ALZO ZERO 2014

 

Multinazionali: Nigeria, disastro ambientale e furti di petrolio

 

di Giacomo Dolzani

 

╚ stato temporaneamente interrotto il flusso di petrolio tramite uno dei principali oleodotti della Nigeria, il Nembe Creek Trunkline, di proprietÓ della multinazionale anglo olandese Shell; la decisione Ŕ stata comunicata alla stampa dal portavoce della compagnia, Precious Okolobo, il quale ha spiegato che questa misura si Ŕ resa necessaria per garantire la sicurezza dell'impianto in seguito al sabotaggio di un tratto di tubazione da parte di alcuni ladri di petrolio, Okolobo ha poi aggiunto che "i nostri ingegneri sono giÓ al lavoro per riparare i punti danneggiati e contiamo di risolvere al pi¨ presto il problema".

 

L'azienda, che nel 2010 ha speso oltre un miliardo di dollari per sostituire gran parte dell'impianto, non ha fornito dati precisi a riguardo di quale sia la diminuzione di portata della tubazione, le stime per˛ parlano di un calo di circa 95mila barili al giorno.

 

Il Nembe Creek Ŕ uno degli oleodotti principali della regione del Delta del Niger, trasporta quotidianamente a pieno regime oltre 150mila barili di greggio e collega, con i suoi 97km di lunghezza, il campo di Nembe Creek con la costa atlantica della Nigeria, attraversando paludi e zone accidentate, cosa che spesso permette ai ladri di petrolio di agire indisturbati, installando rudimentali allacci clandestini, i quali causano inevitabilmente incidenti e perdite difficili da individuare e bloccare.

 

Queste fuoriuscite di greggio sono infatti una delle principali cause di inquinamento delle acque e del terreno di un'area vastissima della Nigeria meridionale ed hanno portato ad un disastro ambientale di dimensioni colossali; la rete di tubazioni installata dalle varie compagnie petrolifere Ŕ infatti estesa decine di migliaia di chilometri, distribuita su un'area vastissima, ed Ŕ praticamente impossibile da tenere sotto controllo per tutta la sua lunghezza infatti, nel 2009 le Nazioni Unite (Office on Drugs and Crime) hanno stimato in 150mila barili al giorno la mole di petrolio trafugato; i dati diffusi dal governo nigeriano hanno inoltre parlato, per i soli primi sei mesi del 2012, di oltre 400mila barili fatti fuoriuscire quotidianamente dalle tubature con allacci abusivi.

 

Questo fenomeno, secondo le stime del governo di Abuja, costerebbe allo stato africano, che con 2.45 milioni di barili al giorno Ŕ il primo produttore di petrolio del continente, circa 6 miliardi di dollari ogni anno; la Nigeria infatti, in collaborazione con le aziende interessate, sta portando avanti una lotta senza quartiere non solo ai ladri di greggio ma anche ai gruppi di ribelli armati, come i guerriglieri del Mend (Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger), che spesso, per portare all'attenzione dei media internazionali i problemi degli abitanti della regione, si sono resi protagonisti di rapimenti di operai impiegati negli impianti di estrazione.

 

02/03/2014


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