NOTIZIE 2011

 

L'Italia dei falliti

 

di Alessandro Cavallini

 

Nonostante in molti ormai parlino apertamente di recessione, c’è una parte dell’Italia che sembra iniziare un’inversione di tendenza.

Stiamo parlando del Nordest, dove, secondo una recente indagine del Cerved Group pubblicata sul trimestrale Osservatorio Crisi d’Impresa, sono in netta diminuzione le aziende che falliscono.

Di fronte alle doppie cifre del resto del paese, nel Triveneto i fallimenti sono aumentati del 3,4%, dato che sarebbe più basso se non fosse per l’incidenza del Friuli Venezia Giulia (+7,4%); infatti in Veneto e Trentino questi sono già in calo, rispettivamente 4,8% e del 4,5%.

Il Friuli rappresenta la "pecora nera" del Nordest non solo per numero totale di fallimenti, ma anche per la loro frequenza: il suo indice di insolvency ratio (indicatore che misura il numero di fallimenti su 10mila imprese operative) è pari a 18,3 , inferiore solamente alla Lombardia (21,6).

In questa speciale classifica il Veneto si trova in quarta posizione (indicatore pari a 17), mentre il Trentino Alto Adige è agli ultimi posti con 7,9 di insolvency ratio.

Nella ricerca si fa riferimento poi ad un ulteriore indicatore elaborato da Cerved Group, il CeGRI: una misura predittiva del rischio medio di insolvenza delle imprese italiane nel loro complesso, ovvero segmentate per settore o per localizzazione produttiva, su una scala continua da 1 (minimo rischio) a 100 (massimo rischio).

Anche in questo caso la situazione del Nordest appare in miglioramento, con la previsione per l’anno prossimo che tale rischio torni ai livelli del 2010: la Regione con la maggiore riduzione è il Trentino Alto Adige, dove il CeGRI passerà da 59,2 a 57,7 punti.

Tornando ai dati sul fallimento, la situazione nazionale è purtroppo ancora lontana dal migliorare.

Tra luglio e settembre di quest’anno ci sono stati 2207 casi di default (+6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), e così i trimestri consecutivi in cui si denota un incremento del fenomeno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente arrivano a quattordici.

Anche i casi di bancarotta, nello stesso periodo, sono in aumento, avendo raggiunto quota 9000: l’incremento rispetto all’anno scorso è stato del 9,7%.

Situazione negativa anche per i concordati preventivi, che hanno raggiunto le 700 unità, con un aumento del 2,8% rispetto al 2010.

Ma i dati più preoccupanti rimangono quelli sui livelli occupazionali; le procedure fallimentari aperte nei primi mesi del 2011 coinvolgono oltre 70 mila lavoratori.

Perché è questo l’effetto maggiormente negativo nei fallimenti delle aziende.

Quando una ditta è costretta a chiudere i battenti, perché non più in grado di reggere alla feroce concorrenza del mercato, i primi a rimetterci sono sempre i lavoratori e le loro famiglie.

Speriamo che il nuovo governo abbia il coraggio di prendere atto di questa situazione.


10/12/2011


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