ALZO ZERO 2016 

 

Storia controversa dello “Schindler italiano”: dall’altare nella polvere

 

GIOVANNI PALATUCCI, CHI ERA COSTUI?

 

di Caile Vipinas

 

La mitografia sul “Male Assoluto” si tramuta spesso in imbarazzanti e, talvolta, persino risibili contrapposizioni e conflitti tra i vari soggetti che utilizzano la celebrazione di fatti e protagonisti della storia recente quasi sempre ad usum Delphini e in funzione politico-propagandistica piuttosto che per l’accertamento della verità storica. Avvenimenti e loro interpreti che, presentati il più delle volte in maniera apologetica e dogmatica, senza un rigoroso riscontro storico-scientifico, appaiono agli occhi del grande pubblico beota e in buona fede come imprese eroiche compiute da prodi e fieri paladini dell’umanità. Di contro, sono sciorinate, a mo' di litanie, le azioni riprovevoli contro il genere umano, da addebitare, rigorosamente, ai soliti brutti, sporchi e cattivi perdenti della storia contemporanea, dipinti come mostri dalla vulgata resistenziale divenuta dogma e acriticamente trangugiata dagli utili idioti di tutte le latitudini.

A tal proposito ci siamo imbattuti nel caso Palatucci, un personaggio che, probabilmente, ai più non sollecita alcuna reminiscenza storica.

 

Giovanni Palatucci, chi era costui?

 

La prosopografia su tale personaggio che si può leggere nel sito del Centro Studi Giovanni Palatucci ce lo presenta in questo modo:

“[…] funzionario dell’ufficio stranieri della Questura di Fiume che, d’intesa con lo zio vescovo di Campagna, Giuseppe Maria Palatucci, riesce a salvare da morte sicura migliaia di ebrei internandoli anche a Campagna [comune del salernitano, n.d.a.]. Scoperto dai nazisti, Palatucci viene arrestato e trasferito nel campo di sterminio di Dachau dove trova la morte a pochi giorni dalla Liberazione. Nel 1990 lo Stato di Israele lo ha riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”, nel 1995 gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria” da parte del Presidente della Repubblica mentre la Chiesa Cattolica ne ha avviato il processo di beatificazione. Il museo è rivolto a tutti coloro che intendono approfondire quella che noi campagnesi amiamo definire “una storia diversa” che abbraccia temi attuali come: la Shoah, il dialogo inter-religioso, la tolleranza, la pace e la fratellanza […]”

(www.museomemoriapalatucci.it).

 

Orbene, il 71° anniversario della sua morte è stato celebrato a Roma con una mostra artistica organizzata dall’Associazione “Artisti di Roma” e patrocinata dall’Associazione Giovanni Palatucci, dalla Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis e dal Museo Regionale Itinerario della Memoria e della Pace. Per un “giusto tra le Nazioni”, secondo l’onorificenza riconosciutagli dallo Yad Vashem - il centro di propaganda ebraica sulla Shoah, istituito nel 1953 dallo stato sionista, e che si definisce "The International School for Holocaust Studies" - non poteva mancare l'adesione alla manifestazione dei rappresentanti dello Stato sionista, come il consigliere dell'ambasciata di Israele in Italia Rafael Erdreich, che ha spezzato una lancia pro Palatucci contro i suoi stessi correligionari negazionisti dell'eroicità del questore, e l'onnipresente rabbino capo della comunità ebraica romana Riccardo Di Segni.

 

Il diplomatico israeliano, in una lettera dedicata all'evento, richiamandosi a una frase del Talmud, ha precisato: "chi salva una vita umana è come se salvasse il mondo intero".

 

Davvero curiosa e beffarda suona tale affermazione filantropica ricordata da un rappresentante di uno Stato che, sul "suo" territorio, applica metodicamente l'apartheid, la discriminazione razziale, l'occupazione brutale di terre altrui e il genocidio sistematico di un popolo, quello palestinese s'intende. Gaza è oggi un vero e proprio immenso campo di concentramento inserito in un'enclave controllata militarmente dai feroci aguzzini con la stella di Davide. Qui, è palese, nemmeno il Vaticano osa far sentire la sua voce "misericordiosa" a favore di questa umanità dolente (il vescovo di Roma preferisce rendere omaggio alla tomba di Theodor Herzl). Azioni che gridano vendetta non solo davanti ai tribunali umani ma persino al cospetto di Dio.

 

Il ridicolo di tutta questa storia sta proprio nel fatto che all'interno delle centrali propagandistiche sulla Shoah gestite dal giudaismo internazionale vi è un conflitto sotterraneo sulla figura e sull'opera del questore di Fiume e sul suo presunto salvataggio di ebrei.

 

La bordata anti Palatucci proviene, in primis, dal Centro internazionale di studi Primo Levi (www.primolevi.it), subito seguito dalla famigerata Anti Defamation League (il gruppo di pressione fondato nel 1913 negli Usa dalla massoneria ebraica B'nai B'rith, che ha al suo attivo un budget di 50 milioni di dollari l'anno; https://it.wikipedia.org/wiki/Anti-Defamation_League) dal Museo dell’Olocausto di Washington e da taluni vip internazionali, anch'essi ebrei, come ad esempio l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg (secondo Forbes il 14° uomo più ricco del mondo).

 

Infatti, un articolo apparso nel giugno del 2013 sul quotidiano la Repubblica (l’organo del radicalismo chic nostrano sempre in prima linea per la causa Usraeliana, ad iniziare dal suo fondatore e ras, quel tale Eugenio Scalfari molto quotato nelle sacre stanze vaticane), riporta la levata di scudi dei succitati soggetti contro il nostro presunto eroe fascista. Secondo il giornale, il Centro Primo Levi, sulla base di una approfondita ricerca e vaglio di oltre 700 documenti, accuserebbe il povero Palatucci di essere stato uno zelante collaboratore delle autorità nazionalsocialiste per l’invio nel campo di prigionia di Auschwitz di 412 ebrei, smontando così brutalmente la cifra inverosimile dei cinquemila salvataggi. Natalia Indrimi, direttrice del Centro, avrebbe, infatti, asserito che gli ebrei di Fiume raggiungevano all'incirca le 500 unità e che, per l'appunto, l'80% sarebbe stato deportato ad Auschwitz con l'attiva collaborazione del Palatucci in qualità di "vice commissario aggiunto responsabile dell'applicazione delle leggi razziali fasciste".

 

La stilettata finale intrisa nel curaro è riservata al famoso zio prete, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci, che avrebbe costruito, stando sempre alla velenosa versione della suddetta direttrice, il mito del nipote nel 1952 "per garantire una pensione ai parenti dell'uomo".

 

Il suo arresto e la sua deportazione nel campo di Dachau sarebbero avvenuti non per l'opera di salvataggio degli ebrei bensì per tradimento, "per aver passato ai britannici i piani per l'indipendenza di Fiume nel dopoguerra

(http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/21/news/lo_schindler_italiano_collaborava_con_i_nazisti-61538511/?refresh_ce).

Uno studio ancora più approfondito e velenoso contro il nostro Palatucci, precipitato dall'altare (La Chiesa Cattolica l'ha proclamato "Servo di Dio") nella polvere (il museo dell'olocausto di Washington ne ha rimosso il nome, mentre l'ADL ha cassato l'onorificenza attribuitagli nel 2005 e stessa cosa ha fatto l'ex sindaco di N.Y. Bloomberg), è stato pubblicato da Marco Coslovich, docente di storia contemporanea all'Università di Trieste, nel suo libro "Giovanni Palatucci, Una giusta Memoria", Mephite 2008, intervistato dal Centro Primo Levi di New York (http://www.primolevicenter.org/Palit.html).

 

Dall'intervista emerge un'analisi soggettiva e faziosa dei tragici avvenimenti che caratterizzarono il tormentato periodo della RSI e tutto il livore e l'avversione personale che lo storico manifesta non solo contro il Fascismo repubblicano, esaltando nel contempo i criminali titini considerati "liberatori", bensì anche contro i cattolici, accusati falsamente di ambiguità riguardo al problema ebraico (porta ad esempio il caso Giovanni Preziosi, "ex prete e feroce antisemita") e di sfruttare maldestramente il caso Palatucci, definito cattolicissimo, per "nascondere la grande vergogna" (?) e per far "[...] dimenticare il ruolo dei cattolici antisemiti".

 

Insomma, una demolizione a tutto campo della figura del povero funzionario di polizia, che conferma ancora una volta l'aspro contrasto esistente all'interno dello stesso occhiuto "sinedrio" preposto "all'industria dell'olocausto". È questa la definizione data dal noto scrittore, saggista e docente universitario ebreo-americano, Norman G. Finkelstein, nel suo celeberrimo e demonizzato saggio di fama internazionale, in cui ha denunciato la "strumentalizzazione della sofferenza, un'arma ideologica impiegata in un vero e proprio racket estorsivo per arricchire le lobby ebraiche" (Cfr. Norman G. Finkelstein, L'industria dell'Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei, Milano, Bur, 2007. Un interessante e recente libro che ha smascherato una frotta di truffatori e mitomani ebrei, sedicenti deportati e vittime della shoah, è quello di Anne Kling, I bugiardi della shoah. Quando la "memoria" fa cilecca, Edizioni Effedieffe, 2014).

 

In conclusione, chi e cosa è stato veramente Giovanni Palatucci?

 

Un eroe fascista salvatore di ebrei, come sostengono i suoi apologeti, o un collaborazionista “dell’occupante” germanico, divenuto poi spia degli Alleati, come asserisce invece l'ingrata lobby negazionista di fede israelitica?

 

Ai ricercatori e agli storici seri – liberi cioè da condizionamenti mitologici olocaustico-resistenziali – il compito di sciogliere l’enigma.

 

15/02/2016


pagina alzo zero

alzo zero anno 2015

home page