ECONOMIA 2016 

 

Lettera aperta di Luigi Bellazzi all'Amministratore Delegato del Banco Popolare di Verona

 

Egregio Signor

Dr. PIER FRANCESCO SAVIOTTI

Amm.re Delegato del

BANCO POPOLARE

 

Oggettol’indecenza

 

Distinto Amm.re Delegato:

19/11/2008 un’azione del Banco valeva 38,4517 Euri

27/04/2010 un’azione del Banco valeva 27,2949 Euri

Da tempo  la quotazione delle azioni del Banco si aggira effettivamente sui 60 centesimi di Euri (“effettivamente” perché nel 2013 10 azioni vennero incorporate in una…). Oggi  quattro maggio, ad esempio, un’azione vale solo 54 centesimi.

Da Novembre 2008 la perdita  per gli azionisti è del 98,44%. Dall’Aprile 2010 la perdita per gli azionisti è del 97,81%.

Duecentotrentamila soci del Banco da tempo vedono polverizzato il loro investimento (scordando i dividendi…).

É dal lontanissimo 1867 che i veronesi investono i loro risparmi acquistando le azioni della “Popolare”.                     

Da secoli i veronesi consideravano le azioni del Banco un rifugio sicuro, un “salvadanaio” dai dividendi modesti ma con la certezza dell’investimento. 

“É il capitalismo Bellezza e Tu non puoi farci niente”.

Un piccolo particolare: negli USA Banchieri e Finanzieri che trascinino alla rovina i risparmiatori indossano poi la tuta bianca e nera, portando manettoni ai polsi e catene ai piedi.

18.000 dipendenti del Banco, oltre duecentomila soci si domandano in base a quali meriti Le venga attribuito, Sig. Amm.re Delegato, uno stipendio (sarebbe meglio dire un prezzo) di un milione e 700 mila Euri l’anno!

In pratica Lei in un giorno guadagna l’equivalente di 4 mesi di lavoro di un Suo impiegato..

Stipendio/prezzo, espressioni della volontà dell’assemblea dei soci? Quel mercimonio preceduto da cene (e non solo…) organizzate per i soci dai Capi Area che fanno forsennata campagna elettorale a favore degli Amm.ri del Banco.

Un sorriso mai visto prima, lo sveltire una pratica, il benevolo affidamento con un : “mi chiami pure sul numero diretto, questo è il mio cellulare”.

La consecutio temporum dell’improvvisa piaggeria porta quindi a non meravigliarsi dei 14 miliardi di Euri di crediti in sofferenza e dei trionfi nelle assemblee.

Ad un cristiano qualsiasi che chieda poche migliaia di Euri di affidamento gli contate “i peli del naso” e gli rifiutate il prestito richiesto, se non offre le garanzie sulle garanzie.

Sarebbe così semplice verificare se le sofferenze fossero state accompagnate dal “merito creditizio”. In un giorno con gli  elaboratori “spaziali” di cui dispone il Banco si accerta subito chi meritasse (al momento dell’erogazione) e chi non meritasse. E per chi non meritava credito si chiama personalmente a risponderne chi aveva firmato per l’erogazione o peggio chi non aveva firmato, ma aveva fatto ben capire che… .

É vero non c’è chiesa, non c’è prete che non abbia ricevuto un aiuto dal Banco per la loro buona azione quotidiana.

La “buona azione” sarebbe certamente migliore se, invece di farla con i soldi del Banco (quindi dei soci), gli Amm.ri (tutti benestanti, distinti ed onoratissimi) mettessero le mani nelle tasche proprie e non in quelle dei soci. È un po’ come fare i finocchi col culo degli altri.

Dalle interviste in ginocchio (non per recitare le preghiere) che Le rivolgono i giornalisti economici, Lei ricorda  il ministro francese Maginot. Quel “bollito” che negli anni ’30, cieco di fronte ad un mondo che cambiava (c’erano ancora gli effetti della crisi del ’29): industria, tecnica militare, spirito delle genti, dissanguava la Francia per realizzare l’omonima linea- trincea di cemento, buona forse per i secoli addietro, dimostratasi poi assolutamente inutile di fronte al lampo di guerra  Germanico.

Come un mantra nelle interviste Lei ripete: “No performing loans”, uno schizzo anglofono di diarrea sapiente.

La veronesità esclamerebbe: che T’ha cagà (ore rotundo), busi, ciamali busi e lassa star el “Siiè foh”( C.F.O.), o el Siiio( C.e.o.) è tutta polvere (inglese) negli occhi degli italiani per nascondere che il Banco, per impunite colpa e responsabilità esclusive dei suoi amministratori, el se trova col cul desquerto (culo nudo super lapidem) .

Veda distinto Pier Francesco, ci sono genitori che avendo un figlio disabile (incapace di attendere a sé stesso) hanno creduto di provvedere al “dopo di noi (di loro)“ comprando azioni del Banco per le future esigenze del proprio figlio diversamente abile, seguendo la tradizione secolare della fiducia riposta nel Banco (prima la “Mutua”, poi la “Popolare” e  via via fino al “Banco”).

Chi provvederà a quel figlio diversamente abile dopo la morte dei suoi genitori (il valore delle azioni del Banco è minore del valore  della carta igienica; questa almeno una funzione ce l’ha)? Forse l’Inps che non ha più nemmeno i soldi per pagare le pensioni?

Di fronte ad una crisi che è oggi peggio di ieri e meno peggio di domani, Lei non  può procedere con la propaganda della bugia.

Pier Francesco non può continuare a fare Banca come venti anni fa: una macedonia di raccomandazioni politiche, di  Vigilanza compiacente, di dipendenti da licenziare e non da valorizzare (“ogni soldato ha nel suo zaino il bastone da Maresciallo”), di culi giusti da leccare, di sindacati da blandire, di preti da lisciare, di giornali e TV da indirizzare con la pubblicità del Banco etc. etc.

É finito il tempo dei soldi da prestare, è il momento  di distogliere lo sguardo dai pochi primi e di rivolgerlo ai tanti ultimi ( con un servizio di baliatico), offrendo agli “ultimi”, in primis, la professionalità e l’esperienza che ciascuno dei 18 mila dipendenti ha maturato dai secoli di errori che ha trovato sulla propria scrivania ed in secundis il sostegno finanziario condizionato al raggiungimento degli  obiettivi prefissati e non dalle garanzie offerte.

Se non fosse per “Pantalone” che paga di tasca propria gli orrori dei banchieri, le Banche che hanno spacciato droga finanziaria e defraudato così gli azionisti, sarebbero fallite non una, ma cento volte.

Il paradosso è che le banche non falliscono, ma fanno fallire i loro debitori.

C’è un Eroe italiano che, per mantenere con dignità e decoro la propria famiglia, ha fatto il percorso all’inverso dei migranti che arrivano accolti e riveriti sulle nostre spiagge. Questo Eroe è andato a lavorare in un paese arabo sconvolto da massacri di cittadini europei. Questo Eroe aveva un capannone stimato dalla Sua Banca circa 2 milioni di Euri. Il debito sempre con la Sua Banca era di circa 900 mila euri. Oltre ad altri 100 mila con altro Istituto di credito. L’Eroe italiano va in Africa e affitta il capannone per 80mila Euri l’anno convinto che con quella rendita potesse ripianare il suo debito con le due Banche. Chiede alla Sua Banca 100mila Euri per tappare subito il buco più piccolo, ripianando il debito di un milione con gli 80mila Euri l’anno.

Il Disgraziato non venne nemmeno degnato di una risposta.

Nel frattempo la Sua Banca dava immediatamente il via al pignoramento immobiliare e partendo da una prima base d’asta di un milione e mezzo di Euri a seguito di un susseguirsi di aste deserte vedeva il capannone aggiudicato per 400 mila Euri all’affittuario (guarda caso Banchiere pure lui..). Questi con soli 5 anni di “affitto” risparmiati si portava a casa un capannone stimato dalla Sua Banca 2 milioni di Euri!

Per il credito residuo la Sua Banca ha subito chiesto il fallimento della Società debitrice proprietaria del capannone.

Viene moralmente da chiedersi: ma Lei distinto Dottore con gli altri debitori del Banco, penso alle centinaia e centinaia di milioni di danni causati al Banco stesso da “Fabietto” Innocenzi, è altrettanto celere e spietato come per la richiesta di fallimento del disperato Eroe italiano? Lei ha proposto azioni di responsabilità per la cattiva gestione degli amministratori? Lei ha mai interrotto i termini prescrizionali per chiamare tutti gli amministratori (e dirigenti conniventi)  in Tribunale per risarcire i danni causati ai 230 mila soci del Banco?

Nessun Banchiere tocchi i piccoli debitori delle banche. Voi Banchieri gonfi di soldi fatti sulla pelle degli azionisti e dei clienti, siete la causa e non l’effetto della crisi che ha già portato nel baratro l’Italia.

Ci sarà pure un Gavrilo Princip che venga a fare giustizia!

Luigi Bellazzi

 

per posta elettronica

pierfrancesco.saviotti@bancopopolare.it

 

08/05/2016


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