ALZO ZERO 2015 

 

Stavolta davvero si va ala guerra? La BCE e il triangolo Putin - Merkel - Tsipras

 

di Claudio Moffa

 

Ho avuto un eccesso di ottimismo nel dire che il rischio guerra tra Russia e NATO non c’è? Forse: ho ripetuto a me stesso ‘siamo alle solite’, ma la Politica riuscirà a fermare il mostro, come nell’estate 2013 in Siria e come l’estate scorsa ancora in Ucraina. Adesso però le cose sono cambiate, e bisogna considerare tre fatti: la triangolazione Russia-Nato-Grecia; la questione del debito e della sovranità monetaria nel contenzioso che si è aperto tra l’UE-BCE e la Grecia, corteggiata da Mosca; e una coincidenza che riguarda un’altra guerra e la Merkel, come noto il premier europeo che frena più di tutti sull’escalation in Ucraina. In gioco, un punto di svolta cruciale che potrebbe fare precipitare la situazione: la consegna delle armi a Kiev. Con la ministra Pinotti che per fortuna dice no, ma contrastata dal ministro degli esteri Gentiloni che azzera il valore del nuovo incontro a quattro (Merkel, Hollande, Putin più Poroshenko) dichiarando irresponsabilmente, prima ancora che il quartetto si sieda al  tavolo della discussione, che “adesso sta a Mosca muoversi”.

 

Mettiamo assieme i tasselli: primo, la Merkel è il principale avversario di Tsipras, interessata sacerdotessa dei conti dell’UE e dei debiti da rispettare; Mosca, che sia per allentare la morsa ucraina o per l’occasione comunque ghiotta, apre a Atene, fino a inviare nella capitale greca il ministro della difesa. La domanda dunque è: la Merkel, che già nel gennaio 2012 aveva manifestato chiari istinti colonialisti dichiarando la volontà di ‘commissariare’ la Grecia (http://www.liberoquotidiano.it /news/esteri/921876/La-Merkel-dittatore-dell-Ue-.html), cambierà posizione o si farà sconfiggere con olimpica indifferenza, se Putin non molla, non in Ucraina, ma in Grecia?

 

Secondo fatto: il caso Tsipras non è di poco conto, perché investe uno dei momenti focali della nostra epoca, un nodo non solo economico ma anche geopolitico. Se Tsipras esce dall’UE e Atene torna a stampare moneta, o se solo continua ad agitare questo spettro per trattare da posizioni di forza con Draghi, l’ipotesi guerra si fa più concreta. Dietro le primavere arabe c’è stato anche il fattore banche, e dietro la guerra di Libia il dinaro d’oro africano (Ellen Brown, il sottoscritto e altri). La stessa seconda guerra mondiale scoppiò meno di tre mesi dopo la nazionalizzazione della Banca centrale tedesca (Legge sulla Reichsbank del 15 giugno 1939): questa cronologia nulla toglie alla questione dei crimini nazisti, ma è inquietante il possibile meccanismo causa-effetto. La dimensione finanziaria e bancaria della Storia è spesso se non sempre occultata, eppure, a ben vedere è chiarissima la sua centralità ad ogni tornante epocale, in certe scelte che ‘fanno’ la storia.

 

Emanuela Irace intervista Claudio Moffa

 

E dunque: i contatti Mosca-Atene, in combinazione con la rivendicazione dichiarata di Tsipras della sovranità della Grecia, sono fatti che spingono alla guerra non solo l’Occidente in generale, ma anche il suo cuore economico, la BCE. E questo anche senza contare l’interesse del “piccolo” Stato d’Israele, che tanto piccolo non è visto che Netanyahu  ha ammazzato 2000 palestinesi in pochi giorni  l’estate scorsa, e tutti zitti e mosca.

 

Infine la coincidenza: la Merkel ha già visto scoppiare una guerra senza averla voluta, e l’ha ‘contemplata’ con olimpica o pilatesca indifferenza. Il 19 marzo 2011 la cancelliera tedesca si trovava infatti a Parigi su invito di Sarkozy  per “decidere” come applicare la risoluzione sulla no fly zone  decisa da un Consiglio di Sicurezza a cui partecipava una Russia monca di Putin perché guidata dal Presidente Medvedev. Lei e Berlusconi provarono a fare opposizione, dicono le cronache. Ma il presidente francese, grande alleato di Israele e lui stesso “espion du Mossad” (Le Figaro) , scatenò la sua aviazione mentre ancora era in corso il vertice. Scoppiò così, tre volte illegittima (uso disinvolto della no fly zone, golpe di Sarkozy, NATO esecutrice della risoluzione ONU) la guerra culminata nel linciaggio di Gheddafi.

 

Oggi potrebbe profilarsi uno scenario simile, con due differenze, una a vantaggio della pace e l’altra di una guerra dalle terribili conseguenze: a vantaggio della pace potrebbe stare l’interesse geopolitico della Germania a una stabilità sui suoi confini orientali, che non mettano a rischio la sua espansione economica verso l’Est fin da tempi del crollo del muro di Berlino. L’assedio NATO confligge con l’economia tedesca? La seconda differenza è che la Russia non è la Libia, e Putin non è Gheddafi: la reazione di Putin sarà giustamente durissima – la NATO ai suoi confini, opzione pazzesca dell’oltranzismo occidentale -  ma la conseguenza delle provocazioni occidentali e ucraine, sarà un conflitto che assomiglierà davvero all’inizio di una terza guerra mondiale: non subito forse, il primo passo è la consegna di armi ai golpisti Kiev, non solo dichiarata ma fattuale, ma nei prossimi mesi con maggiore certezza che in passato. Occorre un forte atto di coraggio e chiarezza di idee nei paesi occidentali per scongiurare il pericolo.

 

29/03/2015


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