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Lo stato non paga e gli Imprenditori si suicidano

 

di Alessandro Cavallini

Negli ultimi mesi, in piena crisi economica, il Nordest ha vissuto un paradosso tragico: una cinquantina di imprenditori si sono tolti la vita non per i debiti contratti, ma per i crediti loro spettanti e che lo Stato tarda a pagare.

Non si tratta perciò di aziende in difficoltà, ma di imprenditori che non riescono a pagare gli stipendi ai propri dipendenti a causa delle lungaggini burocratiche nell’ottenere i soldi pubblici dovuti.

L’attuale governo si dichiara consapevole di questa situazione, come affermato dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri durante la sua visita a Venezia, e ha promesso di intervenire quanto prima: "Il problema degli imprenditori che si suicidano è allo studio del ministro Passera e mi auguro che si possano dare risposte in questo senso in tempi brevi", ha spiegato la Cancellieri.

"La situazione è grave, ma sono certa che anche questa volta ce la faremo". Ma nonostante queste rassicurazioni, il governatore del Veneto Luca Zaia ha già puntato il dito contro il patto di stabilità, colpevole, ai suoi occhi, di quanto sta succedendo nel Nordest.

"Il Veneto ha un miliardo e 350 milioni di depositi nella tesoreria unica a Roma e ha dei creditori che attendono di essere pagati per opere o servizi erogati alla Regione.

Questa questione ci porta ad una contabilità di suicidi preoccupante, una ventina".

Zaia ha poi aggiunto di essere d’accordo con la recente proposta del collega campano, Caldoro, che ha parlato di un fondo di rotazione per le imprese.

"Ma solo se regionalizzato. Non c’è più tempo per aspettare", ha poi precisato.

Davide Zoggia, della segreteria Pd per gli enti locali, ha però ricordato al governatore padano le responsabilità della Lega Nord per questa situazione.

"Cosa ha fatto la Lega nei lunghi anni in cui è stata al governo?

Niente.

D’altronde la politica di un partito incoerente come la Lega è sempre la stessa: non fare nulla per poi chiedere conto di quanto non fatto a chi viene dopo di lei".

Sulla questione dei suicidi degli imprenditori è intervenuto anche Giuseppe Bortolussi, della Cgia di Mestre, che ha sottolineato come sia paradossale farlo per debiti, ma che "che ciò avvenga per crediti è assurdo".

Ha poi voluto ricordare il principio di reciprocità mai rispettato tra Stato e cittadini: "Bisogna aiutare la piccola impresa ad avere il suo, senza pensare a chissà cosa, dando solo quello che è loro dovuto. Si parla di 70 miliardi, se lo Stato ha bisogno di far quadrare i conti, lo stesso vale per le imprese".

E secondo Simonetta Rubinato, onorevole del Pd, "chi vanta un credito con lo Stato deve poterlo compensare con quanto dovuto a titolo fiscale o contributivo".

Soluzione molto semplice e banale da applicare, ma, chissà perché, mai realizzata.

In Italia assistiamo quotidianamente all’assurdo per cui un debito verso lo Stato debba essere pagato in termini perentori e ridotti, mentre i crediti a favore vengono riscossi (qualora si abbia fortuna..) in tempi biblici.

E poi qualcuno osa ancora chiedersi come mai i cittadini siano sfiduciati nei confronti delle istituzioni?

21/01/2012


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