CULTURA 2012

 

Hidden Agenda.

 

di Antonio Rossiello

 

Il primo film politico sulla guerra d’Irlanda del Nord fu girato nel 1990 dal regista inglese Kenneth Loach, troskista, impegnato nel sociale, si chiamava "Hidden Agenda".

Le parti sono chiare, i responsabili identificati, l’unica soluzione esposta: l’esercito britannico deve andar via dall’isola.

Il film fu finanziato da una casa di produzione indipendente americana Hemdale, che aveva già prodotto "Salvador" e "Platoon" di Oliver Stone.

La sua era una posizione a favore dei repubblicani e le due cose suscitarono polemiche alla prima mondiale del Festival di Cannes.

Ambientato a Belfast, il film fu girato a Londra, tranne due indispensabili settimane nell’Ulster.

Il disagio fu costante durante le riprese filmiche, nessuna compagnia di assicurazione fu disponibile a garantire l’incolumità della troupe se avesse girato in Irlanda del Nord.

Il film fu avvolto in una coltre di mistero: assenza completa di pubblicità, spostamento veloce da una location all’altra, nessuna nota di produzione arrivata alla stampa.

Il quotidiano londinese di sinistra "The Guardian" scrisse: «un’atmosfera più vicina a una manovra militare che a un set cinematografico».

Nel film si affrontava il ruolo dell’Intelligence Service e dello stesso governo inglese nello scenario tormentato della "sporca guerra" nell’Irlanda del Nord.

Una fiction con un cast internazionale (Brad Dourif, Brian Cox e Francis McDermond) su un argomento tradizionalmente evitato e "imbarazzante" in Gran Bretagna, il paragone con ciò che fu la guerra imperialista e capitalistica in Vietnam da parte dei francesi gaullisti prima ed americana yankee poi, per l’Eldorado dello spettacolo cinematografico Hollywood.

Un nuovo filone cinematografico di impegno, come se Hollywood avesse fatto uscire sugli schermi internazionali, in piena guerra del Vietnam, un film filo Viet-cong.

In Europa continentale, tradizionale ma anche più libera vi era il collettivo militante filo marxista "Dziga Vertov" di Jean-Luc Godard.

Loach spiegò il modo in cui il film affrontava l’aggrovigliata questione nord-irlandese.

Un gruppo di avvocati americani della Civil Liberties Organization, un nome fittizio per indicare Amnesty International, si reca in visita in Irlanda del Nord.

Quando uno di loro viene assassinato, arriva da Londra un ispettore di polizia per le indagini sul caso.

Scopre alcune piste ed indizi che riguardano l’esistenza di squadre antirepubblicane, di torture ai prigionieri politici e di un piano di corruzione che coinvolge il governo centrale britannico.

Un thriller ad alta tensione, tenuto dal filo della realtà/verità che lo attraversa.

Loach raccontò: «Avevo cominciato a lavorare a questo film alcuni anni fa, quando il produttore inglese David Puttnam, allora a capo della Columbia americana, voleva che facessi un thriller politico su John Stalker, un vero ispettore di polizia che scoprì alcune brutte faccende a Belfast e poi venne ricattato perché non le rivelasse in giro. Poi il progetto si arenò. In seguito, lo ripresi in mano perchè si venne a sapere che un piccolo gruppo all’interno dell’Intelligence Service, oltre a diffondere menzogne sul conto dei repubblicani irlandesi per screditarli e isolarli politicamente, aveva operato per conto della destra mettendo fuori gioco attraverso calunnie ben orchestrate, alcuni deputati a questa sgraditi e, di conseguenza, determinando lo spostamento reazionario che ha portato al potere Thatcher. L’operazione risale alla metà degli anni Settanta. Il film è ambientato nei primi anni Ottanta e segue quegli avvenimenti attraverso personaggi di finzione».

Una rete di appassionati ricercatori, in gran parte giornalisti vicini per simpatie politiche al progetto del film, ricavò dalle memorie dei propri computer, per offrire materiale di archivio allo sceneggiatore, Jim Allen, un commediografo di impronta realista.

Tra i consulenti del film c’era un ex capitano dell’esercito, Fred Holdroyd, un pozzo di scienza per quanto riguarda i comportamenti e le operazioni delle squadre antirepubblicane nell’Ulster.

Loach diceva: «Non potevo fare questo film unicamente per dire che l’esercito inglese spara su chiunque abbia l’aria sospetta, invece di arrestarlo e processarlo. Questo la gente lo sa già, ci sono stati i fatti di Gibilterra ma l’altro elemento dell’Intelligence, che ha agito in modo antidemocratico, mi è sembrato importante. Alla fine diventa un film che vuole discutere il concetto di democrazia».

Loach era abituato a trattare soggetti di forte radicalità, da "Family Life", quasi un omaggio alle teorie dell’antipsichiatra Ronald Laing sulla "normalità" familiare che genera la follia, a "Fatherland", profetico film su un cantante dell’Est cacciato oltre il muro dove viene "strumentalizzato" per bene, Loach crede nel realismo come unico stile cinematografico in grado di garantire quella costante ricerca di autenticità che sembra la preoccupazione massima del suo far cinema.

Nei film colloca i buoni ed i cattivi al posto giusto.

Non cerca le ombre, le ambiguità, i dubbi: parteggia e basta, seguendo il vecchio credo militante che è rimasto, nonostante i tempi della caduta vertiginosa delle ideologie, quello di "una tecnica al servizio di un’etica".

Loach definiva l’inferno nord-irlandese che «è un problema semplice, reso complicato. L’Irlanda del Nord è la nostra ultima colonia e quello che sta succedendo è una continua lotta per l’indipendenza. Il governo inglese usa l’argomento IRA per non legittimare i programmi sociali ben precisi che i gruppi repubblicani hanno, tra i quali l’unità economica che è impedita dai confini attuali. In questo senso il mio film è dalla parte dei repubblicani, cioè a favore di un’Irlanda unita. Non c’è dubbio alcuno che l’esercito inglese sia un esercito occupante e come tale si comporta con la popolazione: requisisce case e le usa come se fosse un suo diritto. E la gente, questa meravigliosa gente che vive in condizioni difficilissime, viene sempre dimenticata, cancellata, per far posto alla propaganda contro l’IRA».

Per il regista il ruolo dei media, della televisione, è tuttora fuorviante e insufficiente. Loach: «Non è vero che, se l’esercito inglese lasciasse il Nord Irlanda, ci sarebbe un bagno di sangue tra cattolici e protestanti. La comunità protestante, che tiene l’egemonia economica, ha il suo interesse, ormai, a farla finita con la guerra. Ed è il caso di ricordare anche una forte tradizione protestante di dissenso e di non conformismo. I primi irlandesi favorevoli all’unificazione erano protestanti. È una volta che l’Irlanda diventasse un solo paese, non ci sarebbe più niente per cui armarci e combattere».

 

17/07/2012


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