ALZO ZERO 2012

Trenitalia di tutto e di più…in peggio

 

di Federico Dal Cortivo

 

“Complimenti per la scelta del treno hai contribuito a risparmiare al pianeta emissioni Co2”, questo lo slogan che è presente sul retro dei biglietti emessi da Trenitalia Spa, la società che gestisce il trasporto passeggeri e merci in Italia.

 

Giustissimo, il treno è senza dubbio uno dei mezzi di trasporto di massa che, almeno dove si muove con la forza dell’energia elettrica, è il più ecologico,comodo, funzionale perché arriva nel cuore delle città e con un suo fascino legato alla lunga storia della ferrovia.

 

A bordo si può socializzare, riposare, mangiare, usare il PC, leggere, e poi non c’è la tensione della guida e i pericoli delle autostrade, tutto questo rende il mezzo ferroviario competitivo e da sviluppare sempre più, ma..ma peccato che in Italia le cose al di là dei facili proclami stiano ben diversamente.

 

Le ferrovie nell’Italia del secondo dopoguerra sono state sacrificate sull’altare dell’auto, in nome e per conto della Fiat favorendo il trasporto su gomma e la costruzione di grandi autostrade, dove certamente queste ultime potrebbero benissimo coesistere con un sistema ferroviario però degno di questo nome, così da bilanciare sia il trasporto merci, troppo inquinante quello su gomma, sia quello passeggeri, il treno è più sicuro, veloce ed economico se gestito sapientemente nell’interesse della collettività.

 

Il sottoscritto che per lavoro e turismo macina chilometri ogni anno, ha potuto viaggiare su tutti i vari treni offerti da Trenitalia, dalle Frecce dell’Alta Velocità, agli Intercity e Interregionali, scontrandosi con problemi piccoli e grandi.

 

La puntualità è un qualcosa di quasi sconosciuto il più delle volte anche per l’alta velocità, mentre per i treni di categoria inferiore è spesso solo un pallido ricordo.

 

Trenitalia ha trasformato, di fatto, gli orari in flessibili e tanto varrebbe toglierli del tutto e rendere i viaggi un allegra scampagnata fuori porta, ma almeno ci tolgano il disturbo e l’onere di fare il biglietto.

 

Parlando con un vecchio ferroviere in servizio alla stazione di Bologna Centrale che riceveva il mio reclamo scritto dopo aver perso il treno successivo per colpa di un ritardo di oltre quaranta minuti del treno su viaggiavo, mi disse che oramai anche le tanto pubblicizzate Frecce viaggiano con cinque, dieci minti di ritardo in modo costante, fisiologico, e se i treni ad alta velocità non rispettano gli orari figurarsi gli altri …

 

La fantasia ha occupato il posto della precisione in un servizio che dovrebbe fare della puntualità il suo fiore all’occhiello e invece spesso e volentieri chi parte non sa quando arriva e se riuscirà alla prossima stazione di scambio a prendere la coincidenza, resta, è vero, a consolazione pur sempre il laconico comunicato via fono, quando funziona, del capo treno che annuncia il ritardo e si scusa a nome di Trenitalia, tanto il rimborso sarà fatto solo oltre i sessanta minuti, il che mette al riparo la Spa dal dover ripagare centinaia di passeggeri ogni giorno.

 

Dopo l’ennesimo ritardo di un treno IC, alle mie rimostranze al capotreno ancora a bordo, mi sentii rispondere che “se ritenevo il ritardo costante di quel treno, avrei fatto meglio a cambiare orario”, lasciandomi allibito e senza parole, in effetti, la colpa era mia che povero illuso volevo viaggiare con quel treno e non magari partire il giorno prima per essere sicuro di arrivare a destinazione in orario, pagando ovviamente profumatamente il biglietto, e mi ostinavo a non capire che l’orario era elastico… e non quello scritto sulla tabella di marcia.

 

Finalmente avevo appurato con mano che “la fantasia dopo il 1968, era giunta finalmente al potere” e nessuno ci aveva detto che l’avremmo trovata sui binari di quelle che furono le Ferrovie dello Stato.

 

Le cause? Quando il passeggero è avvertito la colpa è della linea elettrica, dei guasti al materiale rotabile, ma spesso a cause imprecisate, evidentemente tutti i tagli al personale di questi ultimi anni hanno avuto come ritorno una diminuzione della manutenzione, che in un’ottica rivolta solo al profitto è la logica conseguenza.

 

Chi scende da un treno con un ritardo non trascurabile, il più delle volte è abbandonato, deve arrangiarsi a cercare l’ufficio preposto in stazione sempre che esista, dal nome altisonante anglosassone di “customer care”,nessuno che lo attende sul marciapiede pronto a dare le giuste indicazioni, nessun ristoro per chi deve aspettare anche due ore per la prossima coincidenza, eppure basterebbe davvero poco per attenuare l’impatto del disservizio, un po’ di cortesia, un caffè caldo, un facile e veloce rimborso, le giuste informazioni.

 

Il treno da mezzo di trasporto di massa rischia di diventare mezzo solo per chi può pagarsi i treni veloci, Montezemolo docet,sui quali non viaggiano certo gratis accattoni e zingari che rallegrano i viaggiatori dei treni locali e a volte anche degli IC e verso i quali si chiude volentieri un occhio, lo stesso occhio che invece è sempre bene aperto verso il cittadino italiano reo di non aver ad esempio convalidato il biglietto per semplice dimenticanza, facendo scattare immediata la sanzione pecuniaria, un copione già visto:forti con i deboli e deboli con i forti verrebbe da dire.

 

Vogliamo parlare degli impianti di climatizzazione? A parte le solite Frecce, si rischia spesso di viaggiare gelati in estate e surriscaldati in inverno, eppure siamo nel 2012, anche le piccole utilitarie hanno l’aria condizionata a controllo elettronico, possibile che le carrozze ferroviarie ne siano sprovviste?

 

Ma i disastri non finiscono qui.

 

A volte spariscono anche le carrozze con tanto di posti prenotati, ma nessuno si sogna di avvisare gli utenti per tempo, i quali bontà loro dovranno arrangiarsi negli altri vagoni, con il probabile rischio quindi di scatenare una guerra tra poveri una volta saliti sul treno e occupato il posto di altri passeggeri.

 

Laconicamente il capotreno comunica con comodo che la carrozza si è rotta, e diamine ma non ne hanno una di riserva? Oppure Trenitalia viaggia con i vagoni contati? Parrebbe proprio di si.

 

Il materiale rotabile è vecchio evidentemente, le carrozze degli IC sono datate e spesso sono quelle dei vecchi treni passeggeri di trenta anni fa in parte ammodernate, altre invece ancora ferme agli anni ‘80, con sedili con la tappezzeria sporca da far invidia a certi IR, su questi ultimi poi ci si porta addosso l’odore del treno una volta scesi e non è certo uno dei migliori.

 

La sicurezza ovviamente viene meno se i vagoni sono vecchi, e le motrici pure, sono state viste alcune di queste che viaggiavano con un faro si e uno no, segno che anche i controlli più elementari come la sostituzione di una lampada alogena non vengono più fatti, figurarsi il resto.

 

Ma sicurezza significa anche viaggiare a bordo con la certezza di non fare brutti incontri, la Polfer latita sui convogli, sarà per mancanza di uomini, sarà per negligenza dei responsabili, sarà …sarà, ma non si vede un agente se non per caso e questo con alcune tratte che sono frequentate da stranieri per i quali il biglietto è un qualcosa di sconosciuto, oltre ai soliti nomadi e accattoni in servizio permanente effettivo, in questi casi il capotreno quando si fa vedere può fare ben poco.

 

Nell’Italia di oggi le cosiddette istituzioni snobbano il treno, meglio non mischiarsi a studenti, famiglie e lavoratori, Prefetti, Questori, Comandanti dei CC, Magistrati, Onorevoli e Senatori, Vescovi e Cardinali non usano mai il treno, loro preferiscono l’aereo e l’auto spesso blu.

 

Loro non frequentano le stazioni, quest’ultime non di rado ricettacolo di microcriminali, di gente senza fissa dimora, di clandestini e nulla facenti, un degrado causato dalle loro politiche garantiste e anti nazionali, accomunata al disinteresse dei vertici delle ferrovie.

 

Meglio per loro l’aeroporto, più sicuro, vigilato H24 dalla Polizia, quasi asettico a confronto della babele degli scali ferroviari e dei convogli affollati.

 

Questo è solo un piccolo spaccato del quotidiano ferroviario italiano, reso anche possibile dalla pressoché totale apatia della maggioranza dei cittadini utenti, giovani e anziani, immersi nei loro tablet, iphone, cellulari, virtualmente distanti dal reale che li circonda.

 

Tutti hanno perso la sana abitudine a indignarsi, protestare e scrivere, consentendo il perpetuarsi di questa situazione e l’impunità per i responsabili.

 

17/12/2012


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