INTERVISTE 2015 

Giovanna Canzano intervista Ivan Buttignon (*)

 

L’incredibile storia di William Klinger

 

11 febbraio 2015

 

William Klinger, originario di Rijeka, (la ex-Fiume) in Croazia e residente successivamente in Italia, in particolare in Friuli Venezia Giulia. Era noto per i suoi studi sulla questione fiumana, sulla prima e seconda guerra mondiale e soprattutto per la sua ultima opera: Il terrore del popolo: storia dell’Ozna, la polizia politica di Tito, pubblicata nel 2012 in Italia. Un saggio che lo aveva annoverato tra gli storici più validi dei nostri tempi. Lo studioso collaborava anche con il Centro di ricerche storiche di Rovigno.

E’ stato assassinato il 31 gennaio 2015 a New York, nelle vicinanze dell’Astoria Park. L’assassino, un americano, Alexander Bonich, ha ammesso di averlo ucciso per “un affare immobiliare andato male, relativo a una proprietà nel nordest dell’Italia”.

Ho chiesto ad Ivan Buttignon di parlami del suo amico e collega e, di esprimere il suo punto di vista a tutta questa incredibile storia.

 

Canzano 1- William Klinger, storico ricercatore italiano, morto per mano di Alexander Bonich, americano di origine curda. Una storia che ha dell’incredibile.

 

BUTTIGNON – Non conosco nel dettaglio l’origine di Bonich. Negli ultimi tempi William mi parlava spesso di un amico – per quanto sia fuori luogo definirlo così ora – che raggiunse la sponda atlantica nel 1988, muovendo dalla Croazia. Da questo “amico”, sempre secondo i suoi racconti, sarebbe stato anche ospite. Circostanza che effettivamente si verificò: trascorse da lui tre notti prima di essere barbaramente assassinato.

 

Canzano 2- Ho letto i vari articoli apparsi in questi giorni sui vari giornali italiani, in tutti si nota che il movente per il delitto non è sempre uguale. Un movente inventato per coprire gli eventuali responsabili del la morte del ricercatore italiano?

 

BUTTIGNON – Di fatto, un movente non esiste ancora. O meglio, a oggi non è stato scoperto. Bonich ha compiuto un’esecuzione con due colpi alla nuca. La coreografica omicida appare inequivocabile: una pistola d’epoca (tra l’altro, si tratta di un modello fuori commercio da decenni e dalle ampie probabilità di inceppamento: scelta bizzarra e controproducente da parte del killer) assurge improvvisamente a strumento di annientamento di quello che è diventato, a patto che non lo fosse già da tempo, un nemico. Il motivo di tanto odio riposa, al momento, solo nella mente assassina dell’esecutore.

 

Canzano 3- Altra notizia che non sempre è uguale sui giornali: lui era in America per un ciclo di conferenze oppure per un eventuale incarico come insegnante in una scuola americana?

 

BUTTIGNON – William mi parlava di entrambe le opzioni, tra loro complementari. Mi spiegava che avrebbe condotto una serie di seminari e, in aggiunta, che avrebbe beneficiato di un regolare contratto d’insegnamento all’Hunter College, per giunta ben pagato. Gli inquirenti sanno se tale contratto sia stato perfezionato o meno e lo dichiareranno alla stampa italiana nei prossimi giorni.

 

Canzano 4- La dinamica dell’assassinio sembra che calchi le righe dei libri di David Baldacci, noto scrittore americano?

 

BUTTIGNON – Guarda, ho sufficienti elementi per escludere la tesi narrativa di Baldacci, vale a dire quella di una trama governativa che difenda i segreti presidenziali a colpi di omicidi e in nome della “ragion di Stato” intesa nel senso più machiavellico. Obama e i servizi segreti, quindi, non c’entrano. Anzi, l’FBI a quanto mi consta sta svolgendo un ottimo lavoro di ricostruzione della vicenda. Inoltre, è quasi sicuro che Bonich agisse da solo e non appartenesse a nessun tipo di organizzazione.

 

Canzano 5- Come storico ha pubblicato libri che forse erano scomodi?

 

BUTTIGNON - Come ho anticipato al Corriere della Sera e al New York Times che mi hanno intervistato, la risposta è affermativa. In Europa, William rappresentava uno dei più abili detective della storia. Ha rinvenuto elementi biografici e a dettagli strategici (penso rispettivamente a Tito e all’Ozna) che si credevano introvabili o di cui si ignorava l’esistenza. William non guardava in faccia nessuno: scovava i documenti, le informazioni, ordinava il tutto e pubblicava. Ora che non c’è più, tutti lo lodano. Perché non farlo prima? Perché non assegnargli una meritatissima cattedra all’università?

 

Canzano 6- Tu eri amico e collega di William, come interpreti questa incredibile storia?

 

BUTTIGNON - Grande amico, collega e collaboratore. Insieme, per esempio, abbiamo scoperto del tentativo di invasione di Trieste da parte della Jugoslavia nel marzo 1947. Scoperto e documentato: è in stampa. O l’attenzione degli jugoslavi nei confronti dell’austerità berlingueriana e della Milano da bere craxiana.

William era il mio modello di ricercatore nonché il mio fratello maggiore, che ci definiva “ex naturalisti prestati alla ricerca storica”. Questo perché da ragazzini avevamo entrambi dimostrato una certa stoffa per la zoologia, mentre da adulti ci siamo distinti piuttosto bene (William di più) nel panorama storico italiano e in parte europeo: lui nella declinazione filosofica, io politologica. La differenza fondamentale sta qui: William era ormai lanciato nel panorama internazionale e da New York si sarebbe fatto conoscere dall’intero globo. Ormai i giochi erano decisi. Per questo motivo non escludo che la causa di tutto sia da ricercare in uno squilibrio mentale da parte di un invidioso patologico. Purtroppo non ho traccia di indizi, concreti o meno. Confido pertanto nell’abilità degli inquirenti statunitensi e nel sostegno accordato dai giornalisti d’inchiesta, che sul caso non faranno sconti.

 

(*) Ivan Buttignon è docente all’Università degli Studi di Trieste, Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, dove insegna Comunicazione politica e collabora alla cattedra di Storia contemporanea, e all’Università degli Studi di Udine, dove collabora con la cattedra di Economia aziendale. Lavora per partiti politici, enti pubblici e aziende private in qualità di formatore e consulente di comunicazione strategica.

     È caporedattore della rivista semestrale di comunicazione politica, aziendale e culturale “Zeta Comunicazione” (Campanotto Editore, Udine) e redattore della rivista politico-culturale “Totalità”, di Simonetta Bartolini, Giordano Bruno Guerri e Marcello Veneziani.

     Già autore di apprezzati saggi come (nei “Quaderni” del Centro Ricerche Storiche di Rovigno, vol. XXIII, 2012), Freikorps e primo squadrismo: la comunicazione politica degli ex combattenti tra associazionismo e filoni letterati (in “Clio”, n. 3, 2012) e Nazismo e occulto (in “Nuova Storia Contemporanea”, n. 3, 2013), Ivan Buttignon è autore di monografie come Compagno Duce. Fatti, personaggi, idee e contraddizioni del fascismo di sinistra, con prefazione di Giorgio Galli (Hobby and Work Publishing, Milano 2010), Il Verde e il Nero. Maccari, Malaparte, Soffici: i fascisti che anticiparono l’ambientalismo, con prefazione di Giorgio Galli (Hobby and Work Publishing, Milano 2011), Gli spettri di Mussolini. La storia del fascismo raccontata attraverso i suoi simboli (Hobby and Work Publishing, Milano 2012) e l’e-book e audio-book “Public speaking per principianti” (Piuchepuoi.it, 2013)

 

(http://www.piuchepuoi.it/corso/public-speaking-per-principianti/)

 

11/05/2015


home page

pagina delle interviste

Archivio interviste 2014

Archivio interviste 2013