ALZO ZERO 2015 

 

Quel Maggiolino che farà crollare l'Europa

 

di  Marco Cedolin

 

Ho viaggiato per almeno 20 anni su una mezza dozzina di modelli Volkswagen, fino a quando un po' di anni fa dopo avere perso la mia fonte di reddito ho dovuto accontentarmi di una vecchia Jeep ormai prossima al suo ventesimo compleanno. Solo per questo, grazie al fatto di essere caduto in miseria, ho potuto salvarmi dall'onta di possedere una super macchina inquinante di quelle che hanno contribuito a far morire nel mondo solo l'anno scorso 8 milioni di persone, per avere respirato aria malsana. Naturalmente non solo dai tubi di scappamento delle auto Volkswagen, ma anche da quello delle BMW, delle Fiat, delle Mazda, delle Toyota, delle Chrysler, delle Ford, delle Renault, delle Daewoo, delle Ferrari, delle Peugeot e di molte altre. Naturalmente non solamente dai tubi di scappamento delle automobili, delle moto, dei furgoni, dei TIR e degli autobus, ma anche dai camini degli inceneritori di rifiuti, delle acciaierie, dei cementifici, delle centrali a carbone e di qualsiasi processo industriale inquinante contribuisca al mito della crescita e dello sviluppo.....

 

Senza dimenticare i camini delle nostre case, dove "è piacevole" stare in camicia anche durante l'inverno, mentre fuori nevica e fa freddo.

 

Ma non divaghiamo e torniamo alla Volkswagen e al pericolo che ho scampato. Dopo essere stata messa sotto accusa per avere "barato" sui test antinquinamento delle proprie auto diesel negli Stati Uniti, l'azienda tedesca sembra essere entrata in una sorta di "tempesta perfetta" dalla quale ben che vada uscirà con tutte le ossa rotte, magari pronta per essere acquistata proprio da qualche  grande industria automobilistica statunitense.

 

Dopo avere perso il suo amministratore delegato Martin Winterkorn (andato in pensione con una buonuscita milionaria) il colosso di Wolfsburg si sta apprestando a richiamare nei concessionari circa 11 milioni di autovetture e veicoli commerciali, per sostituire il software che avrebbe ingannato l'America. Con un costo stimato di 6,5 miliardi di dollari che secondo gli esperti potrebbe  lievitare fino a 20 miliardi nel caso l'azienda decida di fare un "buon lavoro". Ai quali si aggiungeranno le multe USA per la truffa, attualmente stimate in circa 18 milardi di dollari ed i costi del crollo del titolo in borsa che a breve verrà eliminato dal Dow Jones Sustainability Index che raggruppa le aziende attente alla sostenibilità. Unitamente al costo (difficilmente quantificabile) della distruzione di un marchio fra i più conosciuti ed apprezzati nel mondo ed alle miriade di class action che probabilmente verranno istruite contro Volkswagen nei prossimi mesi.

 

Insomma una vera e propria ecatombe per la casa del Maggiolino, un disatro così grave da preoccupare perfino Bankitalia che durante un'audizione al Parlamento è arrivata a dichiarare per bocca del vicedirettore generale Luigi Federico Signorini che il "dieselgate" potrebbe costituire un pericolo per la ripresa dell'intera Europa, ammesso che qualcuno creda ancora nelle possibilità di ripresa europee come Signorini sembra fare.

 

Da un lato rivaluto positivamente il mio essere caduto in miseria, comprendendo di averla scampata bella, dall'altro da inguaribile complottista non riesco a fare a meno di domandarmi come mai questo scandalo sia esploso proprio adesso? Come mai proprio contro la Volkswagen e negli Stati Uniti? Probabilmente nei prossimi mesi inizieranno a fiorire le risposte, ma sicuramente non dai tubi di scappamento delle auto, da lì trucchi o non trucchi esce sempre solamente la stessa cosa.

 

28/10/2015


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