INTERVISTE 2016

 

9 novembre 2016

 

Donald Trump 45° Presidente degli Stati Uniti d'America

 

Giovanna Canzano ha raccolto le impressioni di alcuni intellettuali e giornalisti a “caldo” subito dopo la proclamazione del nuovo presidente americano.

 

La vittoria di Donald Trump vista da:

 

Antonio Saccà

Le elezioni degli USA sono sconvolgenti per due ragioni , la prima è che un uomo ha vinto senza il partito o una gran parte di essa. Ciò significa che vi è una crisi dei partiti e una tendenza alla personalizzazione della politica, e se bene negli stati uniti il fenomeno è più frequente che in Europa tuttavia una vittoria così individualizzata non è comune. Il secondo aspetto rilevantissimo è che ci è stata una alleanza oggettiva tra ceto medio e proletariato, il che prima o dopo avverrà anche in Europa. Il proletariato americano ha compreso nettamente che l’umanitarismo dell’immigrazione è semplicemente un modo per avere i salariati a basso costo. Il ceto medio paga la ricchezza dei ricchi. Il fenomeno è di portata storica: ormai la ricchezza si basa su altrui povertà. Siamo all’di là della società dei consumi, la quale favoriva la ricchezza attraverso il benessere della gente che acquistava. Il grande capitale produttivo e il grande capitale finanziario cercano la ricchezza il primo con l’abbassamento dei salari, il secondo con la speculazione finanziaria. Queste le ragioni della stravittoria di Donald Trump. Resta problematico come riuscire a difendere ceti medi e proletariati nazionali.

 

Touhami Garnaoui

Mi chiedi cosa penso della vittoria di Trump? Credo rappresenti un momento di forte respiro, dopo anni di difficoltà del mondo. Parlano male di Trump, ma io personalmente non lo conosco bene, non so cosa potrà fare. L’ho sentito in qualche occasione, ho letto qualcosa del suo programma, ma penso che con questa vittoria il mondo probabilmente ha evitato l’inizio della terza guerra mondiale. Questa vittoria ha bloccato il tentativo della nato di proseguire nella sua intenzione di attaccare la Russia, penso e concludo, che, finalmente avremo modo di capire chi è stato, e io lo spero, ad organizzare l’11 settembre chi è stato a creare Al Qaeda chi è stato a inventare il mostro che si chiama Daesh. Queste sono cose molto importanti per il resto immagino che la politica estera americana cambierà poco in termini di relazione soprattutto economiche e sociali con l’unione europea in particolare. Altri problemi sono parecchi, come dell’ambiente. Non penso che da domani le cose cambieranno in modo drastico, è da vedere, l’importante è che finalmente c’è la speranza che l’America ha cambiato direzione. Direzione positiva nel senso della pace del progresso dell’equilibrio.

 

Giorgio Prinzi

Con la vittoria di Donald Trump rifacendo il verso ad un detto romanesco possiamo dire che la Clinton ha preso una trampata da niente, probabilmente il prodromo della tramvata di Santa Barbara che prenderà Renzi. Con questo risultato si ribalta il politicamente corretto, non si parlerà più come si parla a Marakeş in questi giorni sul riscaldamento globale, influenza sul clima dei cosiddetti gas serra, di fonti cosiddetti rinnovabili che sono un vero cancro da estirpare al più presto e di altre bestialità del genere.

La politica internazionale degli Stati Uniti è già cambiata da alcune settimane, probabilmente in previsione di una vittoria di Donald Trump. In questi giorni l’Isisi sta subendo varie sconfitte; Donald Trump ha affermato con Benjamin Netanyahu che Gerusalemme è una e indivisibile, dichiarazione che vuol dire il ripudio da parte della nuova amministrazione di ogni pretesa islamica sia sunnita che sciita su quei territori in primo luogo sul Monte del Tempio dopo l’assurda presa di posizione dalle Nazioni Unite.

 

Carlo Gambescia

Inutile soffermarsi troppo sulle cause della vittoria di Trump. Ora, è importante studiarne i primi passi. Gli Stati Uniti non possono rinunciare al mercato mondiale né a svolgere un ruolo fondamentale in politica internazionale. E questa mattina i mercati non sembrano particolarmente entusiasti. C’è però una logica politica più forte degli uomini e della stessa economia. Si chiama logica imperiale: una logica che ha forza propria, anche quando gli attori politici si impongano di rifiutarla. Se l'Europa non è all'altezza, come sembra, possono esserlo altri. La geopolitica non ammette vuoti di potere. Ed è compito dei presidenti statunitensi - l'altra faccia dell'Occidente - se veramente capaci, assecondare tale logica. Altrimenti, il potere passerà di mano. Pertanto, al nuovo presidente occorrono la spada e la retorica. Obama ha mostrato che la retorica non basta. E Trump? Qui è il problema. Talvolta in democrazia, non basta vincere le elezioni, perché dopo, si deve saper governare. Anche un impero. Volenti o nolenti.

 

Vito Bruschini

La vittoria di Donald Trump potrebbe essere raffrontata a una eventuale vittoria di Salvini in Italia.

 

Diego Verdegiglio

Contro ogni previsione ha vinto Donald Trump, perché risponde a una certa America bianca di provincia insicura, e travolta dalla crisi che ha bisogno del sogno dell’uomo forte come fu a suo tempo in Italia con Berlusconi. E’ ovvio che non potrà mantenere tutte le promesse fatte in campagna elettorale. I miei parenti in florida sono entusiasti della vittoria Donald Trump, che rassicura gli americani con il suo fare da bullo contro le paure suscitate da Unione Sovietica e Cina. Gli Stati Uniti con Donald Trump, desiderano rimanere l’unica grande potenza mondiale, quindi ci sarà un aumento di stanziamento degli armamenti, la politica protezionistica in campo commerciale, discriminazioni nei confronti delle minoranze e aggressività nei confronti degli alleati anche europei. La figura della first lady, ovviamente contribuisce nell’immaginario americano a riportare accanto al presidente una donna bella giovane e di origine europea come Jacqueline Kennedy. Mi dispiace per Hillary e il suo programma liberal, soprattutto mi dispiace per Bernie Sanders che mi entusiasmava ancora di più.

 

Claudio Tedeschi

La vittoria di Trump alle presidenziali americane è una sorpresa soltanto per chi non voleva vedere che le cose stanno cambiando. “il Borghese” da tempo, anche andando controcorrente con le opinioni della destra politica italiana, ha visto nel nascere dei movimenti populisti l’unico baluardo alla globalizzazione finanziaria ed economica. Trump ha saputo cogliere il malessere degli americani, soprattutto di quel ceto medio distrutto dalla finanza internazionale, non soltanto negli Stati Uniti, ma anche in Europa.

 

Fabio Sabbatani Schiuma

L'elezione di Donald Trump potrebbe addirittura essere l’inizio di una nuova era. Un nuovo 'New Deal'. La possibilità, per esempio, di uno sviluppo compatibile e di una pace duratura. Con lui vincono le sovranità nazionali e i sani populismi.

E' una dura sconfitta per l’élite finanziaria americana e per Wall Street, che reagiscono come accaduto da noi con lo spread e come sulla Brexit, ossia aggrediscono quei popoli che scelgono la sovranità nazionale.

Già sentiamo gli ultimi ululati delle vestali della democrazia ferita. Quella democrazia che è sempre buona se vince l’establishment e sempre in crisi se

arriva il barbaro populista.

Siamo convinti che l’Isis verrà letteralmente spazzata via, e con ciò la fine del terrorismo e delle centrali che lo finanziano. Perchè non v’è dubbio che Arabia Saudita e Qatar saranno facilmente e immediatamente convinte a bloccare i rifornimenti a ogni forma di jihadismo.

 

Beppe Cipolla

Serve una profonda riflessione e non il solito lancio fantasiose analisi sulla vittoria di Trump. Gli Stati Uniti hanno voluto il cambiamento, con distacco e serenità, con la voglia di scardinare una politica governata dalla finanza. A parte il personaggio discusso e discutibile ha vinto quell'America che crede ancora nel 'sogno'.

 

09/11/2016


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