ALZO ZERO 2020 

 

25 aprile: «Liberazione» o «Occupazione»?

 

di Clemente Mario Pansa

 

Oggi è il 25 aprile.

È il giorno in cui in Italia, secondo la vulgata scritta dai vincitori(?), si festeggia la «liberazione» del Paese dal giogo nazi-fascista.

Innanzitutto due cose…

La prima: la storia (la minuscola è d’obbligo e capirete subito il perché), è cosa nota, soprattutto dopo un conflitto armato, viene scritta dai vincitori.

La seconda: ma in Italia, chi sono stati i veri vincitori della II Guerra Mondiale? Non certo gli italiani. Gli italiani sono stati i veri sconfitti della guerra.

Ora, tralasciando le questioni politiche che trascinerebbero il discorso su un terreno scivoloso, mi limito all’osservazione, sic et simpliciter, dei fatti.

Siamo nell’anno 1943. Le truppe americane fanno il loro approdo in Italia a luglio, sbarcando in Sicilia.

Due mesi più tardi, il glorioso e valente maresciallo Pietro Badoglio (quello stesso Badoglio responsabile del tradimento che portò alla disfatta di Caporetto durante il Primo Conflitto Mondiale, quello stesso Badoglio a cui il Re aveva affidato il governo della Nazione dopo che - nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio - si consumò un altro tradimento), nell’infame e vergognosa giornata dell’8 settembre, si arrese al nemico senza condizioni.

Chiamarono, infatti, «armistizio» ciò che, in realtà, fu un vero e proprio tradimento.

Il «tradimento» è un comportamento naturale che nella storia italiana vediamo ricorrere spesso in numerosi soggetti ed in special modo in quei soggetti destinati a governare… e dei quali abbiamo, ancor oggi, significativi esempi della loro esistenza e permanenza nel nostro tessuto sociale.

Ma torniamo a ciò che dicevamo poc’anzi.

Che piaccia o no, l’Italia era militarmente alleata con la Germania e sul nostro territorio nazionale c’erano truppe tedesche, dunque, nostre alleate. Tra l’altro va ricordato che la presenza del contingente tedesco in Italia, ironia della sorte, fu chiesto alla cancelleria del Reich, proprio da quel Maresciallo Badoglio per fronteggiare lo sbarco di quelli che sarebbero poi diventati i nostri alleati…

Finché un bel giorno, l’8 di settembre, quegli alleati, tutto ad un tratto, si trasformarono nel nemico da combattere.

Certo non ci si poteva aspettare da loro che ci dicessero: «Bene, visto che ora non siamo più alleati, ce ne torniamo in Germania», magari pure dopo una forte e calorosa stretta di mano ed un arrivederci.

Ovviamente non andò così, ma ci fu una dura reazione da parte dei nostri ex alleati che, pur se a qualcuno sembrerà strano, si sentirono un po’ traditi.

Sono noti a tutti gli avvenimenti che si susseguirono dopo l’8 settembre.

La guerra continuò tra gli americani (stranieri in casa nostra) ed i tedeschi (anche loro stranieri in casa nostra) e noi, poveri italioti in mezzo a questi due eserciti che se le davano di santa ragione.

Tutto questo fino al 25 aprile del 1945 quando gli americani misero fine al conflitto sconfiggendo i tedeschi, dopo aver fatto, nel giugno del 1944, il loro ingresso trionfale in una Roma affamata ed impaurita, accolti da una folla immensa e festante inneggiante alla libertà.

Già. Alla libertà.

Ma quale libertà?

Eravamo stati invasi da una potenza straniera e a causa di un tradimento ci eravamo trovati nel bel mezzo di un conflitto tra due eserciti: il primo, quello tedesco, nostro ex alleato, naturalmente un tantino risentito nei nostri confronti; il secondo, quello americano (che da allora non ha mai più abbandonato la nostra penisola) venuto in Italia non certo per aiutarci, ma per assumere il controllo del Mediterraneo, vista la posizione geografica strategica dell’Italia nel Mediterraneo stesso.

A questa guerra, il cui teatro fu l’Italia intera, massacrata dai massicci bombardamenti operati dai cosiddetti nuovi alleati, il popolo italiano pagò un pesante tributo in termini di morti tra la popolazione civile.

Ah… quasi dimenticavo.

C’era un altro «esercito» che «combatteva» per la nostra «libertà».

Un esercito composto da fantomatici soldati prudenzialmente ben nascosti sulle montagne che combattevano una guerra tutta loro ammazzando a dritta e a manca i loro avversari ideologicamente collocati sul fronte opposto al loro.

Quello stesso fronte su cui, fino a ieri, erano collocati tutti gli italiani, ivi compresi quei soldati montanari.

Partigiani. Si, partigiani. Così si facevano chiamare.

Agivano nell’ombra e, a loro dire, combattevano i tedeschi al fianco dei nuovi alleati.

Scesero giù dalle montagne solo dopo che i tedeschi andarono via dall’Italia e gli americani entrarono a Roma.

La guerra era finita. I tedeschi non c’erano più. Non c’era più motivo, dunque, di stare nascosti sulle montagne: ormai il pericolo era passato!

Era il 25 aprile del 1945.

L’Italia festeggiava la «liberazione» e quei partigiani si autoproclamarono «liberatori».

Ma quale «Liberazione»?

Il 25 aprile si concluse, è vero, la guerra con il respingimento verso nord dell’armata tedesca in ritirata verso la Germania e la caduta del Fascismo, ma nel contempo, aveva inizio l’era dell’occupazione, manu miitari, degli americani.

Da quel fatidico 25 aprile 1945, le truppe statunitensi non lasciarono mai più l’Italia e vi si impiantarono stabilmente nel corso del tempo fino ad installare sul nostro territorio, isole comprese, oltre 100 basi militari ancor oggi attive e perfettamente operanti.

Questo non fa certo dell’Italia un paese libero e «liberato».

Siamo piuttosto una colonia degli Stati Uniti - i veri vincitori della II Guerra Mondiale - controllata ed eterodiretta, alla quale è permesso tutto a condizione che ciò non arrechi danno alcuno ai loro interessi geopolitici e militari su un territorio di importanza strategica posizionata nel bel mezzo del Mediterraneo.

Ma torniamo all’inizio della nostra analisi.

Secondo la «vulgata» scritta non proprio dai vincitori, ma da un surrogato degli stessi, oggi sarebbe la cosiddetta «Festa della Liberazione».

Questa singolare interpretazione del significato della giornata odierna, ci consegna la palma del primato mondiale della nazione, unica al mondo, che festeggia, orgogliosamente, l’anniversario di un’occupazione militare da parte di un paese straniero che continua ininterrottamente da ben 75 anni.

Forse è giunto il momento, per riscattarci da questa imbarazzante ricorrenza, di inserire la data del 25 aprile nell’elenco delle «ricorrenze della vergogna», insieme a quella dell’8 settembre, relegandole entrambe in un generoso, provvidenziale ed opportuno dimenticatoio perché l’Italia non merita questa umiliante mortificazione!

 

24/04/2020


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