NOTIZIE 2012

 

Condannato per aver pagato gli stipendi dei Dipendenti

 

di Alessandro Cavallini

Il giudice monocratico di Padova, Cristina Cavaggion, ha condannato l’attuale sindaco di Abano Terme (Pd), Luca Claudio, a 4 mesi di reclusione per aver evaso le imposte sul reddito quand’era legale rappresentante della società "Hotel Caesar terme srl", fallita poi nel 2008.

Secondo quanto scritto dal pubblico ministero Roberto D’Angelo nel capo d’imputazione, il primo cittadino di Abano Terme "al fine di evadere le imposte sul reddito o sul valore aggiunto non versava entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta e cioè entro il 30 settembre 2006, ritenute relative ad emolumenti erogati nell’anno di imposta 2005 per l’ammontare complessivo di euro 169 mila 892".

Luca Claudio, presente in aula, ha ammesso l’evasione, giustificandosi però con la necessità di dover pagare gli stipendi dei dipendenti: "Rifarei quello che ho fatto senza alcun problema. Ritengo di avere la coscienza a posto. Se la mia colpa è stata quella di aver pagato i dipendenti e i fornitori dell’albergo prima dell’Inps, confesso di essere colpevole".

"L’aspetto paradossale di tutta questa vicenda – ha continuato Claudio - è che se io avessi privilegiato l’Inps invece dei lavoratori del Caesar, sarei stato assolto. Può sembrare assurdo, ma è così. Invece, ho deciso di comportarmi diversamente. Tutti i dipendenti dell’albergo hanno ricevuto quanto spettava loro. Purtroppo, vista la gravità della situazione economica in cui versava lo stabilimento, non è stato possibile pagare il Tfr a una parte del personale dopo la dichiarazione di fallimento e di questo mi rammarico. Ma era impensabile non corrispondere gli stipendi dovuti, né onorare i debiti con chi ha rifornito per tanti anni l’hotel".

Il sindaco ha comunque annunciato la volontà di presentare ricorso. "Questa è solo la sentenza di primo grado e io ho tutta l’intenzione di far valere le mie ragioni. Non ho intascato un centesimo, come purtroppo sento mormorare da molti fin dal 2008, quando l’albergo è stato dichiarato fallito, e mi trovo a pagare le conseguenze di una decisione che sapevo poteva comportare la mia condanna ma che non rinnego. Gli stessi magistrati hanno riconosciuto la mia buona fede. Pazienza. Questa è la legge italiana e debbo prenderne atto. Anche se purtroppo capisco sempre di più – ha concluso - come, con questa crisi in atto, ci siano imprenditori che fanno scelte drammatiche".

Scelte, inoltre, che sono l’ovvia conseguenza di un meccanismo fiscale che privilegia la rendita sul lavoro. Perché, ad esempio, non detassare quest’ultimo, instaurando un’imposta del 2% sulle case di proprietà?

Oltre tutto, così facendo, si attuerebbe il principio basilare della Costituzione, che solennemente afferma che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro.

Ma forse è stato solo un refuso dei costituenti, nei fatti non essendo mai stato applicato.

13/05/2012


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