ALZO ZERO 2013

 

Hezbollah combatte in Siria, i suoi nemici già lo facevano!
 

di Samer R. Zoughaib*

Voci si sono sollevate in Libano e dintorni per “condannare l’implicazione di Hezbollah nel conflitto siriano”. Ma coloro che criticano, oggi, la partecipazione della Resistenza ai combattimenti in alcune zone ben precise in Siria, hanno chiuso gli occhi per due anni davanti all’implicazione di libanesi ed estremisti di tutto il mondo nella guerra.
La crisi siriana è iniziata nel Marzo del 2011, vale a dire 27 mesi fa. Per i pimi due anni Hezbollah ha invitato, e continua a invitare, ad una soluzione pacifica. Il Segretario Generale del movimento, Sayyed Hassan Nasrallah, ha ripetutamente esortato i protagonisti a non fare ricorso alle armi e a sedersi attorno al tavolo del dialogo. Da tre mesi, Hezbollah ha cambiato il proprio atteggiamento ed ha annunciato la sua partecipazione ai combattimenti in certe regioni.
Questo cambiamento di atteggiamento è dovuto a molteplici fattori. Mentre Hezbollah sosteneva il dialogo inter-siriano e invitava i libanesi a circoscrivere le loro divergenze sulla Siria alla sfera politica, i partiti della coalizione “14 Marzo” erano coinvolti nella crisi siriana.
Ecco alcune prove irrefutabili delle ingerenze ad ogni livello:
1- Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, dei servizi segreti libanesi, arabi e occidentali, gran parte delle armi giunte ai ribelli siriani nel centro della Siria ed attorno a Damasco, che costituiscono i fronti più attivi, sono state trasferite dal Libano. L’Esercito libanese ed i servizi di sicurezza hanno sequestrato enormi quantità di armi di ogni tipo destinate ai gruppi armati. Il sequestro più importante è stato il carico di 60 tonnellate di armi e di munizioni sulla nave “Lutfallah II”, nel Maggio del 2012. Questo arsenale, proveniente dalla Libia, doveva essere scaricato nel porto di Tripoli prima di essere trasferito in Siria.
2- Numerosi rapporti dei servizi di sicurezza ed inchieste giornalistiche indicano che il Libano, insieme la Turchia, costituisce il punto di passaggio privilegiato degli estremisti del mondo intero (provenienti da 29 nazioni, secondo un rapporto delle Nazioni Unite), che si recano a combattere nei ranghi dei ribelli siriani. In Libano questi volontari vengono supportati, ospitati e trasferiti dai partiti politici libanesi, come il “Movimento Futuro” ed altri gruppi estremisti con base nel nord ed in alcuni campi profughi palestinesi.
3- Per molti mesi, la coalizione del “14 Marzo” ha condotto una campagna contro l’Esercito libanese per costringerlo a diminuire la vigilanza e tenere un profilo basso nel nord del Libano. Questa tattica puntava a trasformare questa regione in un santuario per i ribelli siriani. Effettivamente, nelle regioni di Akkar e Wadi Khaled sono stati installati dei campi di addestramento; villaggi sono stati trasformati in basi per gli estremisti siriani; un ospedale di Tripoli è stato messo a disposizione dei ribelli per curare le loro ferite e migliaia di combattenti sono stati curati in questa struttura e in altri ospedali della Bekaa occidentale, di Chtaura e Baalbeck.
4- Combattenti libanesi o palestinesi del Libano, membri di gruppi estremisti, combattono in Siria al fianco dei ribelli. Si tratterebbe di varie centinaia, secondo fonti attendibili. Quattordici di loro, inviati dallo ‘shaykh’ salafita Dai al-Islam al-Shahhal, sono stati uccisi in un’imboscata in territorio siriano, nei pressi di Tall Kalakh, nel Novembre del 2012. Questo incidente è andato sui primi titoli dei giornali dato il bilancio elevato. Ma decine di altri libanesi sono morti in combattimenti avvenuti all’interno della Siria.
5- I media libanesi hanno rivelato, con registrazioni audio come prova, che il deputato Okab Sakr è stato incaricato dal capo del “Movimento Futuro”, Saad Hariri, di finanziare ed armare i ribelli. Sakr ha lasciato il Libano due anni fa e risiede tra il Belgio e Instanbul, per organizzare la logistica ed il trasferimento di armi e denaro.
6- Una vasta rete di media libanesi, composta da giornali, radio, televisioni e siti internet, si è mobilitata per trasmettere notizie favorevoli ai ribelli ed ostili al governo siriano. Essa costituisce uno degli anelli più importanti della rete globale responsabile della propaganda.
7- Decine di ribelli siriani arrestati in Libano in possesso di armi sono stati rimessi in libertà dopo l’intervento di alte autorità politiche, che erano impegnate – prima dei paesi occidentali – a facilitare i movimenti dell’opposizione siriana in Libano, violando tutti gli accordi di cooperazione bilaterale siglati tra i due paesi.
In breve, da due anni – e ancora oggi - il Libano è stato il fronte di retroguardia della ribellione siriana.
Alloché Sayyed Hassan Nasrallah ha annunciato che il suo movimento combatte in Siria, tutte queste persone e partiti politici, da due anni coinvolti fino al collo nel conflitto, si sono indignati e accusano Hezbollah di spingere il Libano verso una catastrofe.
L’intervento di Hezbollah è tuttavia perfettamente giustificato. In primo luogo, per il dovere di proteggere i circa 30.000 libanesi che vivono nell’Oronte occidentale, sul territorio siriano. Se fossero stati lasciati al loro destino, sarebbero stati costretti a lasciare i loro villaggi a causa degli attacchi dei ribelli.
Ma in queste ultime settimane Hezbollah ha deciso di entrare nella battaglia per le seguenti ragioni:
1- I gruppi estremisti progettavano di instaurare una zona di frontiera sotto il loro totale controllo, tra Arsal e Wadi Khaled, dopo aver preso il controllo dei villaggi abitati da libanesi nella campagna di Qoussair e averli costretti all’esodo. Ciò avrebbe portato alla chiusura del passaggio terrestre di Homs e avrebbe posto l’intera Bekaa alla mercé degli estremisti.
2- I ribelli hanno tentato di prendere l’aeroporto di Damasco e la strada che conduce ad esso.
3- “Israele” è intervenuto direttamente nel conflitto bombardando Damasco e i suoi dintorni onde, secondo quanto da loro sostenuto, tagliare le forniture alla Resistenza in Libano.
Pertanto è diventato chiaro per Hezbollah che l’azione militare dei ribelli, senza dubbio consigliati dagli esperti occidentali, mira a stringere gradualmente il cappio intorno alla Resistenza, che sarebbe praticamente circondata.
La Resistenza ha dunque deciso di reagire per far fallire questo piano. Sayyed Nasrallah ha spiegato i motivi nel suo discorso del 25 Maggio. “Una fazione dell’opposizione siriana sostiene il dialogo, ma un’altra fazione lavora per gli americani e israeliani”, ha detto prima di proseguire. “La crescita di questi movimenti radicali non costituisce una minaccia solamente per gli sciiti in Libano, ma per tutti i libanesi, siano essi musulmani o cristiani. La Siria rappresenta un sostegno essenziale per la Resistenza. La Siria è la spina dorsale della Resistenza. La Resistenza non può rimanere a braccia incrociate mentre le sue spalle sono scoperte ed il suo sostegno spezzato. Se non agissimo, saremmo idioti. Se Bashar al-Assad cade, la Resistenza sarà indebolita, Israele potrà controllare il Libano e questo significherà la fine dei movimenti di Resistenza in Palestina”.
Il leader della Resistenza è stato trasparente e sincero. I suoi detrattori ed i suoi nemici possono dire altrettanto di loro stessi?

*Fonte: “Alhaednews”

 

04/06/2013


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