ECONOMIA 2010

Phonemedia. La protesta taciuta

Quei lavoratori senza stipendio che fanno così poca notizia

di Marco Cottignoli

Ricordo quando, una decina di anni fa, le grandi multinazionali statunitensi
incominciarono ad utilizzare la loro amena ricetta in stile ipercapitalista
globale: fusioni di aziende e taglio dei posti di lavoro, profitti rapidi e
delocalizzazioni in Paesi dove il costo del lavoro era insignificante. Nulla è
cambiato ai giorni nostri. Il libero mercato globale continua ancora a mietere
posti di lavoro in nome dei profitti aziendali. Senza regole né responsabilità.
Anche in Italia si continua a combattere per il proprio posto di lavoro.
Licenziamenti e smantellamenti di imprese, vedi termini Imerese, sono
all'ordine del giorno. E' alquanto bizzarro che qualcuno possa affermare che,
nonostante la disoccupazione cresca, la crisi stia passando. Anzi, la
recessione non sarà sanata fintanto che la nuova massa di senza lavoro, gettati
sul lastrico dalla crisi, non verrà riassorbita. Evidentemente chiunque lo
affermi non conosce bene il significato di non avere di che vivere. Il caso di
Phonemedia, il più grande centralino telefonico d'Italia, i cosiddetti " call-
center ", che sta per chiudere definitivamente l'attività, è una di queste
tristi realtà. Una azienda che in pochi anni era cresciuta, espandendosi anche
all'estero ed alla quale erano state affidate commesse sia da parte delle
grandi aziende come Telecom, Enel, Tim, Wind, Vodafone, Avon sia da enti
pubblici, Regioni, Comuni, Asl. Migliaia di dipendenti, precari, giovani e
pagati poco; massimo mille euro, a tempo pieno. Il caso di Phonemedia è
soltanto uno fra i tanti; quasi 10.000 dipendenti perderanno il lavoro e
migliaia di famiglie patiranno il dramma di come mantenersi. Gli stessi
lavoratori sono senza stipendio e senza alcuna certezza da oltre 6 mesi e
sembra che non gli siano stati neppure versati i contributi Inps. Vi sono state
molte manifestazioni nelle maggiori città italiane: Roma, Siena, Milano,
Torino, Ivrea, Bari, Napoli, Arezzo. In alcune più accese proteste, alcuni
lavoratori hanno continuato la contestazione sui tetti; a Roma si sono
incatenati in piazza Barberini. Dal 4 novembre 2009 le principali sedi della
azienda sono state presidiate con assemblee permanenti. Tuttavia la maggior
parte dei media nazionali hanno mantenuto il silenzio su tale vicenda. Anche il
Governo, finora, ha taciuto anche se vivamente esortato affinché mantenga gli
impegni già assunti riguardo i problemi relativi alle retribuzioni dei
lavoratori ed al mantenimento delle sedi e delle commesse. Bassi salari e alta
produttività, questa la ricetta utilizzata dalla impresa; formula comune nel
mercato globale delle multinazionali. Si investe, si produce in maniera veloce,
si smobilita immediatamente quando vi è la possibilità di delocalizzare per
andare a produrre in contesti lavorativi più favorevoli. Il conseguente, rapido
depauperamento sociale ed economico del territorio che segue lo sfruttamento
lavorativo del giorno prima, è il frutto prelibato del turbocapitalismo
odierno. Un sistema scevro da regole e da limiti che prima o poi crollerà in
maniera definitiva. Eppure, ancora adesso, nonostante la recente crisi, la
politica poco ha fatto o ha potuto fare. La domanda, allora, che sorge è
questa. La politica è in grado di fronteggiare problemi di tale portata?
Davanti al disavanzo pubblico ed al numero crescente di famiglie che stenta di
arrivare alla fine, non riesce ad effettuare regolarmente i pagamenti delle
bollette, ad acquistare i vestiti necessari, a sostenere i mutui ed a
restituire i debiti contratti con le finanziarie; davanti al rallentamento del
tracollo dell’economia mondiale, reso possibile solamente dall’incredibile
sostegno monetario pubblico dell'ultimo anno, che nonostante tutto ha
ingenerato incauti ottimismi, la politica ha fatto o ha potuto fare qualcosa di
concreto per riconsiderare alla radice il sistema economico monetario
internazionale? Il sistema finanziario attuale è alla deriva e non c'è più
tempo per superficiali operazioni di cosmesi economica. La politica deve
incominciare a dare delle risposte efficaci e concrete. Ci riuscirà?

09/05/2010


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