ALZO ZERO 2014

L'UGL veste Prada

 

di Giannino Stoppani

 

La Guardia di Finanza perquisisce le sedi romane del sindacato e l’abitazione del segretario Centrella

 

Fummo sin troppo facili profeti quando, nel lontano 2006, lanciammo il sasso nello stagno della ex Cisnal. Era l’anno dell’incoronazione di Renata Polverini a Segretario Generale del sindacato nella memorabile kermesse di febbraio al palazzo dei congressi dell’Eur.

 

È da quella data, infatti, che iniziò la "svolta" che avrebbe lentamente e inesorabilmente condotto la confederazione sindacale destrista verso un’ineluttabile china, fino all’ignominioso epilogo odierno. In decine di nostri articoli pubblicati su queste colonne, a partire per l’appunto dalla grande rinuncia da Segretario Generale di Stefano Cetica, a favore della sua inseparabile compagna d’avventure sindacal-politicanti, denunciammo senza riserve le sconcezze sindacali ripetute nel corso degli anni a danno dei lavoratori e dei pensionati italiani. Divenuta ben presto stampella di Cgil, Cisl e Uil e dei vari governi centro-destri-sinistri e pseudo tecnici, l’UGL sembrò riassumere le sue politiche sindacali e i suoi obiettivi strategici nella formula: Salvaguardare ad ogni costo la mangiatoia concertativa e dedicarsi anima e corpo alla promozione delle carriere politiche di alcuni suoi dirigenti, Polverini in testa, prostrandosi supinamente al pensiero unico dominante.

 

Si passò, così, con estrema disinvoltura, dall’uso strumentale del sindacato a fini esclusivamente elettorali, alle vergognose manifestazioni politiche filo "Usraeliane", bandiere al vento fianco a fianco dei peggiori sionisti nostrani (persino con tanto di ripetuti viaggi turistici in quel d’Israele e dichiarazioni d’amore ad associazioni come il BeithWizo o l’AdeiWizo), ora contro l’Iran, ora addirittura contro la Cina, ora a sostegno di sciagurate e demenziali politiche immigratorie. "Cheek to cheek" con i rappresentanti di Caritas, Comunità di S. Egidio, Comunità Rom e clerico-questuanti vari, tutti assieme appassionatamente, dietro il paravento, politicamente ipercorretto, di fantomatici afflati solidaristici, di fratellanza e d’integrazione, a mungere la pingue vacca dei finanziamenti pubblici e a vaniloquiare su insussistenti discriminazioni e visionari razzismi. Dal finanziamento di "convention" elettorali (rigorosamente con pecunia sindacale e fatte passare come manifestazioni sindacali a sostegno delle candidature degli amici dell’UGL) al generoso appannaggio economico corrisposto allo staff dei fedelissimi, sempre pronti a votare, all’occorrenza, la fiducia al segretario di turno. E che dire, poi, di taluni intrecci societari e affarucci immobiliari, riconducibili a personaggi marguttiani, ripetutamente rimbalzati sulla stampa nazionale, Rinascita quotidiano per prima?

 

Poi, finalmente, venne il tempo della raccolta. I frutti di scambio di quelle politiche sindacali rinunciatarie e virtuali – vale a dire accordi a perdere per lavoratori e pensionati, patti a senso unico pro aziendali e pro governativi, frequentazione dei salotti buoni e comparsate a gogò sui media di regime, ripudio dei principi del sindacalismo nazionale - furono la riscossione delle rendite elettorali: poltrone regionali, provinciali, comunali, parlamentari, incarichi ben retribuiti in enti pubblici e privati, nelle municipalizzate, nel parastato, posti di lavoro ad intimi e parenti, etc.

 

Il trampolino di lancio sindacale aveva funzionato alla perfezione. Ce n’era, infatti, per tutti: dai vertici ai più umili e fedeli gregari piazzati soprattutto nei posti chiave dell’apparato parassitario pubblico. Basti pensare, a mo’ d’esempio, che l’inutile carrozzone del CNEL corrisponde al sig. Centrella, in qualità di consigliere (mah!), un importo lordo annuo di oltre 25mila euro, più annessi e connessi (indennità, rimborsi spese per fantomatiche missioni, etc.). E quanto sia proficuo e indispensabile ai fini propositivi in materia di lavoro tale dispendioso e inutile pachiderma basterebbe spulciare l’organigramma per organizzazione di categoria alla voce UGL, pubblicato sul sito del CNEL. A quanto ci risulta molti dei nominativi dei responsabili di federazione designati dalla UGL che ivi appaiono o sono deceduti ormai da anni, o hanno rassegnato le proprie dimissioni dal sindacato sbattendo la porta, oppure sono in tutt’altre faccende affaccendati, come nel caso dell’onnipresente signora Polverini, che risulta ancora responsabile della Sicurezza Civile e dei Servizi Privati.

 

La signora Polverini, appunto. Che dalla guida della Regione Lazio passerà, dopo l’infamante scandalo Fiorito-Batman, allo scranno parlamentare in quota Forza Italia, tenendo allo stesso tempo ancora saldamente in pugno le redini di comando del sindacato, grazie alla devozione del suo proconsole avellinese finito ora sotto inchiesta della magistratura. Fu lei, infatti, a imporlo come suo successore alla guida dell’UGL. Una mossa strategica volta alla continuità della gestione amministrativa e finanziaria del sindacato, nella totale acquiescenza di una dirigenza interna molto sensibile al vecchio adagio del do ut des.

 

Ora però sembrerebbe che, dagli ultimi avvenimenti, qualcosa stia scricchiolando all’interno della gaudente confederazione.

 

È di questi giorni il trasloco della sede confederale dallo storico palazzetto di Via Margutta a Via delle Botteghe Oscure 54. I tagli draconiani al bilancio, che a quanto pare farebbe acqua da tutte le parti, e gli alti costi di gestione della vecchia sede hanno imposto, infatti, una scelta ineluttabile. Nell’edificio di Via delle Botteghe Oscure, già occupato da qualche tempo, al primo piano, dal CAF e da altri uffici periferici della UGL, poi fatti in buona parte sgomberare in tutta fretta per lasciare posto, guarda caso, all’ufficio politico dell’On. Renata Polverini, sta in fase di ultimazione, al secondo piano, ex sede Abi (Associazione di Categoria delle Banche), il trasferimento di tutti gli uffici della Confederazione. I conti col bilancio in rosso sembra però li stiano facendo principalmente i lavoratori dipendenti del sindacato stesso, molti dei quali finiti in cassa integrazione o da mesi in attesa di percepire le proprie spettanze.

 

A partire dall’inchiesta dello scorso febbraio sul finanziamento illecito ai partiti, in cui sono incappati l’ex sindaco di Roma Alemanno e l’on. Polverini, la magistratura sembra ora finalmente decisa a muoversi a tutto campo. Questa volta l’indagine coinvolge direttamente l’Unione Generale del Lavoro nella persona del suo segretario. Le accuse sono gravissime: Associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita aggravata dei fondi del sindacato. In altri termini, stando agli inquirenti, il Centrella, assieme alla moglie, Patrizia Lepore, e alla coordinatrice della segreteria generale, Laura De Rosa, avrebbe sottratto all’UGL oltre 590 mila euro a partire dal 2010, anno di inizio del suo proconsolato. Il novello Batman campano che, come ricordammo in un articolo del febbraio 2012 beneficiava anche di una scorta di Stato, avrebbe effettuato prelievi in contanti ad libitum, versati poi su propri conti correnti o della moglie. Sempre secondo le accuse dei magistrati, l’ex metalmeccanico avrebbe inoltre ripetutamente effettuato ricariche su ben 37 carte di credito utilizzate per spese personali (vestiti, orologi e quant’altro).

 

"Pronto a lasciare" è stata la sua prima reazione alla bufera che si è abbattuta sull’ormai agonizzante sindacato, oltre ad una immancabile difesa a oltranza del proprio operato. Dimissioni che non sono però fino ad oggi ancora arrivate. Anzi la cerchia dei fedelissimi gli ha persino rinnovato la fiducia.

 

Nel frattempo la prevista manifestazione del 1 maggio che doveva tenersi a L’Aquila è stata in fretta e furia cassata e trasformata in pellegrinaggio [d’espiazione?] alla Chiesa aquilana di Santa Maria del Suffragio. Non è una nostra boutade ma il contenuto di una circolare del 17 aprile a firma del vice Segretario Generale Serafino Cabras, che giustifica la "ritirata" a causa "di sopraggiunti problemi logistici ed organizzativi connessi anche alla difficoltà, per diverse strutture territoriali, di reperire i pullman da utilizzare per l’occasione". Il tutto sarà comunque all’insegna del buonismo più struggente, così di moda nella cd. società civile. Infatti, subito dopo la funzione religiosa i nostri pellegrini si recheranno in visita all'orfanotrofio "Maria Ferrari", alla Casa dello Studente, dove non mancherà il consueto rituale della deposizione di una corona, e a un paio di Onlus.

 

La verità è che la paura fa novanta e, dopo la contestata mandrakata del Segretario Generale, i fischi ricevuti a piazza dei Signori a Verona per il 1 maggio dell’anno scorso sarebbero solo una dolce ninna nanna rispetto alle contestazioni che potrebbero levarsi da una piazza infuriata e stanca di essere presa per i fondelli da una genìa di parolai senza vergogna. Chissà quali sarebbero le reazioni dei tanti lavoratori e pensionati in difficoltà, dei precari, dei cassintegrati, degli esodati, dei disoccupati, di fronte a questi sedicenti rappresentanti dei lavoratori che sproloquiano di diritti e di tutele, di salari dignitosi e d’occupazione garantita, tradendo spudoratamente la fiducia di chi ha conferito loro mandato di rappresentanza.

 

Noi speriamo che la magistratura vada fino in fondo e non si fermi in superficie. La excusatio non petita proferita dal Centrella alla stampa: "La Polverini non c’entra niente" sarebbe invece a nostro giudizio un incentivo a indagare viepiù a 360 gradi, soprattutto in direzione di ipotizzabili presunti legami tra la fondazione politica Città Nuove di Renata Polverini e il sindacato di Botteghe Oscure.

 

Fare chiarezza e giungere alla verità, dopo che la pentola UGL è stata scoperchiata, è l’imperativo d’obbligo, in primis per la reputazione del sindacato stesso e per chi al suo interno continua ancora a svolgere il proprio lavoro in perfetta buona fede.

 

20/04/2014


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