ECONOMIA 2010

 

Usura

Usura. Potrebbe essere questo il nuovo capitolo della contesa sui derivati - gli strumenti finanziari indicati come i principali responsabili della crisi finanziaria internazionale - che hanno trascinato le banche nell’occhio del ciclone dopo le inchieste della Procura di Milano dell’aprile 2009 e le pesanti perdite accusate da Enti e privati che, in tutta Italia, li avevano sottoscritti. La bordata è partita dal Centro studi giuridici Almaiura già alcuni mesi fa. Dopo aver esaminato, nel marzo 2010, un centinaio di contratti stipulati dalla banche con i loro clienti, Marco Rossi, presidente del comitato scientifico del Centro e avvocato esperto in diritto finanziario, non ha più avuto dubbi: “Per il settanta percento dei casi si configura il reato di usura”. La svolta potrebbe avere conseguenze imprevedibili. “Finora” continua Rossi nel suo studio di Verona “le migliaia di sentenze sfavorevoli non hanno dissuaso gli istituti di credito dall’offrire sempre nuovi derivati”. Ma se il reato di usura venisse sanzionato da un tribunale, la banca riconosciuta rea non dovrebbe solo archiviare il contratto, ma sarebbe obbligata a risarcire il cliente di tutte le perdite subite. Secondo i dati della Banca per i Regolamenti Internazionali, con sede a Basilea, il nozionale dei derivati finanziari – ovvero la cifra virtuale sulla quale vengono calcolati guadagni e perdite – ha raggiunto, nel giugno 2009, il valore astronomico di 605mila miliardi di dollari. Diecimila solo in Italia. “Per quanto riguarda ricavi e perdite reali – ovvero la quantità di denaro effettivamente passato di mano nelle rate periodiche e il suo impatto sulle casse di Enti e aziende - è impossibile calcolarne l’importo. Si tratta, comunque, di cifre colossali”. Cifre che si sommano al valore di mercato, da risarcire allo scadere dei contratti derivati a meno di non negoziarne di nuovi, che vede privati cittadini, cinquecento Enti locali e trentaciquemila aziende in passivo di oltre cinquantacinque miliardi di Euro. “E’ facile immaginare” continua Rossi “che una stagione di inchieste giudiziarie a tappeto avrebbe l’effetto di una bomba atomica”. Almeno in teoria. In pratica, ammette lo stesso Rossi, ogni contratto farà storia a sé. “Per ricadere nel reato di usura, stabilito dalla legge 108 del 1996, sarà necessario stabilire che il contratto derivato rappresenti una forma di indebitamento. Solo allora, sulla base delle informazioni di mercato disponibili al momento della stipula, si potrà calcolare se le condizioni offerte al cliente fossero sfavorevoli fin dal principio e il tasso reale d’interesse, commissioni occulte comprese, abbia superato quello consentito per legge”. Non tutti i derivati, perciò, ricadranno sotto il reato di usura – pur rimanendo passibili dell’accusa di truffa e di scarsa informazione - “e non ci saranno generalizzazioni”. Ciononostante, la presenza di un upfront – ovvero una compensazione iniziale da parte della banca in riconoscimento di un contratto rischioso – potrebbe essere una buona traccia. “Di solito” spiega Rossi “le banche, allo scadere di un contratto derivato, invece di incamerare gli ultimi guadagni, anticipano la cifra dovuta dal cliente in cambio della sottoscrizione di un nuovo derivato”. Quest’ultimo è più rischioso del precedente e maggiormente suscettibile di irregolarità. “Per le amministrazioni comunali, in presenza di un upfront, la legge stabilisce che i derivati figurino come indebitamento, aggirando la prevedibile obbiezione delle banche per sottrarsi al reato d’usura. Speriamo di poter dimostrare lo stesso anche per i privati, sebbene manchi una normativa in merito. Già ora le inchieste giudiziarie che vedano un Ente pubblico come parte lesa procedono, vedi il caso dei derivati di Milano, con maggior speditezza e decisione”. In ogni caso, conclude Rossi “è probabile che la maggior parte delle vertenze, com’è avvenuto finora, vengano composte privatamente, con le banche disposte a sciogliere il contratto in cambio di una compensazione. Così facendo i clienti si preservano da spese maggiori, evitando l’incertezza di un processo”. E’ tutt'altro che escluso, però, che nei prossimi quattro o cinque mesi le inchieste, sempre più numerose complice un’attenzione crescente da parte dell’opinione pubblica e dei media, comincino a prendere in considerazione, oltre che il reato di truffa contrattuale anche quello di usura, imprimendo al sistema creditizio italiano una pressione “sufficiente per indurlo a impiegare i derivati finanziari - che rimangono un ottimo strumento se trattati debitamente - con maggiore correttezza e trasparenza di quanto abbia fatto finora”.

Tommaso Vesentini

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I derivati rappresentano una sorta di scommessa formulata tra la banca e il cliente sull’andamento futuro del mercato e, generalmente, dei tassi di interesse. Sulla base di una cifra virtuale, il nozionale, si calcolano guadagni e perdite a seconda di quanto la previsione si avvicini o allontani, in percentuale, dall’effettivo andamento dei valori finanziari. Le transazioni di denaro dal cliente alla banca e viceversa avvengono periodicamente e fluttuazioni nei mercati possono generare emorragie di denaro protratte per tutta la durata del contratto. Alla scadenza, la banca potrà incamerare il valore di mercato maturato dal derivato, oppure anticipare la somma dovutale facendola rientrare in un nuovo contratto. Così facendo, potrà mettere a bilancio il credito virtuale assicurandosi un’entrata costante. Già a giugno 2009 l’ottanta per cento dei derivati stipulati in Italia era in perdita, compresi quelli sottoscritti dai Comuni e il loro valore di mercato era in rosso, per Enti e privati, di 55 miliardi di Euro.

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L’accusa principale rivolta finora alle banche, è stata truffa e scarsa trasparenza. Le banche offrivano al cliente di firmare una dichiarazione di competenza finanziaria che le sollevava dall’informarlo troppo dettagliatamente circa quanto andava sottoscrivendo. Dal 2007, la nuova normativa prevede un contratto completamente esaustivo, ma la mole dell’incartamento nonché le competenze ultraspecialistiche necessarie per destreggiarsi tra i termini finanziari lasciano il dubbio circa la capacità di privati e amministratori pubblici di comprendere la portata del loro impegno.

11/12/2010


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