INTERVISTE 2015 

 

Intervista a Marco Roberto Trupiano

 

Malagiustizia in Italia: Il caso di Vittorio Trupiano

 

di Antonella Ricciardi

 

Un nuovo caso giudiziario che vede imputato l'avvocato napoletano Vittorio Trupiano sta assumendo un rilievo nazionale in questa estate del 2015, a distanza di quasi 12 anni da un primo arresto, nel 2003, rivelatosi ingiusto, e definito persecutorio dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo... considerando, quindi, più da inquisitori che da inquirenti un certo modo di procedere…e che a più riprese ha condannato radicalmente l'uso di determinati poteri in Italia. In quel primo caso, infatti, V. Trupiano era stato indagato per una questione di opinione, avendo portato avanti la tesi di una parziale incostituzionalità dell'articolo 41 bis, riguardo cui aveva promosso la possibilità di un referendum; inoltre, la candidatura del legale a Marano di Napoli nel 2001, che vide la sua Lista Trupiano apparentata con la Fiamma Tricolore, era stata erroneamente interpretata in quanto patto elettorale con boss locali. In realtà, la Lista Trupiano, formazione per la difesa dei diritti umani, soprattutto dei detenuti, portò avanti anche successivamente una attività di collaborazione in nome di tali ideali con formazioni sociali e politiche differenti, compresi i radicali e formazioni di sinistra alternativa. Nel 2003, quindi, Trupiano era stato arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione camorristica, ed anche nel 2015 l'accusa è analoga, sia pur per circostanze ipotizzate diverse: ancora concorso esterno in associazione mafiosa (e nella fattispecie camorristica). Il professionista, che si dichiara assolutamente innocente, si è definito anche prigioniero politico, ed aveva iniziato anche uno sciopero della fame, nonostante le condizioni precarie di salute (già nel 2003 era affetto da formazioni tumorali glomiche). Oltre al caso di imputazione, ritorna anche il nome del magistrato alla direzione della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Napoli: Giuseppe Borrelli, che la guidava al tempo dell'arresto del 2003 di V. Trupiano; G. Borrelli, infatti, è tornato nel 2014 alla guida della DDA di Napoli. Più specificamente, attualmente Trupiano viene imputato, essenzialmente, per un gesto ritenuto ambiguo di un suo cliente, Antonio Caiazzo (non più tale dal 2013), durante un normale colloquio in carcere: un dito indice per qualche istante proteso in avanti, che nell'ipotesi di accusa segnalava un messaggio minaccioso, ad imitazione di una pistola. In tale dialogo si nominavo alcuni ospedali del Vomero, per cui l'accusa aveva ipotizzato un riferimento ad appalti illeciti al riguardo, ma tali parole non emergono apertamente nel colloquio. Inoltre, l'ipotesi di accusa prende in esame anche un possibile ruolo di intermediario di Trupiano tra il presunto clan Caiazzo del Vomero ed il clan Lo Russo di Miano (alcuni cui rappresentanti furono suoi ex clienti, nel 2001), sulla traccia di intercettazione telefoniche nelle quali l'avvocato ricordava di averli conosciuti per motivi professionali, ma non sempre comprensibili ed univoche, a parere dello stesso gip Rovida. Per quanto, poi, il gesto del boss Caiazzo possa avere interpretazioni teoricamente non del tutto univoche (non è chiaro se fosse con certezza una minaccia, e verso chi, o se fosse un semplice indicare, ecc...), è interessante ricordare che lo stesso Caiazzo era stato indagato per parole ambigue verso i suoi stessi avvocati, forse per coprire i veri portatori di messaggi malavitosi, in un processo in cui lo stesso Vittorio Trupiano era parte lesa. Prima di approfondire la vicenda, molto preoccupante per il ruolo ed i diritti dell'avvocatura, attraverso un dialogo con il giovane Marco Roberto Trupiano, laureando in Giurisprudenza, e figlio di Vittorio Trupiano, è di primaria importanza ricordare alcune dichiarazioni dello stesso Marco Roberto a varie componenti della società civile, dalla quali traspare con limpidezza il dramma di un uomo e di una famiglia: "l'arresto di mio padre è conseguenza di un vero e proprio abbaglio da parte delle autorità inquirenti; si tratta un professionista, un maestro di diritto e principe del foro, i cui casi internazionali sono oggetto di studio presso le università di tutta Italia, trattato alla stregua del peggior delinquente del mondo. Possibile che Trupiano, già perseguito nel 2003, dopo essere stato assolto perchè il fatto contestatogli non sussiste, dopo aver ricevuto il riconoscimento della Corte dei diritti umani di Strasburgo di una vera persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, dopo che la stessa corte ha sentenziato che certi personaggi hanno agito “con chiaro intento persecutorio", si trovi oggi a sostenere un altro ingiusto procedimento ed un'altra ingiusta detenzione? Perchè in sede preliminare fu dichiarata non necessaria la carcerazione preventiva? Perchè in sede di riesame non furono acquisite le intercettazioni, che lo incastrerebbero, per intero? Perchè le conversazioni riportate sono così frammentarie e costellate di omissis ed incomprensibile? Può un uomo essere giudicato un pericolo per la società sulla base di omissis e vuoti? La questione non ha lasciato indifferenti né i colleghi, che stanno raccogliendo firme per presentare una petizione in favore della scarcerazione del Trupiano e ci stanno fornendo supporto attivo ai fini della difesa processuale e che stanno preparando un invocazione di incostituzionalità del concorso esterno, né tanto meno giornalisti, operatori del diritto, studenti e tutte le persone che conoscono mio padre per quello che è: un semplicissimo avvocato, innamorato del proprio mestiere e della propria famiglia; si intende quella biologica, non si fraintenda." Dopo avere riportato tali dichiarazioni, che ricordano l'impegno di Vittorio Trupiano per la famiglia nel senso di comunità degli affetti, e non in senso mafioso, ecco, di seguito, le nuove, molto importanti considerazioni, giuridiche, ed in generale, logiche, di Marco Roberto Trupiano.

 

 

A. Ricciardi: "Puoi spiegare in maniera organica per cosa sia, essenzialmente, indagato tuo padre, il noto professionista di Napoli Vittorio Trupiano, ed almeno alcune delle tesi a sua difesa?"

 

M. R. Trupiano: “A mio padre è contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ossia avrebbe, attraverso l'espletamento delle sue prerogative forensi, favorito le attività illecite dei clan Lo Russo e Caiazzo, in particolare facendo da mediatore tra le due parti nella spartizione degli appalti aventi ad oggetto le strutture ospedaliere della zona collinare napoletana. Secondo la procura, dunque, il personaggio Trupiano sarebbe di tale spicco nell'ambiente criminale cittadino, da poter fungere da organo super partes in una diatriba così delicata tra due sodalizi rivali. Va da sè che sia quantomeno strano il fatto che mio padre non fosse mai stato nominato da nessun collaboratore di giustizia, che sia stimato e rispettato dal foro di Napoli tutto e da molti colleghi avvocati appartenenti ad altri fori, che sia incensurato e che il suo lavoro sia oggetto di studio nelle facoltà di giurisprudenza italiane: un vero caso di sindrome bipolare, oserei dire.”


A. Ricciardi: “V. Trupiano è tuttora incensurato, ma nei suoi confronti è stata addirittura applicata la custodia cautelare nella casa circondariale di Secondigliano...tutto ciò, nonostante la disponibilità dichiarata e verbalizzata dell'avvocato Trupiano ad un chiarimento con la pm, Ivana Fulco, la quale però non lo ha convocato allo scopo, e nonostante le intercettazioni che lo riguardino siano state acquisite non in maniera integrale, ma siano state trasmesse in forma frammentaria e decontestualizzata, costellata di omissis ed ammissioni di incomprensibilità...Puoi esporci di più di questa situazione, e che interpretazione ne offri?”

 

M. R. Trupiano: “Le incongruenze nella faccenda in questione si manifestano sin dalla nascita del caso giudiziario: mio padre ha saputo del procedimento a suo carico a mezzo stampa, non è mai stato sentito dalla procura, sempre a mezzo stampa è venuto a conoscenza di un rigetto di una ordinanza di custodia cautelare a suo carico e del successivo ricorso al riesame proposto dalla pm, in sede di riesame chi doveva difenderlo ha intenzionalmente presentato le prove a sua difesa in ritardo, nonostante le pressanti richieste di papà, in modo da non poter essere acquisite dai giudici, al ricorso in cassazione promosso da noi chi doveva difenderlo non era presente, tant'è che ne abbiamo ricevuto notifica. Il punto è che Trupiano oggi è in carcere perchè non ha mai avuto modo di difendersi e chi avrebbe dovuto farlo si è puntualmente tirato indietro tardivamente, senza che potessimo porvi rimedio. Benchè la buona fede dei protagonisti di queste fortunate coincidenza sia poco ravvisabile, vogliamo ancora concedere il beneficio del dubbio, pensando che siano tutti mossi da superficialità.”


A. Ricciardi: “Quando avevi soltanto 14 anni hai vissuto un dramma analogo, per un precedente arresto di tuo padre, nel 2003, con una analoga imputazione di concorso esterno in associazione camorristica, ad opera della DDA di Napoli, alla cui direzione vi era lo stesso magistrato di adesso: Giuseppe Borrelli (tornato alla DDA di Napoli nel 2014). In quel primo caso, V. Trupiano, già allora afflitto da formazioni tumorali che anche in seguito ne hanno parzialmente intaccato la salute, venne scarcerato dopo 18 giorni di prigionia, e successivamente venne assolto in tutti e tre i gradi di giudizio... Quali sono particolari analogie e differenze ti colpiscono di più tra queste due disavventure giudiziarie?”

 

M. R. Trupiano: “Volendo puntualizzare, il procedimento del 2003 culminò in una pronuncia a favore di mio padre da parte della corte europea dei diritti umani, la quale, citando, ravvisava nell'attività accusatoria contro papà un “chiaro intento persecutorio”. Si capirà come sia poco credibile un nuovo procedimento a suo carico promosso dallo stesso dott. Borrelli, il persecutore secondo la corte europea. La prima differenza che mi sovviene è il mancato linciaggio mediatico; nel 2003, nei diciotto giorni in cui papà fu ospite della casa circondariale di Poggioreale ci fu un gran numero di articoli di giornale e servizi televisivi sulla questione che, se all'inizio ne screditarono enormemente l'immagine, col passare del tempo misero grandemente in evidenza le nefandezze perpetrate contro un professionista innocente. Oggi non ne parla nessuno, giornali e tv si interessano del caso solo quando c'è da far rumore, senza esaminare la faccenda, senza riportare le parole dell'indagato, senza sentire qualcuno vicino alla vittima, perchè mio padre è questo, una vittima.”

 

A. Ricciardi: “Sei ottimista su una possibile liberazione e su una piena assoluzione di tuo padre? E ci sono aspetti particolari del caso che pensi, eventualmente, debbano essere maggiormente rimarcati sul piano giuridico e della comunicazione?

 

M. R. Trupiano: “Per quanto riguarda il profilo giuridico, vorrei che si facesse luce sulla mancata disanima delle bobine utilizzate per incriminare papà e sul fatto, inopinabile, che tutt'ora non vi sono riscontri reali sulla condotta criminosa contestata allo stesso; si può privare un padre di famiglia della sua libertà solo sulla base di supposizioni prive di substrato fattuale? Non credo proprio. Ovviamente sono ottimista per un solo e semplice motivo: Trupiano è innocente e non ha nulla da nascondere; chi ha questa qualità ne uscirà sempre intonso e più forte di prima. Non importa quante altre “coincidenze” si verificheranno, non importa quanti altri disonesti doppiogiochisti incontreremo sul nostro cammino, la giustizia è imparziale e prima o poi colpirà come un maglio le coscienze di chi si ostina a voler vedere Trupiano in rovina.”

 

30/08/2015


home page

pagina delle interviste

Archivio interviste 2014

Archivio interviste 2013