ALZO ZERO 2015

 

Terrorismo tutta colpa dell’Islam? Oppure…

 

di Amani Salama

 

Per molti la nuova strage di Parigi sarebbe l’ennesima conferma di quello che titola Libero, “Bastardi islamici” o “questo è l’Islam”. Tutta la vita politica europea sarà sconvolta per lungo tempo e ora si può ricominciare a dare la responsabilità di quello che succede a oltre un miliardo di persone. Gli imprenditori della paura in tutta Europa non aspettavano altro per cominciare il loro proselitismo politico ambendo alla raccolta di consensi poiché Il potere delle parole è decisivo per la costruzione e il consolidamento del consenso sociale. E come potrebbero avere torto se viene generalizzato il problema e la colpa diventa di tutti indistintamente.

 

Ma l’Islam e la mitologia del Califfato sono tutte sovrastrutture, addobbi di una questione geopolitica molto precisa, il caos in cui è sprofondato il Medio Oriente con l’aiuto degli Stati Uniti e di un pezzo di Europa.

 

Se analizziamo quello che è il Medioriente oggi attraverso una rilettura della Storia, anche quella europea, scopriremo che, in alcuni periodi storici, quando è stata generalizzata la colpa a una etnia o gruppo religioso si sono aperti gli anni bui che sono terminati con i massacri di questi capri espiatori.

 

Per questo motivo indispensabile è inquadrare i fatti di Parigi, e coloro che si sono resi responsabili di questi fatti, all'interno di una cornice politica, geopolitica ed economica, e non religiosa. Tuttavia politici e giornalisti embedded ancora continuano a ripeterci incessantemente le stesse menzogne perché la menzogna è l’indiscussa protagonista del discorso pubblico contemporaneo.

 

Ed è solo l’inizio, la Russia con il suo intervento in Siria ha cambiato inevitabilmente il quadro politico mondiale. Il piano di ridisegnare la mappa del Medioriente a vantaggio dei detentori di energia è fallito miseramente, in un solo mese l’Isis è stata colpita duramente dai bombardamenti russi proprio dov’è nata. Dopo l'intervento russo più di un milione di siriani sono tornati a casa, ma la notizia del rimpatrio è stata completamente ignorata dai mass media occidentali.

 

Da Parigi comincia una nuova fase della storia europea, ora i suoi manovratori spostano l’offensiva in Europa. L’obbiettivo è chiarissimo terrorizzare il vecchio continente, costringerlo a vivere nella paura che è la più potente arma di controllo delle masse. "Dobbiamo essere pronti a cedere una parte delle nostre libertà" dice il procuratore nazionale antiterrorismo Franco Roberti.

 

Del resto l’airbus abbattuto qualche giorno fa nel Sinai in termini di sangue russo innocente equivale al massacro parigino, anzi più grande. Ma nella stampa internazionale è stato trattato come un lutto di secondo piano. Dal momento che il bersaglio è russo manca completamente quella cifra di commozione che invece abbiamo sempre visto in altri casi, quando sono state l’Europa o l’America ad essere colpite.

 

Ma l’attentato all’aereo russo è stato il primo attacco del secondo che è arrivato venerdì a Parigi. La Francia assieme alla Germania a quanto pare stavano cambiando rotta per uscire dal cappio americano in cui erano state imprigionate anche in Ucraina. Ed è evidente che quello che è successo ieri a Parigi sembra un chiaro avvertimento al governo di Hollande. Hollande ha reagito con parole dure: “Condurremo una guerra senza pietà”.

 

Ma le conclusioni non cambiano i manovratori sono sempre gli stessi, il sedicente “programma di lotta contro il terrorismo” di Washington in Iraq e in Siria consiste nel sostenere sottobanco i terroristi.

 

Il fanatismo islamico è solo un’attenuante che serve per trascinarci facilmente nella guerra contro l’Islam, ma non è dall’Islam che bisogna difendersi e non dimentichiamo che fino ad ora sono stati proprio gli islamici, Siriani, Iraniani e Curdi, a combattere l'Isis. Non è con l'estremismo islamico che si è costruito un esercito, quello dell’Isis, di 70 mila uomini. Ci vogliono risorse equivalenti a quelle di uno stato per creare una tale potenza, per formare decine di migliaia di combattenti, e per spedirli in ogni parte del mondo. La storia si ripete e lo scontro di civiltà è solo fumo negli occhi mentre la realtà è altrove, l’Isis è una realtà composita fatta di una parte di occidente, di servizi segreti vari e delle petromonarchie del Golfo che hanno ricchezze sterminate e che con il capitale finanziano e appoggiano l’Isis.

 

Assurdo, all’Isis sembrano non bastare i bombardamenti russi o le misteriose bombe degli Stati Uniti, che in un anno non hanno creato danni, e vogliono che anche la Francia ora si faccia avanti per bombardarli. E non solo la Francia, hanno minacciato tutti e il panico è arrivato anche nelle altre città europee Roma, Atene, Lisbona, Londra dove avevano cominciano a serpeggiare i movimenti popolari che non sono più d’accordo con la linea politica dei loro dirigenti e delle loro istituzioni europee. Abbiamo visto tutti benissimo, tre anni fa, le decine di fotografie scattate in Siria del senatore americano Mc Cain con al Baghdadi e altri leader terroristi dell’Isis e Al Nosra e Mc Cain non è un politico qualsiasi.

 

E non solo qualcuno aveva avvertito Parigi; Netanyahu lo scorso gennaio in un intervista alla tv francese aveva avvertito “se non si smette di criticare Israele e non si è solidali, allora questa peste di terrorismo verrà da voi".

 

Intanto la Francia ha cominciato a bombardare la Siria ma i lati oscuri di questa strage salteranno fuori come nel caso di tutti gli atti terroristici, non ultimo quello contro Charlie Hebdo.

 

Solo un giorno prima della strage di Parigi anche a Beirut sono morte 43 persone in un doppio attentato suicida dell’Isis mentre nel solo mese di ottobre, 714 iracheni sono morti in atti terroristici. In questi casi, troviamo però scarsa considerazione per queste vittime, per la loro morte e per la loro esistenza in mezzo alla morte, causata dalle guerre occidentali. Tutto ciò passa inosservato rispetto ai tragici eventi che hanno colpito Parigi venerdì scorso.

 

Questo nei paesi islamici, assieme alle guerre, è all’ordine del giorno, visto che le vittime sono soprattutto musulmane poiché in queste immense tragedie, la nazionalità, la cultura, la pelle, l’appartenenza geografica o religiosa contano zero. Queste sono tragedie umane che meriterebbero la stessa globale indignazione e la stessa ferma negazione di quanto azzera la vita umana in nome di una follia terroristica. Davanti a due casi contemporanei di terrorismo, per giunta della stessa matrice, le reazioni non sono comparabili sono estremamente opposte.

 

Bisogna fermare la mano di chi li finanzia e non cedere alla tentazione di dare la colpa alla religione o alla razza, di distogliere lo sguardo da aree di indagine più sostanziali.

 

Gli Usa e l’Europa ancora una volta fanno da paladine della giustizia, quando sappiamo benissimo che i Paesi occidentali hanno le loro responsabilità nei disastri politici e sociali di molte nazioni. L’importante è non dare tanta importanza alle guerre contro l’Iraq e più tardi in Libia e in Siria, guerre che hanno distrutto degli stati trasformandoli, come l’Afghanistan, in luoghi ideali per i jihadisti.

 

I bombardamenti della Nato hanno fatto aumentare il numero delle vittime di dieci volte, hanno distrutto la Libia. Il risultato è di aver fatto della Libia un campo di battaglia in cui sono morte più di 150 mila persone e dove hanno trovato terreno fertile gruppi tribali e fanatici di ogni sorta. Hanno gettare nel caos una nazione come la Libia che vantava uno dei livelli più alti di benessere dell'intera Africa.

 

Alla luce di tutto questo la Francia non tarda a bombardare la Siria. Ma probabilmente i guerriglieri dell’Isis avranno avuto tutto il tempo per scappare e i morti saranno civili. Ma anche la Francia, così come l’America di Obama, è ancora una volta in una situazione palesemente illegale in evidente violazione del diritto internazionale. Una strage, quella di Parigi, che sconvolgendo le coscienze ha giustificato e legittimato un intervento armato contro uno Stato sovrano facendosi beffe di tutti i codici e trattati internazionali.

 

18/11/2015


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