ALZO ZERO 2013

 

Monti candidato con l’appoggio del clero e di Napolitano. Quale scelta?

 

di Federico Dal Cortivo

 

Il lavoro commissionato dai "Padrini dell’Alta Finanza" dovrà essere portato a termine ad ogni costo e quindi Mario Monti incurante dei pessimi risultati del suo governo si è candidato alle prossime elezioni politiche italiane. Lo scenario, già misero, con i resti di quella che fu la corazzata Pdl, i finti sinistri filo liberisti di Bersani e l’inconcludente Lega, si arricchirà così di un altro schieramento bipartisan.

Lui, il professore bocconiano che non ama il posto fisso, tranne che per i parenti prossimi, scenderà in campo con una lista… "civica popolare e responsabile", per… "cambiare l’Italia e riformare l’Europa", così ha annunciato mieloso su twitter.

Lui, il banchiere, salverà tutti noi dai disprezzati populismi (leggasi partiti che ancora si battono per un’idea sociale e nazionale) di destra e di sinistra, in caso contrario l’Italia uscirà dal novero delle grandi nazioni.

Se non fosse per l’enfasi con cui i soliti media allineati hanno riportato la notizia e per la determinazione con cui si appresta a scendere in campo l’uomo della Goldman Sachs, ci sarebbe da fare solo una grande e salutare risata di fronte a simili esternazioni.

Basta guardare l’Italia di questi ultimi mesi, prostrata dalla cura da cavallo del governo tecnico para bancario, per rendersi contro che se con i vari Berlusconi, Prodi e D‘Alema la nostra nazione era già scesa a un livello infimo tra gli Stati europei, ora si appresta a precipitare ancor più nel panorama internazionale, dopo aver perso anche quel briciolo di autonomia che si era ritagliata nel secondo dopoguerra.

A dare man forte a Monti è sceso in campo persino il Vaticano e la cosa non deve sorprendere, per bocca del cardinale Bagnasco che in un editoriale comparso sull’Osservatore Romano ha giurato sull’"onestà e capacità dell’uomo Monti".

Non sappiamo di quale onesta parli Bagnasco, non certo quella verso l’Italia e il suo popolo, in quanto poi a capacità, considerando i risultati, riconosciamo a Monti solo quella di fare il gioco sporco e neppure tanto nascosto di chi vuole affossare definitivamente l’economia italiana.

Certo l’uscita di Bagnasco è in perfetta linea con la politica antinazionale da sempre tenuta dal Vaticano, "come dimenticare l’appoggio dato durante la Seconda Guerra Mondiale agli anglo americani da un certo Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, assistente del segretario di Stato cardinale Maglione, considerato allora dagli Stati Uniti il più fidato amico nell’Europa. Montini dimostra di essere la fonte di più alto rango di cui gli Stati Uniti dispongono in Europa" (1).

Oltre Tevere ha sempre avversato uno Stato Nazionale forte e indipendente e con il senno di poi i famosi Patti Lateranensi sottoscritti dall’Italia Fascista furono solo un madornale errore.

Uno Stato nello Stato è un’anomalia che ci costa la costante intromissione nei nostri affari interni, senza contare il costo economico del Vaticano che gode di privilegi fiscali ed economici.

Poi con il nuovo concordato del 1984 si stabilì che potesse godere anche di parte del gettito fiscale italiano, il famoso otto per mille, derivante dall’Irpef per pagare il suo clero.

Il Presidente Napolitano invece non si è smentito, con il suo discorso di fine anno rivolto a un Paese in rotta sociale, economica ed etica, ha in sostanza riaffermato il suo appoggio a Monti, limitandosi ad accennare sommessamente a " una questione sociale da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica", al "ruolo dell’Europa che è l’unica strada per far ripartire l’economia e uscire dalla recessione", e citando infine non senza vergogna i "giovani e il futuro".

Si è ben guardato, però, d’indicare mandanti ed esecutori di tutto questo sfascio, i nomi gli sono ben noti avendo egli stesso supportato il golpe tecnico che ha portato all’attuale governo.

Monti ringrazia e si prepara a incassare il banco alle prossime elezioni. Benedetto da Santa Romana Chiesa, da Napolitano e dai sempre presenti "mercati", ha lanciato il suo programma che avrà come obiettivi primari il superamento dell’emergenza attraverso la creazione di occupazione e crescita, e questo dopo aver distrutto il futuro dei nostri giovani grazie alla riforma sul lavoro della Fornero, che proprio di recente ha ricevuto il plauso dell’Ocse.

Da Monti, ci possiamo attendere solo maggior precariato e salari più bassi, secondo le direttive tanto care al FMI e a Draghi, mentre le cifre lo condannano impietosamente.

A novembre del 2012 la disoccupazione ha toccato quota quasi 2,9 milioni, con un tasso tra i giovani del 36,5%.

Il dato secondo l’Istat è il più alto dal 2004, tra i 15 - 24 anni le persone in cerca di lavoro sono circa 639 mila, i precari sono invece quasi tre milioni, i lavoratori a termine sempre nel terzo trimestre sono ben 2 milioni e 447 mila, mentre chi ha un contratto a tempo parziale, non richiesto per il 53% dei lavoratori, ha raggiunto quota di 3 milioni e 847 mila.

Con simili dati le dimissioni e la scomparsa dalla scena politica sarebbero il minimo per chi avesse il senso della dignità e del servizio alla nazione, tutti valori sconosciuti alla razza padrona dei banchieri.

L’enfant prodige bocconiano a poi accennato alle "riforme istituzionali", come quella elettorale, tema buono per ogni stagione, come se questa rappresentasse una priorità di chi ogni mattina si alza per recarsi al lavoro e non sa come arrivare a fine mese dignitosamente.

Poi astutamente e demagogicamente sposta il tiro sulla famiglia, ruolo della donna, figli ecc., solita aria fritta, cose già sentite anche dai precedenti governi, ben sapendo che non farà nulla per cambiare le cose, non è nell’interesse di chi manovra capitali e specula finanziariamente.

Non vi è da decenni alcun interesse alla famiglia come istituzione e ai figli come punto fondante di una nazione sana, e non sarà certo Monti a invertire la tendenza, anzi, e non bastano certo delle misere detrazioni fiscali a ridare slancio alla natalità di un‘Italia vecchia, stanca e sfiduciata.

L’ultimo censimento fotografa impietosamente il tracollo italiano alla data del 9 ottobre 2011: su 59,4 milioni i residenti sono aumentati solo grazie agli immigrati, in 40 anni gli anziani sono diventati 3,8% ogni bambino.

In 10 anni chi ha superato i 65 anni è passato dal 18,75 al 20,8%, mentre oltre gli 85 anni la percentuale è del 2,8 rispetto al 2,2%.

Se diminuiscono gli italiani, aumentano invece gli stranieri del 4,3%, in dieci anni hanno toccato quota più 2.694.256, per un totale di circa 4.029.145 milioni, mentre gli italiani sono calati di 250.000 persone.

Tutti dati preoccupanti se si volessero analizzare seriamente, ma non si vuole.

Sulla crisi Mario Monti ci rassicura: siamo vicini alla fine del tunnel … "so bene quello che va fatto per poterne uscire"…

É l’ultima presa per i fondelli di chi mente sapendo di mentire.

Stiamone certi chiunque vincerà questa nuova tornata elettorale non migliorerà la situazione in cui è stata precipitata l’Italia, con Monti sapremo da subito di che morte dovremo morire, con gli altri utili idioti ce ne accorgeremo poco dopo, incapaci questi ultimi anche di essere meglio nel peggio.

Ogni residua indipendenza economica, quella politica e culturale è svanita da tempo, subirà un’ ulteriore accelerazione, il sacco dell’Italia è già iniziato e proseguirà a colpi di privatizzazioni e svendite di beni dello Stato.

Eppure solo una totale e radicale inversione di tendenza potrebbe risollevare le sorti del nostro popolo, a cominciare dal lavoro, per poi arrivare alla riappropriazione della moneta e l’uscita dall’euro.

Basterebbe partire dalla Costituzione che afferma solennemente che l’Italia "è una Repubblica fondata sul lavoro e riconosce espressamente tra i diritti fondamentali il diritto al lavoro di tutti i cittadini italiani e l’impegno dello Stato a promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto".

Da qui tutta una serie di misure: riappropriazione da parte dello Stato della fondamentale funzione del Collocamento al lavoro e impegno prioritario per la qualificazione professionale e dell’istruzione, al contrario di quello che sta avvenendo oggi, con le grandi società di lavoro interinale Manpower, Adecco, ecc. che hanno soppiantato il Collocamento dello Stato, e lo sfascio della scuola pubblica alla quale sono sottratte importanti risorse con la scusa della lotta agli sprechi in un’ ottica volta a favorire il privato e quelle ecclesiastiche.

Individuazione dei settori vitali d’intervento nell’economia, fissare gli obiettivi e le strategie a medio e lungo termine della politica economica nazionale, indirizzando la produzione agevolando, anche attraverso la leva fiscale, scelte d’investimento che creino occupazione stabile.

Rilancio di un programma di opere pubbliche, oggi lo Stato è in pratica fermo, che abbracci l’edilizia abitativa, la casa deve essere un diritto, trasporti urbani, telecomunicazioni, fino ad arrivare al sistema idrogeologico e all’ecologia che offrono ampi margini di sviluppo.

Riappropriazione del controllo sui settori strategici dell’economia e loro nazionalizzazione, a cominciare dalla Banca d’Italia e le principali banche d’interesse nazionale.

Si diceva uscita dall’Euro, quindi via da tutti quei trattati che ci impongono in nome del dogma liberista delle politiche monetarie e di bilancio recessive e che sono incompatibili con un vero Stato Sociale.

Questo per iniziare la risalita, certo un punto di partenza, senz’altro qualcosa di diverso dalla demagogia imperante nei vari schieramenti che si preparano a prendere per i fondelli gli italiani alle prossime elezioni.

Si parte dal lavoro e dalla sua tutela calpestata per conto di chi ci vuole e ci sta riuscendo egregiamente, colonia delle multinazionali, delle banche d’affari anglosassoni, dell’usura legalizzata.

Abbiamo perso la nostra sovranità dopo la sconfitta subita nella Seconda Guerra Mondiale e ancor oggi ne stiamo subendo le conseguenze, occupati militarmente ed economicamente, con classi politiche che fungono da quinta colonna degli occupanti di oggi, come già lo furono allora.

Per costoro, imbelli e predoni della cosa pubblica, gli interessi di bottega, di partito, di loggia, vengono prima degli interessi della nazione, un‘Italia che se la si osserva attentamente ricorda politicamente quella frammentata e rissosa dei comuni e delle signorie rinascimentali, che pur tra lo sfarzo delle corti, la presenza di geni che tutta l’Europa c’invidiava, nulla valeva a confronto con le grandi monarchie di Francia o Spagna, che al loro passaggio nella penisola facevano tabula rasa dei vari staterelli, con l’appoggio di questo o quel signore vilmente pronto a salire sul carro del futuro vincitore, la cui copia conforme siede oggi nell’inutile Parlamento italiano.

C’è da sperare che la cura dei "mercati" tanto più tremenda sarà, meglio sarà, potrà dare finalmente uno scossone agli italiani, ancorati ancora a stupidi campanilismi regionali e cittadini, cresciuti nell’individualismo consumista di marca statunitense, e nella propaganda antinazionale instillata sapientemente nel dopoguerra, tanto che la bandiera nazionale, caso unico, è utilizzata dalla massa solo nelle manifestazioni calcistiche e poi subito rimossa quasi con vergogna.

 

(1) Arrivano i nostri - di Alfio Caruso. Ed. Longanesi

 

www. europeanphoenix. com

 

10/01/2013


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