ALZO ZERO 2012

 

Mentre Scola attacca lo Stato laico, Bagnasco tifa per l’uomo della Provvidenza

 

Vaticano, la CEI vota Monti

 

di Giuseppe Biamonte

 

Gli ultimi accadimenti pre-elettorali, col satiro di Arcore - novello “Nero redivivus” -, che, tra un lascia e raddoppia, sembra voler tornare a esibirsi sul palcoscenico del teatrino della politica italiota, hanno portato allo scoperto il partito dei vescovi, sempre pronto a entrare nell’agone elettorale quando si tratta di difendere gli interessi della parrocchia vaticana. E così, mentre l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, nella fredda giornata di S. Ambrogio, tuona dal pulpito del duomo contro lo Stato laico, a suo giudizio “nemico di Dio”, tenendo però nel contempo, ecumenicamente, il piede sulle classiche due staffe (definisce infatti tra le righe“giusta e necessaria” l’aconfessionalità dello Stato: meglio mantenersi, dunque, nel recinto del politicamente corretto onde garantirsi, anche per il futuro, l’attività di mungitura dello Stato “laico” pro domo sua), il presidente del partito della CEI, il card. Angelo Bagnasco, fiutando da buon politico l’aria che tira, tifa per un Monti bis, auspicando una continuità dell’esperienza del governo golpista delle tasse e della miseria, nato, come si ricorderà, anche colla benedizione vaticana.

 

Da un lato, dunque, le patetiche dichiarazioni di Scola, che in fatto di laicità dimentica del tutto quanto accaduto nell’Iraq di Saddam Hussein e nella Libia di Gheddafi. Stati laici in cui vigeva la tolleranza verso le varie confessioni religiose, cristianesimo incluso (l’ex vice primo ministro iracheno Tarek Aziz, tuttora detenuto nelle patrie galere dell’Iraq “liberato”, è di fede cattolica caldea), sono stati trasformati in entità integraliste, estremiste e intolleranti dove la coesistenza pacifica tra religioni è stata letteralmente sradicata a suon di stragi. La stessa cosa si sta progettando ora per la Siria laica e socialista di Bashar Al-Assad, in cui vige parimenti il rispetto e la convivenza pacifica (forse ancora per poco) di tutte le fedi professate dai suoi cittadini. Ancora una volta, dietro la regia dei soliti noti e dei suoi ascari arabi – le monarchie feudali fondate sui petrodollari-, agisce il terrorismo “democratico” e oscurantista armato dall’Occidente filo sionista. Anche nel caso siriano la Santa Sede tace e sembra insensibile alle grida di dolore e alle denunce contro i “liberatori”, non solo del clero cattolico locale bensì persino di eminenti autorità religiose come l’indomito nonagenario mons. Hilarion Capucci. Probabilmente la potente lobby interna al Vaticano, che riesce ad influenzare persino certe decisioni papali, plasmata sugli insegnamenti di Jules Isaac e solerte nell’ascoltare i “consigli” degli alti gradi del B’nai B’rith, a quanto sembra ben introdotti e radicati alla corte pontificia, preferisce fare orecchie da mercante e sorvolare sui dettagli criminali della crociata occidentale, persino quando è in gioco la sopravvivenza degli stessi cattolici.

 

Dall’altro lato, dicevamo, la discesa in campo nel caravanserraglio dei ludi cartacei del porporato ligure. Non si può mandare in malora i sacrifici di un anno, che sono ricaduti spesso sulle fasce più fragili. Ciò che lascia sbigottiti è l’irresponsabilità di quanti pensano a sistemarsi mentre la casa sta ancora bruciando”. Una dichiarazione inequivocabile che se, per un verso, scarica definitivamente il cultore del bunga bunga, che, al tempo del suo premierato non aveva certo latitato in fatto di elargizioni, assieme ai suoi chierici di governo, alle finanze vaticane attraverso i notissimi e generosissimi provvedimenti fiscali e le iniezioni ricostituenti per la scuola privata cattolica, a discapito di quella pubblica, che sarebbe del tutto pleonastico qui approfondire, conferma dall’altro la fiducia al governo attuale, dove la componente catto-sinistra-bancaria (anch’essa ovviamente non eletta dai cittadini) è alacremente attiva nella stanza dei bottoni, sotto mentite spoglie “tecniche”, per torchiare il popolo italiano. Nella situazione corrente Bagnasco giudica, probabilmente, molto rischioso mettere in discussione un governo fedele ai desiderata clericali come questo, guidato dall’uomo della Provvidenza, che in fatto di “beneficienza” e di “pronto soccorso” (alla faccia dei contribuenti italiani) all’universo dell’associazionismo e del big business cattolici (in primis ulteriori generosi finanziamenti alle scuole private e esenzione Imu) ha fatto autentici miracoli, anche attraverso il varo di appositi emendamenti per aggirare persino i pressanti richiami e i moniti della Commissione europea al governo italiano in fatto di riscrittura delle norme fiscali in materia di esenzione per gli enti no profit e il recupero delle somme dovute a partire dal 2006 (M. Mascia, Rinascita del 13/11/2012, p.7).

 

Poco importa poi all’arcivescovo di Genova se il governo del grand commis della Trilateral e del Bilderberg, in altre parole della finanza usuraria, apolide e mondialista - la stessa che, udite udite, secondo quanto pubblicato dal sito cattolico “pontifex” (http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/10054-il…ti-e-la-grande-finanza?tmpl=component&print=1&layout=default&page=) il nostro Bagnasco avrebbe addirittura “bacchettato” affermando testualmente: “La grande finanza internazionale sembra guidare i giochi, un dato inoppugnabile” (mah!, caso di sdoppiamento della personalità o più semplicemente gioco delle parti?) – continua imperterrito a infierire su lavoratori, piccoli imprenditori, pensionati, precari, disoccupati, insomma sulla stragrande maggioranza degli italiani, che, gementes et flentes in hac lacrimarum valle, impalerebbero volentieri il professore ammazza Italia e il suo governo, al quale la partitocrazia centro-destra-sinistra ha delegato il lavoro sporco di liquidare definitivamente quel che resta dello stato sociale. Ma vi è di più: chissà se l’eminente presidente della CEI farà sentire la sua voce autorevole per condannare anche “l’irresponsabilità” degli amministratori di casa propria coinvolti negli scandali sanitari romani, dopo quello del San Raffaele di Milano, che vedono attualmente nell’occhio del ciclone gli ospedali cattolici del gruppo Idi (Istituto Dermopatico dell’Immacolata e San Carlo di Nancy). Alle indagini della Procura, ai presunti intrecci con la ‘ndrangheta, ai buchi di bilancio milionari (600 milioni di euro), al mancato pagamento degli stipendi per le maestranze ospedaliere, agli scioperi dei dipendenti, alla presunta parentopoli interna, all’affaire delle royalties sulle estrazioni petrolifere che sarebbero pagate dal governo congolese alla Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione cui fa capo il gruppo ospedaliero, al coinvolgimento, oltre che del direttore generale dei nosocomi (l’ex manager UniCredit Giuseppe Incarnato), dei tre religiosi ai vertici della suddetta congregazione – Franco Decaminada, Eugenio Lucchetti e Alessandro Paritanti (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/09/idi-e-san-carlo-di-nancy-lombra-della-ndrangheta-sui-due-ospedali-cattolici/288972/) - si contrappone il serafico silenzio delle autorità vaticane mentre “la casa continua ancora a bruciare”, col pericolo di gravi conseguenze “per le fasce più fragili”.

 

Insomma Bagnasco e il suo partito hanno le idee chiare. Dopo Monti, un Monti bis perché “sarebbe un errore in futuro non avvalersi di chi ha contribuito in modo rigoroso e competente alla credibilità del nostro Paese in campo europeo e internazionale evitando di scivolare verso situazioni irreparabili. Amen!

 

Leggevamo alcuni giorni fa la risposta del direttore di Rinascita alla lettera di Rutilio Sermonti che, dalle colonne del quotidiano, invitava a votare alle prossime elezioni per Forza Nuova. Sottolineando “le profonde differenze di prospettiva” esistenti tra il movimento di Roberto Fiore e Rinascita, Gaudenzi, nel rifiutare la proposta di voto, aggiungeva però che sarebbe invece percorribile la strada di una reciproca collaborazione tra le due fucine di pensiero “su una precisa battaglia politica condivisa”.

 

Ecco, ci siamo detti, perché no? Una battaglia condivisa potrebbe essere ad esempio quella dell’abolizione del Concordato per quanto attiene alla parte economico-finanziaria che grava sullo stato italiano, cioè sulle nostre spalle. Una battaglia d’avanguardia che già negli anni ’60 proponeva la Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana nelle piazze e nei suoi comunicati.

 

L’assenza o, meglio, la subordinazione di uno dei due “contraenti” all’altro, nel nostro caso lo Stato italiano a quello vaticano, non può che inficiare il “contratto”, che è divenuto un vero e proprio salasso a senso unico per le finanze italiane. Il nostro vuole quindi essere un messaggio diretto a chi nella galassia destrista antisistema, come crediamo lo sia anche Forza Nuova, abbia voglia di impegnarsi in battaglie concrete che riguardano gli interessi di tutto il popolo italiano, al di là degli steccati ideologici o religiosi. Orsù, dunque, chi ci sta batta un colpo!

 

22/12/2012


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alzo zero anno 2011

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