ECONOMIA 2010

Imprese: Internazionalizzazione o delocalizzazione?

Giovedì scorso Intesa Sanpaolo ha presentato a Padova il progetto del Servizio Internazionalizzazione Imprese. “Le imprese che oggi guardano ad una localizzazione all’estero non lo fanno con l’idea di destrutturare la produzione in regione. Delocalizzare solo per contenere i costi, come avvenuto nel passato, non è condizione sufficiente di competitività”, queste le parole di Fabio Innocenzi, direttore generale di Cassa di risparmio del Veneto.
Il progetto è stato presentato da Marco Morelli (d.g. vicario di Ca’ de Sass e responsabile Banca dei Territori) e Gaetano Miccichè (d.g. e responsabile del Corporate). L’obiettivo è raccogliere l’eredità dell’esperienza padovana del San Paolo Imi Internazionale, con contenuti di servizio alle imprese aggiornati alle necessità attuali delle aziende che guardano all’estero. “Dopo due anni caratterizzati da rientri in patria, negli ultimi mesi - ha proseguito Innocenzi - molte imprese sono tornate a interessarsi ad una localizzazione all’estero. Il dato che emerge dalle realtà che noi seguiamo è, però, che questi percorsi non portano alla chiusura degli stabilimenti veneti: le parti della produzione a più alto valore aggiunto vengono mantenute sul territorio. All’estero, diversamente dalla prima ondata di delocalizzazioni, le imprese vanno per essere vicine a mercati che crescono, ad esempio, otto volte di più del mercato interno. L’estero, oggi, è interessante non tanto per il costo della manodopera: l’elemento primario è conquistare nuovi mercati di sbocco”. A supporto di tale tesi, è stato rilevato che, nel 2009, la quota dell’export veneto assorbita dai nuovi mercati è salita al 36,6%. Nel 2000 era pari al 27,9%. “La priorità – ha assicurato il d.g. - è agganciare i mercati che stanno già vivendo la ripresa. Chi ha portato l’azienda oltre confine solo per avere dei vantaggi sui costi è già tornato o sta tornando a casa: non ne vale più la pena”.
Ecco perché secondo Innocenzi i processi di internazionalizzazione offrono oggi una risposta al nodo della fuga all’estero delle imprese. “Il modo per tenerle qui in Veneto è aiutarle a essere competitive. In questa fase, tutto ciò significa, principalmente, avere la capacità di costruirsi delle opportunità nei mercati emergenti. Cogliere queste opportunità determina dei riflessi positivi anche per gli stabilimenti veneti”. Quindi l’aiuto alle aziende deve essere rivolto per aumentarne la competitività. Per esempio, in riferimento alle concessioni di credito, Cariveneto “sta continuando a impiegare molto più di quanto raccolga sul territorio”. Al 30 giugno, Intesa Sanpaolo registra, a Nordest, 36,2 miliardi di impieghi a fronte di una raccolta diretta pari a 26,6 miliardi. Le attività finanziarie totali, invece, si sono attestate a 58,6 miliardi. “La banca commerciale risente dei tassi bassi e delle sofferenze – ha concluso Innocenzi -. Solo nel 2011 potrebbe esserci un superamento del picco relativo al deterioramento del credito”.
Secondo noi, invece, la soluzione è molto più semplice ed opposta. Per le imprese che delocalizzano, dovrebbe vigere un divieto di commercializzare i loro prodotti in Italia. Ci tengono tanto all’allargamento del proprio mercato ed agli aumenti vertiginosi dei propri profitti? Allora se ne vadano fuori dalle scatole e la smettano di prendere in giro i lavoratori italiani. Ma quando verranno cacciati via dalla Cina non vengano poi ad implorare aiuto al governo italiano!

italiasociale

08/11/2010


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