INTERVISTE 2015

 

In Venezuela vince l’Unione Democratica, contro il Polo Patriottico chavista

 

Il Direttore Federico Dal Cortivo ha intervistato il Prof. Attilio Folliero, politologo, già profesore contrattato de la Escuela de Comunicacion Social de la Universidad Central de Venezuela e dell’Università Militare.

 

D: Prof.Folliero l’Unione Democratica vince le elezioni parlamentari in Venezuela, un risultato che non pareva così scontato alla vigilia. Chi rappresenta questa coalizione e quali sono secondo lei le cause interne che hanno portato dopo 17 anni alla sconfitta del partito chavista PSUV?

 

Fino ad un mese fa circa la vittoria della MUD-Mesa de la Unidad Democratica sembrava scontata, anche se ovviamente non nella dimensioni assunte oggi. Negli ultimi mesi, però il governo aveva adottato una serie di strumenti atti a mitigare la crisi che viveva il proletariato venezuelano e la maggior parte della popolazione: un aumento considerevole dei salari; un cambio nel modo di calcolare il “buono alimentare” che accompagna il salario, diventando più sostanzioso; ha decretato un mese extra di “aguinaldo”, l’equivalente della nostra tredicesima, che in Venezuela equivale a due mesi extra di stipendio e quest’anno dunque corrispondeva a tre mesi extra; migliaia di mercati a cielo aperto straordinari per fare arrivare a tutta la popolazione i prodotti alimentari di prima necessità ed a prezzi controllati. Questi ed altri provvedimenti sembravano avessero ridato una certa fiducia nel governo; evidentemente non è stato così. Alla fine i partiti di opposizione hanno vinto. Detto in maniera semplice, la causa della sconfitta è da ricercare nel malcontento esistente nella popolazione, ma ovviamente i motivi sono profondi. Il malcontento è stato causato dalla scarsità di beni e per conseguenza l’alta inflazione che ha ridotto il potere d’acquisto dei salariati. Due sono stati i fattori che hanno determinato la scarsità: la caduta dei prezzi del petrolio e la guerra economica. La caduta internazionale dei prezzi del petrolio ha determinato un minor ingresso in valuta straniera, dollari, e per conseguenza minor disponibilità economiche da destinare alle importazioni; purtroppo il Venezuela vive del petrolio, vende petrolio, incassa i dollari e con questi importa la maggior parte dei prodotti di cui ha bisogno; quindi produce ben poco. Nel momento in cui si determina la caduta del prezzo del petrolio aumenta la scarsità di prodotti e le file davanti ai negozi che hanno qualcosa da vendere si ingigantiscono. In realtà già esisteva una scarsità di prodotti, scarsità creata artificialmente dall’oligarchia economica. L’oligarchia, la vecchia classe dominante che era stata spodestata dal potere politico con l’avvento di Hugo Chavez e della sua “Rivoluzione bolivariana”, con la morte di Hugo Chavez pensava di riprendersi il potere politico; invece alle elezioni presidenziali dell’aprile 2013 vince Nicolas Maduro; reagisce innanzitutto scatenando azioni violente di strada che provocheranno decine e decine di morti. Sul piano economico reagisce con la cosiddetta “guerra economica”. Sa che per vincere una elezione è necessario convincere la maggioranza degli elettori a votare per i propri rappresentati politici e qua in Venezuela non era cosa da poco perché il popolo aveva ottenuto numerosi benefici dal governo. L’unico modo per convincere i cittadini ad appoggiare i propri rappresentanti politici era creare malcontento nella popolazione, facendo ricadere la colpa sul governo. L’oligarchia economica controllando la produzione e la distribuzione dei prodotti fa sparire dal mercato molti beni di prima necessità, dalla farina di mais, base dell’alimentazione venezuelana, alla carta igienica, allo shampoo, al sapone, ecc..., prodotti che spariscono dai negozi e supermercati e si trovano solo al mercato nero a prezzi enormemente superiori. Solo i negozi statali vendono tali prodotti a prezzo controllato; ovviamente essendo i negozi statali una minima parte della catena distributiva si creano code colossali; per cercare di ridurle e regolarle il governo introduce la regola che ogni persona può accedere ai negozi una volta a settimana, in base al numero finale della carta d’identità e per evitare possibili imbrogli si provvede a leggere le impronte digitali del compratore; progressivamente tutti i negozi vengono dotati di lettore per le impronte digitali. Malgrado ciò le file continuano e superarono in molti casi le 10/12 ore, cominciando dalla notte. Bisogna aggiungere anche che la classe dominante controlla la maggior parte dei mezzi di comunicazione del paese e con la diffusione di notizie allarmistiche sulla scarsità ha contribuito ad alimentarla: l’utente televisivo ascolta che manca o mancherà questo o quel prodotto e si riversa nei negozi a comprarlo, determinandone la scarsità. Contemporaneamente diffondono l’informazione che la causa della scarsità è dovuta all’inefficienza del governo. Con tale metodo hanno creato il malcontento ed attribuito la colpa al governo. Ovviamente la guerra economica riguarda tutti gli aspetti dell’economia. Per esempio hanno bloccato il mercato immobiliare, aumentando artificialmente i prezzi degli immobili. Nel 2013 un appartamento medio di 80 metri in una zona residenziale di Caracas costava attorno a 600.000/800.000 Bolivares (BS); in pochi mesi le grandi agenzie immobiliari che dettano legge nel settore hanno portato i prezzi a 20/30 milioni ed oltre; nessuno in Venezuela può oggi comprare un appartamento; ricordo che nel 2014 il reddito medio del venezuelano era 14.000 BS. Ciò è successo per tutti i beni. Il malcontento dunque è stato attribuito al governo, che ovviamente ha non poche colpe e nel silenzio delle urna, domenica scorsa, la popolazione lo ha penalizzato, votando per i partiti di opposizione; il sistema elettorale maggioritario ha finito per ingigantire la dimensione della vittoria; in termini di voti i partiti di opposizione hanno ottenuto attorno al 56% ed i 2/3 dei seggi.

 

Chi rappresenta questa coalizione?

 

Questi partiti di opposizione rappresentano le classi ricche, l’oligarchia economica. In Venezuela, i partiti sono tantissimi, sia di opposizione che quelli che appoggiano il governo. Oltre alle liste locali, vi sono circa 40 partiti che hanno più o meno carattere nazionale. Di questi, 16 fanno parte del blocco che appoggia il governo ed il principale è il Partito Socialista (PSUV), primo partito del Venezuela che rimane tale anche dopo questa elezione; una ventina di partiti fanno parte della “Mesa de la Unidad Democratica” (MUD), l’Unione Democratica. Per queste elezione a causa di dissidi interni, molti di questi partiti di opposizione hanno deciso di presentare candidati propri, che all’atto pratico hanno riscosso poco successo. Della MUD, per questa elezione facevano parte partiti come Primero Justicia, Un Nuevo Tiempo, Voluntad Popular, AD e Copei, premiati dagli elettori.

 

D: Che ruolo hanno giocato secondo lei e se lo hanno giocato, gli Stati Uniti e le grandi Corporation atlantiche sul risultato elettorale?

 

Innanzitutto sono i principali finanziatori dei movimenti politici di opposizione. Ovviamente i partiti non ricevono direttamente finanziamenti dall’estero, perché le leggi venezuelane lo proibiscono; tali finanziamenti arrivano a ONG e associazioni varie che hanno appunto lo scopo di raccogliere i soldi per l’attività di propaganda ed antigovernativa. A parte i soldi, gli USA hanno giocato un ruolo importante anche nel campo comunicazionale, creando da un lato una matrice di opinione internazionale contro il Venezuela e dall’altro con i propri mezzi contribuiscono ad influenzare l’opinione pubblica locale; fanno campagna elettorale a favore dei partiti di opposizione con programmi che arrivano in Venezuela via satellite; poi ci sono gli SMS: i cellulari dei venezuelani sono inondati da messaggi che arrivano dall’estero; infine c’è Internet: una persona residente in Venezuela quando navigava, qualunque sia il sito nel mondo che visita, appare sempre una pubblicità a favore della MUD. Io per esempio navigo spesso siti italiani, ebbene in tutti quelli che hanno programmi pubblicitari appariva la pubblicità elettorale in favore della MUD. La maggior parte dei siti ovviamente non sa neppure di stare facendo questo tipo di pubblicità, che avviene attraverso l’affiliazione a ben noti programmi pubblicitari. Accanto a questi interventi diciamo finanziari e comunicazionali, durante questa campagna elettorale c’è stato anche il tentativo di spaventare la popolazione diffondendo notizie circa un intervento militare da parte di forze internazionali. Ne ha dato notizia anche il vostro sito. I siti vicini ai partiti di governo hanno reagito diffondendo notizie dell’arrivo di portaerei russe e navi cinesi a difesa della sovranità territoriale del Venezuela. Uno dei più importanti siti che appoggiano il governo è “Con el mazo dando”, la versione Internet di un noto programma televisivo diretto da Disodado Cabello, Presidente uscente del Parlamento e vice presidente del PSUV. Ebbene questo sito ha riportato la notizia dell’arrivo di una portaerei russa.

Il lettore può quindi farsi una idea del clima pensate e stressante che si è vissuto in Venezuela in questi ultimi due anni circa.

  

D: Anche il Venezuela, come l’Argentina dopo anni di governo di orientamento nazionale e sociale, sterza a destra, come direbbe lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano ”le oligarchie dell’America del Sud guardano sempre a Washington e a Londra, mai ai proprio popoli, visti quasi con disprezzo”, lei che ne pensa di questo passo indietro e un ritorno al vecchio passato che sembra non passare mai?

 

Purtroppo è la realtà. Non solo il Venezuela, ma tutti i paesi dell’America Latina sono ricchi di materie prime, che affluiscono nei mercati occidentali e di tutto il mondo. Tutti i paesi della regione ed i loro governi dipendono dagli ingressi derivanti dalla vendita delle materie prime; i governi a tendenza nazionale e sociale possono portare avanti certe politiche sociali proprio grazie a questi ingressi; con la caduta dei prezzi delle materie prime vengono meno questi ingressi e quindi i governi “progressisti” si trovano in difficoltà. Ovviamente le vecchie oligarchie, appoggiate da Washington e Londra ne approfittano immediatamente per cercare di riprendersi il potere. Washington e Londra appoggiano queste oligarchie perché i governi progressisti cercano di far pagare prezzi più equi per le proprie materie prime, mentre questi in cambio dell’appoggio USA necessario per mantenersi al potere praticano prezzi di convenienza per le multinazionali USA, svendono e privatizzano. A questi governi che vedono i popoli con disprezzo non interessano i programmi sociali quindi non hanno necessità di grandi ingressi; quello che ottengono va tutto nelle loro tasche (intentendo le tasche della classe dominante) e non è poco. Dall’Argentina, al Venezuela, dunque stiamo assistendo ad un ritorno al passato.

 

D: Prof Folliero, che possiamo aspettarci dalla nuova maggioranza in tema di politica interna, e internazionale, dove in quest’ultima il Presidente Chavez prima e Maduro poi avevano intessuto importanti legami con Russia, Iran e Cina? E sul fronte del continente Latino Americano? Verranno meno anche il contributo del Venezuela all’ALBA-Alleanza Bolivariana per le Americhe e al Mercosur-Mercato Comune America del Sud?

 

Bisogna dire che l’opposizione adesso controlla il Parlamento, ma il potere esecutivo è ancora nelle mani del chavismo. Certamente possono influenzare l’azione di governo. In base alla Costituzione venezuelana Il problema principale è che l’opposizione essendo adesso maggioranza nel paese, attraverso il referendum per la revoca del presidente a metà del mandato, che scatta ad aprile 2016, può ottenere la destituzione del presidente e quindi la fine della “rivoluzione bolivariana” al potere. Dopo la revoca del presidente (che al momento sembra scontata), provvederanno ad effettuare una “pulizia” totale del chavismo e non si fermeranno ad un semplice cambio dei funzionari; la storia insegna come si comportavano questi personaggi negli anni settanta e ottanta, oggi tornati al potere. Un nome su tutti: Henry Ramos Allup. Per quanto riguarda la politica interna, soprattutto in campo economico, i cambiamenti saranno moltissimi. Il loro programma è chiaro ed è notorio: ridurre ai minimi termini l’intervento dello stato nell’economia; privatizzare imprese statali; liberalizzare i prezzi dei servizi pubblici essenziali; congelare stipendi e pensioni; hanno già annunciato che vogliono riformare la legge sul lavoro. Non hanno detto niente circa lo smantellamento del controllo cambiario, ma è chiaro che questo è il loro principale obiettivo. Hanno annunciato che la prima legge che approveranno riguarderà la liberazione dei “prigionieri politici”; è chiaro il riferimento a Leopoldo Lopez. Sul tema ci sarebbe molto da dire; diciamo solo che in Venezuela non ci sono prigionieri politici, ma politici finiti in prigione per aver commesso dei reati previsti dal codice pensale. Lopez è in galera per istigazione alla violenza ed all’omicidio; dopo il suo intervento si è scatenata la violenza che è costata la vita a 43 cittadini! Questo sarebbe un prigioniero politico? Riguardo le relazioni internazionali, il Venezuela ha una enorme importanza strategica per gli USA. Innanzitutto gli USA, oggi superpotenza mondiale, è destinata a ridimensionarsi; per la presenza di potenze come Russia, Cina o India è destinata a ripiegare verso il continente americano e diventare dunque una potenza regionale. Di qui la necessità di concentrarsi sul Venezuela, prima riserva mondiale di petrolio. Ha la necessità di riprendere il controllo sul Venezuela e attraverso il Venezuela potrà riprendere il controllo sul resto dei paesi della regione che negli ultimi anni, con l’era Chavez si sono allontanati. Il Venezuela con gli enormi ingressi petroliferi (quando il petrolio era superiore ai 100 dollari) è riuscito a cementare relazioni con il resto o con molti dei paesi dell’America Latina. Ovviamente se il Venezuela venisse controllato da un governi filo statunitense, che avrebbe per obiettivo rompere l’unità latinoamericana, il rischio, che venga meno o comunque ridimensionata per esempio l’ALBA , è alto. L’ALBA senza il Venezuela ne uscirebbe fortemente compromessa, come tutte le altre istituzioni regionali, Petrocaribe, Celac, ecc... Per quanto riguarda i legami commerciali con la Russia o la Cina, credo che anche un governo di tendenza diciamo non chavista difficilmente possa farne a meno; alla fine il Venezuela da un lato ha bisogno di vendere il petrolio e dall’altro di importare prodotti e servizi; non può certo pensare di importare tutto dagli USA visto che la stessa USA importa tutto o quasi dalla Cina. Certamente con Chavez oltre all’aspetto commerciale erano in gioco altri aspetti, politici e militari. Questi legami verrebbero sicuramente meno, ma nel nostro mondo è impensabile vivere senza i prodotti commerciali cinesi.

 

D: Quale è la principale eredità di Hugo Chavez sulla cui base , i suoi successori dovranno basare la rivincita in futuro?

 

Piuttosto che chiedermi quale possa essere l’eredità di Chavez su cui basarsi per la rivincita, io mi chiedo se la attuale classe dirigente è veramente interessata a portare avanti il progetto di Chavez. La attuale classe dirigente si è sempre detta seguace di Chavez, ma nella pratica si è allontanata ed anche tantissimo da Chavez. Subito dopo essere arrivata al governo, molti dei principali collaboratori di Chavez sono stati allontanati: da Jorge Giordani, il braccio destro di Chavez, a Rafael Ramiz, ministro del petrolio, Emma Betancourt, Analisa Osorio, Herctor Navarro, ecc.... La lista è lunga. Una sorta di epurazione c’è stata anche nel campo della comunicazione. Sono tanti i professionisti della comunicazione, vicini a Chavez che dopo la morte di Chavez sono stati allontanati, i loro programmi chiusi o le rubriche, che avevano nella carta stampata eliminate. Normale avvicendamento? É normale che quando un presidente arriva al potere, pur dicendosi continuatore dell’anteriore, si circonda di persone di fiducia. Ma qua è sembrato una vera e propria epurazione, che ha condotto ad un cambio della politica, soprattutto in cambio economico. La sconfitta dei partiti di governo è dovuta principalmente ai motivi descritti sopra (caduta dei prezzi del petrolio e guerra economica), ma non si possono tacere le responsabilità del governo, che vanno oltre l’inefficienza di cui l’accusa l’opposizione. La politica di Chavez, incentrata sulla redistribuzione delle risorse economiche fra tutte le classi sociali si basava sostanzialmente sul controllo del cambio, che si badi bene, non è un semplice provvedimento mediante il quale si fissa il cambio della moneta nazionale rispetto al dollaro. No, va ben oltre. I dollari arrivano alle casse dello stato; il governo decide non solo il prezzo (il cambio) a cui vendere i dollari in moneta nazionale, ma anche come utilizzare tali dollari, a quali operatori commerciali dare la priorità per importare questo o quel prodotto, cedendogli i dollari. inoltre tutta una serie di politiche connesse; per esempio le banche in virtù della stabilità del prezzo del dollaro rispetto alla moneta locale erano obbligate a concedere prestiti a determinate categorie come imprenditori del settore agricolo, o mutui per l’acquisto della prima casa. Le banche erano obbligate a concedere mutui a tasso agevolato (1/3 del tasso previsto) per l’acquisto della prima casa a tutti, anche a chi viveva di uno stipendio minimo; i soldi che avrebbe incassato negli anni successivi erano protetti, perché lo stato con il controllo del cambio garantiva che la moneta nazionale non si sarebbe svalutata in relazione al dollaro ed alle altre monete internazionali. Il cambio era fissato minimo per un anno di tempo; a volte il cambio è rimasto invariato per vari anni. Inoltre lo stato attraverso la distribuzione a questo o quell’operatore commerciale, in base alle necessità risuciva a soddisfare i bisogni più importanti. Ad esempio ha permesso l’accesso all’informatizzazione (computer, internet e cellulari) di tutti, non solo dei ricchi, ma anche dei più umili proprio grazie a questa politica: concedeva i dollari al cambio previsto a chi importava tali prodotti che poi venivano rivenduti nel mercato venezuelano ed erano accessibili da chiunque, anche a chi viveva dello stipendio minimo. Ovviamente di tutti gli ingressi derivanti dalla vendita del petrolio, riservava una fetta consistente per la sua politica, per i programmi sociali, il pagamento delle pensioni, la costruzione di università, scuole, ospedali, strade, ecc... Quindi alla base della redistribuzione della ricchezza tra tutte le classi sociali c’era il controllo del cambio. Quando Nicolas Maduro, che si dice successore di Chavez, arriva al governo in realtà stravolge la politica economica; questo stravolgimento è frutto delle trattative di pace con l’oligarchia. Dopo la vittoria elettorale di Maduro (aprile 2013), il paese si è ritrovato avvolto in un clima di violenza, come detto, con decine e decine di morti. Per tentare di pacificare il paese ha chiamato al dialogo le opposizioni e particolarmente l’oligarchia economica (i Mendoza, per esempio); è riuscito a pacificarlo; le violenze sono cessate, ma in cambio ha dovuto cedere qualcosa ovviamente. L’oligarchia chiede da sempre l’eliminazione del controllo cambiario ed è ciò che ha concesso Maduro, almeno parzialmente. Il 24 marzo del 2014 è una data nefasta per il Venezuela e per il proletariato venezuelano perché entra in vigore il decreto che stravolge il controllo cambiario e la politica economica di Chavez. Tale decreto innanzitutto prevede la depenalizzazione dei reati cambiari. Il controllo del cambio, così come avvenuto sostanzialmente in Italia, dal 1861 all’avvento dell’Euro (tranne brevi periodi) si sostanzia nel corso forzoso della moneta, ovvero la moneta nazionale è l’unica utilizzabile nel paese ed è un reato penalmente perseguibile l’uso di altre monete, incluso il dollaro. Anche con Chavez ovviamente è un reato penale utilizzare il dollaro. Depenalizzando tale reato, come chiedeva l’oligarchia, dal 24 marzo 2014 l’economia si dollarizza; il dollaro diventa la moneta per comprare un appartamento o per comprare un biglietto aereo internazionale; tutte le compagnie aeree cominciano a vendere in dollari perché non è più un reato; ovviamente se il dollaro viene utilizzato così massivamente, l’aumento della domanda fa crescere il suo valore (è una legge economica normale nel sistema capitale, la legge della domanda e dell’offerta). In Venezuela avveniva esattamente come in Italia, prima dell’Euro: lo stato assegnava un certo numero di dollari ad ogni persona che ne facesse richiesta, per esempio per viaggiare all’estero. Nel momento in cui il dollaro è usato massivamente da tutti, da chi deve fare un viaggio all’estero, al piccolo risparmiatore che compra dollari per cautelarsi dalla perdita del potere d’acquisto della moneta nazionale, il prezzo del dollaro parallelo, del dollaro del mercato nero, l’unico posto dove poterli acquistare aumenta. Col decreto citato sopra c’è la parziale liberalizzazione del prezzo del dollaro e per molti prodotti. Maduro arriva al governo, in via transitoria, il 9 dicembre del 2012 con l’assenza di Chavez e poi con la sua morte, il 5 marzo 2013, guida la transizione verso le nuove elezioni, che avvengono ad aprile 2013. Il 9 febbraio del 2013 effettua una prima svalutazione del 50% della moneta locale in relazione al dollaro, che passa da 4,30 a 6,30; poi accanto a questo cambio che rimane solo per i prodotti di prima necessità viene introdotto un nuovo cambio a circa 12 BS per dollaro; quindi un’altra svalutazione del 100% per molti prodotti; infine il 24 marzo del 2014 il decreto di cui sopra prevede un terzo cambio a circa 200 BS per dollaro. In circa un anno di governo, prodotti che fino all’8 febbraio 2013 venivano importati a 4,30 passano ad essere importati ad un cambio a 12 e 200 BS per dollaro; conseguentemente arrivano sul mercato a prezzi non più sopportabili dal venezuelano. Un computer del valore di 500 dollari che si importa a 200 BS, a cui bisogna aggiungere il prezzo di trasporto ed il guadagno dei vari operatori commerciali (importatore, distributore, commerciante finale), arriva sul mercato venezuelano ad un prezzo inaccessibile (a non meno 150.000 BS) per la stragrande maggioranza; ricordo ancora una volta che nel 2014 il reddito medio del venezuelano era 14.000 BS al mese. Accanto a questi tre cambi ufficiali, utilizzati a seconda del prodotto importato, c’è il cambio parallelo. Tanti “rivoluzionari” italiani quando arrivano in Venezuela cambiano i propri euro al mercato parallelo ed alloggiano nei lussuosi hotel a cinque stelle (Hotel Alba, ex Hilton) grazie appunto al fatto che per ogni euro ottengono 1.000 BS ed oltre. Dal giorno del decreto del 2014 il dollaro parallelo è di fatto il valore comunemente usato; è illegale, ma non essendo più penalmente perseguibile chi utilizza il dollaro , è diventato lo standard. Se si entra in una agenzia di viaggi a comprare un biglietto aereo per l’Europa del costo internazionale di 1.000 dollari/euro, non avendo i dollari l’operatore lo vende in BS, applicando il cambio del dollaro parallelo. Con la possibile revoca del presidente Maduro nel prossimo referendum revocatorio ed il ritorno pieno al potere dei rappresentanti dell’oligarchia, questi difficilmente permetteranno il ritorno al potere del chavismo; questi non sono democratici, come i chavisti. É per questo che sostengo che la rivoluzione bolivariana è finita. Ovviamente non finisce la lotta contro le ingiustizie, contro il capitalismo, anzi riprenderà più vigorosa che mai. Ancora una volta, mi sembra chiaro l’insegnamento della storia: le rivoluzioni democratiche e pacifiche, per la via elettorale non vanno da nessuna parte e l’America Latina ne ha tanti di esempi da mostrare. Più che sull’eredità di Chavez, snaturato dai sui stessi seguaci, secondo me gli “oppressi” del Venezuela debbono pensare ad una organizzazione classista.

 

10/12/2015


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