ALZO ZERO 2013

 

Intervista a Paola Saraceni, Responsabile del Pubblico Impiego, che dice addio alla Confederazione di Via Margutta

 

L’Ugl perde i pezzi

 

di Giannino Stoppani

 

Scoperchiato il vaso di Pandora, tutti i mali del sindacato non potevano non ripercuotersi di riflesso anche su chi ha sempre svolto la propria missione con onestà e dedizione.

 

Tanto tuonò che piovve!

La deriva dell’Unione Generale del Lavoro, che andiamo da tempo denunciando da queste colonne, pare essere giunta ad un punto di non ritorno. Un tragico epilogo da resa dei conti che potrebbe nel tempo minacciare la stessa sopravvivenza della ex Cisnal.

 

Mercoledì 19 giugno, infatti, Paola Saraceni (foto), responsabile del dipartimento confederale del pubblico impiego, che raggruppa i lavoratori dei Beni Culturali, dell’Interno, del Lavoro, della Difesa, delle Politiche Agricole, dell’Ambiente, delle Infrastrutture, dei Trasporti e dello Sviluppo Economico, ha passato il Rubicone e ha tagliato definitivamente i ponti con il suo (ormai ex) sindacato.

 

Dall’alto della sua esperienza e della sua specchiata ultratrentennale attività sindacale la battagliera protagonista della traumatica rottura accusa senza mezzi termini l’attuale apparatchnik di Via Margutta di aver abbandonato la lotta sindacale e ogni principio di democrazia, calpestando il diritto sacrosanto alla pluralità d’espressione e al dissenso interno.

 

Troppe e non più tollerabili, aggiungiamo noi, le "distrazioni" personalistiche ad uso carrieristico-politico all’interno del sindacato o i crescenti scandali che ne hanno minato l’immagine e la credibilità (uffici del sindacato sgomberati e messi a disposizione delle "necessità" politiche dell’On. Polverini, candidature politiche di parenti e amici "sostenute" dal sindacato, cassa integrazione per i dipendenti, pignoramenti dei conti del sindacato per oscure guerre intestine e coinvolgimenti imbarazzanti in episodi truffaldini, come la vicenda dell’Enas croata).

Insomma, scoperchiato il vaso di Pandora, tutti i mali del sindacato non potevano non ripercuotersi di riflesso anche su chi ha sempre svolto la propria missione con onestà e dedizione.

 

Molti di loro non ci stanno più e se ne vanno sbattendo senza remore la porta in faccia a chi a Via Margutta parla e capisce solo il burocratese, a chi si è genuflesso e continua la sua proskỳnesis senza riserve ai vari governi delle banche e della miseria, a chi ha fatto della ex Cisnal l’umile inserviente della Banda Bassotti confederale.

 

Siamo riusciti a contattare la sig.ra Saraceni, la quale ha accettato gentilmente di rispondere ad alcune domande.

 

Sig.ra Saraceni, vuole raccontare ai lettori di Rinascita che cosa l’ha spinta principalmente ad abbandonare il suo sindacato? "Come avrà sicuramente letto nel comunicato stampa il mio impegno ormai ultratrentennale nel sindacato ha conosciuto diverse vicende e fasi alterne, ma è sempre stato caratterizzato, e sottolineo sempre, da alcuni riferimenti costanti che mi hanno indicato la via in tutti i momenti, anche in quelli più difficili e turbolenti. Mi riferisco alla libertà di pensiero e di azione, a quel poter esprimere con le parole e trasformare con i fatti, quei principi di democrazia, di giustizia, di rispetto delle regole, tutto sempre e comunque nell’interesse primario ed assoluto dei lavoratori, dei loro diritti."

 

Dunque, se abbiamo ben compreso, lei dice che non vi è più possibilità di dialogo all’interno del sindacato e che l’attività sindacale in categoria è continuamente stoppata dall’alto? "Esatto. Quando la mia libertà di espressione e, soprattutto, di azione, è stata messa in discussione, compressa, limitata e, alla fine, annientata, ho sempre urlato il mio disappunto, ho sempre difeso con le unghie e con i denti la possibilità di portare avanti le richieste e le battaglie dei lavoratori. Oggi, nell’organizzazione di cui ho fatto parte per oltre 8 anni, non mi è più consentito agire, non mi è più possibile portare avanti quell’azione continua, incessante, martellante che è indispensabile per riaprire la stagione della contrattazione, brutalmente soppressa dagli ultimi governi, per restituire ai pubblici dipendenti salari decorosi e dignitosi, che l’inflazione ed il blocco dei rinnovi contrattuali stanno erodendo inesorabilmente".

 

Sulla rappresentatività sindacale nel comparto del pubblico impiego è noto che l’Ugl è stata a lungo assente. Cosa ci può dire a riguardo? "Per la prima volta nella sua storia L’Ugl ha raggiunto, grazie al mio lavoro "porta a porta" e al prezioso contributo di tutti i lavoratori che mi hanno dato fiducia, la rappresentatività nella Confederazione. Ho lottato e combattuto anni per ottenere quella rappresentatività, che doveva consentirci di sedere ai tavoli per tradurre in azioni le nostre idee, ma a quei tavoli non mi sono mai potuta sedere. Le faccio l’esempio del rilancio del nuovo ordinamento professionale del personale giudiziario, a cui mi stavo dedicando con passione su mandato dei lavoratori. Ebbene il mio impegno e la mia tenacia nel marcare stretto chi di dovere sono stati ripagati con la mia ‘rimozione’ dall’incarico poiché ‘troppo impegnata’ a scrivere al Ministro competente".

 

Per concludere, quale dovrebbe essere secondo lei la politica vincente di un sindacato che si rispetti in questo frangente storico così complesso, dove il tentativo di cancellazione dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori pare sempre più concretizzarsi? "In questo momento storico così difficile per l’intero Paese e per i lavoratori pubblici in particolare, c’è urgente bisogno di un sindacato d’assalto, pronto a lottare su tutto, con tenacia, impegno e passione. Tutto questo all’interno dell’Ugl non è più possibile, ma ritengo lo sia invece in un sindacato autonomo come la Cisal, lontano dalle logiche partitiche, nel quale mi impegnerò in prima persona con la speranza di poter cambiare le cose".

 

Se è vero, come recita l’antico proverbio, che tutti i nodi vengono al pettine, questi dell’Ugl paiono proprio essere dei nodi scorsoi.

 

Parallelamente al declino dei suoi referenti politici - dal vecchio e vivaddio defunto Msi all’altrettanto trapassata, magno cum gaudio, Alleanza Nazionale - anche l’ex Cisnal parrebbe imboccare il viale del tramonto (altre defezioni si annunciano a breve). E a decretarne il crepuscolo non sono i "concorrenti" ma i suoi stessi rappresentanti sindacali, quelli che dedicano la loro attività al sindacato e non alla ricerca di posti al sole nel caravanserraglio della politica politicante italiota, e i lavoratori che li sostengono perché si sentono rappresentati dalle persone a cui danno la loro fiducia e non dalle sigle.

 

Insomma quanto osservammo tempo fa parafrasando lo spot della Cei sulla destinazione dell’8 per mille (vedi Rinascita del 22 maggio, p. 4) pare abbia avuto riscontro nelle defezioni eccellenti di questi giorni.

 

Alla domanda "chiediamolo direttamente a loro" i rappresentanti Ugl hanno coralmente risposto assieme ai lavoratori che rappresentano: "Oggi una seria attività sindacale all’interno dell’Ugl a tutela dei lavoratori non è più fattibile".

 

Più chiaro di così!

 

Fonte: www.rinascita.eu

 

22/06/2013


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