ALZO ZERO 2017 

 

Cuba oggi: Prospettive politiche ed economiche

 

di Anika Persiani - L’Avana

 

Sfatiamo prima di tutto il mito della revoca dell'embargo a Cuba e delle leggi a questo collegate. Niente è cambiato da quel 17 dicembre 2014, da quando Obama rilasciò i cinque eroi cubani (imprigionati negli Stati Uniti con l'accusa di spionaggio), barattandoli con il contractor americano Alan Gross, rilasciato da Raul Castro.

 

Il Presidente americano sapeva benissimo che il congresso non avrebbe mai votato per la revoca del bloqueo ma, essendo a fine mandato, si è dato il lusso di fare un gesto di apertura apparente per illudere i più; poi, per vanità personale, ha mosso i doppi fili politici portando avanti una farsa  e passando comunque alla storia come il presidente che ha aperto il dialogo con Cuba e che ha inviato il Primo Segretario John Kerry ad issare la bandiera a stelle e strisce sull'asta dell'ambasciata americana dell'Avana.

 

Simbolicamente ineccepibile, come gesto: vedere migliaia di persone lungo il Malecon, il 14 agosto 2015, dopo 54 anni, manifestare con le bandierine e ballare convinti che finalmente fossero arrivati alla svolta ed alla fine dell'isolamento, è sicuramente qualcosa che resterà impresso nei libri per le future generazioni.

 

Bell'effetto mediatico, degno della migliore telenovela, ma senza conseguenze reali e senza cambiamenti sulle posizioni e sugli equilibri di sempre, nella strategia nordamericana verso il Sud dello stesso continente.

 

Coloro ai quali veramente era rivolta la finta mossa del Premio Nobel per la Pace (che ha infangato il concetto di Pace bombardando tutta l'area mediorientale), erano gli elettori della Florida, da sempre un punto cruciale e decisivo per il risultato elettorale definitivo nell'elezione del Capo di Stato.

 

Mossa, in questo caso anche fallita, studiata ad hoc per aiutare la sua bionda amichetta Hillary nella scalata alla Casa Bianca, dopo che il marito Bill, nel 1996, inasprì ancora di più le sanzioni verso il paese comunista, ratificando la legge "Cuban liberty and democratic solidarity act" .

 

Ma non ci sono solo questioni di autoreferenzialismo personale e di arroganza politica in un momento storico in cui si contano più le sconfitte che le vittorie.

 

Dietro all'operazione di Obama ci sono stati anche i consigli di grandi gruppi multinazionali, interessati a monitorare quella che sta diventando la più grande area franca dell'America Latina: Porto Mariel, a 44 chilometri dall'Avana e secondo il vecchio concetto: “Meglio curare il giardino di casa che creare il caos e distruggerlo”, il savoir faire dell'area de D-Party americano continua a galleggiare sputando le colpe sugli altri e cercando mille vie per favorire gli interessi di quei lobbisti che sì, a Cuba, ci tengono molto.

 

Tanto da portare i coniugi inquilini della White House, con bagaglio di prole inclusa, a sculettare per le vie dell'Avana Vecchia, il 20 marzo dell'anno scorso, in una sorta di gita che sembrava più un film firmato da Andy Garcia (attore e esule cubano).

 

I lobbisti che hanno appoggiato questa pantomima e che lo hanno accompagnato alloggiando in Plaza de Armas, fra il mare ed il centro storico, nella splendida cornice dell'Hotel Santa Isabel, sanno bene che l'isola si avvia ad essere il principale centro di smistamento mercantile per quello che è il mercato dei paesi emergenti: in particolare per i BRICS, soprattutto da quando Panama (non più sotto controllo statunitense già da una quindicina di anni) è diventato il punto focale del transito commerciale fra queste nuove realtà economiche.

 

Non a caso, nel 2013, il governo del Nicaragua ha approvato la legge per la concessione dei lavori per la creazione di un secondo canale di passaggio per il traffico navale all'impresa cinese “Hong Kong Nicaragua Canal Development Investment Company” (HKND).

 

Un secondo punto di transito, infatti, diviene essenziale, quando le code di navi per il passaggio nello storico stretto che separa i due oceani, sono a volte anche di due o tre giorni.

 

In più, gli investimenti brasiliani, sudafricani, russi e cinesi nell'area di Mariel stanno iniziando a dare i loro frutti ed ogni giorno si progetta e si lavora per rendere il porto dell'isola la prima area franca dell'America Latina.

 

E gli Stati Uniti, soprattutto dopo l'ultima terribile crisi finanziaria dalla quale ancora è distante la via d'uscita, hanno paura di restare isolati nel loro Nord e di vedersi costretti a commerciare, ad alti prezzi occidentali, qualche chilo di pesce con i confinanti canadesi (che, invece, da anni portano avanti una politica di apertura verso l'isola, fregandosene delle sanzioni minacciate).

 

Non è casuale, quindi, neanche il cambiamento politico indotto da forze neocon in Brasile e Argentina, con metodi diversi dai canonici colpi di Stato, ma sviluppati con lo stesso stile creativo usato per far nascere le Primavere Arabe.

 

Le stesse azioni di destabilizzazione dei processi democratici in atto nell'area, sono un deterrente per il mercato sudamericano in crescita, un fattore limitante allo sviluppo rapido dell'area; ma non per questo colossi come la brasiliana Oderbrecht o la cinese Youtong, rinunciano agli investimenti da portare avanti all'Avana, ancora più attraente proprio per la situazione del fronte mediorientale che ha visto crollare ogni ipotesi di investimento sia strategico che turistico.

 

Nonostante la crisi in Venezuela ed i barili di petrolio che non arrivano più nella stessa quantità in cui arrivavano fino all'anno scorso, la prospettiva non cambia: Cuba resta un punto strategico per la posizione e per la morfologia del fondale marino che la circonda.

 

Tutta l'area che da Santa Fe (poco ad est dell'Avana) si estende fino a Mariel (circa 30 km) sta cambiando, e l'arteria stradale principale che collega le province fra loro, inizia ad essere uno dei punti più cruciali per il traffico, fino a ieri praticamente assente.

 

Gli investimenti in ricerca e tecnologia vanno di pari passo con quelli per la creazione di un indotto industriale, nonostante l'embargo continui a pesare e le limitazioni siano evidenti.

 

Il governo cubano lavora in prospettiva e, per quanto si stiano levando critiche al sistema gestionale delle risorse strategiche e politiche, non ha niente da imparare e sa bene come portare avanti questo periodo di transizione e di apertura al commercio internazionale, pur restando un sistema socialista.

 

Ci è riuscita facendo arrivare internet alla popolazione senza dare soddisfazione a coloro che ipotizzavano uno scenario da guerra civile; ci è riuscita concedendo ai cittadini cubani il passaporto personale per viaggiare all'estero; ci è riuscita salvando milioni di persone, esportando medici e non bombe.

 

Ed è riuscita a salvare la vecchia Europa dall'arrivo di Ebola perché, in Sierra Leone, sono stati i medici inviati da Raul Castro coloro che hanno sconfitto il virus.

 

E all'interno dei paesi dell'ALBA è lo stato che vanta più esperienza di lotta all'imperialismo e più capacità di analisi e ricerca di soluzioni.

 

Nonostante già molte aziende internazionali siano entrate nell'economia del paese, seguendo i principi della Ley de Inversion Extranjera del 2014, non ci sono elementi destabilizzanti per il sistema politico ed economico e l'unica critica da poter avanzare, potrebbe essere sulla questione della doppia moneta: quella turistica (il CUC – equivalente a 24 pesos cubani-usato dai lavoratori che operano nel settore turistico) e quella nazionale (Pesos Cubano).

 

Ma anche su questo si sta dibattendo e cercando una soluzione per uniformare il cambio e rendere più agevoli le transazioni commerciali.

 

In certi quartieri già si cominciano a vedere prodotti italiani ed europei: detergenti, prodotti alimentari, prodotti per l'igiene personale e, addirittura, la catena “Acqua e Sapone” che ovviamente ha accettato le norme ed i regolamenti stabiliti dalla legge sopra citata, costituendo una società mista con i cubani per poter entrare nel mercato interno, ed ha aperto diversi negozi.

 

Fondazioni europee di ogni genere stanno cercando spazi per primeggiare ed accaparrarsi un ruolo di “amici di Cuba”: da quelle culturali come la Fondazione Wagner (che con l'Opera Tannhauser ha addirittura inaugurato, nel dicembre 2015, il Gran Teatro dell'Avana dopo la ristrutturazione che lo porta ad essere uno dei Teatri più belli del mondo), all'Alliance Francaise, che ha inaugurato la sua nuova sede nel cuore dell'Avana, in Paseo Prado, addirittura con la presenza del Presidente francese Hollande.

 

Anche Western Union ha aperto 500 punti su tutta l'isola per l'invio e la ricezione di denaro contante per parenti o per persone con le quali si possa giustificare un rapporto personale al momento della richiesta di trasferimento di denaro.

 

Un processo seguito passo per passo dai collaboratori di Raul, senza lasciare niente al caso.

 

Dall'Assemblea nazionale della Repubblica, tecnici ed esperti lavorano ogni giorno per controllare il processo e per studiare modalità economiche e politiche per aggirare comunque quelle norme limitanti che ancora sono in vigore e che, sicuramente, il congresso degli Stati Uniti non intende abolire. Congresso che, invece, si è affrettato a cancellare la “Ley de ajuste cubano”, con tanto di comunicato stampa del vecchio establishment del presidente Barack Obama.

 

La legge, che permetteva a coloro che uscivano dall'isola di ottenere benefit ed aiuti governativi fino all'inserimento ed alla concessione del permesso di residenza permanente negli U.S.A. dopo un anno ed un giorno dall'ingresso (anche illegale) in territorio nordamericano dichiarandosi “rifugiati politici”, è stata applicata negli ultimi venti anni ed è stata una dei cavalli di battaglia per invocare i peggiori populismi anticubani da parte di gruppi come Amnesty International.

 

Adesso non resta che aspettare la definizione del nuovo quadro del continente sudamericano, fra colpi di stato camuffati da libere elezioni e strategie di destabilizzazione, politiche studiate in quel di Langley.

 

E Cuba, come sempre, continuerà a fare la storia.

 

28/03/2017


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