NOTIZIE 2012

 

Il patto di stabilità mette in ginocchio le aziende

 

di Alessandro Cavallini

 

Il famigerato patto di stabilità non produce effetti negativi solo sugli enti pubblici, ormai impossibilitati ad investire anche piccole somme, ma incide indirettamente anche sulle aziende che si trovano a lavorare con questi.

 

Basti pensare al recente caso dell’azienda City Design di Roncadelle (Tv), specializzata in prodotti per l’arredo urbano, che si è trovata costretta a chiedere la cassa integrazione per i 30 dipendenti.

 

L’azienda fa parte di un gruppo molto solido, l’Arredo Plast di Ormelle, conglomerato industriale che controlla anche altre imprese (Amb, Prisma, Vetroelite e Plastitecnica), passato da 190 a 232 milioni di fatturato consolidato tra 2010 e 2011.

 

E allora da cosa sorgono queste difficoltà? Ecco la spiegazione di Giovanni Pagotto, socio del gruppo: "Il vincolo di bilancio imposto a comuni e province ha bloccato gli investimenti facendo diminuire il fatturato della nostra azienda.

 

Nessun ente spende più un euro per l’illuminazione stradale o l’arredo urbano, generando crisi nel settore. Siamo passati da oltre 9 milioni di fatturato a 7 milioni circa, con calo di lavoro soprattutto a fine anno.

 

Del resto, come per tutte le altre nostre controllate, la City Design è una realtà nella quale abbiamo investito con determinazione, impiegando molti soldi.

 

Ma contro un patto di stabilità così rigido possiamo fare davvero poco.

 

Fino a pochi esercizi fa i dipendenti erano quasi cinquanta.

 

Alcuni li abbiamo ricollocati nelle altre aziende del gruppo, altri sono usciti.

 

Ora abbiamo aggiunto un nuovo progettista per diversificare ulteriormente i prodotti, ma se non c’è lavoro gli operai si fermano".

 

Ad onor del vero, anche la clientela privata negli ultimi anni ha diminuito gli ordini. Eppure la City Design ha un catalogo con più di 500 prodotti, molti dei quali riguardanti il fotovoltaico e le nuove tecnologie a led, più efficienti e meno dispendiose in termini di energia.

 

"Il resto del nostro gruppo viaggia a gonfie vele anche perché è proiettato verso l’estero – continua Pagotto – da poco abbiamo aperto una filiale commerciale con magazzino a Instanbul.

 

Del resto lavoriamo per grandi marchi, come ad esempio Ikea, per la quale siamo il primo fornitore di prodotti in plastica al mondo.

 

L’Europa rappresenta un vestito ormai stretto.

 

Resta un certo rammarico per la City Design, che speriamo possa tornare ad esprimere presto tutto il suo potenziale.

 

Per ora stiamo alla finestra".

 

Ed è un peccato che questa azienda si trovi in difficoltà.

 

Negli ultimi due anni il gruppo ha investito circa 60 milioni per allargare la produzione; nella sola Roncadelle sono stati occupati altri 10 mila metri quadrati per fare spazio a nuovi reparti di produzione.

 

Ma il patto di stabilità rischia di vanificare questi sforzi, sicuramente da apprezzare in un momento di forte crisi economica come l’attuale.

 

Vedremo se i solerti "tecnici" che ci governano interverranno anche su questa stortura o se preferiranno continuare a tutelare unicamente gli interessi dei loro amici banchieri.

 

13/03/2012


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