NOTIZIE 2012

 

Le province? Costano meno di un caffè

 

di Alessandro Cavallini

 

Le province venete non ci stanno ad essere additate come un ente pubblico inutile e costoso e hanno così deciso di reagire all’ipotesi della loro abolizione.

 

Come prima iniziativa, hanno acquistato una pagina pubblicitaria del quotidiano padovano Il Mattino, ricordando ai cittadini che questi enti pubblici in realtà costano meno di un caffè, per poi tenere una conferenza stampa nel pomeriggio.

 

“Voglio sottolineare – ha dichiarato la leghista Serato, Presidente del Consiglio Provinciale di Padova – che, al di là del fatto che il Governo ha escluso ogni forma di confronto con i rappresentanti delle Province, la norma, lungi dal consentire risparmi, produce, invece, notevoli costi”.

 

Ha poi ricordato come le relazioni tecniche della Camera e del Senato ed un recente studio specifico dell’università Bocconi di Milano rivelino che, con la soppressione delle Province, si verificherebbe non una diminuzione ma un aumento della spesa pubblica di almeno il 25%, dovuto al passaggio del personale, che a livello nazionale ammonta a 56mila unità, alle Regioni e al trasferimento di competenze di area vasta ai Comuni.

 

“Le Province, con 11 miliardi di euro l’anno, rappresentano solo l’1,35% della spesa pubblica della Stato - ha poi continuato Serato - Qual è dunque la convenienza alla soppressione degli enti provinciali?

 

Da un governo di professori, molti dei quali proprio della Bocconi, ci si sarebbe aspettato meno populismo e più aderenza a cifre, conti e statistiche”.

 

I colleghi della Serato hanno inoltre sottolineato la difficoltà di trasferire, senza avere le necessarie risorse, il patrimonio e il demanio provinciali che ammontano a 125mila chilometri di strade, oltre 5 mila edifici scolastici, 550 centri per l’impiego, più sedi, edifici storici, partecipazioni azionarie e dotazioni strumentali.

 

Questa la loro proposta alternativa: eliminare gli enti intermedi non democraticamente eletti e ridurre il numero delle amministrazioni, con una razionalizzazione in ambito regionale che preveda accorpamenti tra Province, mantenendo però saldo il principio di rappresentatività democratica e con un occhio di riguardo alla specificità di alcuni territori, come ad esempio il Polesine.

 

Di parere opposto i rappresentanti del Pd padovano: “Le Province sono malati terminali - hanno affermato Fabio Rocco, Paolo Giacon, Floriana Rizzetto e Matteo Corbo - nei prossimi due anni e mezzo ci si limiti a far quadrare i conti, senza investimenti folli o campagne elettorali, istituendo una commissione che si occupi del progressivo trasferimento dei dipendenti agli altri enti pubblici”.

 

Noi invece continuiamo a rimanere dell’idea che, se tagli sono necessari, si pensi piuttosto alle Regioni.

 

Con le loro strutture camaleontiche e le loro tendenze centrifughe, sia al Nord che al Sud, rappresentano solo dei costi eccessivamente onerosi e dei pericoli per la tenuta dell’unità nazionale.

 

O forse tutti lo sanno, ma fanno finta di niente, per non disturbare le diverse clientele sparse lungo lo Stivale.

 

03/02/2012


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