NOTIZIE 2012

 

Centrella (UGL), il metalmeccanico panegirista con la scorta di Stato

 

di Giannino Stoppani

 

È sempre più difficile per noi, modesti cronisti di cose sindacali, sottrarci alla nausea che ci assale ogniqualvolta leggiamo i bollettini dell’Unione Generale del Lavoro o ne spulciamo i notiziari nel sito internet (www.ugl.it).

 

Divenuta oramai la ruota di scorta di Cisl e Uil (malgrado i due ex triplicini ne snobbino le "avance", gelosi come sono dei loro privilegi), alle cui strategie sembra subordinare persino la più innocua delle rare iniziative sindacali made in Via Margutta, nel nome di una fantomatica unità dei lavoratori, e totalmente funzionale al sistema partitocratico e di potere, di cui molti suoi ex dirigenti ne sono parte integrante (avendo spudoratamente utilizzato il sindacato come trampolino di lancio per le proprie fortune politiche), la confederazione bianco-celeste farebbe bene qualche volta a tacere per non cadere nel ridicolo.

Leggiamo infatti sul foglio informativo n. 5 del 9 gennaio, a cura dell’ufficio stampa del sindacato ex Cisnal, un panegirico tutto dedicato ad Equitalia dal segretario generale, l’ex metalmeccanico Giovanni Centrella, ora provvisto persino di scorta di Stato.

 

Prendendo spunto dagli atti sconsiderati e ingiustificabili (e proprio per questo molto oscuri, per cui ci sembra più che mai calzante l’antico interrogativo cui prodest?) perpetrati contro dirigenti della società esattrice, l’Ugl, accanto alla giusta solidarietà ai lavoratori del settore, parla a sproposito di presunti "attacchi allo Stato, alle sue istituzioni e al suo ordinamento" e di "diffusa cultura della illegalità nel nostro Paese", che vedrebbe "tra i più ammirati e popolari coloro che vivono di espedienti, di grandi o di piccoli raggiri, mentre tenta di rendere impopolari e invisi alla pubblica opinione coloro che costringono tutti a rispettare le leggi, elemento indispensabile per una convivenza civile e solidale tra cittadini".

 

Insomma una valutazione fumosa e fuorviante, senza nemmeno il più piccolo accenno all’esistenza di un malcontento diffuso e pericoloso, causa il comportamento, sovente arbitrario se non vessatorio, dei responsabili del fisco italiota che sparano nel mucchio senza distinzione tra semplici debitori e grandi evasori fiscali.

 

Le recenti sceneggiate di Cortina e di Roma, per la regia del Conducător di Equitalia - lo zelante bancario Attilio Befera -, ci testimoniano quanto siano demagogiche ed evanescenti le strategie antievasione messe in atto dallo Stato.

 

A nessuno dell’intelligentija di regime e dei suoi servi sciocchi sembrano interessare le morti per fisco dovute ai clamorosi errori, alle migliaia e migliaia di cartelle pazze (di cui nessuno è mai responsabile) o ai mancati rimborsi, come per le decine di casi di suicidio di piccoli imprenditori nel Veneto.

 

Messi in mutande dall’insolvenza dello Stato loro debitore e constatata l’impossibilità di pagare gli stipendi ai propri dipendenti, molti di essi erano finiti nelle braccia degli usurai, con conseguente tragico epilogo.

 

I classici due pesi e due misure adottati da un fisco che digrigna i denti e si compiace di spargere terrore, onorando i propri debiti verso i contribuenti che ne hanno diritto, nei casi più fortunati, solo a babbo morto.

 

Un fisco forte con i deboli (soprattutto lavoratori dipendenti, piccoli imprenditori, artigiani e pensionati) e debole con i forti (impuniti come sempre alla faccia della maggioranza degli onesti, cornuti e mazziati).

Una disparità abissale quella esistente tra cittadini-sudditi e pubblica amministrazione che richiama alla mente il sistema gabellare in vigore nel medioevo. E mentre il sig. Centrella parla a vanvera di "convivenza civile e solidale tra cittadini" ed elogia le gesta del novello Torquemada, in Italia, per fortuna, monta la rabbia popolare contro il governo della miseria e delle tasse e i suoi lacchè politici e sindacali.

 

Partito dalla Sicilia, il movimento dei Forconi e quello di Forza d’Urto si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta la penisola.

 

Calabria, Puglia, Lazio e Sardegna sono le avanguardie della rivolta delle categorie produttive contro il governo delle banche.

 

In Sardegna, intanto, la dura sollevazione in atto punta il dito anche contro Equitalia.

 

Sotto accusa le storture del sistema di riscossione e i meccanismi vessatori messi in atto dalla società controllata dall’Agenzia delle Entrate (incredibile è il caso di un’imprenditrice cagliaritana che ha dovuto pagare una multa di 60 euro per aver omesso un versamento di 5 centesimi).

 

Ma anche dall’Abruzzo e dal Lazio iniziano a roteare i forconi dell’indignazione popolare. Sacrosante le parole dell’ex generale Pappalardo, fondatore del movimento Dignità sociale, alla testa, assieme a Danilo Calvani dei Comitati Riuniti Agricoli, dei forconi pontini che intendono ora marciare su Roma: "noi vogliamo stigmatizzare la fuga dei sindacati tradizionali di fronte alle difficoltà. Non meritano forse di essere indagati al pari del comandante Schettino che ha lasciato affondare una nave?".

 

E non per niente la protesta dei produttori pontini ha rovinato la festa all’ex zarina di Via Margutta, l’attuale governatore della Regione Lazio, Renata Polverini, presente a Latina in occasione della manifestazione degli Stati generali del turismo.

 

Dai maggiordomi di regime - in testa i politici, i sindacati gialli e Confindustria, tutti assieme appassionatamente col supporto dei media asserviti al sistema – si leva un coro unanime di alti lai contro presunte infiltrazioni mafiose o inconsistenti strategie unitarie fascio-comuniste, mentre un silenzio assordante circonda il successo dello sciopero generale del 27 u.s. indetto dai sindacati di base.

 

La marea montante dell’indignazione popolare (giovani, lavoratori, produttori, pensionati), senza tessere di partito né di sindacato, fa veramente paura e allora si tenta di riesumare la logica perversa e criminale della strategia della tensione, invocando persino i manganelli democratici per stroncare la protesta spontanea.

 

Sarà forse per questo motivo (pararsi da qualche sacrosanto forcone politicamente scorretto) che il responsabile di Via Margutta viaggia ora con la scorta di Stato pagata dai tartassati contribuenti italiani?

 

Lo apprendiamo dallo stesso bollettino Ugl sopra citato, per bocca del segretario nazionale Ugl Polizia di Stato Valter Mazzetti, che, con incredibile disinvoltura e una buona dose di faccia di bronzo, dopo aver omaggiato la neo ministra dell’interno (la stessa che minaccia ora dure repressioni contro la rivolta dei lavoratori in tutta Italia) per l’intento "del tutto condivisibile di ridurre i costi, sempre più onerosi, di questa delicata e complessa attività, la cui importanza è stata purtroppo sminuita dagli abusi, che hanno fatto lievitare il numero e i costi dei servizi, creando un grave pregiudizio sia per le casse dello Stato che per le Forze di Polizia", tesse le lodi della sua confederazione che ha acquistato a spese proprie (più esattamente, con i soldi delle trattenute in busta paga dei lavoratori iscritti al sindacato) un’auto nuova di zecca per la scorta del "capo".

 

Un gesto "encomiabile", a giudizio del sindacalista, che fa "risparmiare" lo Stato almeno sulla fornitura dell’auto (blindata o no non è dato sapere) usufruendo così "solo" degli uomini di scorta.

 

Noi però, impenitenti rompiballe, ci chiediamo: a che titolo lo Stato fornisce la scorta a un leader sindacale, per giunta di "secondo livello"?

 

Da quali terribili perigli lo deve proteggere? Non trattasi forse di abuso anche questo, sig. Mazzetti?

Attendiamo fiduciosi una risposta.

 

Nel frattempo non ci resta che lanciare l’antica squilla di battaglia: Forconi di tutta Italia, unitevi!

 

03/02/2012


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