ALZO ZERO 2012

 

A Via Margutta proclamano “autonomia” e “indipendenza” dalla politica e… dagli ex segretari generali

UGL, difesa a catenaccio

di Giannino Stoppani

Il terremoto alla Regione Lazio, con tanto di tsunami di contorno, non poteva non avere ripercussioni sussultorie e ondulatorie anche a Via Margutta. La triade di provenienza ugiellina - Polverini/Cetica/Zoroddu (ampliatasi coll’aggiunta di Salvatore Ronghi, il ras campano Ugl, ex An, fondatore del movimento politico Forza Sud e attuale segretario generale del Lazio, con un cospicuo stipendio di 189 mila euro lordi annui) - che detta infatti ancora legge all’interno dell’ex Cisnal, sembra togliere completamente il sonno agli attuali dirigenti di Via Margutta. Infatti la vecchia guardia, che regge attualmente, “per procura”, le sorti e la cassa del sindacato è rimasta fortemente piccata dalle notizie apparse sulla stampa nazionale riguardo ad una dipendenza della Ugl dalle direttive e dalle ingerenze della troika regionale, in primis da quelle della ex zarina e presidente (ormai pro tempore) del gaudente carrozzone della Pisana.

Nel disperato tentativo di tenere la rotta di una nave sindacale ormai alla deriva nel mare procelloso di un’Italia del lavoro che affonda ogni giorno sempre di più, molto spesso a causa della colpevole inerzia, se non addirittura con la connivenza, della quadruplice confederale (Alitalia e Fiat ne sono gli esempi più tristemente eclatanti, anche se nel caso Fiat solo la Fiom è riuscita a salvare la faccia) e parare gli “attacchi” alla confederazione, l’ufficio stampa del sindacato si è affrettato a professare, tramite una nota (Ugl News n. 216 del 18.09.2012), a firma Serafino Cabras (un combattivo pensionato delle Poste Italiane, ma tuttora attivissimo nell’establishment di Via Margutta), piena “autonomia” e “indipendenza” della Ugl dalla politica: “Sono infondate e inaccettabili le considerazioni che il giornalista Sergio Rizzo ha espresso nei confronti della nostra Organizzazione. Dopo due anni ormai trascorsi, non riusciamo più ad accettare che, ogni qual volta si vengono a creare problemi politici [sic!] nella Regione Lazio, qualcuno senta il bisogno di associare sempre il nome del Presidente Polverini a quello dell’Ugl”. Ammettendo poi che sia la Polverini che l’assessore al bilancio della regione Lazio, Stefano Cetica, fanno ancora parte della Ugl come componenti del consiglio nazionale della confederazione, “per la carica che hanno avuto all’interno del sindacato”, il Cabras si affretta a concludere: “vogliamo ribadire con forza che l’Ugl è una Organizzazione autonoma e indipendente dalla politica”. Una “professione di fede” questa della Ugl del tutto gratuita e di per se finanche spassosa, se non avesse i suoi risvolti beffardi per gli iscritti al sindacato. Trattasi infatti di un’autonomia virtuale, dato che, come è ampiamente ben noto, la Cisnal-Ugl è stata storicamente - e almeno fino ad oggi continua ancora ad esserlo - politicamente dipendente e legata a doppio filo a quel destrismo nazionale incarnato, prima, dai defunti partiti Msi e An e, attualmente, per buona parte, dal morituro Pdl. Altrettanto ben nota storicamente la sua politica sindacale, tutta giocata sull’inganno del richiamo agli ideali del sindacalismo nazional-rivoluzionario, del corporativismo, della partecipazione e perfino della socializzazione, in modo speculare all’operato e alle strategie, altrettanto demagogiche, che furono del suo alter ego politico, il non rimpianto Msi. Ambiguità, demagogia e doppiogiochismo che hanno illuso per decenni generazioni di militanti in buona fede, vittime dei “carismatici” e scaltri manovratori, sia sul versante sindacale che su quello politico. Quanti sindacalisti di base sperimentarono sulla propria pelle, particolarmente nel ventennio ’60-’80, la loro militanza generosa e spassionata, distinta e distante dalle mene dei vertici e dei loro burattinai! Esattamente come accadde a tanti giovani idealisti morti ammazzati per le strade o nelle sezioni del partito della fiamma. Oggi, caduto ogni paravento ideologico o pseudo tale, non restano che i vuoti enunciati dei vari parolai di turno, ormai completamente allineati alle logiche liberal-liberiste e della globalizzazione. A rimorchio delle politiche suicide degli altri sindacati di regime e succubi, per necessità di sopravvivenza, alle strategie antisociali dei vari governi di turno, ci si affretta a correre ai ripari e ad arrampicarsi sugli specchi, nel vano tentativo di salvare il salvabile e di frenare l’incombente, ineluttabile caduta.

Nel frattempo tornano a farsi sentire le voci di dissenso interne al sindacato e iniziano a scalpitare persino i dipendenti. Volano gli stracci, si riaprono gli armadi pieni di scheletri, riemergono dall’oblio i “file nascosti”. Persino un documento un po’ datato torna a far parlare di sé. Si tratta del famoso “rapporto-Cetica”, risalente al febbraio 2000, redatto (e ritirato a tempo di record!) dall’allora segretario generale Ugl (a quel tempo insediato a Via Margutta da appena 90 giorni con la promessa di una rivoluzione radicale) ed ex responsabile della Federazione del Credito. Il contenuto di tale documento avrebbe dovuto “scoraggiare” il golpe preparato contro di lui dalle correnti interne denominate “Ugl 2000” e “Autonomia e Partecipazione”, dietro le quali agiva la longa manus della sig.ra Polverini. Ebbene tale rapporto è tornato in questi giorni alla ribalta sulla stampa nazionale (I giochi di potere della Ugl e il cerchio magico di Renata, Il Fatto Quotidiano 21/09/2012, p. 4), ma era stato già oggetto d’attenzione nella cronaca sindacale del nostro quotidiano poco più di due anni fa (Cose di casa nostra, Rinascita 13/05/2010, p.11). All’emersione di intrecci societari e business vari facenti capo ad alcuni personaggi dell’elite ugiellina e al clan familiare della femme-prodige, minuziosamente raccontati dal Cetica, fanno oggi da pendant le “indiscrezioni”, provenienti da fonti interne al sindacato, che denunciano un presunto dissesto economico, dell’ammontare di qualche milione di euro (si vocifera che siano 4), che riguarderebbe sia l’Enas (l’ente di patronato) sia il Caf Ugl. Fondi che sarebbero stati stornati, secondo la denuncia che mette in allarme gli stessi dipendenti che temono ora per i propri stipendi, dai conti Ugl e girati su quelli della Fondazione “Città Nuove”, la gioiosa macchina da guerra elettorale che fa capo a Renata Polverini (http://www.fondazionecittanuove.it/). Stando a notizie apparse recentemente sui media, la succitata fondazione si troverebbe, infatti, in una situazione di “profondo rosso” (http://affaritaliani.libero.it/roma/la-polverini-fa-piazza-pulita-citt-nuove-in-profondo-r). Inoltre un’ulteriore strana connessione Ugl-Città Nuove risiederebbe nel fatto che parte del personale del sindacato, dunque a carico delle finanze della stessa Ugl, sarebbe stato distaccato, sempre secondo i rumor interni, alla Fondazione stessa.

La maggioranza dei giovani non sa a quale santo votarsi per avere un lavoro anche precario, né tanto meno come fare per procurasi un alloggio a canone umano”, sbotta una dipendente Ugl, l’unica ad esternare la sua rabbia tra le numerose bocche cucite da noi contattate. “Sfacciati privilegi e nepotismi” – aggiunge poi con un gesto di sfogo liberatorio - che riguarderebbero assunzioni facili e assegnazioni miracolose di case popolari. E cita a mo’ di esempio il caso dei tre rampolli della dinastia Cetica. Delle due figlie, una sarebbe stata piazzata ad Equitalia, l’altra, invece, al momento alle dipendenze di Città Nuove, sarebbe stata destinataria dell’assegnazione di un appartamento Enasarco nel municipio XI, a pochi passi dal terminal ostiense. Il terzo, un baldo giovanotto che aveva avuto la “fortuna” di essere assunto alle Poste, sarebbe stato poi licenziato per giusta causa a seguito di gravi contestazioni da parte dell’Ente. Il condizionale è naturalmente d’obbligo e spetta eventualmente agli inquirenti che si stanno occupando dell’affaire Regione Lazio accertare la verità su questi fatti che coinvolgono l’interesse pubblico. Auspichiamo infatti che sia fatta chiarezza a 360 gradi indagando anche in questa direzione. Quel che è certo è che, se tali “incresciosi episodi” dovessero trovare corrispondenza nelle auspicabili indagini della magistratura, ci piacerebbe vedere quali argomentazioni tirerebbero in ballo questa volta i reggenti di Via Margutta per reiterare i loro proclami di autonomia e indipendenza del sindacato dalla politica e… dagli ex segretari generali.

 

29/10/2012


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