NOTIZIE 2011

Il lavoro c'è per chi decide di specializzarsi

di Italiasociale

I dati allarmanti degli ultimi anni sulla disoccupazione parlano chiaro: un giovane su tre in Italia non ha un posto di lavoro. Eppure ci sono molte aziende alla ricerca spasmodica di figure professionali quasi scomparse nel nostro paese. Basti pensare a quanto successo recentemente a Treviso, dove un gruppo di titolari e dirigenti di importanti aziende, in prevalenza nei settori della meccanica ed elettromeccanica e con sedi produttive e di rappresentanza anche all’estero, ha chiesto ed ottenuto un incontro con il presidente della provincia, Leonardo Muraro. Queste aziende si trovano in grossa difficoltà, perché da tempo cercano di assumere lavoratori con competenze tecniche ed operai specializzati ma queste figure sembrano essere scomparse dal mercato del lavoro. "Quello che mi hanno chiesto gli industriali - ha detto Muraro - è soprattutto di attivare strumenti di formazione per persone in grado di ricoprire ruoli per i quali sono previste assunzioni a tempo indeterminato e con retribuzioni non di rado superiori a quelle previste dai contratti nazionali". "Figure - ha proseguito - che il sistema scolastico trevigiano non è in grado di produrre in numero sufficiente a causa soprattutto della tendenza di troppi giovani ad iscriversi ai licei". La cosa preoccupante è che le aziende non sono riuscite ad individuare professionalità idonee nemmeno nel parco dei cassintegrati e dei disoccupati, e si calcola che, nel loro insieme, potrebbero procedere immediatamente a varie centinaia di assunzioni. Ricordiamo che già ad ottobre il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro aveva fornito, a seguito di una ricerca, dati preoccupanti sulla mancanza in Italia di determinate figure professionali: 117mila per la precisione quelli considerati di difficile reperimento dal totale delle imprese dell’industria e dei servizi, 540 quelli richiesti dalle aziende artigiane. "La delicatezza del contesto economico - ha dichiarato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - mette ulteriormente in luce il difficile incontro tra domanda e offerta di lavoro: il lavoro viene offerto dalle imprese ma queste ultime hanno talvolta, e soprattutto per alcune professioni, grandissima difficoltà a trovare il candidato con i requisiti giusti. Sempre più preziosa, quindi, diventa la possibilità di integrare meglio il momento della formazione scolastica e universitaria con quello della formazione sul lavoro, valorizzando quindi tutte quelle modalità che consentano di avvicinare i giovani alla realtà delle imprese, attraverso, ad esempio, percorsi di alternanza scuola-lavoro, stage e tirocini formativi". Per rimanere al livello operaio quali sono le figure più introvabili? Installatore di impianti termici, installatore di impianti idraulici e termoidraulico, per le quali le aziende segnalano una difficoltà di reperimento superiore al 50% delle assunzioni previste (e addirittura pari al 67,5% medio nel caso delle oltre 1100 assunzioni totali degli installatori di impianti termici). Pari o prossime al 40% sono anche le difficoltà a trovare montatori di macchine industriali (ne mancano all’appello quasi 500), carpentieri in metallo (irreperibili 1300). Infine, le imprese lamentano l’irreperibilità di tornitori (circa 1200 su 2700 sono difficili da trovare), autisti di pullman (470 su 1360) e cucitori di macchine per abbigliamento (420 su 1240 ricercati). Senza scordare quelle figure praticamente introvabili per le imprese artigiane: copritetti, pavimentatori, valigiai e borsettieri, fabbri. In particolare, la quasi totalità (95,8%) dei 600 copritetti è considerata irreperibile sul mercato, non per mancanza di offerta ma, unicamente, per l’inadeguatezza professionale dei candidati. Altrettanto difficile è assumere il 73,6% delle 440 assunzioni previste dalle imprese artigiane di pavimentatori e posatori di rivestimenti. In valori assoluti, tuttavia, sono i parrucchieri, gli estetisti, gli idraulici e i posatori di tubazioni idrauliche e del gas quelli che incidono di più. Le imprese artigiane, infatti, ne cercano quasi 11mila ma ne trovano meno della metà. Quali sono le cause reali di questa situazione? Normalmente si è soliti dire che gli italiani non hanno più voglia di fare certi lavori, ma forse la risposta è meno banale. Probabilmente i giovani sono educati a non voler fare più certi lavori, basti guardare alla lunga fila di genitori di tutte le classi sociali che, ogni anno, quasi con le lacrime agli occhi vanno ad iscrivere i propri pargoli al liceo, per potersene poi vantare coi vicini di casa. Peccato che, dopo qualche anno, sempre con gli stessi vicini saranno costretti a lamentarsi dello status di disoccupato del figlio, laureato ma senza lavoro.


23/11/2011


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