ALZO ZERO 2019

 

Venezuela: Conversazione del Prof. Luis Matute con Marianny Rosado Prieto ex vice ministro del Commercio Estero della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

Attualmente il governo del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, affronta di nuovo una crisi internazionale. Per questo motivo, abbiamo incontrato Marianny Rosado Prieto, internazionalista che ci ha risposto con un’ampia descrizione di quello che sta succedendo nel paese sudamericano.

 

“Il principale prodotto dell’Assemblea Nazionale Costituente, oltre ad una nuova stesura della costituzione, dovrà essere centrato sulla trasformazione dello Stato e le basi del suo sistema economico. Il momento politico ed economico nel quale tocca lavorare, tanto avverso, con centinaio di influenze dall’estero e con un collaborazionismo interno, si può collocare nella crisi fisiologica del capitalismo e, dall’altra parte, per la crescente necessità di una trasformazione che superi, con un riordinamento interno, quattro evidenti contraddizioni:

 

-La configurazione e i vizi del Commercio Estero Venezuelano che evidenziano la dipendenza economica dalle potenze straniere della nostra nazione;

 

-La mancanza di corrispondenza fra la Costituzione del 1999 e le normative, che impedisce l’organizzazione interna, necessaria al conseguimento dei fini nazionali;

 

-Il fatto che siano ancora in vigore trattati internazionali di diversa natura, responsabili del perpetuarsi della dipendenza economica e di innumerevoli svantaggi che ci condannano a pagare dei veri contributi imperialisti perpetuamente, trattati che hanno dato origine all’ordinamento giuridico interno, per il quale si assicura l’estrazione della ricchezza nazionale e si blocca lo sviluppo nazionale.

 

-La sfida della Rivoluzione Bolivariana, come processo politico popolare di avanzamento, è superare sia la congiuntura storica, come i fattori strutturali che mediano la sua risposta davanti alla imposizione della Pace Americana. Dalla risoluzione a queste contraddizioni, dipende l’irruzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela come potenza antiegemonica, capace di creare un sistema economico alternativo al capitalismo con i suoi conseguenti risultati per i popoli del mondo.

 

-Il favore che i capi dell’opposizione della destra hanno fatto al Venezuela durante il 2018 ed in questi primi mesi del 2019, è stato quello di creare disordini e condizioni per un intervento straniero. Le manifestazioni chiamate “Guarimbas” del 2017 hanno impersonificato un’anima “sovversiva” orientata alla manipolazione dell’opinione pubblica globale ed internazionale, con straordinaria eco mediatica. Un cocktail di droghe, armi, soldi e profezie religiose, è servito come funesto contributo al terrore, l’incitazione a una guerra civile, ma anche alla mobilitazione di una grande maggioranza che, invece aspira allo sviluppo con la giustizia sociale e in pace.

 

-Una volta captato il malcontento generalizzato e dopo aver dato interamente la colpa al governo per la situazione economica, la situazione è arrivata fino al giorno d’oggi con i limiti che sappiamo, senza considerare altri scenari in via di costruzione come:

 

*Nascita di forze paramilitari, oltre al sistema di contrabbando e controllo territoriale che attualmente hanno gruppi armati colombiani con presenza e controllo di zone produttive e strategiche.

 

*I mercenari oltre ai focolai di guerriglia già attivi e che abbiamo potuto vedere attraverso i mezzi di comunicazione.

 

*Le compagnie militari private e della sicurezza, che servono alle multinazionali ed ai ricchi, oltre all’assassinio selettivo, che ha messo a tacere capi bolivariani in vari settori della Nazione.

 

*L’intervento militare annunciato con leggerezza da Trump, minacciando poi apertamente un intervento per appropriarsi del petrolio, oltre alle manovre militari della marina statunitense in acque territoriali ed sorvoli dello spazio aereo venezuelano.

 

-In questo contesto, la elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente ha dovuto affrontare prima queste situazioni di crescente tensione, con un voto massiccio in questo tipo di elezione, nella quale si è dato voce ad una massa importante di militanti e gruppi organizzati, per articolare una riflessione su quello che l’ANC debba fare e risolvere. Anche per questo si sono raffreddate le speranze riposte nella capacità dell’Assemblea Nazionale Costituente per affrontare la congiuntura applicando la giustizia, le riforme sociali e la risposta popolare davanti alla crisi e la tensione che vuole l’amministrazione Trump, con l’appoggio di Colombia e Brasile, ci porta di nuovo in una situazione di malcontento e di non operatività per la gestione del governo in generale. Però, dall’altro lato, c’è una netta maggioranza a favore della preservazione della pace nella cornice della costituzionalità. Questo ci porta necessariamente a guardare la congiuntura internazionale.

 

-Il conflitto in Venezuela, ha le sue origini nei molteplici interessi di circa dodici paesi interessati alle risorse energetiche e minerarie, all’occupazione ed al controllo della sua posizione geostrategica e l’annullamento della tesi bolivariana come riferimento di emancipazione per i popoli del mondo. I principali – ma non gli unici – attori in ambito internazionale, sono gli Stati Uniti, come potenza imperialista, il cui schema di intervento crea:

 

*Crisi alimentare, essendo oggi il principale importatore e esportatore di alimenti nel continente, stabilendo il controllo sulle variabili del commercio (prezzi, origine di importazione, destinazione di esportazione, volume di transito, condizioni commerciali, contrabbando e legalizzazione dei prodotti di contrabbando);

 

*Crisi finanziaria, stabilendo il prezzo della moneta estera in forma speculativa ed illegale, facendo pressione per il debito pubblico elevato con il Fondo Monetario internazionale e Banca Mondiale i cui tassi del 35% e le condizioni di ritaglio del programma sociale di alimentazione, salute ed educazione, sono ampiamente conosciuti;

 

*Crisi Energetica, certificando le riserve di petrolio per far variare il prezzo del greggio al ribasso, diminuendo sostanzialmente quello che è il 95% delle entrate nazionali;

 

*Crisi Idrica, controllando con uno sfruttamento commerciali l’accesso a un grande numero di sorgenti di acqua potabile del paese;

 

*Crisi Umanitaria, introducendo il finanziamento al terrorismo riscontrabile nel cambio di passo della violenza con strumenti di guerriglia tramite gli “aiuti umanitari”.

 

-Tutte queste operazioni sono orientate a giustificare un intervento armato all’interno della Repubblica Bolivariana del Venezuela, questo si riflette con la violenza, l’instabilità economica, politica, sociale, militare, nel conflitto delle frontiere, nei gruppi paramilitari e nel separatismo. Più concretamente gli obiettivi centrali sono quelli di mantenere ed espandere il controllo dell’economia come parte del piano di restituzione dei diritti oligarchici e nel contempo attraverso il controllo dell’estrazione petrolifera, rendendo l’economia nazionale incapace di soddisfare le necessità sociali per i venezuelani e le venezuelane in modo stabile e permanente. Quindi la stabilità strutturale diventa una necessità di risposta davanti a questa situazione.

 

-Credo che sia di grande importanza mettere sul tavolo la contraddizione fondamentale del chavismo al potere: non aver toccato, in 18 anni, e mantenuto vigenti, le strutture giuridiche e i rapporti con il capitalismo, che sottomettono la nazione venezuelana alla supremazia statunitense e dei suoi alleati. Questi fatti portano con sè alla discussione necessaria a livello politico, delle relazioni internazionali della Repubblica, fermo restando il rispetto delle misure economiche basilari che il Presidente Maduro ha letto pubblicamente il 23 di maggio del 2017, il cui numero 11 indica che:

 

*Una volta insediatasi l’Assemblea Nazionale Costituente come potere che rappresenta la sovranità popolare, dovrebbe dettare norme di funzionamento tenendo chiaro come limite i valori ed i principi della nostra storia repubblicana, così come il compimento dei trattati internazionali, accordi e compromessi sottoscritti, con validità, dalla Repubblica; il carattere progressivo dei diritti fondamentali dei cittadini e delle cittadine e le garanzie democratiche nel rispetto assoluto del compromesso fatto.

 

-In base a questo, i trattati internazionali non si discutono, e non solo quelli che si sono sottoscritti in materia di Diritti Umani, ma tutti quelli che abbiano la stessa condizione. Resterebbero quindi esclusi dai cambiamenti tutti quei trattati che hanno dato origine ad un ordinamento giuridico interno, che hanno bloccato e bloccano le possibilità di sviluppo nazionale sostenibile, endogeno e giusto. Nello stesso modo, non si metterebbero in discussione certi trattati sull’ordine fiscale che abbiamo identificato come i principali responsabili del perpetuarsi del deficit fiscale strutturale.

 

-Questa é una barriera paridigmatica da superare, ammesso che nei trattati internazionali vi sia un piano giuridico, ancora vigente, che causa il disagio economico. Il Paese funziona con queste leggi, norme, procedimenti, con cultura corporativa e modelli di gestione.

 

-Perchè ci si faccia un’idea, e si possa stabilire la misura del conflitto che si origina nel fatto che questi trattati continuino ad essere in vigore, elenco brevemente alcuni vizi del Commercio estero che influenzano direttamente il processo di stabilità dei prezzi e che è possibile grazie al disegno dei processi commerciali e della corruzione che questo stesso sistema genera, nel contesto della Guerra Economica:

 

*Importazioni: fatte da imprese che appartengono agli stessi importatori; imprese fittizie che guardano ai paradisi fiscali; sovrafatturazione dei prodotti internazionali che in realtà appartengono al gruppo degli stessi importatori (che fanno triangolazioni economiche nonostante le sanzioni); di manifattura nazionale, chiamata “Porta Girevole” perché esce da un porto ed entra in un altro; con carichi che vengono distrutti per riscuotere poi dalle assicurazioni, giustificando poi nuove importazioni; atti fraudolenti dove si importata qualcosa di diverso da quello dichiarato o non si dichiara di aver importato. 

 

*Esportazioni: atti fraudolenti di contrabbando, di estrazione e di grandi traffici mercantili (acquisti diretti dalle navi o dalle barche con bandiera statunitense), controllo dei containers, di prodotti di manifattura, agricoli, semilavorati, materie prime e certi prodotti che i venezuelani producono però che non si sa; carichi destinati al consumo nazionale deviati e comprati in contanti o rubati dai paramilitari; il non rimpatrio del prodotto dell’esportazione che dovrebbe essere del 40% secondo l’accordo di cambio n. 27; estrazione di carichi importati e consegna alle dogane delle frontiere preferite come porto di destinazione (il caso Polar: riceve il carico importato di mais ad Urena);

 

*Investimenti Stranieri e capitali: funzionari pubblici corrotti, per assicurare il mantenimento del sistema; Registro e qualificazione fraudolenta dell’investimento straniero diretto; inserimento di capitali fantasma che destabilizzano l’economia; fuga dei capitale per appropriazione illegale; compravendita di moneta estera sopravvalutata; captare, estrarre e legittimare la rendita petrolifere e gli eccedenti economici. Scandalose operazioni di vendita di bolivares nel mercato illegale estero; BCV cooptato per gli interessi della Riserva Federale degli Stati Uniti.

 

*Le conseguenze sono quindi prevedibili: prima si contrae l’economia nazionale e si abbassa la produzione; si escludono i paesi importatori distruggendo la concorrenza. Si crea un monopolio che permette di manipolare i prezzi e aumentare i benefici, non stimolando la crescita locale o nazionale; la tecnología è obsoleta, arretrata, improduttiva o lascia senza lavoro masse lavoratrici; l’investimento e la ricerca, lo sviluppo della tecnología d’avanguardia si limita esclusivamente al paese di origine; le regalie per l’uso di brevetti stranieri gonfiate che alterano i costi in moneta estera, facendo salire i prezzi.

 

*Tributi; si concedono privilegi fiscali ai capitali multinazionali che bloccano la possibilità di riconversione e fanno pressione per l’indebitamento estero; sono incalcolabili le proporzioni delle esenzioni fiscali alle multinazionali per i 31 trattati per evitare la doppia tassazione e l’evasione fiscale; la pressione fiscale è impossibile da calcolare per le esenzioni fiscali concesse alle multinazionali; esiste un alto tasso di evasione fiscale, tanto di multinazionali che di imprese nazionali e private; il deficit è strutturato e il sacrificio fiscale ammonta a milioni, se prendiamo in considerazione che si tratta di cento anni di storia fiscale dall’inizio delle concessioni petrolifere; l’identità e l’informazione delle multinazionali e delle loro operazioni reali è protetta da leggi internazionali; le tasse imposte sui salari affliggono lavoratori e lavoratrici.

 

*Blocco produttivo; rende inutilizzabili i mezzi di produzione e terre, con contratti di affitto per cinquanta anni e canoni in dollari; il bilancio pubblico non può sopportare queste spese; migliaia di marchi commerciali impediscono di copiare la produzione; si ostacola e impedisce la produzione attraverso la non assegnazione e non liquidazione di crediti produttivi; ricerca di talenti e invenzioni da parte di paesi stranieri che punta ad una emigrazione selezionata di mano d’opera qualificata e figure professionali; l’assegnazione fraudolenta di fondi per ricerca e borse di studio; l’eccesso di tramiti per accedere a permessi che consentano di produrre, esportare ed importare merci non stimola l’impresa produttiva; c’è una contraddizione fra permessi di importazione ed esportazione, giacché i certificati di non produzione nazionale, giustificano importazioni riservate a gruppi di potere; gli stessi certificati di non produzione nazionale, bloccano le possibilità di sviluppare una produzione da esportazione; l’accaparramento, il rincaro e la deviazione della produzione nazionale, tanto per il contrabbando, che per esercitare una pressione speculativa sui prezzi; si boicottano e si accaparrano le esclusive dei servizi turistici, biglietti aerei, hotel, cinema e spettacoli, per generare la sensazione di inefficienza, insufficienza di servizi, dove tutto appare pieno e, da un momento all’altro, vuoto.

 

-In questa radiografia dei vizi del commercio estero possiamo trovare elementi strutturali che offrono una spiegazione alle condizioni della nostra attuale improduttività e, di conseguenza, la nostra capacità di risposta ad una crisi indotta come quella attuale. Possiamo assicurare che questa crisi, non si deve esclusivamente a fattori culturali, organizzazioni o a stili di leaderismo. Si deve fondamentalmente alle attuali forme amministrative dello Stato Venezuelano che non sono arrivate agli obiettivi nazionali prefissati nella costituzione del 1999 e che sono chiaramente plasmati nei Piani Nazionali.

 

-É di vitale importanza inserire nel dibattito nazionale ed al dibattito costituente, per un principio di congruenza e come una capacità difensiva vitale per la Nazione, la revisione, il disconoscimento o la denuncia e la negoziazione di nuovi accordi internazionali nell’ambito della Diplomazia Bolivariana e la revisione dei meccanismi dell’Unione Civico Militare, per collocarci nella situazione di arrivare ad un Fronte Nazionale contro gli interessi della potenza nordamericana.

 

-In che mondo ci muoviamo? Basta guardare che l’1% della popolazione mondiale possiede il 99% della ricchezza del pianeta. Questo è il grande risultato storico del capitalismo, Forse i popoli continueranno nelle loro lotte per l’autodeterminazione, così come continueranno ad organizzarsi per la difesa dei diritti umani, per la terra e la biodiversità. Le nuove tecnologie associate al cambiamento del consumo energetico continueranno ad avanzare. Nuove monete di riferimento internazionale per le transazioni mondiali del commercio si stanno affacciando sulla scena e si vedono rischi che si dovranno poi valutare. L’economia produttiva delle nuove potenze industriali prenderà piede e quote di mercato e le correnti di innovazione che spingono per aprirsi un varco nel mondo produttivo, conquisteranno nuovi spazi, ma non senza lottare.

E finalmente la Repubblica Bolivariana del Venezuela come riserva morale per i popoli, oggi più che mai, rappresenta la causa di tutta l’umanità.

 

* Prof. Luis Matute Direttore della rivista russa “Vigil“ già corrispondete di guerra in Africa, Asia e Centro America e Direttore video per il Ministero del Potere Popolare per la Difesa della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

 

Constituyente para la transformación del Estado... una solución que crezca con el problema y dentro de su complejidad

 

Actualmente el gobierno de presidente de la República Bolivariana de Venezuela, enfrenta nuevamente a una crisis internacional, dentro de este contexto, entrevistamos a la internacionalista Marianny Rosado Prieto, quien nos respondió con un amplio panorama lo que está ocurriendo en el país suramericano.

 

El principal producto de la Asamblea Nacional Constituyente, más allá de un nuevo texto constitucional, deberá estar centrado en la transformación del Estado y las bases de su sistema económico. El adverso momento político y económico en que le corresponde actuar, tras una centuria de intervencionismo extranjero y colaboracionismo interno, se inscribe en las crisis metabólicas del capitalismo y en contraparte, la creciente necesidad de una transformación que supere, por la vía del reordenamiento interno, cuatro apremiantes contradicciones:

• La configuración y vicios del Comercio Exterior Venezolano que garantizan el sometimiento económico de nuestra nación por parte de potencias extranjeras;

• La falta de correspondencia entre la Constitución de 1999 y las normativas inferiores, que impide la organización interna, necesaria a la consecución de los fines nacionales;

• La vigencia de tratados internacionales de distinta naturaleza, responsables de perpetuar la dependencia económica e innumerables desventajas que nos condenan a pagar verdaderos tributos imperiales a perpetuidad, tratados que dieron origen al ordenamiento jurídico interno, por el cual se asegura la extracción de la riqueza nacional y se bloquea el desarrollo nacional.

El reto de la Revolución Bolivariana, como proceso político popular de avanzada, es superar tanto la coyuntura histórica, como los factores estructurales que mediatizan su respuesta ante la imposición de la Paz Americana. De la resolución a estas contradicciones, depende la irrupción de la República Bolivariana de Venezuela como potencia antihegemónica, capaz de crear un sistema económico alternativo al capitalismo, con sus consecuentes alcances internacionales para los pueblos del mundo.

El favor que los líderes opositores de derecha, le hicieron a Venezuela durante este 2018 y lo que va de 2019, fue desatar una fuerza hamponil para crear condiciones, para una intervención extranjera. Las llamadas güarimbas del 2017 personificaron una épica y una estética pretendidamente “rebelde” orientada a la manipulación de la opinión pública global e internacional, con extraordinarias producciones mediáticas. Un coctel de drogas, armas, dinero y profecías religiosas, se sirvió como funesta contribución al terror, la incitación a una guerra civil y la desmovilización de las grandes mayorías que aspiran al desarrollo con justicia social y en paz.

Al lograr captar el descontento generalizado y responsabilizar enteramente al gobierno por la situación económica, llevó la situación hasta los límites que hoy conocemos, sin descartar otros escenarios en construcción como:

• El paramilitar más allá del sistema de contrabando de extracción y control territorial que actualmente poseen grupos armados colombianos con presencia y control territorial en zonas productivas y estratégicas;

• El mercenario más allá de los focos ya controlados que hemos podido ver a través de los medios;

• El de las corporaciones privadas militares y de seguridad que sirven a las transnacionales y personas de poder, más allá del sicariato selectivo que ha venido barriendo con líderes bolivarianos de distintos ámbitos; y

• El militar anunciado con ligereza por Trump al amenazar abiertamente con una intervención por petróleo, más allá de los movimientos de flotas estadounidenses en aguas territoriales y eventuales sobrevuelos del espacio aéreo venezolano.

En esto contexto, la elección de la Asamblea Nacional Constituyente dio paso a otra situación de creciente y relativa paz, con una votación masiva para este tipo de elección, en la que se ha volcado a una masa importante de militantes y grupos organizados, a articular la reflexión sobre lo que la Asamblea Nacional Constituyente debe hacer y resolver. Pese a que se han enfriado las esperanzas depositadas en la capacidad de la ANC para atender la coyuntura aplicando justicia, los movimientos sociales y la respuesta popular ante la crisis de confrontación que propicia la administración Trump con apoyo de Colombia y Brasil, vuelve a colocarnos en la situación de descontento e inconformidad por la gestión gubernamental en general, pero por otra parte, mayoritariamente clara a favor de la preservación de la paz en el marco de la constitucionalidad. Esto nos lleva necesariamente a revisar la coyuntura internacional.

El conflicto en Venezuela, tiene su origen en los múltiples intereses de una docena de países sobre la extracción de sus recursos, ocupación y control de su posición geoestratégica y anulación de la tesis bolivariana como referente de emancipación para los pueblos del mundo. El principal -pero no el único- actor en el ámbito internacional, son los EEUU como potencia imperial, cuyo esquema intervencionista crea:

• Crisis Alimentaria siendo hoy el principal importador y exportador de alimentos en el continente, estableciendo el control sobre las variables de la comercialización (precios, origen de importaciones, destino de exportaciones, volumen transado, condiciones comerciales, contrabando y legalización de productos de contrabando, entre otros).

• Crisis Financiera marcando el precio de la divisa en forma especulativa e ilegal, presionando el endeudamiento público con el FMI y el BM cuyas tasas del 35% y condiciones de recortes en programas sociales de alimentación, salud y educación, son ampliamente conocidas.

• Crisis Energética certificando reservas de petróleo de esquistos para afectar el precio del crudo a la baja disminuyendo sustancialmente lo que representa el 95% del ingreso nacional como lo es ingreso petrolero.

• Crisis Hídrica controlando por vía de explotación comercial el acceso a un gran número de fuentes de agua potable del país,

• Crisis Humanitaria introduciendo financiamiento al terrorismo palpable en el cambio del patrón de la violencia y pertrechos de guerra disfrazados de ayuda humanitaria.

Todas estas operaciones están orientadas a justificar su intervención. Hacia el interior de la República Bolivariana de Venezuela, esto se refleja en violencia, inestabilidad económica, política, social, militar, conflicto fronterizo, paramilitarismo, separatismo. Más concretamente, los objetivos centrales son los de mantener y expandir el control de la economía como parte del plan de restitución de los derechos borbónicos y del “consorcio” a través de la extracción de renta petrolera y excedentes económicos, haciendo incapaz a la economía nacional de garantizar la satisfacción de las necesidades sociales para los venezolanos y venezolanas de forma estable y permanente, con lo que abordar lo estructural se vuelve una necesidad de respuesta ante la coyuntura.

Creo que es de suma importancia poner sobre la mesa la contradicción fundamental del chavismo en el poder: no haber tocado en 18 años y mantener vigentes, las estructuras jurídicas y las relaciones de capital, que someten la nación venezolana a la supremacía estadounidense y de sus aliados. Este planteamiento trae consigo la discusión necesaria, acerca del tratamiento que se deberá dar a los tratados internacionales para regular las relaciones internacionales de la República, puesto que su respeto absoluto está cifrado en las mismas bases comiciales que el presidente Maduro leyó públicamente el 23 de mayo de 2017, en cuyo numeral 11 indica que:

Una vez instalada la Asamblea Nacional Constituyente, como poder originario que recoge la soberanía popular, deberá dictar sus estatutos de funcionamiento teniendo como límite los valores y principios de nuestra historia republicana, así como el cumplimiento de los tratados internacionales, acuerdos y compromisos válidamente suscritos por la República, el carácter progresivo de los derechos fundamentales de los ciudadanos y ciudadanas y las garantías democráticas dentro del más absoluto respeto de los compromisos asumidos

De acuerdo con esto, los tratados internacionales son inamovibles, y no solo los que se han suscrito en materia de Derechos Humanos, todos quedan sujetos a la misma condición. Quedarían así protegidos de cambios, todos aquellos tratados que dieron origen a un ordenamiento jurídico interno que bloqueó y bloquea las posibilidades del desarrollo nacional sostenible, sustentable, endógeno y justo. Del mismo modo, no se discutirían ciertos tratados del orden fiscal que hemos identificado como los principales responsables de perpetuar el déficit fiscal estructural.

Esta es una barrera paradigmática a superar, puesto que es en los tratados internacionales, donde se encuentra el piso jurídico de los instrumentos -aún vigentes- que permiten el desenlace económico que hoy padecemos. El país funciona con estas leyes, normas, procedimientos, cultura corporativa y modelos de gestión.

Para que se haga una idea y pueda dimensionar el tamaño del conflicto que se origina en el hecho de que estos tratados sigan vigentes, enumero brevemente algunos vicios del Comercio Exterior que impactan directamente en el proceso de formación de precios y que son posibles gracias al diseño de los procesos comerciales y a la corrupción que este mismo sistema genera, en el contexto de la Guerra Económica:

• Importaciones: hechas por empresas que pertenecen a los mismos importadores; ficticias que se dirigen a paraísos fiscales; sobrefacturadas por proveedores internacionales que en realidad pertenecen a los mismos importadores (a esto se le conoce como triangulación); de manufacturas nacionales, llamado “Puerta Giratoria” porque sale por un puerto y entra por otro; con carga que es destruida para cobrar el seguro y justificar una nueva importación, fraudulentas donde se importa algo distinto a lo declarado o no se importa nada de lo declarado.

• Exportaciones: fraudulentas por contrabando de extracción a gran escala en buques (comprada por navieras y sustraída en barcos de bandera estadounidense), contenedores, por tuberías o por aire, de productos manufacturados, agrícolas, intermedios, materias primas y ciertos productos que los venezolanos producimos pero no conocemos; cargas destinadas al consumo nacional desviadas y compradas en efectivo o robada por paramilitares; la no repatriación del producto de la exportación que debería ser del 40% según Convenio Cambiario Nº 27; extracción de carga importada despachada en aduanas fronterizas preferidas como puerto de destino (caso Polar: recibe la carga importada de maíz en Ureña).

• Inversión Extranjera y relaciones de capital: Funcionarios públicos como operadores políticos de los grupos de poder, para asegurar el mantenimiento del sistema; Registro y calificación fraudulenta de Inversión Extranjera Directa; inserción de Capitales Golondrina que desestabilizan la economía; Fuga de capitales por apropiación ilegal; Compra de divisas sobrevaluadas; Captar, extraer y legitimar renta petrolera y excedentes económicos; Escandalosas operaciones de venta de bolívares en el mercado ilegal exterior; BCV cooptado para los intereses de la Reserva Federal de EEUU.

• Las consecuencias son previsibles: primeramente se contrae la economía nacional y baja la producción; Se excluye al país receptor de las importaciones destruyendo la competencia; Se crea un monopolio que le permite manipular precios y aumentar beneficios, desestimulando el crecimiento local o nacional; La Transferencia Tecnológica es obsoleta, atrasada, improductiva o desplaza a masas trabajadoras con su implementación; la inversión en investigación y desarrollo de la tecnología transferida se limita exclusivamente al país de origen; las regalías por uso de patentes extranjeras infladas que abultan las estructuras de costos en divisas elevando los precios.

• Tributos: Se otorgan privilegios fiscales al capital transnacional que merma las posibilidades de recaudación y presiona al endeudamiento externo; Son de incalculables proporciones las exenciones fiscales a transnacionales por los 31 Tratados para Evitar la Doble Tributación y la Evasión Fiscal; el sacrificio fiscal también es imposible de calcular por exenciones fiscales otorgadas a transnacionales; existe un alto nivel de Evasión Fiscal, tanto de empresas nacionales y particulares, como de transnacionales; el déficit es estructurado y el sacrificio fiscal mil millonario, si tomamos en cuenta que se trata de 100 años de historia fiscal desde inicio de concesiones petroleras; la identidad e información de transnacionales y sus operaciones reales es protegida por leyes nacionales; los Impuestos a los salarios desmejoran a los trabajadores y trabajadoras.

• Bloqueo Productivo: Se inutiliza u ocupan medios de producción como tierras que no producen y donde no se permite cultivar, con contratos de alquiler por 50 años y cánones en dólares; El Presupuesto Público comprometido no se ejecuta; Miles de Marcas Comerciales son ocupadas y permanecen sin ser empleadas productivamente; Se obstaculiza o impide la producción a través de la no-asignación y/o no-liquidación de créditos productivos; captación de talentos e invenciones por parte de países extranjeros que ocasiona una emigración selectiva de la mano de obra calificada y profesional; La asignación fraudulenta de fondos para investigación y becas; El exceso de trámites para acceder a permisos para producir, exportar e importar insumos desestimula el emprendimiento productivo; Hay contradicción entre permisos de importación y exportación, donde los Certificados de No Producción Nacional, justifican importaciones reservadas a grupos de poder; los mismos Certificados de No Producción Nacional bloquean las posibilidades de desarrollar una producción exportable; El acaparamiento, encarecimiento y desviación de la producción nacional tanto para el contrabando como para ejercer presión especulativa sobre los precios; Se inutilizan u ocupan servicios turísticos, cupos aéreos, hoteles, cine y espectáculos, para generar la sensación de ineficiencia, insuficiencia de servicios, donde todo aparece copado y a la vez está vacío.

En esta radiografía de los vicios del comercio exterior podemos encontrar elementos estructurales que ofrecen una explicación a las condiciones para nuestra actual improductividad y en consecuencia, a nuestra capacidad de respuesta ante una crisis inducida como la actual. Podemos asegurar que esta crisis, no se debe exclusivamente a factores culturales, organizacionales o a los estilos de liderazgo. Se debe fundamentalmente a las actuales formas administrativas del Estado Venezolano que no tributan al logro de los objetivos nacionales planteados en la Constitución de 1999 y que están claramente plasmados en los Planes Nacionales.

Es de vital importancia incorporar al debate nacional y al debate constituyente, por un principio de congruencia y como una capacidad defensiva vital para la Nación, la adaptación o armonización de todo el estamento jurídico interno a la constitución, la revisión, desconocimiento o denuncia y negociación de nuevos acuerdos internacionales en el marco de la Diplomacia Bolivariana y la revisión de los mecanismos de la unión cívico-militar, para colocarnos en la situación de alcanzar la unidad nacional frente a los intereses de la potencia intervencionista norteamericana.

¿Hacia qué mundo caminamos? Pues basta con mirar que el 1% de la población mundial ya posee el 99% de la riqueza del planeta. Este es el gran resultado histórico del capitalismo. Sin embargo, los pueblos seguirán en sus luchas por la autodeterminación, así como también seguirá organizándose para la protección de los derechos humanos, la pachamama y la biodiversidad. Las nuevas tecnologías asociadas al cambio del patrón de consumo energético seguirán avanzando. Otras monedas de referencia internacional para las transacciones mundiales del comercio están apareciendo en escena y plantean retos y riesgos que habrá que evaluar. La economía productiva de las nuevas potencias industriales se disputará mayores cuotas de mercado y las corrientes de innovación que pujan por abrirse un paso en el mundo productivo, conquistarán nuevos espacios pero no sin una lucha. Y finalmente la República Bolivariana de Venezuela como reserva moral de los pueblos, hoy más que nunca representa la esperanza de la causa por la humanidad.

 

* Prof.Luis Matute Direttore della rivista russa “Vigil”

 

*Traduzione per ItaliaSociale a cura di A. Persiani

 

11/03/2019


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