INTERVISTE 2019

 

COORDINADORA “SIMON BOLIVAR”

 

di Luis Matute

 

Il coordinatore Simón Bolívar, Parrocchia 23 gennaio, La Cañada, Caracas

Repubblica bolivariana del Venezuela

 

Intervista con il compagno Juan Contreras, responsabile della Coordinadora Simón Bolívar.

 

• Quali sono i contributi e la partecipazione della Coordinadora Simón Bolívar alla rivoluzione bolivariana?

 

La coordinadora Simón Bolívar è una organizzazione socio-politica con 26 anni di esistenza, che ha lavorato in tutti questi 26 anni alla costruzione del potere locale. Quale sarebbe il nostro contributo allo sviluppo bolivariano in questi 20 anni di rivoluzione:

 

1- Questa costruzione del potere popolare, che a nostro giudizio è dal basso verso l’alto, non è dalle élite o dalle cupole che si decreta e si fa rivoluzione, la rivoluzione si va costruendo dal basso e in questi 26 anni questo è un apprendistato ed è il contributo, uno dei contributi che può dare la Coordinadora, vale a dire, è necessario costruire conoscenza, educazione e formazione dal basso, perché, perché coloro che costruiscono il processo, le rivoluzioni le fanno i popoli, le rivoluzioni non le fanno gli uomini, per quanto siano brillanti, la rivoluzione la fa questo popolo contadino, lavoratore, studente, indigeno y la gente dei settori popolari, dei bassifondi. Quindi, uno di questi elementi, è l’educazione e l’educazione, potremmo dire, come un fatto trasformativo e rivoluzionario per creare coscienza.

 

2- Che altro elemento apportiamo, precisamente alla educazione, qui, in questi 26 anni, c’è una linea trasversale, ovvero, che passa attraverso tutto il lavoro sportivo, culturale, politico, rivendicativo e nelle differenti aree che facciamo, ed è precisamente il tema della formazione, dell’orientamento, e non stiamo parlando del fatto che la gente deve andare all’università, le nostre comunità vanno all’università, i nostri ragazzi si formano nelle università poiché è molto meglio, stiamo parlando di creare consapevolezza, di far capire che oggi la lotta che sta combattendo il popolo venezuelano, è una lotta di classi, far capire loro che stiamo camminando nella cornice di una corrente storica; qual è questa corrente storica che risalta il Comandante Chávez e che risalta l’insieme dei rivoluzionari del popolo venezuelano? È quella corrente che ha origine con il Cacique Guaicaipuro nella lotta per cacciare gli invasori, che riprende José Leonardo Chirinos, cercando di ricostruire la Repubblica e di abolire la schiavitù, che nel XIX secolo si esprime con Miranda, con Bolívar, con Sucre; vale a dire, con i leader indipendentisti che nel 1854, con ‘Terra e Uomini liberi’, lo esprime chiaramente Ezequiel Zamora e che più recentemente nella nostra storia contemporanea è rappresentata il 23 gennaio dell’anno ‘58 quando cade la dittatura di Marcos Evangelino Pérez Jiménez; poi il 27 e 28 di febbraio dell’anno ‘89 quando tra le 3000 e le 5000 persone, cittadini, hanno seminato la loro vita per abolire le note delle commissioni del Fondo Monetario e che dopo sarebbero stati presenti il 4 febbraio dell’anno ‘92 e il 27 novembre dell’anno ’92 in due insurrezioni civili-militari, e che possiamo dire che hanno il loro sigillo il 6 de dicembre dell’anno ‘98 quando il Comandante Hugo Chávez, quando questo popolo, che è quello che decide, non ha votato ne pe i copeyanos, ne per gli adecos; vale a dire, ne per i socialdemocratici ne per i cristiano-sociali, ma ha votato per Hugo Chávez. Questo è il cammino che abbiamo scelto e qui è dove diciamo: noi abbiamo accompagnato questo popolo da molto tempo, in tutta questa corrente storica e qui ci sono i contributi che dalla Coordinadora Simón Bolívar, nella formazione, nell’educazione, nella partecipazione, perché la partecipazione non si decreta, ma la stiamo costruendo dal basso.

 

Come hanno potuto affrontare la minaccia imperiale con la Rivoluzione Bolivariana?

 

Guarda, se c’è qualcosa che l’Impero e i suoi lacchè temono, ed è la formula che è stata utilizzata fino adesso, è la mobilitazione del popolo. Il popolo deve essere mobilitato in tutti i momenti, il popolo deve stare in strada, con le sue parole d’ordine, con disciplina, capendo il momento politico. Gli Americani hanno molta paura della loro opinione pubblica interna; nell’ambito della guerra del Vietnam ci furono molte proteste negli Stati Uniti. Il tema dei loro caduti, dell’opinione pubblica influì in una maniera, diciamo contraria a quello che era il loro desiderio, ovvero che il popolo appoggiasse quelle guerre. In questo senso, il nostro popolo organizzato, il nostro popolo mobilitato, il nostro popolo partecipe alla difesa e alla sicurezza della Nazione, dalle Milizie alle campagne popolari; c’è tutta questa concezione e naturalmente è la concezione del popolo armato. Questa stessa politica che si è applicata nel Vietnam, questa stessa politica che ha applicato il Nicaragua il 19 luglio del ‘79 quando avvenne la rivoluzione, vale a dire, è la lotta di tutto il popolo. Questo è parte della dottrina bolivariana, in questi momenti, è parte della nuova dottrina delle nostre Forze Armate e deve essere parte di tutta la dottrina del nostro popolo, il popolo armato. Di fronte all’Impero, l’unica possibilità di sconfiggere l’Impero nordamericano è con il popolo organizzato, il popolo in strada e il popolo come parte de questa forza importante per tener testa all’ invasore.

 

Lo ha dimostrato Bolívar quando incorporò tutti: i neri, gli indios, tutti noi alla lotta per l’Indipendenza e vincemmo, sconfiggemmo in quel momento l’Impero Spagnolo, e abbiamo appreso che nella storia l’Impero Spagnolo, l’Impero Ottomano, l’Impero Romano sono caduti; perché non può cadere l’Impero Nordamericano? I nordamericani non hanno mai osato toccare Cuba dopo la rivoluzione, e credo, che a pensarci molto bene, questo è perché poteva essere la tomba di qualche Marine yankee, per qualsivoglia forza militare che osa entrare in Venezuela.

 

Parlando di guerre: se c’è uno scontro, un conflitto mondiale tra gli Stati Uniti e la Russia, come gruppi organizzati venezolani, che fareste?

 

Guarda, la solidarietà è presente nel popolo venezuelano. Miranda ha combattuto per l’indipendenza del Nord America; in Francia si trova nell’Arco di Trionfo; Carlos Aponte (ha combattuto in Nicaragua n.d.t.). C’è una grande quantità di venezuelani che, nel corso di decenni, di anni, di tutta la nostra storia come popolo, che sono stati presenti in altre lotte, che sono stati internazionalisti e potremmo parlare recentemente del compagno della Parrocchia La Vega, Ali Gómez García, il compagno “Alicate”, che morì combattendo in Nicaragua. Ci sono anche altri compagni, José Vicente Ochoa, che morì nella battaglia di El Salvador, attraversò tutto quel conflitto del Centro America e morì là, vale a dire, se le circostanze consentiranno di combattere l’Impero nordamericano ad altre latitudini, io non dubito del fatto che il nostro popolo prenderà la decisione giusta, se si deve fronteggiare l’Impero nordamericano ad altre latitudini, come tu lo esponi, contro i russi, io credo che i russi abbiano bisogno di molto appoggio, tuttavia, se la situazione lo consentirà e ci si dovrà mobilitare ad altre latitudini, credo che il nostro popolo non esiterebbe. Lo hanno fatto i cubani in Angola, lo hanno fatto i cubani in Centro America, lo hanno fatto i cubani in questi 60 anni in America Latina e ai Caraibi, e credo che i latinoamericani siano un popolo solo, un unico blocco, quello che Bolívar chiamò “la America Meridionale” e questo popolo è disposto a combattere per l’indipendenza, per la sovranità, a combattere per le giuste cause a qualsiasi latitudine e sono sicuro che saremo presenti lì dove sarà necessario.

 

Quale sarebbe la relazione e l’appoggio esterno nei confronti dei gruppi di solidarietà internazionali con la rivoluzione bolivariana? Ci sono gruppi solidali con la rivoluzione bolivariana, gruppi internazionali? Dal tuo punto di vista, quale sarebbe la relazione e l’appoggio esterno da parte di quei gruppi e dei paesi che appoggiano il processo bolivariano?

 

Bene, già qualcuno ha detto laggiù, “che la solidarietà e la tenerezza del nostro popolo”. Io credo che, così come i popoli costruiscono relazioni attraverso i governi e si capiscono e c’è una Diplomazia, ci dovrebbe anche essere la Diplomazia dei Popoli.

 

A cosa mi riferisco con questo, qual è il compito immediato?

 

1- Dal punto di vista internazionale, vincere la battaglia dell’opinione pubblica internazionale; vale a dire, in Venezuela non c’è una dittatura, in Venezuela non c’è un regime che sta mettendo fine al paese. C’è un processo interessante, c’è una rivoluzione e abbiamo bisogno di poter contare su questo appoggio esterno che dica al mondo quello che realmente sta succedendo. Quindi, come le mobilitazioni che hanno avuto luogo nei vari Continenti, in Europa, in Africa, in Asia, in America e in America Latina, e che hanno denunciato l’aggressione dell’Impero; vale a dire, ci sono molti modi, uno è attraverso i mezzi di comunicazione, con cui i Comitati di Solidarietà possono dare le dichiarazioni.

 

2- La presenza di solidarietà di fronte alle nostre ambasciate, gli aiuti di solidarietà, c’è un blocco finanziario, economico e commerciale contro il Venezuela e la solidarietà può manifestarsi anche dal tema delle medicine, un tema che ci sta colpendo fortemente in questo momento, prodotto del blocco criminale che ha a capo l’ Impero nordamericano; per dire. C’è un insieme di lavori, che tutti questi Comitati di Solidarietà che si stanno formando in America Latina e nei Caraibi e ad altre latitudini, in altri Continenti come già ho menzionato: Europa, Africa, Asia. Questo è il cammino: denunciare quello che sta realmente succedendo in Venezuela. Non è nessuna dittatura, qui non c’è una dittatura, qui c’è un cammino che ha scelto il Popolo 20 anni fa, che è stato fatto in pace e la maniera di costruire questo processo è stata fatta attraverso un processo elettorale trasparente e limpido che chiunque può verificare.

 

All’interno della comunità: come fate con la cosiddetta Guerra Economica?

 

Si dice che, nel quadro delle difficoltà, l’essere umano si sviluppa e che il Venezuela è il popolo delle difficoltà, no, per Bolívar. Bene, noi ci siamo messi in contatto, in questo stesso momento in cui stiamo parlando ,per vendere la carne. Si sta vendendo la carne nei settori di commercio e di impresari senza scrupoli che sono a favore dell’interventismo in Venezuela e a favore della controrivoluzione, che vendono la carne a più di 30.000 Bs; qui si sta portando a termine, in questo momento in cui io e te stiamo parlando, una vendita di carne a 21.000 Bs, vale a dire, a molto meno. Che abbiamo fatto? Abbiamo stretto dei legami con della gente che possiede cooperative e altra gente che è direttamente vincolata con i mattatoi e questo ci evita di alzare i prezzi, stiamo comprando quasi allo stesso prezzo e stiamo entrando in contatto con la gente che si muove in questa area e cerchiamo di portare la carne al prezzo più economico che si può fare e così, con una grande quantità di alimenti. Però, ci sono anche settori dei nostri quartieri qui nella capitale, particolarmente qui nel 23 de enero, dove puoi seminare quello che puoi seminare, colture che hanno cicli brevi, per far fronte a quello che è stata questa guerra economica. Quella guerra economica, potremmo dirlo in un altro modo, è parte di una combinazione tattica di diverse metodologie di guerra; gli americani la chiamano guerra ibrida, i cinesi la chiamano guerra con tutto. In cosa consiste, cioè, diciamo la tattica, è una combinazione di metodi tattici di guerra, nel senso che va dai Cinque Passi di Gene Sharp dalla Dittatura alla Democrazia, passando per la Guerra Economica che è cominciata nascondendo i nostri alimenti, facendo scarseggiare i nostri alimenti e portandoli al di là della frontiera; con la guerra commerciale si evita che noi possiamo stabilire relazioni con altri paesi, anche avendo soldi per comprare medicine, beni e servizi, che potrebbero permettere quello che fa qualsiasi popolo, vivere tranquillamente.

 

Dal punto di vista finanziario, il tema della valuta; come hanno tolto la nostra valuta, come hanno messo un prezzo alla nostra valuta.

 

In Paraguay, questo è pubblico e noto; ottennero una casa, una villa di campagna, ma piena di biglietti da 100 Bs. Al confine con la Colombia, vediamo il sabotaggio, vediamo come attraverso Internet fissano il prezzo del dollaro e attraverso questo prezzo nero del dollaro, che è quello che indicano ai commercianti per stremare la nostra economia, attraverso la guerra mediatica tutte le bugie che si dicono sul Venezuela.

 

Il Venezuela dovrebbe essere lo Stato Fallito, il Venezuela è lo Stato del narcotraffico, per quello che si dice attraverso la rete, per la quantità di cose che si dicono. La Guerra Psicologica, in Brasile ha portato 3000 militari israeliti, in Colombia sono arrivati 5000 militari, vale a dire, è tutta una preparazione della guerra psicologica e tutto questo, come ha detto il nostro Generale Maggiore Pascualino Angiolillo Fernández, fa parte di una guerra multidimensionale che ha a che fare con quello che riguarda la guerra ibrida; che è stata messa in moto nel 2005 con Barack Obama, una guerra preventiva e che ha spinto Barack Obama e che Trump continua attraverso la pressione per portarci ad un confronto.

 

Al di là della nostra ricchezza, quello che significa il Venezuela dal punto di vista geografico e geostrategico di dove è ubicato, più in là di questo, bene, c’è il fatto di quelli che continuano a sollevare la Dottrina Monroe*, che semplificandola, sarebbe: “L’America per gli Americani” e non lo dico io, Juan Contreras, lo dice John Robert Bolton, l’assessore del presidente Trump, lo ha detto di recente da quando è tornato e che la posta in gioco è la Dottrina Monroe, ma la Dottrina Monroe, che fu realizzata nel 1823 da John Quincy Adams, che era il Segretario di Stato, fu assegnata al presidente James Monroe. Bene, loro ci considerano il loro cortile sul retro il che significa che in fondo hanno detto al decadente Impero Spagnolo che qualsiasi pretesa nei confronti dell’America sarebbe stato un atto di provocazione nei loro confronti. L’America Latina è considerata il cortile posteriore, di fronte a questo, noi abbiamo sollevato, 200 anni dopo, il pensiero di Bolívar, che è la Dottrina Bolivariana, di Integrazione, di Emancipazione dei Popoli, e in questo stiamo con l’emancipazione, la Liberazione Nazionale e la costruzione del Socialismo Bolivariano.

 

* La Dottrina Monroe è il principio della politica estera degli Stati Uniti di non permettere l’intervento delle potenze europee negli affari interni dei paesi dell’emisfero americano. Derivata da un messaggio al Congresso del Presidente James Monroe il 2 dicembre 1823.

 

 

• Juan, se in caso, dovesse avvenire un Colpo di Stato o un cambio di governo con la forza, cosa farebbe la Coordinadora Simón Bolívar?

 

Guarda, io oserei dire che, in questo momento, ci sono 5 scenari: il tema della negoziazione in Norvegia, a Oslo, la capitale; quello che mi stai chiedendo e cui adesso risponderò, il Colpo di Stato, un Assassinio, un’Implosione, vale a dire, quello, che stanno facendo coniugando questo congiunto di tattiche di guerra per caotizzare il paese e affinché si perda il processo, cose che sono indotte e che si potrebbero avere anche attraverso l’implosione del popolo o che non si possa più resistere ad un intervento.

 

Un Colpo di Stato cercherebbe, in questo momento, di ottenere un Pinochet nel quadro delle Forze Armate, cosa che non hanno fatto.

 

Ora, cosa faremmo noi come organizzazione sociopolitica, come Coordinadora Simón Bolívar? Bene, la maggior parte di noi è arruolata nelle Milizie Popolari, quindi non abbiamo bisogno di andare a comprare un’arma o di inventare una cosa strana, come dicono i media, le grandi transnazionali della comunicazione che mentono palesemente. Noi, quindi, vorremmo arruolarci alla chiamata della Riserva. Qui lo dico, come lo direi ad un nostro collega, che se oggi si trova in un altro posto, il compagno Freddy Parra, ha detto: così Chávez si è sbagliato, bisogna appoggiare Chávez, bè, ovviamente, questo processo ha delle difficoltà, ha degli errori e nessuno lo nega. Di fronte ad un’invasione dell’Impero nordamericano, di fronte all’aggressione da parte dell’Impero, noi serreremo le fila come popolo, in difesa della Patria; questo è quello su cui nessuno ha dubbi, difenderemo il nostro processo, il processo per cui abbiamo dato di più. Le difficoltà, le complessità che comporta costruire nel XXI secolo un processo di questa natura, le risolveremo noi venezuelani, tra venezuelani, tra il popolo e il cammino che abbiamo scelto è stato scelto attraverso le elezioni.

 

1- La Costituzione è chiara, c’è un Articolo nella Costituzione che stabilisce che, a metà mandato, se la gente ritiene che il presidente, è come una valutazione, se la gente ritiene che il presidente stia sbagliando, bene, si chiami un Referendum Revocatorio, si introducano i documenti nel Consiglio Supremo Elettorale CNE, si riuniscano le firme che diranno una percentuale dell’ultimo processo elettorale e se si riescono ad unire tutti questi requisiti faremo un Referendum Revocatorio.

 

2- Aspettare che si compiano i sei anni che stabilisce la Costituzione per il mandato presidenziale, ovvero non c’è altra formula nella Costituzione, per adesso, che dica il contrario, per questo, se questo viene violato, se l’Impero osa calpestare la terra di Bolívar, la terra di Chávez, la terra di Freddy Parra, la terra del Comandante Elías, naturalmente gli uomini e le donne della Coordinadora Simón Bolívar saranno in difesa di un processo che hanno dato la maggioranza dei venezuelani e delle venezuelane.

 

• Qui in Venezuela si è parlato molto dei prigionieri politici che presumibilmente il governo del presidente Nicolás Maduro detiene, ma lei ha commentato che il Venezuela ha anche un politico detenuto in Francia, Carlos Ilich Ramírez. Cosa mi puoi dire riguardo a questo compagno venezuelano che ha lottato nella decade degli anni ’60 e ‘70 e che è stato condannato al carcere a vita. Perché non si è fatto qualcosa, come hanno fatto i cubani per i loro cinque compagni detenuti negli Stati Uniti. Perché non hanno fatto una protesta mondiale bastata sulla vita di questo compagno venezuelano prigioniero in territorio francese?

 

Guarda, per prima cosa fammi dire che, per noi, per la Coordinadora Simón Bolívar, Ilich Ramírez Sánchez, venezuelano, è un rivoluzionario che ha abbracciato la causa del popolo Palestinese fin da giovane e che è sequestrato da più di 25 anni; nell’ agosto 1994, in cospirazione con lo Stato del Sudan, è stato rapito dai servizi dell’intelligence francese e oggi lo hanno depositato lì e nessuna delle cause è stata in grado di provare nulla, se non il sequestro dei ministri dell’ OPEP, che non ha niente a che vedere con lo Stato francese; da lì in avanti, non c’è stato un solo atto che non dovrebbe essere attribuito a Ilich Ramírez e in questi processi dove gli sono stati dati tre ergastoli, quello che viene perseguito è punire la costanza, la perseveranza di un rivoluzionario internazionalista come per dimostrare al mondo che chi ha intenzione di seguire questo cammino incapperà nella stessa sorte. Credo che, così come lo Stato cubano ha raggiunto in un momento complesso della situazione economica e politica del popolo cubano, prodotto di un blocco criminale di oltre di 60 anni; credo che in questo momento ci siano le condizioni, così come siamo stati solidali con questi 5 eroi; Ilich Ramírez Sánchez è un eroe venezuelano, anche lui ha imparato da Bolívar. Bolívar liberò cinque nazioni, Miranda uscì a combattere ad altre latitudini e credo che questo è stato il cammino che ha scelto Ilich Ramírez; vale a dire, noi siamo obbligati come popolo, con la nostra storia, con il nostro onere per i nostri Predecessori illustri ad organizzare una politica che ci permetta, come ha permesso al governo cubano, la liberazione dei suoi cinque eroi. Credo che ci sia un debito del popolo venezuelano con Ilich Ramírez Sánchez e credo anche che il nostro governo, che è un governo progressista, rivoluzionario, abbia un debito con questo compagno. Perché? Perché non stiamo chiedendo che il governo la pensi come la pensava Ilich no, che abbracci la causa del popolo Palestinese con la stessa passione con cui lo abbracciò lui; semplicemente Carlos è un cittadino venezuelano che si trova in disgrazia in questo momento, imprigionato e rapito dallo Stato francese e noi siamo obbligati, attraverso l’ambasciata venezuelana, il nostro consolato lì, a prestargli l’attenzione che si deve prestare a qualsiasi cittadino venezuelano, in qualsivoglia parte del mondo, che cade in disgrazia. Questo non significa che stai schiacciando quello in cui la matrice internazionale ha voluto trasformare Carlos Ilich Ramírez, con questo nome che gli hanno dato, “Lo Sciacallo”; sembra che a volte abbiamo mangiato quel ricatto.

 

Gli Stati Uniti non hanno mai permesso che Posada Carriles, che, sì, era un terrorista colpevole e reo confesso, non lo hanno mai consegnato ne al governo cubano per l’esplosione dell’aereo, ne per le bombe che ha piazzato, dopo gli anni ’90 – ’93,negli hotel laggiù; neppure il Venezuela lo ha potuto giudicare, dopo che aveva chiesto l’estradizione, perché lui aveva la doppia cittadinanza cubana-venezolana. Non si poté neppure processarlo qui, perché loro non lo consegnarono, lo hanno protetto. Non solo questo, attraverso l’Agenzia di Intelligence, la CIA, dato che lui ne era un membro nella decade 70 – 80, negli anni ’60 era un noto terrorista, molto attivo e non lo consegnarono mai. Quindi non si capisce quale sia il ricatto che accusano al Venezuela, di cui in Venezuela si nascondo o si sono nascosti perché le FARC sono già un partito legale; o la questione dei baschi, che non arrivarono qui nell’epoca di Hugo Chávez, i baschi vennero qui con il consenso di Carlos Andrés Pérez, in accordo con Felipe González, alla fine degli anni ‘80; intorno all’ ’88, un po’ prima del Caracazo, nel ‘89.

 

Vale a dire, che non sappiamo il perché, diciamo che non capiamo, si, esattamente questo ricatto di cui parla la stampa sul terrorismo. È un venezuelano, abbiamo il diritto di esigere che venga rimpatriato, giudicato qui, che i suoi ultimi anni, quello che può rimanere della sua vita, li passi qui nel paese, credo che se ci chiamiamo rivoluzionari e diciamo che questa è la Rivoluzione del XXI secolo, quella che ha illuminato l’America Latina, i Caraibi e altre latitudini per le sue motivazioni, bene, siamo in debito con Carlos Ilich Ramírez Sánchez, perché la Solidarietà è la tenerezza dei nostri popoli e la nostra storia parla di questo internazionalismo.

 

 

Bene Juan, per ultimo, mi piacerebbe che mi commentassi questo: qui, nella Parrocchia 23 gennaio , ci sono varie organizzazioni sociali di settore. Che pensi riguardo ad una futura unione di tutte queste organizzazioni?

Guarda, per prima cosa, ti direi questo: l’Unità non si decreta, l’unità si costruisce con la pratica, di giorno in giorno, in questa vita quotidiana, in queste vicissitudini della lotta; io credo che se dobbiamo camminare da là, ma affinché ciò avvenga, ovviamente ci deve essere una pratica comune, credo che cominci a farsi un nuovo 23 gennaio. Abbaimo avviato molte organizzazioni di carattere sociale, che stanno svolgendo attività politica, sociale, culturale, sportiva in diverse aree, credo che stiamo camminando e mirando a quell’unità tanto necessaria in un momento come questo, dove esigiamo l’unità di tutto il popolo; però, credo sia tutto qui, dobbiamo costruirla in base alla prassi, quello che Marx chiamò prassi, che è la pratica sociale, il giorno per giorno, radicato, non è quello che dici, è la tua pratica quello che dimostra fin dove andiamo, e questa pratica si va a costruire insieme, ovvero l’unità non viene decretata, la stiamo costruendo in questo senso, con la pratica, nel lavoro giorno per giorno, con il nostro appoggio, con le nostre comunità e con il nostro compito di rivoluzionari e credo fermamente che sia là dove stiamo puntando in questo momento. Verso l’unità e l’articolazione si una grande piattaforma, di una grande forza sociale, non solo nel 23 gennaio, ma oserei dire della campagna popolare qui nel nostro paese.

Luis Matute

 

Traduzione per ItaliaSociale a cura di Graziella Spiazzi di Corte Regia

 

 


Chi è Juan Contreras? 

 

di Luis Matute

 

Juan Contreras è un cittadino venezuelano, creolo, della città capitale, nato nella Parrocchia 23 gennaio; un sognatore.: “Credo che l’uomo sia un prodotto delle sue circostanze, già lo diceva Marx. Io sono, possiamo dire, il prodotto di una repressione smisurata, sistematica nei tempi della quarta Repubblica, che è stata attuata contro i giovani del 23 gennaio e che non ci ha lasciato altra scelta che intraprendere il cammino, delle armi, almeno per difendere la nostra vita, perché essere giovane nel 23 gennaio, era una colpa, in quei tempi della quarta Repubblica e quella repressione smisurata ci portò in principio a difendere la nostra vita, dopo a combattere per le rivendicazioni che mancavano nel 23 gennaio: la mancanza di acqua, dei servizi pubblici, un trasporto inefficiente, e poi più tardi contro la repressione scatenata qui contro molte generazioni, che sognavamo di trasformare e poi ci venne un pensiero, oltre a lottare per le rivendicazioni, il trasporto, un servizio di acqua permanente, contro la repressione, contro i cattivi governi, stavamo pensando che dovevamo costruire una società diversa, un modello di società, che non fosse la società capitalista e stavamo imbastendo nel tempo un concetto, un modello di società che indicherà la trasformazione; a volte dico anche che sono uno sportivo frustrato, prestato alla politica.

 

Il mio più grande sogno era essere migliore di Pelé, in quei tempi. Sono cresciuto con il calcio e il mio idolo era Pelé, un brasiliano che aveva vinto le tre coppe del Brasile. Oggi, sarei, qualcosa del genere, migliore di Messi e migliore di Maradona.

 

Quindi, questo sono: un venezuelano, cresciuto nel 23 gennaio, che ha abbracciato la causa della giustizia, ed è stato formato dai Gesuiti. Ho studiato per tutta la mia vita al “Jesús Obrero”, tutte le elementari e il liceo fino al 4° anno. I miei primi libri sulla rivoluzione li ho letti lì, dalle mani di una suora che si chiamava María de Los Ángeles, il primo anno, lei diceva che dato che ero molto inquieto mi avrebbe dato un libro di Marta Harnecker, “Sfruttati e Sfruttatori” (1972), da leggere.

 

E certamente, come uno è un prodotto delle sue circostanze, io vengo da un luogo molto, molto umile, da una madre contadina, che è venuta in città per cercare la qualità della vita, l’educazione, la salute, un alloggio, un lavoro dignitoso e svago. Lei viene dallo stato orientale del Sucre e si è sposata con un meccanico andino di Mérida. Beh, hanno cercato di dare a mia sorella e a me, in seno di due fratelli, il meglio e ci fecero studiare nelle scuole, anche se era un operaio e mia mamma analfabeta. Bene, hanno cercato di darci la miglior educazione possibile. Mia sorella l’hanno messa in una scuola di Suore e a me misero con i Gesuiti e la mia prima formazione fu lì e chiaramente, avevo già una forma di vita molto umile, senza niente. Abbiamo visto la televisione a colori quando iniziai a lavorare, con molte carenze, non abbiamo mai visto Gesù Bambino, Gesù Bambino non venne mai a casa mia.

 

Quindi, siamo nati in un luogo con molte carenze, però, come dice mia madre, poveri ma onesti e credo che questa pratica sociale, questa esperienza ci abbia formato insieme.

 

Esatto, questa repressione eccessiva, ha dato un uomo con idee politiche, con idee rivoluzionarie, che abbraccia la causa e come sempre siamo stati inquieti, poiché credo che la prima ammirazione che abbiamo avuto quando abbiamo iniziato a renderci conto di questo, è stata la rivoluzione cubana, credo che Fidel, il Che, Camilo abbiano avuto un impatto su tutta la nostra generazione e siamo cresciuti in quel contesto. Poi, la perdita di alcuni amici, io, sempre, non ho smesso di dimenticare Carlos Alberto Vielma Blanco, studente del 3º della scuola secondaria del Liceo Perú de Lacroix, aveva 15 anni, lo uccisero il 17 febbraio 1976; viveva nel 23 gennaio, nel blocco 19, al 5° piano e chiunque potrebbe dire in questo momento che ho la memoria di un elefante, quando la gente ricorda date, o qualcosa così o no, quello che succede è che è stata la pena della mia infanzia. Quel giorno, tutti avevamo assistito ad una protesta nella Zona Centrale del 23 gennaio; a quel tempo veniva il Segretario di Stato degli Stati Uniti Henry Kissinger, e la risposta fu la repressione con la Guardia Nazionale e a Carlos Vielma gli spararono un colpo alla schiena; il proiettile, un FAL calibro 7.62 x 51, entrò dalla schiena e gli perforò lo stomaco, gli aprì un foro enorme e morì. Il giorno precedente erano morti Lilian Gutiérrez e Nelson Rodríguez, uno studente di 15 anni e una giovane di 16 anni, nello stato di Yaracuy. Così erano i tempi della Quarta e quello mi segnò, perché devo anche dire un’altra cosa, che a casa di Carlos ascoltai per la prima volta La Trova Cubana, a Virulo, che a quel tempo andava di moda; “La Genesi de mondo” …” ora ti racconto come si opprimono gli indios …” e quindi lì mi stavo forgiando, niente, sono un sognatore, credo in un mondo migliore, credo nell’uguaglianza, credo nella solidarietà, credo in altri principi e fondamentalmente, principi che ho imparato a casa mia, la Morale e l’Etica.

 

E in questi tempi di inquietudine, credo che la cosa fondamentale sia il tema ideologico e dall’ideologico si deriva la Morale e l’Etica che è fondamentale per portare avanti i principi.

 

Questo, sono un rivoluzionario, un sognatore di questi tempi.

 

Ringraziamo Juan Contreras, intervistato da Luis Matute.

 

Traduzione a cura di Graziella Spiazzi di Corte Regia

 

 

   

 

COORDINADORA "SIMON BOLIVAR"

por Luis Matute

entrevista a Juan Contreras

La Coordinadora Simón Bolívar, Parroquia 23 de enero,

La Cañada, Caracas

República Bolivariana de Venezuela.

 

• ¿Cuáles son los aportes y participación de la Coordinadora Simón Bolívar a la revolución bolivariana?

 

La coordinadora Simón Bolívar es una organización socio-política con 26 años de existencia, que ha trabajado en todos estos 26 años la construcción del poder local. Cual sería nuestro aporte al proceso bolivariano en estos 20 años de revolución:

1- Esa construcción del poder popular que a nuestro juicio es de abajo hacia arriba, no es desde las elites o desde las cúpulas que se decreta y se hace revolución, la revolución se va construyendo desde abajo y ese es un aprendizaje en estos 26 años y es el aporte, uno de los aportes que puede dar la Coordinadora, es decir, es necesario construir, conciencia, educación y formación desde abajo, por qué, porque quienes construyen el proceso; las revoluciones la hacen los pueblos, las revoluciones no la hacen los hombres por muy brillantes que sean, la revolución la hace ese pueblo; campesino, obrero, estudiante, indígena y la gente de los sectores populares, de las barriadas. Entonces, uno de esos elementos, es la educación y la educación, pudiésemos decir, como un hecho transformador, revolucionario, crear conciencia.

2- Que otro elemento aportamos, precisamente a la educación, desde aquí, en estos 26 años, hay una línea transversal, es decir, que atraviesa todo el trabajo deportivo, cultural, político, reivindicativo y en las diferentes áreas que hacemos, y es precisamente el tema de la formación, de la orientación, y no estamos hablando de que la gente debe ir a la universidad, nuestras comunidades van a la universidad, nuestros muchachos se forman en las universidades pues mucho mejor, estamos hablando de crear conciencia, de hacer entender que hoy la lucha que libra el pueblo venezolano, es una lucha de clases, hacerles entender que estamos caminando en el marco de una corriente histórica; ¿cuál es esa corriente histórica que resalta el Comandante Chávez y que resaltan el conjunto de revolucionarios del pueblo venezolano? Es esa corriente que arranca con el Cacique Guaicaipuro en la lucha por echar a los invasores, que retoma José Leonardo Chirinos, tratando de reconstruir la Republica y abolir la esclavitud, que en el siglo XIX se expresa con Miranda, con Bolívar, con Sucre; es decir, con los Próceres independentistas que en 1854 Tierra y Hombres libres, lo expresa claramente Ezequiel Zamora y que más recientemente en nuestra historia contemporánea está representada en el 23 de enero del año 58 cuando cae la dictadura de Marcos Evangelino Pérez Jiménez; luego el 27; 28 de febrero del año 89 cuando entre 3000 y 5000 personas, ciudadanos, se sembraron con su vida para abolir las recetas del Fondo Monetario y que luego estarían presente el 4 de febrero del año 92 y el 27 de noviembre del año 92, dos insurrecciones cívico militar, y que pudiésemos decir que tienen su sello en el 6 de diciembre del año 98 cuando el Comandante Hugo Chávez, cuando este pueblo, que es el que decide, no voto ni por copeyanos, ni por adecos; es decir, ni por socialdemócratas ni por socialcristianos, voto por Hugo Chávez; ese es el camino que hemos escogido y ahí, es donde decimos: nosotros hemos venido acompañando este pueblo desde hace rato, en toda esta corriente histórica y ahí están los aportes que desde la Coordinadora Simón Bolívar, en la formación, en la educación, en la participación, porque la participación no se decreta, hemos venido construyendo desde abajo.

 

• ¿Cómo podrían enfrentar con la revolución bolivariana la amenaza imperial?

 

Mira, si hay algo que le teme el Imperio y sus lacayos, y la formula que se ha venido utilizando hasta ahora, es la movilización del pueblo. El pueblo debe de estar movilizado en todo momento, el pueblo debe de estar en la calle, con sus consignas, con disciplina, entendiendo el momento político. Los gringos le tienen mucho miedo a la opinión pública interna de ellos; en el marco de la guerra de Viet Nam hubo mucha protesta en los Estados Unidos. El tema de los muertos a ellos, de la opinión publica repercute de una manera, digamos en contra de los deseos que ellos quisieran que ese pueblo este apoyando guerras. En ese sentido, nuestro pueblo organizado, nuestro pueblo movilizado, nuestro pueblo participando en la defensa y en la seguridad de la Nación, desde las Milicias, desde el campo popular; hay toda una concepción y desde luego, la concepción del pueblo en armas. Esa misma política que aplico Viet Nam, esa misma política que aplico Nicaragua el 19 de julio del 79 cuando se produce la revolución, es decir, es la lucha de todo el pueblo. Eso es parte de la doctrina bolivariana, en estos momentos, es parte de la nueva doctrina de nuestra Fuerza Armada y debe ser parte de toda la doctrina de nuestro pueblo, el pueblo en armas. Frente al Imperio, la única posibilidad de derrotar al Imperio norteamericano es con el pueblo organizado, el pueblo en la calle y el pueblo como parte de esa fuerza importante para enfrentar al invasor.

Lo demostró Bolívar cuando incorporo a todos, a los negros, a los indios, a todos a la lucha por la Independencia y fuimos victoriosos, derrotamos en aquel momento al Imperio Español, y hemos conocido en la historia que el Imperio Español, el Imperio Otomano, el Imperio Romano han caído; porque no puede caer el Imperio Norteamericano. Los norteamericanos nunca se han atrevido a tocar a Cuba después de la revolución y yo creo que pensarlo muy bien, porque esto pudiese ser la tumba para cualquier Marine yankee, para cualquier fuerza militar que ose ingresar a Venezuela.

 

• Hablando de guerras: si hay un enfrentamiento, un conflicto mundial entre Estados Unidos y Rusia, como grupos organizados venezolanos, ¿qué harían?

 

Mira, la solidaridad está presente en el pueblo venezolano. Miranda peleo en la Independencia de Norteamérica, en Francia está en el Arco del Triunfo; Carlos Aponte, hay una gran cantidad de venezolanos que, a lo largo de décadas, de años, de toda la historia nuestra como pueblo, han estado presentes en otras luchas, han sido internacionalistas y pudiésemos hablar recientemente del compañero de la Parroquia La Vega, Ali Gómez García, el camarada "Alicate", que muere peleando en Nicaragua. También hay otro compañero, José Vicente Ochoa, que murió en la lucha de El Salvador, paso por todo ese conflicto de Centroamérica y murió allá, es decir, si las circunstancias ameritaran que habría que combatir al Imperio Norteamericano en otras latitudes, yo no dudo de que nuestro pueblo tomara la decisión correcta, si hay que enfrentar al Imperio Norteamericano en otras latitudes, como tú lo planteas, contra los rusos, yo no creo que a los rusos les haga falta mucho apoyo, sin embargo, si la situación lo ameritara y habría que movilizarse a otras latitudes, yo creo que nuestro pueblo no tendría vacilación en ello. Lo hicieron los cubanos en Angola, lo hicieron los cubanos en Centroamérica, lo hicieron los cubanos a lo largo de estos 60 años en Latinoamérica y El Caribe, y creo que los latinoamericanos es un solo pueblo, un solo bloque, es lo que Bolívar llamo "la América Meridional" y este pueblo está dispuesto a luchar por la independencia, por la soberanía, a luchar por las causas justas en las latitudes que sea y estoy seguro que estaríamos presente allí de ser necesario.

 

• ¿Cuál sería la relación y el apoyo externo con respecto a los grupos solidarios internacionales con la revolución bolivariana? Hay grupos solidarios con la revolución bolivariana, grupos internacionales. Desde tu punto de vista. ¿Cuál sería la relación y el apoyo externo por parte de esos grupos y de los países que apoyan el proceso bolivariano?

 

Bueno, ya alguien dijo por allí, "que la solidaridad es la ternura de nuestro pueblo". Yo creo que, así como los pueblos construyen relaciones a través de los gobiernos y se entienden y hay una Diplomacia, debe haber también la Diplomacia de los Pueblos.

A qué me refiero con esto, ¿cuál es la tarea inmediata?

1- Desde el punto de vista internacional, ganar la batalla de la opinión pública internacional; es decir, en Venezuela, no hay una dictadura, en Venezuela no hay un régimen que está acabando con el país. Hay un proceso interesante, hay una revolución y necesitamos contar con ese apoyo externo que le diga al mundo lo que realmente esta pasando. Entonces como, las movilizaciones que se han dado en los diferentes Continentes, en Europa, en África, en Asia, en América y en América Latina, denunciando la agresión del Imperio; es decir, hay muchas maneras, uno a través de los medios de comunicación, las declaraciones que pueden dar los Comité de Solidaridad.

2- La presencia de solidaridad frente a nuestras embajadas, la ayuda de solidaridad, hay un bloqueo financiero, económico y comercial contra Venezuela y la solidaridad también puede manifestarse desde el tema de las medicinas, un tema que nos está golpeando muy fuerte en este momento, producto del bloqueo criminal que lleva a cabo el Imperio Norteamericano; es decir. Hay un conjunto de tareas, que todos esos Comité de Solidaridad que se vienen creando en América Latina y El Caribe y en otras latitudes, en otros Continentes como ya lo mencioné, Europa, África, Asia. Ese es el camino, denunciar lo que hoy está ocurriendo realmente en Venezuela. No es ninguna dictadura, aquí no hay una dictadura, aquí hay un camino que escogió el Pueblo hace 20 años, que lo hemos hecho en paz y que la manera de construir ese proceso y se ha hecho a través de un proceso electoral transparente y limpio que cualquiera puede verificar.

 

• Dentro de la comunidad: ¿Cómo hacen ustedes con la llamada Guerra Económica?

 

Dicen que, en el marco de las dificultades, el ser humano se crece, y que Venezuela es el pueblo de las dificultades, no, por Bolívar. Bueno, nosotros hemos hecho contacto a esta misma hora que estamos conversando, se está vendiendo carne, la carne inescrupulosamente en los sectores de comercio y empresarios inescrupulosos que están a favor de la intervención en Venezuela y a favor de la contrarrevolución, venden la carne a más de Bs 30.000, aquí se está llevando a cabo en este momento que tú y yo estamos conversando, una venta de carne a Bs 21.000 es decir, mucho menos. Que hemos hecho, hemos hecho algunos enlaces con alguna gente que tiene cooperativas y alguna gente que directamente está vinculada a los mataderos y eso nos ahorra el elevar precios, estamos comprando casi al mismo precio y estamos haciendo contacto con la gente que se mueve en esa área y tratamos de traer la carne al precio más económico que se pueda y así, con una gran cantidad de alimentos; pero también hay sectores de nuestros barrios aquí en la ciudad capital y sectores, aquí particularmente en el 23 de enero, donde se está sembrando lo que se pueda sembrar, cosechas que sean ciclos cortos, para enfrentar lo que ha sido esta guerra económica. Que la guerra económica, pudiésemos decirlo de otra manera, es parte de una combinación táctica de diferentes metodologías de guerra; los gringos a eso lo llaman, la guerra hibrida, los chinos le dicen la guerra con todo. En que consiste, es decir, esto va, decimos táctico, es una combinación de métodos tácticos de guerra, en qué sentido, va desde los Cinco pasos de Gene Sharp de la Dictadura a la Democracia, pasando por la Guerra Económica que comenzó escondiendo nuestros alimentos, escaseando nuestros alimentos y sacándolos fuera de la frontera, la guerra comercial, se evita que nosotros podamos establecer relaciones con otro país, aun teniendo dinero para adquirir medicinas, bienes y servicios y alimentos, que pudieran permitir lo que hace cualquier pueblo, tranquilamente como vivir.

Desde el punto de vista Financiero, el tema de la moneda, como han sacado nuestra moneda, como le han puesto precio a nuestra moneda.

En Paraguay, eso es público y notorio; consiguieron una casa, una quinta, pero llena de puros billetes de Bs 100. En la frontera con Colombia vemos el saboteo, vemos como a través de internet como fijan el precio del dólar y a través de ese precio negro del dólar es el que les marcan a los comerciantes para reventar nuestra economía, a través de la guerra mediática todas las mentiras que se dice sobre Venezuela.

Venezuela seria el Estado fallido, Venezuela es el narco Estado; a través de las redes, la cantidad de cosas que se dicen. La Guerra Psicológica, a Brasil han llegado 3000 militares israelita, a Colombia llegaron 5000 militares, es decir, toda una preparación de guerra psicológica y todo esto, es como lo ha dicho nuestro Mayor General Pascualino Angiolillo Fernández, es parte de una guerra multidimensional que tiene ver con eso de la guerra hibrida; que la arranca en 2015 Barack Obama, una guerra preventiva y que la impulsa Barack Obama y la continua Trump a través de la presión para llevarnos a una confrontación.

Más allá de nuestras riquezas, lo que significa Venezuela desde el punto de vista geográfico y geoestratégico de donde está ubicado, mas allá de eso, bueno, es el hecho de que ellos siguen enarbolando la Doctrina Monroe*, que simplificándola seria: "América para los americanos" y no lo digo yo, Juan Contreras, lo dice John Robert Bolton, el asesor del presidente Trump, lo dijo hace poco que está de regreso y lo que está aquí en juego es la Doctrina Monroe, pero frente a la Doctrina Monroe que fue realizada en 1823 por John Quincy Adams que era el Secretario de Estado, pero se la adjudicaron al presidente James Monroe. Bueno, ellos nos consideran su patio trasero y que significa en el fondo, bueno, ellos les decían al decadente Imperio Español que cualquier pretensión con la América, iba a ser un acto de provocación frente a ellos. Es considerada la América Latina, su patio trasero; frente a eso, nosotros hemos enarbolado 200 años después, el pensamiento de Bolívar, que es la Doctrina Bolivariana, de Integración, de Emancipación de los Pueblos, y en eso estamos, con la emancipación, la Liberación Nacional y la construcción del Socialismo Bolivariano.

* La Doctrina Monroe es el principio de la política exterior de Estados Unidos de no permitir la intervención de las potencias europeas en los asuntos internos de los países del hemisferio americano. Derivado de un mensaje al Congreso por el presidente James Monroe el 2 de diciembre de 1823.

 

• Juan, si en dado caso, sucede un Golpe de Estado o un cambio de gobierno por la fuerza. ¿Cómo haría la Coordinadora Simón Bolívar?

 

Mira, yo me atrevería a decir que, en este momento, que hay cinco escenarios: el tema de la negociación en Noruega, en Oslo la capital, lo que tú me estas preguntando, que ya te voy a responder, el golpe de Estado, un Magnicidio, una Implosión; es decir, que lo que vienen haciendo conjugando este conjunto de tácticas de guerra para caotizar al país y se pierda el proceso, cosas que son inducidas también pudiese haber a través de su implosión del pueblo o que no aguante más y una intervención.

Un golpe de Estado buscaría en este momento, conseguir en el marco de la Fuerza Armada, un Pinochet, cosa que no lo han hecho.

Ahora, ¿qué haríamos nosotros como organización sociopolítica, la Coordinadora Simón Bolívar? Bueno, la mayoría de nosotros, estamos inscritos dentro de la Milicias Populares, no necesitamos ir a comprar un arma o inventar una que otra cosa, como dicen los medios de comunicación, las grandes transnacionales de la comunicación como mienten descaradamente. Nosotros nos alistaríamos pues al llamado de la Reserva. Aquí lo voy a decir, como lo diría un compañero nuestro, que hoy se encuentra en otro plano, el camarada Freddy Parra, él decía: así Chávez se equivoque, hay que apoyar a Chávez, bueno, así, este proceso que tiene dificultades, que tiene errores por supuesto y nadie lo niega. Frente a una invasión del Imperio Norteamericano, frente a la agresión del Imperio, nosotros vamos a cerrar filas como pueblo, en la defensa de la Patria; eso, que no le quede la menor duda a nadie, vamos a defender nuestro proceso, el proceso que nos hemos dado la mayoría. Las dificultades, las complejidades que significa construir en pleno siglo XXI un proceso de esta naturaleza, la resolvemos los venezolanos, entre venezolanos, entre pueblo y el camino que escogimos, fue a través de las elecciones.

1- La Constitución es clara, hay un Articulo en la Constitución, que establece que, a mitad de periodo, si la gente considera que el presidente, es como una evaluación, si el presidente lo está haciendo mal y la gente lo considera, bueno, usted llame a un Referendo Revocatorio, usted introduzca los documentos en el Consejo Supremo Electoral CNE, usted reúna las firmas que le van a decir que es un porcentaje del último proceso electoral y si usted logra reunir todos esos requisitos, iríamos a un Referendo Revocatorio.

2- Esperar que se cumplan los seis años que establece la Constitución para el mandato presidencial; es decir, no hay otra fórmula por ahora en la Constitución que diga lo contrario, por eso, si eso se viola, si el Imperio osa pisar la tierra de Bolívar, la tierra de Chávez, la tierra de Freddy Parra, la tierra del Comandante Elías, por supuesto que los hombres y mujeres de la Coordinadora Simón Bolívar vamos a estar en la defensa de un proceso que nos dimos la mayoría de los venezolanos y las venezolanas.

 

• Aquí en Venezuela han hablado mucho sobre los presos políticos que supuestamente tiene el gobierno del presidente Nicolás Maduro detenidos, pero usted comento, que Venezuela también tiene un político venezolano detenido en Francia, Carlos Ilich Ramírez. Qué me puedes decir, con respecto a este compañero venezolano, que lucho en la década de los 60 – 70 al que le dieron cárcel de por vida. Por qué no se ha

. hecho algo, como hicieron los cubanos con sus cinco compañeros detenidos en Estados Unidos. ¿Por qué no han hecho una protesta mundial en base a la vida de este compañero venezolano preso en territorio francés?

 

Mira en principio déjame decirte, para nosotros, para la Coordinadora Simón Bolívar, Ilich Ramírez Sánchez, venezolano, es un revolucionario que abrazo la causa del pueblo Palestino desde muy joven y que está secuestrado desde hace más de 25 años; un agosto de 1994 en conspiración con el Estado de Sudan, fue secuestrado por los servicios de inteligencia francés, y hoy lo han depositado allí y ninguna de las causas, han podido demostrar nada, que no sea el secuestro de los ministros de la OPEP que no tiene nada que ver con el Estado francés; de ahí en adelante, no hay un solo acto que no se le atribuyera a Ilich Ramírez y en esos juicios donde se le han tirado tres cadenas perpetuas, lo que persigue es castigar, digamos la constancia, la perseverancia de un revolucionario internacionalista como para demostrarle al mundo que quien intente seguir ese camino, correrá la misma suerte. Yo creo que, así como el Estado cubano logro en un momento complejo de la situación económica y política del pueblo cubano, producto de un bloqueo criminal de más de 60 años; yo creo que en este momento están dadas las condiciones, así, como hemos sido solidarios de esos 5 héroes; Ilich Ramírez Sánchez, es un héroe venezolano, el también aprendió de Bolívar. Bolívar liberto cinco naciones, Miranda salió a pelear en otras latitudes y yo creo que ese fue el camino que escogió Ilich Ramírez; es decir, nosotros estamos obligados como pueblo, con nuestra historia, con nuestra carga de nuestros Próceres a organizar una política que nos permita, como le permitió al gobierno cubano, la liberación de sus cinco héroes. Yo creo

que hay una deuda del pueblo venezolano con Ilich Ramírez Sánchez y también creo que nuestro gobierno, que es un gobierno progresista, revolucionario, también tiene una deuda con este compañero. ¿Por qué? Porque no estamos pidiendo que el gobierno piense como pensaba Ilich no, que abrace la causa del pueblo Palestino con esa pasión que la abrazo él; sencillamente Carlos es un ciudadano venezolano en desgracia en este momento, preso y secuestrado por el Estado francés y nosotros estamos obligados a través de la embajada venezolana, de nuestro consulado allí, prestarle la atención que se le debe prestar a cualquier ciudadano venezolano, en cualquier parte del mundo que caiga en desgracia. Eso no significa, que tu estés avalando lo que la matriz internacional en que han querido convertir a Carlos Ilich Ramírez, con ese nombre que le pusieron "El Chacal"; pareciera que a veces nos comiéramos ese chantaje.

Los Estados Unidos, nunca permitieron que Posada Carriles que, si era un terrorista, convicto y confeso, nunca lo entregaron, ni al gobierno cubano por la voladura del avión, ni por las bombas que puso; luego de los años 90 – 93 por allá en los hoteles; ni Venezuela pudo juzgarlo tampoco, que había pedido la extradición, porque él tenía la nacionalidad cubana-venezolana. Tampoco se le pudo juzgar aquí, ellos no lo entregaron, lo protegieron; no solo eso, a través de la Agencia de Inteligencia la CIA, pues el, que era miembro de eso, en los años 70 - 80 en la década de los 60 fue un connotado terrorista, estuvo muy activo y nunca lo entregaron. Entonces uno no entiende cual es el chantaje que ellos acusen a Venezuela, de que en Venezuela se esconden o se escondían, porque ya la FARC es un partido legal; o el tema con los vascos, que no llegaron aquí en la época de Hugo Chávez, los vascos llegaron aquí, con la anuencia de Carlos Andrés Pérez, en un convenio con Felipe González, en la década de finales de los 80; por allá por el 88 un poco antes del Caracazo, en el 89.

Es decir, que no tenemos porque, digamos calarnos, si, exactamente ese chantaje de que habla la prensa sobre terrorismo. Es un venezolano, tenemos derecho a exigir que sea repatriado, juzgado aquí, que sus años finales, lo que le pueda quedar de vida, pues lo haga acá en el país, creo que si nosotros nos llamamos revolucionarios y decimos que esta es la Revolución del siglo XXI. La que ha iluminado a la América Latina a El Caribe y a otras latitudes por los planteamientos, bueno, hay una deuda con Carlos Ilich Ramírez Sánchez, porque la Solidaridad, es la ternura de nuestros pueblos y nuestra historia habla de ese internacionalism

• Bien Juan por ultimo me gustaría que me comentaras: Acá en la Parroquia 23 de enero, hay varias organizaciones sociales por sectores. ¿Qué piensas tu sobre una futura unidad de todas esas organizaciones?

Mira, en principio te diría esto, la Unidad no se decreta, la unidad se construye en la práctica, en el día a día, en esa vida cotidiana, en esos avatares de la lucha; yo creo que, si hacia allá debemos caminar, pero para que eso se dé, por supuesto que debe haber una práctica común, que yo creo que comienza hacerse de nuevo en el 23 de enero. Comenzamos muchas organizaciones de carácter social, que vienen haciendo actividad política, social, cultural, deportiva en diferentes áreas, yo creo que venimos caminando y apuntando hacia esa unidad tan necesaria en un momento como este, donde nos exige la unidad de todo el pueblo; pero, creo que es eso pues, tenemos que construirla en base a la praxis, eso que Marx llamo praxis, que es la práctica social, es el día a día, enraizado, no es lo que tú digas es tu practica lo que va a demostrar hacia dónde vamos, y esa práctica se va construyendo juntos, es decir, la unidad no se decreta, la vamos construyendo en ese sentido, en la práctica, en ese trabajo del día a día, con nuestro apoyo, con nuestras comunidades y en nuestra tarea como revolucionarios y definitivamente yo creo que hacia allá, es donde estamos apuntando en este momento. Hacia la unidad y la articulación de una gran plataforma, de una gran fuerza social, no solo en el 23 de enero, si no yo me atrevería a decir del campo popular aquí en nuestro país.

 

Luis Matute

 

 

 

¿Quién es Juan Contreras?

por Luis Matute

 

Bueno, Juan Contreras es un ciudadano más, venezolano, criollo, de la ciudad capital, nacido en la Parroquia 23 de enero; un soñador, yo creo que el hombre es producto de sus circunstancias, no, ya lo decía Marx. Yo soy, pudiésemos decir, producto de una represión desmedida, sistemática, en los tiempos de la cuarta República, que se implementó contra la juventud del 23 de enero y que no nos dejó otro remedio que agarrar el camino, en principio el de las armas, hasta para defender nuestra vida, porque ser joven en el 23 de enero, era un delito, en aquellos tiempos de la cuarta República y esa represión desmedida, nos llevó en principio a defender nuestra vida, luego a pelear por las reivindicaciones que hacían falta en el 23 de enero; la falta de agua, los servicios públicos, un transporte inoperante; y luego más adelante contra la represión que se desato contra muchas generaciones aquí, que soñamos con transformar y luego fuimos acabando un pensamiento, mas allá de pelear por las reivindicaciones, el transporte, un servicio de agua permanente, contra la represión, contra los malos gobiernos, fuimos pensando que había que construir una sociedad diferente, un modelo de sociedad, que no fuera la sociedad capitalista y fuimos hilvanando en el tiempo un concepto, un modelo de sociedad que apuntara a la transformación. Y en eso, me anote; a veces yo digo también que, soy un deportista frustrado, prestado a la política.

Mi gran sueño era ser mejor que Pelé, en aquellos tiempos; yo crecí en el futbol y mi ídolo era Pele, un brasileño que se había ganado las tres copas de Brasil. Yo sería hoy, algo así, como mejor que Messi y mejor que Maradona.

Bueno entonces, eso soy, un venezolano, que se crio en el 23 de enero, abrazo la causa de la justicia, formado por los Jesuitas; estudié toda mi vida en el “Jesús Obrero” toda la primaria y el Bachillerato hasta 4to año; mis primeros libros de revolución los leí ahí, de manos de una Monja que se llamaba María de Los Ángeles, en 1er Año, ella, decía que como yo era muy inquieto, me dio a leer un libro de Marta Harnecker, “Explotados y Explotadores” (1972).

Y por supuesto, como uno es producto de sus circunstancias, yo vengo de un hogar muy, muy humilde, de una madre campesina, que se vino a la ciudad a buscar calidad de vida, educación, salud, vivienda, trabajo digno y recreación. Ella viene del Estado Sucre, oriental y se juntó con un Mecánico, andino, de Mérida, que bueno, trataron de darnos a mi hermana y a mí, en un seno de dos hermanos, lo mejor y nos pusieron a estudiar en Colegios, a pesar de ser obrero, mi mama analfabeta; bueno, trato de darnos la mejor educación posible. A mi hermana la metió en una escuela de Monjas, a mí me metió con los Jesuitas y mi primera formación fue ahí y claro, ya tenía una forma de vida bien humilde, sin nada; vimos televisión a color cuando yo empecé a trabajar, con mucha carencia; nunca vimos al Niño Jesús, no llego nunca el Niño Jesús a mi casa.

Entonces, nacimos en un lugar con mucha carencia, pero como dice mi Madre, pobres, pero honrados y yo creo que esa práctica social, esa vivencia, nos fue formando juntos.

Por supuesto, a esa represión desmedida, dio como resultado un hombre con ideas políticas, con ideas revolucionarias, con abrazar la causa y como siempre hemos sido inquietos, pues creo que la primera admiración que tuvimos cuando empezamos a tener conocimiento de esto, fue la revolución cubana, creo que a toda nuestra generación nos impactó Fidel, el Che, Camilo y crecimos en el marco de eso. Y luego, la perdida de algunos amigos; yo siempre, nunca he dejado de olvidar a Carlos Alberto Vielma Blanco, estudiante de 3er Año de Bachillerato del Liceo Perú de Lacroix, tenía 15 años, lo mataron el 17 de febrero de 1976, vivía en el 23 de enero, en el bloque 19, en el piso 5 y cualquiera pudiera decir en este momento, que yo tengo una mente de elefante, cuando la gente recuerda fechas, o algo así y no, lo que pasa es que era mi pana de infancia. Ese día, habíamos acudido todos a una protesta en la Zona Central del 23 de enero; venia el Secretario de Estado de los Estados Unidos Henry Kissinger, en aquel entonces y la respuesta fue de represión con la Guardia Nacional y a Carlos Vielma le dan un tiro en la espalda de FAL calibre de bala 7.62 x 51 le entra por la espalda y le perforo el estómago, le abrió un boquete enorme, muere. El día anterior murió Lilian Gutiérrez y Nelson Rodríguez, un estudiante de 15 y una joven de 16 años en el estado Yaracuy. Así, eran los tiempos de la Cuarta y eso me marco, porque también debo decir otra cosa, que en casa de Carlos escuche por primera vez La Trova Cubana, a Virulo, que en aquel tiempo estaba de moda, “La Génesis de mundo” …” ahora te voy a contar, como se oprimen a los indios…” entonces ahí me fui forjando, nada, soy un soñador, creo en un mundo mejor, creo en la igualdad, creo en la solidaridad, creo en otros principios y fundamentalmente, principios que aprendí en mi hogar; la Moral y la Ética.

Y en estos tiempos de desasosiego, creo que lo fundamental, es el tema ideológico y de lo ideológico se deriva, la Moral y la Ética que es fundamental para avanzar en los principios.

Eso, soy un revolucionario, un soñador de estos tiempos.

Le damos las gracias a Juan Contreras, entrevisto Luis Matute

 

31/07/2019


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