ALZO ZERO 2015

 

SIRIA: Una guerra combattuta da altri entro i propri confini

 

di Amani Sadat

 

Dal 2011 in Siria divampa una guerra, scoppiata dapprima sull’onda delle proteste della primavera araba, e successivamente degenerata in un conflitto armato che fino ad oggi vede oltre duecento mila morti, milioni di sfollati, continui flussi di profughi-clandestini che arrivano in Europa e ingenti danni al patrimonio culturale e archeologico di una delle culle della civiltà umana.

 

La Nazione sta attraversando una delle peggiori crisi della storia, gruppi armati provenienti da altri stati la stanno devastando. L’esercito regolare siriano combatte per liberare il territorio dai terroristi che rispondono a "padrini" stranieri che ne indirizzano, quando non determinano, le mosse. La guerra è terribile, da qualunque lato la si guardi. La Siria ha bisogno di credere alla fine di questa guerra, una guerra combattuta contro la sua integrità territoriale all’interno dei propri confini.

 

Ma come è già accaduto in precedenza nello scacchiere del Vicino Oriente,anche la crisi in Siria è stata pianificata e provocata dall'esterno,in essa si scontrano anche e soprattutto gli interessi americani, sauditi, turchi e di conseguenza russi e iraniani.

 

Ma abbattere la Siria significa abbattere il più importante baluardo di difesa della democrazia nell’area e di difesa genuina della dignità del popolo arabo. La Siria è un Stato laico, prospero e tollerante in cui da sempre hanno convissuto pacificamente tutte le religioni e che fin dal 1948 ha difeso il diritto della Palestina ad avere un proprio stato. Un nazione in cui convivevano in pace da sempre popolazioni con credo religioso diverso. Musulmani, cristiani ed ebrei. A Latakia, grande città sul Mediterraneo, l'antica Laodicea, vi è persino un quartiere abitato da cristiani Armeni, che trovarono accoglienza quando la Turchia iniziò il genocidio armeno.

 

Per tutte queste ragioni la Siria è diventata il nemico principale di tutti i sionisti, dei sionisti che sono in Israele, negli Stati Uniti e in occidente e dei "sionisti" che sono in Arabia Saudita, Qatar e Turchia.

 

Questa guerra è interamente organizzata e sostenuta dagli Stati Uniti d’America e dalla Nato. Il 27 marzo 2013 il New York Times ha pubblicato un articolo rivelando il piano che era in atto già un anno e mezzo prima: l'esistenza di una rete internazionale, organizzata dalla Cia, attraverso cui arriva in Siria ai "ribelli", cioè bande di mercenari provenienti in gran parte dall’esterno, un flusso enorme di armi. Da appositi centri operativi, agenti della Cia provvedono all'acquisto delle armi con finanziamenti concessi principalmente da Arabia Saudita, Qatar e altre monarchie del Golfo e attraverso un gigantesco ponte aereo organizzano quindi il trasporto delle armi in Turchia e Giordania; le fanno infine arrivare, attraverso la frontiera, ai gruppi in Siria, già addestrati in appositi campi allestiti in territorio turco e giordano.

 

Il piano degli Stati Uniti è chiarissimo. Nella precedente crisi libica il governo russo aveva commesso un imperdonabile e gravissimo errore, lasciando alle Nazioni Unite la possibilità di varare una risoluzione Onu che apriva di fatto la strada all’offensiva aerea contro il governo libico. Questa volta invece le Nazioni Unite sono state fermate dal veto cinese e russo.

 

Di conseguenza oggi gli Stati Uniti hanno un progetto diverso, che non è un progetto di assalto analogo a quello eseguito in Libia, ma una marcia di distruzione progressiva della Siria. Un tentativo di demolizione sistematica tutte le loro possibilità di difesa, in primis con le sanzioni e in secondo luogo indebolendo sempre più l’esercito siriano e rafforzando in modo micidiale le capacità offensive del cosiddetto "esercito libero".

 

Contemporaneamente sul territorio siriano stanno agendo i servizi segreti di Israele, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Le esplosioni che vediamo avvenire ogni tanto nelle grandi città siriane non sono altro che l’azione dei servizi segreti terroristici occidentali. Ci saranno naturalmente dei manovali, pagati, ma coloro che confezionano le bombe sono sicuramente professionisti. Ma questa non è una novità, sappiamo benissimo che il terrorismo internazionale, il cosiddetto terrorismo di AlQaida è interamente finanziato e organizzato dagli Stati Uniti.

 

Ecco che l’esito, se dovesse riuscire, del tentativo di indebolire la Siria non sarà la costruzione di un altro stato siriano, ma sarà la frantumazione dello stato stesso con la consecutiva creazione di una serie di clan che si combatteranno l’un l’altro e che saranno di carattere etnico e soprattutto religioso. Anche qua gli interessi di Israele e Stati Uniti sono chiarissimi. Così come in Afghanistan, così come in Iraq, altrettanto è stato in Libia e così stanno tentando in Siria: A loro non interessa vincere, in nessuna di queste guerre hanno di fatto vinto. Il loro scopo è portare il caos. È sufficiente che dopo di loro resti il sangue, perché il disordine e il sangue renderanno Israele padrona indiscussa dell’area e apriranno in questo modo la strada per l’attacco contro l’Iran poiché la Siria rappresenta ora lo scalino finale per iniziare la guerra contro la Repubblica Islamica.

 

Mentre aumentano le vittime del conflitto, gli USA e l’Europa continuano a fare la voce grossa con Putin, ignorando la disponibilità, palesata dal leader russo, di creare una larga coalizione e combattere seriamente l’ISIS, cosa che la Russia sta già facendo in Siria.

 

Europa e Usa senza portare nessuna prova, hanno cercato di vendere nuove menzogne. Nel 2013 Bashar al Assad è stato accusato dell’uso di armi chimiche contro civili siriani. Ma come è già successo, le armi chimiche non sono altro che un tormentone mediatico da appiccicare alle future vittime da invadere e bombardare; Oggi è assodato come l’esercito siriano, che la Nato stava per bombardare se non fosse stata fermata dal veto alle NU, non ha mai usato armi chimiche contro la popolazione civile di Damasco. Il gas Sarin che ha ucciso centinaia di siriani è stato usato dai "ribelli", finanziati e protetti dall’Occidente.

 

Ancora una volta gli Stati Uniti si comportano da giustizieri internazionali, issando la bandiera dell’intervento umanitario, usando prove dubbie e violando le leggi internazionali. Hanno ripetutamente mentito, hanno mentito l’11 settembre, hanno mentito in Afghanistan e in Iraq e continuano a farlo.

 

La Russia in questo momento è l’unica nazione che agisce in base alla legge internazionale, perché è intervenuta su richiesta di un governo legittimo in carica, in difesa di uno stato sovrano che viene attaccato dall’esterno, da quella parte denominata ipocritamente "comunità internazionale". Si può dire quello che si vuole sul governo di Bashar al Assad, ma è il governo della Siria e queste sono le regole internazionali che funzionano o che dovrebbero funzionare. Il governo della Siria ha chiesto aiuto e la Russia in virtù di questa richiesta è lì. Nessun altro Stato ha questo diritto, tutti quelli che sorvolano il territorio della Siria in questo momento, salvo gli aerei e gli elicotteri russi, sono in una posizione illegale, che l’Onu avrebbe tutto il diritto se potesse e se volesse di condannare.

 

Dalla base Nato di Incirlik in Turchia si coordina l’intera guerra contro il governo siriano. Le truppe siriane combattono contro un esercito di ribelli, che entra ed esce a partire dal territorio turco e che è guidato in molti settori da ufficiali turchi.

 

Come si fa a costruire un esercito di oltre 50 mila uomini in meno di un anno, quello che chiamano "stato islamico", se non ci sono dietro miliardi di dollari pagati naturalmente dall’Arabia Saudita, e i servizi segreti arabo sauditi, così come quelli del Qatar e della Turchia non sono scollegati da quelli americani, sono semplicemente delle filiali della Cia.

 

La Siria è una nazione civile, colta, avanzata e tollerante, rappresenta e speriamo possa ancora rappresentare il principale solido avamposto che c’e nel Vicino Oriente. Prima dell’inizio delle ostilità vi erano non meno di un milione di iracheni in Siria, la quale sopportava nel silenzio generale un milione di rifugiati sul suo territorio. Questa rivolta che pure è iniziata con una parvenza di rivolta democratica e di opposizione sull’onda delle "primavere arabe", tale non lo è mai stata. Non è possibile parlare di pace in queste condizioni, ma sperare solo in una decisiva vittoria del Popolo siriano con l’appoggio militare e politico di Russia e Cina, le quali ritengono deleteria per gli equilibri geopolitici della Regione e per gli interessi strategici che riveste l’intera area, una sconfitta siriana.

 

Quasi nessuno ricorda che all’inizio delle "rivolte arabe" nella primavera del 2011 ci furono due ordini presidenziali del presidente Obama, equivalenti ad un decreto perché il potere del presidente americano in questo campo è molto alto. Uno riguardava la Libia e l’altro la Siria, dove non era ancora successo quasi nulla e questi due decreti, che sono la fotocopia l’uno dell’altro, dicevano esattamente così: "il governo libico - e subito dopo il governo siriano - costituiscono una minaccia economica e strategica alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America".Quindi basterebbe solo questo passaggio per leggere tutti gli eventi successivi in modo inequivocabile.

 

28/10/2015


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