ALZO ZERO 2015 

 

Lettera del ministro degli Affari esteri iraniano al segretario generale dell’Onu Zarif: l’Iran è preoccupato per le manifestazioni di Islamofobia

 

Il ministro degli Affari Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in una lettera destinata al segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha espresso profonda preoccupazione per la diffusione dell’Islamofobia e delle sue inquietanti manifestazioni in tutto il mondo.

L’intero testo della lettera, che risale al 29 gennaio, ha in allegato il messaggio, che risale al 21 gennaio, dell’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, leader della Repubblica Islamica Iraniana, rivolto ai giovani dell’Europa e del nord e recita:

 

“Nel nome di Dio, il clemente, il misericordioso,

Eccellenza, vorrei attirare la Sua cortese attenzione verso le manifestazioni piuttosto inquietanti e pervasive di Islamofobia, che si sono ulteriormente aggravate in seguito ai recenti attentati terroristici di Parigi. Le uccisioni ingiustificate da parte di membri del famigerato e violento gruppo terroristico – la cui ragione d’essere e il cui emergere come protagonista della nostra regione sono fatti ben noti a tutti – sono state condannate dai musulmani di tutto il mondo, in termini chiari ed inequivocabili, compresi i governi, le istituzioni e le autorità religiose, la società civile e le personalità di spicco. Il fatto che questi ricorsi alla violenza non occupino alcun posto nell’Islam e nei suoi insegnamenti, e tantomeno siano accettabili per i musulmani, non è in dubbio; nonostante la campagna dei responsabili promotori dell’Islamofobia cerchi di mostrare il contrario.

 

Il punto per noi, nella Repubblica Islamica, e nel mondo musulmano in generale, è il prevalere di un doppio standard quando entra in gioco la questione della proclamata difesa del principio universale della “libertà di espressione”. Potrebbe trovare interessante il fatto che nel 2008 ad un fumettista della stessa rivista è stato chiesto da parte dei suoi editori di scrivere una lettera in cui si scusava di tutto ciò che poteva essere percepito come anti-semita; ed è stato sommariamente licenziato per essersi rifiutato di farlo. Non è mai stato possibile vedere questo tipo di approccio o di decisione nel caso delle frequenti caricature frivole che diffamavano i musulmani e dissacravano i valori islamici che apparivano in quella rivista e in altre pubblicazioni simili in Europa, provocando un inasprimento della tensione con la comunità musulmana in Francia e nel mondo islamico. Come abbiamo mestamente notato, negli ultimi tempi, in varie società del mondo occidentale, gli ambienti politici o le singole personalità, i Media o il mondo virtuale, hanno apertamente attaccato i valori religiosi musulmani, sia in riferimento alla personalità del Profeta che al Corano o agli insegnamenti  e i valori islamici, e questo è diventata una pratica ormai all’ordine del giorno. Il pericoloso fenomeno inerente a ciò costituisce una seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale così come all’atmosfera fortemente bisognosa di relazioni umane e pacifiche sia tra stati che tra individui e al ricorso necessario al dialogo, alla comprensione e alla tolleranza tra le pluralità di comunità etniche, religiose e razziali del nostro mondo odierno.

Al di là delle immediate azioni necessarie a denunciare e condannare gli atti di violenza verbale e fisica l’Occidente, e l’Europa in particolare, necessita di intraprendere un esercizio unico di ricerca per sottolineare le ragioni per le quali un numero considerevole di individui e gruppi sposa delle ideologie estremiste e si impegni in atti di brutale terrore e atroce violenza, in Europa e in una scala più ampia, in Iraq e Siria, e spesso si tratta di europei di seconda generazione.

 

Questo fenomeno bizzarro e apparentemente inspiegabile non può essere una mera coincidenza, né può essere facilmente ignorato e nascosto sotto il tappeto; è parte integrante del panorama politico attuale europeo. Questo tradisce i segni di un profondo malessere socio-politico delle società in questione, specie nei confronti delle politiche messe in atto nei confronti delle minoranze musulmane, dei loro valori e delle loro santità.

 

Analisi recenti, indotte in larga misura dall’alto tasso di reclutamenti terroristici in Europa e Nord America, indicano un fallimento sistematico di queste società, che ha portato all’emarginazione, all’alienazione e alla privazione dei diritti di queste comunità e dei suoi membri, in particolare le seconde generazioni, nate, cresciute ed educate nelle società occidentali. È sconcertante ed egualmente spaventoso che i terroristi del Daesh, che decapitano civili innocenti e con depravata soddisfazione brandiscono le teste degli ostaggi uccisi, parlino lingue europee con accento nativo. Puntare il dito d’accusa verso gli altri, che siano stati musulmani o meno, da parte di alcuni governi le cui politiche e i cui politici possono essere considerati sgradevoli, o molto peggio, l’Islam come fede, anche se politicamente corretto a livello nazionale, di beneficio istantaneo o a breve termine, è semplicemente poco convincente ed incapace di affrontare seri problemi sia a livello societario che globale.

 

Scrivendo questa lettera, signor Segretario Generale, non voglio lamentare le ovvie manifestazioni di doppi standard o trovare delle colpe con politiche altamente sanzionate di questo o quel governo o società occidentale. Piuttosto vorrei condividere con lei questa preoccupazione per un obiettivo più serio. Considerando le capacità istituzionali delle Nazioni Unite, e come diplomatico multilaterale che crede ancora nel potenziale sostanziale dell’Organizzazione, tendo a rimanere fiducioso che l’ONU, le capacità e i suoi meccanismi possano essere sfruttati per una questione di grande impatto e riverbero internazionale. Due proposte iraniane, adottate dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul Dialogo tra le civiltà (A/Res/56/6) e sul Mondo contro la violenza e gli estremismi (WAVE) (A/Res/68/127) sono in grado di fornire un adeguato contesto istituzionale per tale sforzo. Di recente, in un messaggio che ho il privilegio di allegare, l’Ayatollah Khamenei ha assunto la guida nell’avviare un dialogo con i giovani in Occidente su questa fondamentale questione.

 

Credo fermamente che abbiamo un urgente bisogno di attingere alla nostra saggezza collettiva, a livello di tutta la comunità internazionale, per esplorare le modalità pratiche e mezzi utili al riguardo.

In attesa di essere informato sulle sue iniziative di risoluzione e rimarcando la mia disponibilità per un ulteriore scambio di opinioni su questo argomento, mi permetta, Signor Segretario Generale, di assicurarla della mia più alta considerazione.

 

Javad Zarif

 

29 Gennaio 2015

 

29/03/2015


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