NOTIZIE 2012

 

Terrorismo in Iran, Siria e Irak – i burattinai del “caos costruttivo” Us-raeliano all’opera su tutto il fronte vicino-orientale

 

di Italiasociale

A neanche due settimane dall’inizio del nuovo anno solare cresce la tensione in tutto il Vicino Oriente e mina il già delicato equilibrio tra le forze in campo.

La Siria rimane al centro delle attenzioni del terrorismo interno e straniero: mentre continuano attentati e violenze contro civili e forze dell’ordine un secondo attentato criminale ha seminato ulteriore sangue nella capitale Damasco.

 

Nel mirino degli assassini apparentemente senza volto la missione degli osservatori della Lega Araba. Già un paio di questi inviati del principale strumento regionale di moderazione hanno abbandonato il campo sollecitati in questo dalla stampa internazionale e dalle pressioni che hanno accompagnato fin dall’inizio quella che sembrava una sorta di ‘missione impossibile’ ossia provare infine le menzogne massmediatiche fino ad oggi raccontate e scarabocchiate dai principali organi d’informazione mondiali.

 

L’emiro del Qatar ha richiesto la fine della missione araba e l’invio di una forza d’interposizione militare della Lega.

 

Il Qatar, tra i principali responsabili – politicamente, finanziariamente e massmediaticamente attraverso la sua emittente Al Jazeera – dei disordini in Siria getta la maschera per mostrare il suo vero ghigno di potenza al servizio degli interessi occidentali in particolare americani e sionisti.

 

La missione degli osservatori comunque prosegue fino a questo momento indisturbata.

 

Sale pesantemente la tensione anche nel vicino Irak dove una serie di attentati sanguinari hanno contrassegnato le celebrazioni dell’asciurà sciita anche qui provocando morte e rimettendo in discussione il delicato assetto istituzionale “lasciato” dagli occupanti statunitensi.

 

Il nuovo Iraq potrebbe non piacere agli alchimisti del Nuovo Ordine Mondiale: troppo allineato attualmente alla politica di non ingerenza siro-iraniana e ancora troppo instabile e fragile per evitare nuovi sussulti rivoluzionari anti-imperialisti.

 

I sionisti dal canto loro continuano la quotidiana mattanza di civili palestinesi inermi in Cisgiordania e nella striscia di Gaza.

 

É però verso la Repubblica Islamica dell’Iran nel suo complesso che si sono puntate le strategie di destabilizzazione dei novelli alchimisti del disordine imperialista Us-raeliano.

Nel golfo persico regna una calma solo apparente dopo le polemiche sulle recenti esercitazioni militari iraniane di inizio anno. L’America punta alla provocazione continua e non recede dai suoi metodi arroganti e neocolonialisti: le polemiche inerenti la navigazione nello stretto di Hormuz sono puerili come lo sono le dichiarazioni provenienti dall’amministrazione Obama sul programma nucleare della Repubblica Islamica.

 

Il nocciolo della questione rimane proprio il nucleare.

 

Il ministro degli Esteri di Teheran, dr. Larijani, ha accettato la riapertura di un tavolo negoziale con il gruppo dei 5+1 nella sua recente visita in Turchia. L’AIEA ha confermato la volontà iraniana di cooperare al fine di trovare una soluzione alla questione nucleare.

 

In risposta a questa disponibilità dimostrata dalle autorità iraniane si è ripresentato il terrorismo Us-raeliano: un altro scienziato nucleare iraniano, il dr. Mostafa Ahmadi Roshan, è l’ennesima vittima dei killer professionisti di CIA e Mossad.

 

Indipendentemente da quale dei due servizi di sicurezza abbia operato in territorio iraniano (l’uno spesso sinergico all’altro quando si tratta di assassinii mirati diretti contro nemici comuni) appare evidente che sia in corso un tentativo su vasta scala per alzare il livello di scontro a punti di non ritorno.

 

Lo hanno ammesso analisti e diplomatici internazionali avvertendo che la tensione che si è così prepotentemente alzata tra Iran e Stati Uniti potrebbe portare rapidamente ad un conflitto che avrebbe conseguenze catastrofiche per l’intero Vicino Oriente con ripercussioni insondabili su tutta l’economia planetaria e sul futuro delle relazioni internazionali.

 

Mentre c’è chi prova a calmare gli animi l’asse del terrore US-raeliano soffia sul fuoco.

 

Stati Uniti e entità sionista sono i due principali indiziati: ad entrambi apparentemente – e le apparenze si sa che spesso sono ingannevoli – potrebbe tornare utile alzare la tensione fino al collasso. Washington e Tel Aviv hanno subito una serie di smacchi non irrilevanti recentemente e qualcosa deve mutare nel Vicino Oriente.

 

L’amministrazione Obama non è riuscita a chiudere i conti con la Siria.

 

I sionisti non hanno ancora digerito lo smacco patito in Libano (2006) e a Gaza (2008-09).

 

Entrambe hanno visto franare di colpo alcuni regimi arabi amici: in Tunisia, in Egitto soprattutto e c’è sempre il rischio di un improvviso crollo dell’Arabia Saudita dove fermenti alla ribellione non mancano come confermato da alcune recenti pseudo-aperture del Regno wahabita primo responsabile sul fronte arabo dell’attuale situazione di impasse che si respira a livello di Lega Araba.

 

La lobby ebraica che dirige la politica estera del governo americano spingerà fino alla guerra totale contro Siria ed Iran? Saranno così fuori di testa i detentori delle ricchezze planetarie ed esponenti dell’Establishment giudeo-statunitense (quelli che appartengono alle strutture di potere occulte, o semi-discrete, del Council on Foreign Relation’s, della Trilateral Commission, delle varie AIPAC e B’nai B’rith ) da scatenare un conflitto nucleare nel cuore del Vicino Oriente?

 

É dalle loro decisioni che dipende il futuro prossimo della politica mondiale.

 

E in particolare i destini dell’area vicino orientale: se “Israele” vorrà imporre la guerra contro la Repubblica Islamica gli Stati Uniti saranno chiamati alla prova militare più pesante mai sostenuta probabilmente dai tempi della Seconda Guerra Mondiale: un conflitto che tutti a parole vorrebbero scongiurare ma al quale interessati ambienti della Finanza internazionale continuano a lavorare sottobanco.

 

I dirigenti della Repubblica Islamica hanno denunciato apertamente il complotto sionista-americano diretto ad abbattere il legittimo governo a guida ba’athista in Siria mentre si sono detti certi che Washington e Tel Aviv proseguiranno la loro campagna di morte mediante terrorismo contro il programma nucleare iraniano.

 

Non è la prima volta che sionisti e americani colpiscono deliberatamente i loro avversari: già analoghe azioni terroristiche furono commesse dal Mossad negli anni 70 contro scienziati arabi al servizio dell’Irak.

 

L’obiettivo è duplice: frenare la corsa al nucleare e spargere ulteriore sangue e terrore.

 

Gli ingredienti per un conflitto imminente non mancherebbero salvo che la Repubblica Islamica mantiene i nervi saldi evitando di dare il fianco alle velleità egemoniche Us-raeliane nella regione.

Il consigliere speciale della Guida della Rivoluzione – Grande Ayatollah Sayyeed Alì al Khamine’i – dr. Velayati ha sottolineato che si tratta di un piano studiato nei minimi dettagli per portare l’Iran al collasso. Una manovra diretta a isolare l’Iran in un momento in cui la Repubblica Islamica ha rinsaldato i suoi legami di cooperazione economici e politici con alcune delle principali nazioni dell’America Latina nel recente, trionfale, viaggio del Presidente Mahmoud Ahmadinejad che lo ha visto unire i destini della Rivoluzione Islamica a quelli del Venezuela bolivariano di Hugo Chavez, della Cuba comunista di Castro e di altre nazioni del continente sudamericano.

 

Un viaggio scomodo. Soprattutto per Washington toccata nei suoi interessi vitali (il cortile di casa come arrogantemente gli USA continuano a ritenere e percepire tutti i paesi ispanici del continente americano).

 

L’Iran ha rimesso in discussione l’esclusiva partnership statunitense con l’America Latina provocando il Gendarme Planetario sul suo tradizionale territorio d’influenza diretta: con Chavez il presidente Ahmadinejad si è spinto oltre parlando d’inizio della fine dell’Imperialismo in crisi.

 

E il contraccolpo si è fatto immediatamente sentire a Teheran.

 

Ora il punto è: scatenerà l’amministrazione Obama la guerra totale contro la Repubblica Islamica dell’Iran?

 

Non ne saremmo così sicuri… anzi… non ci crediamo proprio…

 

Perché l’America è attualmente una tigre di carta. 

 

E Obama, che è in corsa per un secondo mandato presidenziale, non può permettersi passi falsi con la crisi finanziaria in corso ed i problemi interni rimasti irrisolti.

 

L’America abbaia forte ma non azzanna.

 

E quando si abbaia inutilmente significa che non si hanno i mezzi – quelli ci sarebbero pure – ma soprattutto la volontà per azzannare.

 

15/01/2012


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