NOTIZIE 2012

 

Tregua raggiunta all’interno del Pdl vicentino

 

di Italiasociale

 

Dopo mesi di dure polemiche all’interno del Pdl vicentino e accuse su presunte “tessere false”, alla fine è stata trovata un’intesa tra le parti contendenti.

 

O meglio, è infine arrivato un ordine preciso dalla dirigenza nazionale del partito, stufa di assistere a questo estenuante teatrino.

 

É stata confermata la leadership dell’eurodeputato Sergio Berlato, ma con tre precise limitazioni: un’urgente convocazione di un congresso unitario, la guida provinciale del partito a Berlato e quella cittadina ai suoi oppositori.

 

Ora i contendenti attendono la data del 12 febbraio, quando presumibilmente si terrà il congresso: in quella sede dovranno essere eletti il coordinatore provinciale e quello cittadino, con una netta e chiara separazione di poteri e competenze.

 

Vediamo ora i dettagli del patto siglato a Roma.

 

Come dicevamo, Berlato assumerà la guida provinciale del Pdl, con un vice nominato dalle tre controparti (rappresentate da Zanettin, Galvanin e Toniolo).

 

L’ex An dovrà poi inserire all’interno della propria lista, composta al massimo da 15 componenti su un totale di 30 elementi facenti parte del direttivo, alcuni rappresentanti dell’opposizione, probabilmente cinque-sei.

 

Operazione inversa per la guida cittadina, che sarà guidata da un rappresentante degli oppositori a Berlato, mentre quest’ultimo nominerà il vicario.

 

Secondo il coordinatore regionale Marino Zorzato, questa suddivisione è stata stabilita “per garantire l’unità e l’equilibrio all’interno del partito.

 

É stata una decisione accettata da tutti in maniera serena”.

 

Anche se forse quest’ultima affermazione è eccessiva, dato che ci sono volute più di quattro ore per giungere ad un accordo tra i contendenti.

 

Berlato conserverà il potere all’interno del partito, ma con forti limitazioni.

 

Questo è il risultato dello scandalo sulle tessere fasulle scoppiato all’interno del Pdl berico nelle scorse settimane.

 

Le limitazioni al suo potere sono oltretutto molto rilevanti, dato che il capoluogo vicentino rappresenta il centro nevralgico del potere locale.

 

Senza scordare che l’anno prossimo a Vicenza si terranno le elezioni comunali.

 

Chi candiderà il partito?

 

E, soprattutto, le diversi correnti saranno in grado di giungere ad un accordo?

 

L’impressione è che il patto siglato a Roma rappresenti una semplice tregua, in attesa di affilare le armi per la prossima battaglia, quella più importante: il candidato sindaco a Vicenza.

 

Tutto questo, ovviamente, all’interno di un partito che, a parole, dileggia le pratiche della Prima Repubblica, ergendosi a paladino della trasparenza e della democraticità interna.

 

Ma forse questo è solo uno specchietto per le allodole per chi, sempre meno, crede a questi falsi proclami.

 

La realtà è un’altra: in Italia non è cambiato nulla ed i partiti continuano a rappresentare delle consorterie in lotta perenne tra loro per impossessarsi della fetta più grande di potere.

 

Sempre che il popolo non si stanchi di questa pantomima e decida di mandarli tutti quanti a casa.

 

Speriamo.

 

03/02/2012


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