ALZO ZERO 2013

 

L’inutilità del programma dei caccia F-35 (Parte prima)

 

di Davide Caluppi (*)

 

Viaggio in due puntate sull’ormai famoso programma F-35, e dell’acquisto da parte dell’Italia di ben 131 cacciabombardieri statunitensi F-35 della società americana Lockheed Martin

Il Joint Strike Fighter F35 è un cacciabombardiere di quinta generazione con capacità di trasporto di ordigni nucleari ed ottimizzato per il ruolo aria terra. È un aereo con caratteristiche stealth, cioè bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar e net-centriche, cioè in grado di interagire con tutti i sistemi di comunicazione, informazione e scambio dati a disposizione sul luogo del conflitto. Il velivolo sarà prodotto in tre versioni: F35A a decollo convenzionale (CTOL); F35B a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL) per portaerei con ponte adatto; F35C per portaerei con catapulte (CATOBAR).

Il progetto è realizzato dagli Stati Uniti in collaborazione con altri 8 pesi partner, eccone la situazione attuale a livello internazionale

 

Nazione

Livello

Investimento sviluppo

Velivoli previsti

Situazione attuale

Usa

 

 

2443

(1)

Regno Unito

1

10%

138

Decisione dopo Defence and Security Review (2)

Italia

2

3,9%

131

Il 15.2.2012 annunciato taglio 41 velivoli (3)

Paesi Bassi

2

3,9%

85

Dopo votazione contraria in Parlamento programma in ripensamento (4)

Australia

3

1-2%

100

Deciso acquisto altri 24 Boeing Super Hornet (5)

Canada

3

1-2%

80

Sospeso in attesa di reale valutazione costi (6)

Turchia

3

1-2%

100

Rinviato l’acquisto dei primi 2 F35 (7)

Norvegia

3

1-2%

48

Ha minacciato di ripensare le sue scelte (8) rientrato dopo accordo su missili

Danimarca

3

1-2%

48

Ha riaperto la gara di acquisto (9)

TOTALI

 

 

3173

 

 

(1) Il Pentagono pur riscontrando alto numero di problemi (per costi e disguidi tecnici) sta continuando ad accordare a Lockheed Martin contratti con aumenti di remunerazione

(2) La decisione del numero di velivoli acquistati dalla Gran Bretagna sarà definita con il Defence and Security Review, nel 2015. Alcune voci parlano di 48 velivoli, anche se ancora non è neanche chiaro di quale versione.

(3) Il 15.2.2012 il Ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola ha annunciato in Parlamento un taglio di 41 velivoli, portando la necessità a 90 F35.

(4) L’Olanda ha avviato un’inchiesta parlamentare (dopo un massiccio voto contro il progetto) ed ha annunciato di prendere una decisione definitiva dopo l’esito di valutazioni operative ed economiche.

(5) Questa scelta indica la decisione non mantenere l’F35 come piattaforma esclusiva, ma come elemento mixabile con altri velivoli.

(6) Sospesa la gara per l’acquisizione del nuovo caccia: si dovranno fare ulteriori valutazioni e nel caso il Canada sceglierà un altro velivolo; il tutto nasce dalla polemica per le omissioni sui costi del Governo: uno studio indipendente (Kpmg) ha confermato quanto già sottolineato da entità di controllo pubbliche, stabilendo il costo in 40 anni di oltre 45 miliardi di dollari, tre volte le previsioni governative;

(7) Per problemi di costi e capacità tecniche la Turchia ha rinviato l’acquisto dei primi due F35 congelando di fatto la propria scelta.

(8) La Norvegia ha minacciato di ripensare le sue scelte se gli StatiUniti non danno garanzie sulla partecipazione all’integrazione sul velivolo del missile da crociera Kongsberg Joint Strike Missile.

(9) La Danimarca ha riaperto la gara per decidere quale aereo prendere tra l’F35, il Super Hornet, ed altri modelli. La decisione avverrà alla fine del 2015.

 

Le fasi previste del progetto sono 5

 

* CDP Concept Demonstration Phase dal 1996 al 2001;

* SDD System Development and Demonstration dal 2002 al 2010;

* PSFD Production Sustainment and Follow–on Development a partire dal 2008;

* LRIP Low-Rate Initial Production, produzione a basso ritmo con inizio 2010 e conclusione 2016 ma sicuramente in ritardo

* FRIP Ful Rate Production, produzione a pieno regime, stimata a partire dal 2016.

 

Le criticità del programma F-35

 

Le maggiori critiche del programma sono da tempo evidenziate dal Government Accountability Office (GAO) e dallo stesso Pentagono. Si tratta principalmente dell’inarrestabile lievitare dei costi degli aerei, il ritardo nell’avanzamento del programma e di molti problemi tecnici riscontrati.

Anche altri Paesi hanno avviato loro controlli sul progetto, principalmente per monitorare i costi. L’Italia no! All’aumentare dei problemi da risolvere ne deriva specularmene un lievitare dei tempi, che per la prima volta hanno portato a sanzioni e multe verso Lockheed Martin (prime contractor del JSF) da parte del Pentagono. Contestualmente i problemi tecnici portano a continui abbassamenti anche degli standard operativi, il che mette in dubbio il raggiungimento di quelle capacità militari che hanno spinto le Forze Armate di molti paesi ad imbarcarsi nel programma.

 

La partecipazione dell’Italia al programma:

 

Le Forze Armate affermano che il progetto è indispensabile perché andrebbe a sostituire tre linee di velivoli: i Tornado, gli AMX e gli AV-8 B per un totale di 160 velivoli che nell’arco dei prossimi 15 anni usciranno dal servizio, da notare come in molte comunicazioni anche ufficiali si esagerava questa prevista sostituzione sostenendo che i caccia da rimpiazzare erano oltre 250. Quello che la nostra Difesa non è mai stata in grado di giustificare (se non con un tautologico “indispensabili”) è perché si sia scelto proprio l’F35 e non è mai stata chiarita la relazione con i 90 caccia intercettori Eurofighter che già possediamo. Il primo a Parlare di F35 in Italia fu il Ministro della Difesa Beniamino Andreatta. L’Italia ha aderito da subito al progetto dal 1998. Dopo il parere favorevole delle Commissioni Difesa della Camera e del Senato del 9 e 15 dicembre 1998 l’Italia ha aderito come partner informato alla fase CDP con un contributo di 10 milioni di dollari. Confermato il parere positivo delle due Commissioni, ma con osservazioni, nel giugno 2002 il nostro Paese aderisce alla fase SDD impegnandosi con 1.028 milioni di dollari (1.190 milioni di euro dell’epoca). Il 7 febbraio 2007 l’Italia ha sottoscritto il Memorandum of Understanding (MoU) relativo alla fase PSFD con un impegno finanziario di 904 milioni di dollari. Il MoU contiene un impegno di acquisto indicativo di 131 velivoli, dei quali 69 nella versione CTOL e 62 nella versione STOVL. L’8 aprile 2009 le Commissioni Difesa di Camera e Senato esprimono parere favorevole con condizioni la prima e osservazioni la seconda sul programma del Governo, che prevede anche la realizzazione presso l’aeroporto militare di Cameri (NO) di una linea di assemblaggio finale e di verifica (FACO) per un costo di oltre 800 milioni di euro.

Le condizioni poste dalla commissione Difesa della Camera sono:

- la conclusione di accordi industriali e governativi che consentano un ritorno industriale per l’Italia proporzionale alla sua partecipazione finanziaria anche al fine di tutelare i livelli occupazionali;

- la fruizione da parte dell’Italia dei risultati delle attività di ricerca relative al programma;

- la preventiva individuazione di adeguate risorse finanziarie che non incidano sugli stanziamenti destinati ad assicurare l’efficienza della componente terrestre e, più in generale, dell’intero strumento militare.

La Commissione ha inoltre chiesto che il Governo renda comunicazioni sugli sviluppi del programma con cadenza annuale. Si tratta di condizioni in parte già richieste da precedenti riunioni parlamentari e mai soddisfatte nella realtà. Sul punto 3 poi, è bene ricordare che il Parlamento ha approvato l’11 dicembre 2012 una delega al Governo che prevede un taglio 30.000 militari e il 30% delle strutture, portando i risparmi conseguiti sull’investimento, in particolare sull’F35, asse portante della nuova strategia militare voluta dal Ministro Ammiraglio Di Paola per il nostro Paese.  L’Italia ha giustificato la sua adesione al programma sia perché la sua produzione creerebbe posti di lavoro con alto contenuto tecnologico, sia per il fatto che rappresenterebbe un aereo di quinta generazione con una interoperabilità integrata.Ma per quanto si possa sostenere che l’F-35 sarà l’aereo del futuro, la sua elettronica sarà superata nel momento in cui entrerà in servizio (e gli aggiornamenti saranno costosi), sull'interoperabilità con le forze statunitensi, la NATO ha sempre affermato che non esiste solo un tipo di aereo o nave o fucile e, rispetto alla redditività del programma, essere partner dà solo il diritto di competere per i contratti senza alcuna garanzia. E’ Lockheed Martin a decidere di subappaltare al miglior offerente e al miglior tasso di cambio, ma non solo, le aziende che investono per un contratto ottenuto, non hanno alcuna garanzia di rinnovamento dello stesso. L'Italia, il secondo più grande partner straniero, ha ottenuto il diritto di istituire, a proprie spese, lo stabilimento FACO presso la base militare di Cameri, ma ciò non le dà alcun privilegio speciale quando si tratta di fare offerte per il lavoro di produzione.

 

Fonte: campagna “Taglia le ali alle armi”, www.disarmo.org  

 

(*) Agenzia Stampa Italia

 

03/07/2013


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