana di riprendere le proprie attività dopo 2 anni e mezzo di sospensione, è stata dichiarata una violazione delle leggi da deferire al Consiglio di Sicurezza.

 

Gentili Signore e Signori,

quanto esposto è solo parte dell’andamento crescente delle sanzioni imposte contro il mio Paese. Sono fiero di essere qui in rappresentanza di una nazione che non si è avvalsa mai dell’uso della forza, nè a livello teorico nè pratico, come a uno strumento per la realizzazione degli obiettivi della propria politica estera; una nazione che ha rigettato l’oppressione sia imposta che subita, nella propria carta costituzionale ed è rimasta fedele a questo intento in ogni senso. A mio avviso il principale costo delle sanzioni viene pagato in termini di perdita dei valori umani e le sue principali vittime sono le persone che vengano provate dei loro diritti materiali e umani. Le sanzioni non sono forse uno strumento di negazione dei diritti dei popoli allo sviluppo, alla libertà e autodeterminazione?

 

Vorrei sinteticamente citare alcuni esempi di costi materiali legati alle sanzioni:

 

Deterioramento delle infrastrutture economiche e sociali nei Paesi

Gli effetti a breve termine delle sanzioni sulle popolazioni del paese-obiettivo e quelli a lungo termine sulle infrastrutture economiche e sociali le rendono paragonabili alla guerra. Si può affermare che i benefici delle sanzioni sono trascurabili se paragonati alle conseguenze negative sulle popolazioni. I promotori delle sanzioni accusano altri paesi di violare il “Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici” mentre sono loro a privare intere popolazioni dei loro diritti attraverso l’uso dell’embargo. Questo come è accaduto in molti paesi oggetto di sanzioni, ha finito con il distruggere le fondamenta delle loro economie recando danni irreparabili alle infrastrutture sociali. In Iraq ad esempio i danni subiti dalle infrastrutture economiche furono tali che il Comitato internazionale della Croce Rossa ha definito la situazione sanitaria del paese gravemente compromessa.

 

Violazione dei diritti materiali

Alcune delle conseguenze più gravi dal punto di vista materiale delle sanzioni per i popoli sono la limitazione della libera circolazione dei cittadini, l’ostacolamento del libero commercio, il deterioramento delle condizioni necessarie all’occupazione, l’impossibilità di accedere al diritto ad una vita decorosa e dignitosa, all’abitazione e ai servizi sanitari, all’istruzione, la mancanza di sicurezza personale e addirittura la violazione del diritto di ogni uomo alla vita. Nell’imposizione di molte sanzioni si asserisce che il loro obiettivo sia esclusivamente condizionare le scelte di un determinato governo e non quello di colpire le popolazioni civili. In base alle statistiche Unicef, in conseguenza all’embargo imposto all’Iraq più di 500.000 bambini hanno perso la vita per la mancanza di medicinali e cibo. Una tale azione non è forse genocidio e crimine contro l’Umanità?

 

Danni alle relazioni economiche bilaterali e multilaterali (tra cui gli interessi degli stessi paesi promotori delle sanzioni)

Non vi è dubbio che in un mondo sempre più globalizzato l’imposizione delle sanzioni finanziarie ed economiche con le relative restrizioni nei vari ambiti quali gli investimenti, transazioni bancarie e assicurazioni, crea danni alle relazioni economiche bilaterali, multilaterali e internazionali, colpendo finanche gli stessi paesi promotori delle sanzioni in questione. Alcuni esempi degli effetti negativi delle sanzioni per chi le ha imposte sono la perdita di preziose opportunità di investimento per il settore privato nonchè di nuove occasioni di commercio e accesso a nuovi e vecchi mercati, così come la creazione di pericolose oscillazioni nei mercati mondiali.

 

Nel 2011 il volume dell’interscambio commerciale tra l’Iran e l’Unione Europea superava i 25 miliardi di euro di cui 11 miliardi dovuti alle esportazioni europee verso l’Iran. Le sanzioni unilaterali promosse dall’Unione Europea contro l’Iran finiranno con il compromettere seriamente il settore privato europeo che rischia di rimanere lontano dal grande mercato iraniano. Negli ultimi quattro anni il volume totale dell’interscambio commerciale iraniano non solo non è diminuito ma ha registrato una notevole crescita a discapito purtroppo della quota dell’Unione Europea persa a causa della contrapposizione con l’Iran. Il mio paese come paese libero e indipendente sin dai primi giorni dopo la vittoria della rivoluzione islamica e la caduta del regime monarchico e dittatoriale alleato degli Stati Uniti dal 1979, è stato oggetto delle più pesanti sanzioni unilaterali, regionali ed internazionali, frutto di politiche unilateralistiche, faziose e sostanzialmente ingiuste. Queste sanzioni non garantiscono alcun esito positivo ma creano tutti i possibili presupposti per future e ben più gravi problematiche. Le sanzioni internazionali non sono e non saranno mai in grado di scalfire minimamente la ferma determinazione del popolo iraniano a raggiungere i propri legittimi obiettivi.

 

Il mio Paese grazie alle proprie potenzialità e capacità, all’accesso alle acque internazionali, alle preziose risorse naturali, alla presenza di una popolazione giovane e istruita e forte della propria democrazia e dei valori religiosi su cui è fondata, è riuscito a superare le difficoltà poste dalle sanzioni.

 

L’analisi dei numeri ci mostra che le sanzioni non hanno rallentato il nostro sviluppo ma lo hanno al contrario stimolato. Nell’ultimo decennio i progressi scientifici dell’Iran sono stati tali da garantirgli il primo posto tra i Paesi del Medio Oriente: nei settori della medicina, farmacia e nano tecnologie è salito al primo posto nella regione e al 16° posto nella graduatoria mondiale. La crescita nel settore scientifico iraniano è 11 volte superiore a quella della media mondiale e ha consentito al mio paese di raggiungere obiettivi importanti quali il lancio in orbita di satelliti. L’economia iraniana è oggi al 17° posto tra le economie mondiali e nonostante abbia subito uno dei più duri regimi sanzionatori della storia, il paese ha potuto realizzare importanti, strutturali riforme economiche nazionali, registrando una crescita del 90% dell’indice della borsa di Teheran, l’incremento del 24% delle esportazioni non petrolifere, l’aumento del 50% del volume del transito dei beni ed un incremento del 141% degli investimenti esteri in Iran. Quando esposto mostra la evidente determinazione iraniana a proseguire sulla sua strada nonostante il camino impervio e difficile per raggiungere i propri obiettivi.

Per quanto riguarda lo sviluppo umano, in base all’ultima relazione della banca mondiale l’Iran si colloca tra i primi paesi della regione grazie agli indici dello sviluppo come accesso all’istruzione molto alti; ad esempio la percentuale degli studenti frequentanti la scuola media primaria dal 66% del 1995 ha raggiunto nel 2011 il 90%, ovvero al 99% dell’alfabetizzazione della popolazione giovane del Paese.

 

Signore e Signori,

 

Le sanzioni hanno fatto perdere preziose opportunità sia agli europei e agli iraniani e sta danneggiando i rapporti tra l’Iran e l’Unione Europea. Nonostante la complementarietà delle economie la continuazione delle sanzioni è una minaccia nei confronti della libertà degli scambi commerciali e delle transazioni finanziarie tra le persone fisiche e giuridiche trasferendo il flusso delle attività commerciali dall’Europa all’Asia.

 

Purtroppo le sanzioni hanno anche effetti psicologici sul popolo iraniano, che difficilmente dimenticherà questi travagliati anni, la cui memoria storica mai verrà meno.

L’esperienza di tre decadi di resistenza del popolo iraniano di fronte alle pressioni di alcune potenze totalitariste e monopoliste ha maturato in noi la consapevolezza che forti della nostra capacità e peculiarità sapremo superare inimicizie e restrizioni e percorrere la strada verso i nostri obiettivi.

Le sanzioni, vili e illegittime, renderanno più fermi i nostro passi, più tenace la nostra volontà e più salda la nostra certezza di essere nel giusto!

 

Grazie per l’attenzione e la pazienza

 

23/10/2012


pagina di alzo zero

alzo zero anno 2011

home page