NOTIZIE 2012

 

Golpe Maldive

 

di Giacomo Dolzani

Il tentativo di colpo di stato che si era delineato durante questa settimana contro il governo maldiviano si può ritenere infine coronato dal successo con il giuramento compiuto, oggi pomeriggio, da colui che era il vicepresidente, Waheed Hassan, dopo la deposizione dell'ex presidente Mohammed Nasheed.

Hassan è infatti un personaggio molto in vista nel suo paese, è stato il primo cittadino maldiviano a frequentare un'università, conseguendo un master Scienze politiche e il dottorato in filosofia. Ex membro dell'assemblea costituzionale, nominato dall'allora autoritario leader Maumoon Abdul Gayoom, poi caduto in disgrazia per le sue posizioni critiche verso il governo, esponente dell'UNICEF per dieci anni, fondatore del partito moderato Gaumee Itthihaad, alleato con Nasheed alle elezioni è diventato vicepresidente dopo la vitoria della sua coalizione.

Come denuncia il fratello di Mohammed Nasheed, Ibrahim, alla BBC, l'ex leader è ancora trattenuto contro la sua volontà nel palazzo presidenziale.

I golpisti giustificano la sua prigionia sostenendo che è per garantire la sicurezza dell'ex presidente contro eventuali rappresaglie, ma la spiegazione non convince i media stranieri che considerano ormai il deposto leader come prigioniero.

Nasheed, che aveva fatto della difesa dell'ambiente una priorità nazionale, aveva vinto le prime elezioni multipartitiche dopo trent'anni di governo di Gayoom, ritrovandosi però a fare i conti con un parlamento a lui ostile, fedele all'ex presidente che, assieme ai conservatori musulmani all'opposizione, era in grado di sabotare ogni suo provvedimento.

La tensione nel paese era ormai palpabile da alcune settimane, dopo l'ordine di arresto emanato da Nasheed contro un giudice della Corte penale, Abdulla Mohammed, accusato di aver agito per motivi politici scarcerando un oppositore.

La situazione è però precipitata in maniera irreversibile la notte scorsa quando, verso mezzanotte, gruppi di oppositori ma anche molti poliziotti hanno cominciato a riunirsi a Malè, la capitale del paese, per manifestare il loro dissenso finché, alle otto di mattina, un manipolo di mezzo migliaio di persone tra manifestanti e forze dell'ordine ribelli hanno assaltato il quartier generale dell'esercito, situato in piazza della Repubblica.

Dopo ore di scontri con i militari, verso le undici, la situazione era sotto il controllo dei manifestanti, la sede del partito Democratico delle Maldive del presidente Nasheed era stata data alle fiamme mentre la polizia aveva già occupato la sede della televisione.

Pochi minuti dopo le tredici, Mohammed Nasheed, in diretta televisiva ha rassegnato le sue dimissioni dichiarando: "Mi dimetto perché non sono una persona che vuole governare con il potere. Penso che se il governo fosse rimasto avrebbe dovuto usare la forza e fare del male a molti cittadini", rimanendo coerente con la sua linea di non violenza che lo caratterizzò sin da quando era leader dell'opposizione.

 

09/02/2012


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