NOTIZIE 2011

Italiani, prossimi all’insolvenza

di  Alessandro Cavallini

 

Anche le famiglie trentine sentono pesantemente gli effetti negativi della crisi economica. Negli ultimi due anni il numero complessivo di chi non riesce a pagare le rate mensili dei prestiti bancari è aumentato del 65%. A metà anno le rate non pagate hanno raggiunto quota 110 milioni di euro, contro i 52 di marzo 2009. Guardando i numeri dei nuclei familiari in difficoltà, vediamo come questo dato negli ultimi anni sia aumentato in modo costante: contro le 2075 famiglie in difficoltà a marzo del 2009 siamo arrivati a 2985 del marzo di quest’anno, per poi superare le tremila unità da giugno. L’importo medio dei debiti non pagati dalla singola famiglia è oggi pari a circa 32500 euro, mentre nel marzo del 2009 raggiungeva "solamente" quota 25000. D’altra parte, è sufficiente leggere i numeri sulla cassa integrazione per comprendere i motivi per i quali le famiglie si trovino in così grossa difficoltà nel pagare i debiti. A fine settembre erano superiori a 3,8 milioni di ore solo per industria in senso stretto e le costruzioni, a cui bisogna aggiungere i numerosi lavoratori licenziati o collocati in mobilità. Bisogna poi considerare che i tassi, per chi ha scelto rate variabili, sono aumentati significativamente: nel secondo semestre di quest’anno hanno avuto un’impennata pari al 19%. A fianco delle famiglie, anche le imprese si trovano in una situazione di grossa difficoltà. Le aziende impossibilitate a pagare i propri debiti sono passate da 3200 del marzo del 2009 alle attuali 5023. Senza scordare la grave crisi del settore immobiliare: a fine luglio le ditte dell’edilizia hanno raggiunto 722 milioni di euro di sofferenze e, secondo alcune stime bancarie, questo dato è destinato ad aumentare notevolmente. Come si vede da questi numeri, la crisi economica colpisce tutti indistintamente, siano essi i lavoratori o le aziende. Entrambi si trovano in una situazione di grave difficoltà e l’unico modo per uscirne è quello di collaborare per il bene comune. Ma per fare questo, è necessario prima di tutto un intervento serio e strutturato da parte della politica. Intervento che dovrebbe avere come fondamento unicamente l’interesse nazionale e non certo i diktat imposti dai vari burocrati di Bruxelles. C’è per caso qualcuno in Italia capace di accogliere questa sfida e di vincerla? La risposta arriverà nei prossimi mesi, sperando che questa fase non si chiuda con l’evento più tragico ed assolutamente da evitare: il fallimento dell’Italia.

 


09/11/2011


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