ALZO ZERO 2016 

 

Le elezioni politiche in Iran: vincitori e vinti

 

di Ali Reza Jalali

 

Le elezioni politiche in Iran, almeno per quanto riguarda il primo turno del rinnovo del Parlamento, visto che i ballottaggi ci saranno tra alcuni mesi, dopo un primo momento di grande caos e confusione mediatica, ha segnato uno scenario che può essere riassunto nel seguente modo. 

 

I vincitori 

 

Le elezioni hanno avuto due grandi vincitori: apparentemente la maggioranza assoluta dei seggi è andata alla lista dei conservatori, che si portano a casa la maggioranza relativa dei consensi. Quindi è legittimo pensare ad una vittoria della destra iraniana, parte politica a grandi linee avversa rispetto al governo centrista di Hassan Rohani. Ma andando oltre le apparenze e le facili distinzioni tra conservatori e moderati, oltre la patina del voto e dei numeri, certamente l'altro grande vincitore è il governo di Hassan Rohani. Innanzi tutto perché la lista dei centristi e quella dei riformatori hanno stravinto la contesa nel collegio di Teheran, con un risultato tondo che non lascia scampo a interpretazioni; circa l'80 percento degli eletti a Teheran non è facente parte della lista conservatrice. Inoltre, anche il dato nazionale parla chiaro: è vero che i conservatori ottengono la maggioranza relativa in Parlamento, ma è anche pur vero che non meno della metà dei conservatori eletti cercherà un rapporto amichevole col governo, esattamente come è stato amichevole il rapporto tra la nona legislatura e l'esecutivo Rohani, nulla a che vedere con il rapporto burrascoso avuto dal Parlamento conservatore col governo Ahmadinejad. Sui principali temi di politica interna ed estera, il Parlamento conservatore ha votato a favore delle proposte governative, e lo stesso Rohani ha confermato che le relazioni tra il governo e la decima legislatura saranno ancora migliori. Quindi è vero che i numeri dicono che i conservatori hanno prevalso, ma se sommiamo i seggi dei moderati, dei centristi, dei riformisti e dei conservatori filo-Rohani, allora l'area rohanista, una sorta di "grande centro" della Repubblica Islamica dell'Iran, ottiene ampiamente la maggioranza del Parlamento. 

 

I vinti 

 

Il grande sconfitto delle elezioni politiche iraniane è la fazione conservatrice o ultraconservatrice avversa al governo Rohani. La batosta era iniziata già alla vigilia del voto, con l'esclusione dalla contesa di Hamid Rasaei, uno dei leader degli ultraconservatori in Parlamento, esclusione decisa clamorosamente dal Consiglio dei Guardiani. La sconfitta dei conservatori anti-Rohani si è poi ulteriormente protratta con la non elezione nel Consiglio degli Esperti del famoso chierico Misbah Yazdi, sconfitta elettorale pesantissima, che ha fatto ancor più male agli ultraconservatori se si pensa che i più votati nel collegio di Teheran sono stati per l'Assemblea degli Esperti i centristi Rafsanjani e Rohani (il Presidente dell'Iran), anche se nel complesso in seno a tale assemblea la parte conservatrice ha ottenuto un risultato migliore rispetto alla tornata per il rinnovo del potere legislativo. 

 

Prospettive 

 

Per un bilancio definitivo bisognerà aspettare il secondo turno, ma la situazione sembra premiare il governo Rohani; il capo dell'esecutivo non ha di certo nascosto la gioia per i risultati, mentre nel campo conservatore, nonostante la vittoria mutilata e una iniziale contentezza per il raggiungimento della maggioranza relativa, si è subito scatenata una caccia al colpevole del risultato non del tutto convincente dell'area anti-Rohani che critica l'esecutivo da destra. Possiamo dire quindi che la tornata elettorale ha visto la vittoria apparente dei conservatori moderati, ma anche l'affermazione del fronte centrista governativo. Rohani nel complesso esce rafforzato dal voto, e si prepara cosi ad affrontare con maggiore fiducia il test cruciale del 2017, ovvero le elezioni presidenziali, visto che nel campo della destra non si intravedono leader all'altezza della situazione. L'unica insidia potrebbe, forse, venire dal ritorno sulla scena del vecchio presidente Ahmadinejad, ma da ora fare previsioni per un paese cosi controverso come l'Iran sarebbe quanto meno un azzardo. 

 

07/03/2016


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