ALZO ZERO 2016 

 

Per combattere il terrorismo basterebbe non avere paura 

 

di Marco Cedolin

 

Il fenomeno del terrorismo è un qualcosa che ci accompagna fin da quando eravamo bambini.

 

 A partire dagli anni 60 del secolo scorso, in Italia, furono molte le stragi senza senso e senza "colpevoli" che insanguinarono il Paese, a partire da quella di P.zza Fontana nel dicembre del 1969, fino a quella della stazione di Bologna nell'agosto del 1980, solo per citare due fra gli episodi più eclatanti.

 

Tutte manifestavano in comune il fatto di avere colpito nel mucchio della "povera gente", di non essere supportate da nessuna motivazione logica che potesse "giustificare" il gesto, di essere rimasti nel tempo dei casi insoluti, senza un colpevole e senza un movente plausibili...

 

Nei decenni seguenti il terrorismo di massa in Italia sparì, ma iniziò a proliferare a livello internazionale di pari passo con la globalizzazione, fino a raggiungere il proprio clou l'11 settembre del 2001, quando a New York le torri gemelle furono abbattute (ufficialmente dall'impatto con due aerei di linea) provocando oltre 3000 vittime fra la gente comune che albergava negli edifici.

 

 Come conseguenza di questa vicenda la reazione emozionale (psicosi) e politica fu sproporzionata, perfino alla luce dell'enormità della tragedia e portò all'invasione di due stati sovrani (Afghanistan ed Iraq) ed a tutta una serie di restrizioni delle libertà personali che non aveva precedenti, negli Stati Uniti e non solo.

 

 In questo caso, con la stessa sicumera attraverso la quale si riteneva che un aereo di linea potesse abbattere un grattacielo, vennero individuati anche i colpevoli materiali (tutti morti) ed i mandanti, individuati nell'organizzazione terroristica di al Quaeda e nel suo presunto leader, lo sceicco Osama Bin Laden, ufficialmente ucciso in Pakistan nel maggio del 2011 dalle forze speciali statunitensi.

 

 Sempre ad al Quaeda (dopo che inizialmente era stata additata l'Eta) venne attribuita la responsabilità degli attacchi terroristici che colpirono i treni locali di Madrid nel marzo 2004 (ad appena tre giorni dalle elezioni spagnole) provocando 191 morti fra i viaggiatori e di quelli accaduti nella metropolitana di Londra nel luglio 2005 che causarono oltre 50 vittime.

 

 Il terrorismo, incarnato per tutto il primo decennio del nuovo secolo da al Quaeda, diventò di fatto lo spauracchio attraverso il quale giustificare tanto le guerre quanto le leggi liberticide, sempre declinate tutte nel segno della lotta al terrore e pertanto incontestabili, dal momento che chi le contestasse verrebbe considerato fiancheggiatore dei terroristi.

 

 Dopo la morte di Bin Laden, l'annientamento della Libia e l'assassinio di Gheddafi nell'ottobre del 2011, il ruolo precedentemente attribuito ad al Quaeda è diventato appannaggio dell'Isis, organizzazione terroristica islamica se possibile ancora più "folcloristica" di quanto già non lo fosse la precedente.

 

Proprio all'Isis infatti sono stati ricondotti i tragici attentati che lo scorso 13 novembre hanno insanguinato le strade di Parigi, provocando 130 vittime, dopo che già nel mese di gennaio sempre a Parigi 12 persone avevano perso la vita durante un attentato alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdò attribuito ad Al Quaeda.

 

La gravità degli attentati di Parigi, rafforzata dall'enfasi mediatica con cui sono stati presentati all'opinione pubblica, hanno di fatto prodotto in tutta Europa una psicosi del terrore per molti versi simile a quella che colpì gli Stati Uniti nel 2001, dimostrando che a prescindere da quale sia la vera natura dei mandanti della strage, lo scopo della stessa é stato pienamente raggiunto.

 

 Il fenomeno del terrorismo è infatti in tutto e per tutto simile a quello della raccolta del pizzo da parte dei clan mafiosi.

 

 Se gli emissari di un clan si recassero a chiedere il pizzo ai negozianti di un paese tranquillo, costoro li metterebbero immediatamente fuori dalla porta, dichiarando che non hanno nessun bisogno di protezione.

 

 Se invece il clan provvede preventivamente ad incendiare qualche negozio, rapinarne qualche altro e malmenare una mezza dozzina di esercenti, gli emissari troveranno terreno fertile per le loro richieste, dal momento che la paura indurrà i commercianti a pagare senza farsi troppe domande.

 

 Nel caso del terrorismo il clan mafioso è costituito dai gruppi di potere che una volta gestivano i singoli stati ed ora in tempi di globalizzazione agiscono a livello transnazionale, mentre i commercianti sono tutti i cittadini, educati e controllati dai media e dalla TV.

 

 Il pizzo non è costituito necessariamente da moneta sonante, ma può consistere anche nella cessione di quote sempre più imponenti di diritti e di libertà.

 

 Al di là della risposta emozionale immediata conseguente a qualsiasi attentato, costituita dalla pena e dalla paura, così come connaturato nell'animo umano, occorre sempre riacquistare velocemente lucidità e focalizzare l'attenzione sul "cui prodest".

 

Nascosto dietro a sigle e fantomatiche organizzazioni di comodo c'è sempre qualcuno che ci vuole terrorizzati e vulnerabili, disposti ad accettare la sua "protezione" in cambio della nostra libertà.

 

Facciamoci trovare sereni e liberi ed il terrorismo sparirà come d'incanto perché avrà perso la sua ragione di esistere, in fondo è tutta una questione di suggestione.

 

Le probabilità di morire coinvolti in un attentato sono infinitamente minori rispetto a quelle di morire in un incidente stradale, domestico o sul lavoro, tutte attività che non ci terrorizzano ed affrontiamo quotidianamente con il sorriso sulle labbra.

 

27/06/2016


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