NOTIZIE 2012

Non tacciono le armi in Sudan

Giacomo Dolzani

Non sono passate nemmeno quarantotto ore dalla firma del trattato di non aggressione tra il Sudan ed il neonato Sud Sudan e già le armi hanno ricominciato a sparare.

Meno di due giorni fa, ad Addis Abeba, i due paesi si erano impegnati, firmando un trattato, a mettere fine alle tensioni e a risolvere le loro controversie in maniera pacifica.

Dopo la crisi diplomatica verificatasi tra i due stati a causa delle contese sulla gestione del petrolio e sulla spartizione dei proventi che da esso derivano, i paesi occidentali ma soprattutto la Cina, le cui compagnie hanno nella regione grandi interessi legati all'attività estrattiva, hanno esercitato pressioni sui due paesi, affinché si organizzasse un incontro in cui risolvere la questione che rischiava di diventare insostenibile.

Il Sud Sudan aveva infatti deciso, dopo il sequestro di alcune sue navi da parte delle autorità di Khartoum, di interrompere l'attività estrattiva, bloccando il flusso di greggio verso il Sudan.

La situazione sembrava, dopo l'incontro, essersi risolta e il dialogo tra i due era ripreso, ma la pace è stata solo un'illusione, anche perché il petrolio non è l'unica questione aperta.

La definizione delle frontiere è ancora fonte di attriti tra i due e l'area di Abyei, un lembo di terra sul confine, è ancora contesa.

È notizia di oggi infatti che aerei militari sudanesi hanno bombardato il Sud Sudan nella zona di Jau, una città a confine con il Sudan ferendo alcuni soldati e scatenando la reazione, per ora solo verbale, di Juba che attraverso  il portavoce dell'esercito Philippe Aguer dichiara: “Gli aerei delle forze armate sudanesi hanno bombardato domenica la zona di Jau, nello stato di Unità, ferendo quattro dei nostri soldati”.

L'indipendenza del nuovo paese è stata riconosciuta da tutti, ma la strada verso la pace, per uno dei paesi più sottosviluppati al mondo pare ancora lunga ed in salita.

 

 

18/02/2012


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