NOTIZIE 2011

 

Bossi "dà i numei", Gentilini chiede certezze

 

di Italiasociale

Continuano le tensioni in Veneto all’interno della Lega Nord. Il motivo del contendere è sempre lo stesso: la secessione, tirata nuovamente fuori di recente dal Senatur per tenersi buona la base in fermento. Dopo le polemiche del sindaco di Verona Tosi, duramente attaccato dal ministro Calderoli, ora è la volta dello sceriffo trevigiano Gentilini. L’ex primo cittadino è stato molto chiaro al riguardo: "Questioni come la Padania sono un diversivo. E’ sempre stata un sogno, un’aspirazione e resterà tale perché la realtà è diversa. L’Italia è una e indivisibile e Napolitano ha fatto un richiamo all’ordine». Per Gentilini, inoltre, «i problemi sono altri: il popolo vuole avere certezze nel futuro, vuole che ci sia un futuro per i giovani. Di altro si potrà discutere quando la Lega avrà il 50% più uno dei voti. Come in battaglia ci vogliono i numeri: se non li hai sei destinato a crollare". Ma l’attuale segretario regionale della Lega, nonché sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, non ha gradito le esternazioni di Gentilini. "Non ha mai creduto nella Lega. E oggi attacca i valori del partito perché si vuole accreditare come prossimo sindaco di Treviso. Gentilini leghista? Vorrebbe piuttosto essere un vecchio fascista, e invece è stato un super-democristiano. Altrimenti non avrebbe mai potuto essere assunto e lavorare all’ufficio legale di Cassamarca". Sulla stessa lunghezza d’onda anche il senatore Piergiorgio Stiffoni, che chiede addirittura l’espulsione di Gentilini. "Gentilini stronca la Padania? Potrei solo dire che spesso i vecchi subiscono le ingiurie del tempo. Ma con questa ultima esternazione Gentilini si dimostra essere un virus tossico interno alla Lega. L’autodeterminazione dei popoli è nel Dna della Lega, e quindi chi ridicolizza ciò ha un Dna diverso. Forse, Gentilini, leghista non è mai stato: confido che venga immediatamente estirpato dalla rappresentanza del movimento leghista sia come militante che come amministratore". Accuse immediatamente rigettate. "Qualcuno mi vuole cacciare dalla Lega? Me ne frego. Sono leghista e ho la gente dalla mia parte, una montagna di voti, il consenso popolare". E con riferimento agli ordini di via Bellerio di non contestare il governo, Gentilini è ancor più chiaro: "Me ne frego anche dei diktat. Io sono leghista ma anche, soprattutto, amministratore. E non sopporto chi fa sia il politico che l’amministratore". Aggiungendo poi un consiglio al presidente della Repubblica: "Il governo formato da Pdl e Lega, a Roma, ha fallito rispetto alle promesse elettorali. Napolitano eserciti quindi il suo potere e il suo dovere: sciolga le Camere e li mandi tutti a casa". Insomma, sembra proprio che il mondo leghista si stia frantumando. Destino già scritto per chi ha sempre promesso tanto, realizzando quasi niente. Altro che partito padano, la Lega Nord è diventato il partito più "romano" dell’intero scenario politico, unicamente interessato alla conquista di fette di potere per se ed i propri amici. Vedremo cosa ne penseranno gli elettori.


15/10/2011


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