NOTIZIE 2012

 

Al via il taglio delle Province

 

di Italiasociale

 

 

Venerdì sera il Consiglio dei ministri ha discusso il nuovo disegno di legge sulla riforma strutturale delle province, che di fatto diventeranno organi di secondo piano.

 

Vediamo gli effetti sul Veneto.

 

Le giunte verranno completamente azzerate, con un taglio netto di 72 assessori, ed i consiglieri passeranno dalle attuali 230 unità a 100.

 

Questa infatti la nuova normativa: 10 membri per le province fino a 300000 abitanti, come Rovigo e Belluno, 12 in quelle fino a 700000 e 16 per chi supera questo limite, come Padova, Vicenza, Venezia, Verona e Treviso.

 

Grosse novità anche sulle modalità di elezione dei nuovi consiglieri.

 

Questi non saranno più scelti dai cittadini, ma da sindaci e consiglieri comunali, con il sistema proporzionale, tra liste concorrenti.

 

Gli stessi nomineranno anche il presidente.

 

Insomma, una specie di rappresentanza politica di secondo livello, per cercare di salvare le apparenze.

 

“In assenza di una cura hanno preso la strada dell’intervento chirurgico con amputazione – ha spiegato il costituzionalista Mario Bertolissi – del resto a questo punto non c’era spazio per una riforma.

 

É evidente quindi che non si è seguita una strategia, assecondando la necessità di intervenire in direzione di quel risparmio chiesto dall’Ue, in un momento in cui la democrazia è minata dal debito sovrano.

 

Così si è finito per incidere in modo lineare, senza distinzioni”.

 

Anche se Bertolissi non nasconde i propri dubbi sull’attuazione di queste novità.

 

“Il vero problema è il sistema attuativo: cambierà poco se non si interviene sulle regole dell’azione amministrativa e sulla mentalità burocratica, comunque non credo che le Province così concepite abbiano più senso.

 

Dal punto di vista del risparmio, spero che il Governo abbia ragione.

 

Bisogna essere sicuri però che non finiamo per pagare la confusione”.

 

Senza scordare che qualcuno ritiene già che questo cambiamento contrasti con la Costituzione, in cui le province sono considerate enti di primo livello, ma che ora passeranno ad un livello più basso.

 

Nel frattempo, le Regioni si stanno già muovendo per affrontare con decisione il nuovo scenario.

 

L’assessore veneto agli Enti Locali, Roberto Ciambetti, ha già convocato una riunione con le Province per discutere di queste novità.

 

“Avvieremo un tavolo operativo per cominciare ad affrontare il riordino delle competenze – ha spiegato Ciambetti – sulla falsariga del metodo di lavoro sull’associazionismo comunale, in modo tale da essere pronti al ritmo cadenzato dei decreti, a partire da Belluno e Vicenza che a maggio sarebbero andate al voto”.

 

Poi toccherà ai gruppi consiliari, che dovranno ragionare sulla redistribuzione delle deleghe alle Regioni.

 

Insomma, queste ultime si troveranno rafforzate con la riforma che, di fatto, retrocede le Province.

 

Vedremo se saranno in grado di svolgere i nuovi ruoli, che, concretamente, porteranno ad una nuova fase federalista del nostro ordinamento.

 

Le ipotesi sono due: o le Regioni finalmente assumeranno quel ruolo di importanza politica di cui si parla da anni oppure continueranno ad essere un semplice carrozzone che sperpera denaro e serve unicamente ad arricchire gli amici degli amici.


02/03/2012


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