NOTIZIE 2011

 

Fondo Pensione Unicredit: "Pacco di Natale" per lavoratori e pensionati

 

di Giuseppe Biamonte

 

Per restare sempre in tema di tagli e di lacrime, sudore e sangue, oggi più che mai alla ribalta colla "premiata macelleria Monti & C.", che vede nei lavoratori e nei pensionati i destinatari privilegiati dei sacrifici imposti dal governo delle banche e della miseria, anche il Fondo Pensione per il Personale delle Aziende del Gruppo UniCredit ci mette il suo carico da novanta, annunciando la riduzione delle prestazioni pensionistiche a partire dal 1 gennaio 2012. Una cura dimagrante che interesserà tutti gli iscritti al Fondo: ex dipendenti percettori di una pensione di anzianità o vecchiaia e personale in servizio. Una lettera con relativa nota illustrativa, stile morgue, ha spiegato ai destinatari che, in riferimento all’equilibrio del fondo, non essendo stato raggiunto il tasso di rendimento minimo ammontante al 4,22% (i rendimenti degli esercizi economici 2009 e 2010 hanno ottenuto la magra performance dell’1,26% e del 3,27%), il Consiglio di Amministrazione del Fondo opererà di conseguenza una riduzione delle prestazioni pensionistiche sugli assegni mensili percepiti dagli ex dipendenti e sugli importi di pensione maturati dal personale ancora in servizio. Si sta puntualmente verificando quanto da noi paventato all’epoca delle grandi manovre attorno al ghiotto "affaire" della previdenza complementare (con l’obiettivo finale dello smantellamento della previdenza pubblica), a partire dal dlgs. 21 aprile 1993, n. 124, fino al famigerato dlgs. 5 dicembre 2005, n. 252, che sancì la rapina del TFR. Il tuffo, senza salvagente, nel mare magnum degli investimenti finanziari disinibiti sta dando i suoi frutti marci (ricordate il caso Enron Energia negli Usa, che nel 2002 gettò sul lastrico 25 mila dipendenti?). Dismissione insensata del patrimonio immobiliare gestito dal fondo, minore impegno di portafoglio per titoli obbligazionari e di stato, maggiore coinvolgimento del fondo negli acquisti di titoli speculativi e di fondi di investimento dovevano inevitabilmente innescare una spirale "poco virtuosa" per il rendimento del fondo stesso. Per la prima volta nella storia del Fondo, come ricorda con un pizzico di nonchalance l’estensore della letterina che accompagna il "pacco di Natale", vengono tagliate le prestazioni pensionistiche; ma non c’è assolutamente da preoccuparsi perché "qualora la situazione avesse a migliorare" (così disse il boia all’impiccato) allora tornerebbe il sereno. Quel "sereno" che la stessa multinazionale di Piazza Cordusio attende ormai da qualche annetto, dopo l’improvvida spedizione in terra teutonica del generalissimo Alessandro che portò sì alla conquista, nel 2005, di HVB Group, ma fu una sorta di vittoria di Pirro perché, con l’annessione della HypoVereinsbank A.G. e della Bank Austria Creditanstalt, UniCredit incamerò automaticamente un fottio di titoli tossici, sub specie subprime e dintorni, posseduti dal gruppo tedesco. L’inarrestabile anabasi nei territori dell’Europa orientale del "macedone di Piazza Cordusio" si concluderà con la presa della Croazia e della Polonia. All’orizzonte però già si profilavano nubi cariche di tempesta: nel 2007 la maxi fusione di UniCredit col carrozzone-pachiderma del tribuno romano Cesare Geronzi determinerà l’inizio della fine delle ambizioni del nostro "eroe" ex bocconiano (toh, guarda un po’, direbbero i soliti impenitenti "complottisti"!) e un amaro epilogo per i lavoratori: esuberi di personale, migliaia di posti di lavoro cancellati e un futuro dai contorni sempre più indefiniti per coloro i quali sono finiti nel fondo di solidarietà (una sorta di cassa integrazione fino alla maturazione della pensione) a causa dei ripetuti stravolgimenti della previdenza che continuano a differire nel tempo l’uscita dal posto di lavoro, con un’estenuante corsa in avanti dell’età pensionabile (è di questi giorni l’annuncio di un ulteriore taglio di ben 3.500 posti di lavoro). Caduto malamente sul terreno libico, Alessandro è costretto a cedere lo scettro del comando. Ma non v’è tristezza né doglianza nell’abbandono dell’accampamento. D’altro canto un pacchetto di liberalitates pari a 40 milioni di euro non lascia adito a nostalgie o recriminazioni di alcun tipo. E gli utili UniCredit? Di colpo in colpo subiscono il loro ineluttabile assottigliamento. D’altronde la crisi provocata dai banksters internazionali bussa ormai alle porte: dai 6,5 miliardi del 2007 ai 4 del 2008 fino all’1,7 del 2009 e all’1,2 del 2010 il passo è breve e la discesa inesorabile, tanto che nel 2012 non saranno distribuiti dividendi agli azionisti. La recente indagine dell’autorità giudiziaria per frode fiscale a carico di UniCredit - primo indagato Alessandro Profumo - sembra aver stoppato per il momento le velleità politiche dell’ex A.D. Ma non si sa mai. A volte ritornano. E l’attuale governo di banchieri e Bilderberg-men sembra completare alla perfezione lo scenario di questa Europa delle banche, della moneta unica cartastraccia, del Dio Mercato e delle Borse über alles.

Nel frattempo, tra salassi e lacrime di coccodrillo del ministro Fornero, lavoratori, pensionati e precari assistono impotenti e inebetiti, come un pugile suonato dopo una vigorosa gragnola di colpi ricevuta dall’avversario, alla macelleria sociale che li circonda. Usque tandem?

 

15/12/2011


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