NOTIZIE 2012

 

Il Campidoglio nega la presentazione di un libro a Freda

 

di Federico Dal Cortivo

 

Quando la paura fa novanta verrebbe da dire di fronte al rapido dietrofront della giunta capitolina,che prima aveva autorizzato e patrocinato la presentazione di un libro su Nietzsche, della casa editrice AR di Franco Freda e poi probabilmente su pressione della onnipotente comunità ebraica di Roma e dei soliti noti del centro sinistra, ha ritrattato.

 

La squallida vicenda, che denota ancora una volta la totale mancanza di coraggio intellettuale del sindaco Alemanno, ex rautiano di ferro ai tempi del Fronte della Gioventù, e dei suoi collaboratori, non giunge inaspettata.

 

Le piroette ideologiche di Alemanno non fanno oramai più notizie, un “uomo” si potrebbe definire per ogni stagione, una sorta di generale Castellano, quello di Cassibile, dei giorni nostri,così come i suoi stretti collaboratori, legati a filo doppio alla poltrona.

 

Che si abbia paura di un libro, di un editore di valore, che è un uomo libero a tutti gli effetti, assolto dai reati di strage che a tutti i costi gli si volevano imputare negli anni “70, che chiede solo di poter presentare un volume edito dalla sua casa editrice, spesso fatta oggetto di attentati, ma su questo non si è mai voluto fare luce, dimostra la pochezza politica e culturale di chi oggi siede in Campidoglio, dimentico dei suoi trascorsi politici e che oggi si fa garante dell’intolleranza ideologica capeggiata da quel Riccardo Pacifici, rappresentante della comunità ebraica romana, già noto in passato per la sua attività intimidatoria tesa ad impedire la libera espressione delle idee, in buona compagnia con tutta quella galassia di pseudo sinistra à la page, che fallita su tutti i fronti, incapace di elaborare una benché minima difesa degli interessi nazionali contro i golpisti di Monti & Co, non ha che come unico avversario e collante i fantasmi del passato e la vuota retorica antifascista e resistenziale.

 

 

Pubblichiamo di seguito il lucido intervento gi Franco Freda apparso sul quotidiano Libero 1-5-2012

 

Diavolo! É ovvio che poi i dibattiti che vi accendono sono giusto quelli sull’eutanasia. A vivere ci avete rinunciato. Siete troppo ‘buoni’ per interessarvi alla vita, che, come si sa dai tempi del greco Eraclito, è guerra e ancora guerra. Ve lo sbatterebbe subito in faccia Meister Friedrich Nietzsche, che avete chiassosamente espulso dal Campidoglio. Vi direbbe quanto vi siete immiseriti con questo masticare sempre le stesse parole – pace e bene –, ruminare sempre gli stessi concetti – uguaglianza-tolleranza –, ritrovarvi sempre tra voi, gli equilibrati (leggi: furbetti), i moderati (leggi: ruffiani), i moderni (leggi: fiacchi e viziati). Dallo spleen allo spread: nient’altro. Depressi. Asfittici. Per dissimulare l’estenuazione vi agitate e pestate i piedini. Andate dalla mamma: Mamma Morale.
É naturale, non egregi ma gregari politicanti romani, che il nostro perentorio Nietzsche in Campidoglio vi disturbi. Parlava di grande passione, Nietzsche, voleva il grande stile, la grande politica. Sì, metteva dappertutto questo aggettivo, Nietzsche, che vi fa saltare di sicuro i nervi: grande. Addirittura al superlativo: grandissimo. Anche infilandolo in quello che si conosce come ‘superuomo’, una sorta di uomo supremo, che non è il marito della casalinga di Voghera, che non è semplicemente un’idea platonica; che è, seppur raramente (e sempre più raramente), carne e sangue. Vi invita, Nietzsche, a pensare come potreste fare in modo che nascessero più esemplari di questo ‘uomo supremo’. A pensarci, eh, mica a programmare già una profilassi eugenetica di quelle feroci. A pensare alla grandezza, perché tanto basta perché nel mondo si aprano squarci e baleni di luce. A ricordare almeno che, come uomini, avremmo la facoltà di desiderare la meraviglia e non solo una stanca, burocratica routine. Oltre Bersani e Casini, insomma. Oltre i tecnici, anche se, oggi, solo per la loro compostezza, certi sembrano arcangeli.
Mamma Morale vi ha trasformati in cadaveri, politicanti romani, oche del Campidoglio de noantri. Le vittime di qua, le vittime di là. Siete dei medium, più che mediatori della volontà popolare. Provate invece a mettere giù la bacchetta. Voltate pagina una buona volta. Leggete tra le righe Nietzsche e capirete che, continuando così, nulla saranno le vittime di fatto rispetto a ciò che avrete sacrificato per fifa: il meraviglioso. La grandezza. La linfa stessa della vita, che la rende desiderabile e degna. La libertà di votarsi a cause nobili, un po’ più nobili, un po’ più in su della lotta all’evasione fiscale. L’entusiasmo. É a questo che dovrebbero servire, oggi, i libri, le scialuppe che usano di solito le idee per salvarsi dal fiume limaccioso della storia. A spargere i semi del meraviglioso in un mondo caotico e depresso, che ha perso il suo firmamento e non sa più dove andare. O, dovrei dire, dove sbattere la testa? “ - (Franco Giorgio Freda)

 

BIOGRAFIA

Di origini irpine, Franco Giorgio Freda nasce a Padova, l’11 febbraio 1941. Attento alla politica fin dal ginnasio, presiede il Fuan San Marco (l’organizzazione degli studenti universitari del Movimento Sociale Italiano), rendendolo poi autonomo da quel partito – che ritiene non ‘in ordine'.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza, discutendo con il professor Enrico Opocher la tesi su “Platone: lo Stato secondo giustizia”, costituisce, nel 1963, il Gruppo di Ar. Tale sodalizio balza subito ai rumori delle cronache diffondendo un opuscolo che compendia alcune teorie revisioniste sull’“Olocausto” e spinge il senatore ebreo comunista Terracini a formulare ai ministri dell’Interno e di Grazia e Giustizia una faconda interrogazione (dove si parla di “un immondo fascicolo antisemita” e si domanda quali misure fossero state prese “per cauterizzare la piaga fetida e purulenta prima ch’essa allarghi la sfera della propria azione”). Sempre nel 1963, Freda fonda le Edizioni di Ar, che aprono il proprio catalogo con il Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane di Arthur de Gobineau. Nel 1969, pubblica La disintegrazione del sistema, nota sua scrittura di contrasto.

Le Edizioni di Ar – il cui catalogo raccoglie centinaia di titoli e si ramifica ora in una ventina di collane – riuniscono i classici del pensiero antiumanistico e antidemocratico (antimoderno), da de Gobineau, a Nietzsche, a Spengler, a Evola. Verso la fine degli anni ‘70, durante la lunga inclaustrazione, Freda inaugura la collana per lui capitale, ‘Paganitas’, che comprende le voci più significative della non-cristianità, da Celso (la prima traduzione in Italia del Discorso di veritàappare, nel 1978 appunto, a cura sua), a Giuliano Imperatore, a Porfirio, a Pitagora, fino ai contemporanei.

Dal 1971, il processo (politico e quindi giudiziario) per la strage di Piazza Fontana vede l’Editore tra i principali imputati, fino al 1987, quando la Corte di Cassazione stabilisce la sua non-responsabilità per la strage, confermando le due sentenze assolutorie di appello di Catanzaro e Bari.

Nel 1982, viene condannato definitivamente a quindici anni di carcere per associazione sovversiva.

Attento studioso dell’etnicità, Freda definisce, nelle proprie opere più recenti, i principii di un razzismo “morfologico”. Nel 1989, fonda il movimento politico-culturale “Fronte Nazionale” – il cui atto costitutivo ufficiale reca la data del 1990 - e pubblica L‘Antibancor (rivista periodica di studi economici e finanziari) e numerosi volumi dedicati alla questione razziale connessa con i problemi migratorii.

Il Fronte Nazionale esprime la propria preveggente apprensione di fronte alla mostruosità del disegno di una (pretesa) società multietnica e all’inumanità della globalizzazione. Esso si propone soprattutto come scuola, come luogo di formazione politica. Ma alcuni magistrati ritengono che sediziose e nocive siano le parole di Freda (“ontologicamente criminale”? domanda allibito alla corte il difensore di questi, l’avvocato Carlo Taormina) – e irridono la sua previsione dei conflitti razziali che pur vanno profilandosi. Freda viene condannato, così, a tre anni di carcere e il Fronte Nazionale è sciolto dal Consiglio dei Ministri, nel 2000, sulla base della legge Mancino-Modigliani.

Nel 2004, l’Editore dà vita a una nuova collezione di Ar, che ospita i testi di Friedrich Nietzsche con l’originale tedesco a fronte (e mira a ripulire le scritture nietzscheane dall’invadenza dei ‘passatori’ infedeli), dando alle stampe L’anticristiano.

 

02/05/2012


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