INTERVISTE 2014

Giovanna Canzano intervista Anna Maria Turi (*)

 

La Taverna di Mithra

24 gennaio 2014

 

CANZANO 1- Lei ha pubblicato più di trenta libri e il romanzo che uscirà a breve pare già dal titolo, "La Taverna di Mithra", una specie di sintesi operata dalla sua fantasia di scrittrice di tante sue conoscenze ed esperienze. È così?

 

TURI – Infatti, pur presentandosi ben piantato in una realtà che ho conosciuto e vissuto, ne ricrea i personaggi e le loro storie alla luce di una visione più ampia e, oserei dire, "illuminata". Potrebbe anche essere concepito come una sorta d’iniziazione spirituale.

 

CANZANO 2 – Lei in questo romanzo ci racconta la storia di due giovani scienziati, uno inglese e l’altro italiano, che negli anni 70 portarono a termine un prodotto chimico capace di spalancare le porte di una grande memoria, quella personale nascosta nell’inconscio più profondo e addirittura quella di altre menti.

 

TURI – Ho voluto dare carne, sangue e vita a quell’oggetto astratto che è il ricordo. La storia si svolge tra Cambridge, sede della celebre università, del famoso Cavendish Laboratory e del pub "The Mitre Tavern", e quell’area di Magna Grecia che comprende la Siritide, Metaponto, Sibari e Crotone. Qui visse, operò e morì Pitagora. Terra di origine di uno dei miei protagonisti, è stata meta di grandi viaggiatori, come quell’Isaac Barrow, matematico e maestro di Isaac Newton, divenuto teologo al suo rientro in Inghilterra. È quindi terra del "ricordo" per eccellenza.

 

CANZANO 3 - Per di più, Michele Torre di Rionero condurrà una sperimentazione su un’ignara piccola comunità di quel territorio facendole assumere il prodotto di laboratorio che attiva una folla di ricordi. Un’overdose per personaggi già sensibilizzati da una terra ricca di memorie. Le conseguenze?

 

TURI - I vari personaggi incrociano tra loro vecchi e nuovi destini e alla fine trovano, nel dramma o nella tragedia, una personale via di salvezza.

 

CANZANO 4 – L’infelicità dovuta all’ignoranza delle forze che ci agitano è per molti un inesorabile destino?

 

TURI – La memoria è la via maestra per il superamento dell’infelicità, com’ è scritto negli antichi monumenti funebri che invitano gli uomini ad andare ad abbeverarsi alla fonte di Mnemosine. Ai tempi nostri, l’ha detto Freud, anche se in senso limitato. Nel mio romanzo i personaggi cercano chi la gloria della scoperta scientifica, chi l’amore, chi il più illustre reperto archeologico del territorio, la tomba di Pitagora, il Maestro che predicava la reincarnazione e la salvezza tramite la via "interiore", che si oppone a quella chimica perché sviluppa l’etica mediante la conoscenza.

 

CANZANO 5 - Il pub di Cambridge The Mithre Tavern fa da "sfondo" a tutto il romanzo, è il posto dove inizia e dove finisce la storia. Perché questa scelta?

 

TURI – In Iran, nella città di Yazd, avevo visitato il tempio di Zoroastro, seguace di Mithra, il dio del sole, e avevo visto "l’eterno fuoco sacro" che arde in un braciere, ininterrottamente, da mille e cinquecento anni. Poi, a Cambridge, frequentando l’ambiente scientifico più dotto, le biblioteche più fornite, ero costretta a rielaborare tutto quello che fino a quel momento, negli anni, si era sedimentato nella mia mente e nel mio spirito; e ciò avveniva la sera al "The Mitre Tavern". Allora il nome di quel pub mi apparve non casuale, ma una coincidenza significativa.

 

CANZANO 6 - Naturalmente, in un bel romanzo, dove si parla di persone, di storia, di archeologia e di importanti scoperte scientifiche, il tutto incastrato in uno sfondo direi esoterico, non poteva mancare una bella storia d’amore.

 

TURI - Certamente. Ed è una bella storia d’amore che con qualche aggiunta e differenza si ripete nel tempo. Una storia di cui, quando di essa si scopre la profondità, diventa una via spirituale.

 

CANZANO 7 - Lei da giornalista e scrittrice ha sempre preferito temi di grande attualità e cronaca, come anche temi prettamente religiosi; come mai adesso è approdata ad un romanzo che odora di storia, di scienza e d’insegnamento segreto?

 

TURI – Come ho detto, questo è dipeso da tutti i libri che ho letto, dai luoghi che ho visitato, dagli incontri disparati che ho fatto, dalle esperienze anche forti che ho vissuto. Per fortuna non si è trattato di una pura accumulazione meccanica di elementi suggestivi, ma di un’elaborazione degli stessi che, credo, mi abbiano maturato.

 

CANZANO 8 - Nel romanzo lei suggerisce anche che i ricordi sembrano riprodurre l’universo della coscienza di Dio.

 

TURI - Precisiamo: riproducono la nostra piccolezza, che è presente nell’infinita grandezza di quell’universo che immaginiamo essere la coscienza di Dio. E di questa piccolezza dobbiamo diventare consapevoli, che vuol dire non subirla.

 

(*) Anna Maria Turi - Dagli studi filosofici sulla fenomenologia della percezione a quelli sulle sensibilità speciali e sul misticismo religioso, ha pubblicato numerosi saggi e biografie in Italia e all’estero. Come specialista della materia, ha redatto voci di importanti enciclopedie, tra cui quella della UTET.

Giornalista, fin da giovanissima ha collaborato alle maggiori testate nazionali spaziando, su quotidiani e settimanali, dai campi culturali a quelli sociali e della grande cronaca. Ha contribuito, come consulente e inviata, alla realizzazione di programmi RAI e Mediaset.

È conferenziera e relatrice in Congressi nazionali e internazionali.

 

29/01/2014


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